Metà artista e metà burlone un inglese che si fa chiamare solo "Bansky" è riuscito il 13 marzo ad entrare nei quattro maggiori musei di New York, affiggere alle pareti proprie "opere d'arte", farsi fotografare da un complice e quindi dileguarsi nel nulla per poi svelare l'impresa sul sito Internet www.woostercollective.com
Sono state le telecamere di sicurezza a svelare quanto era avvenuto: prima nel nuovo museo d'Arte Moderna di Midtown, poi al Brooklyn Museum, quindi al Metropolitan sulla quinta strada ed infine al museo di Storia Naturale sulla Central Park West hanno ripreso un uomo di media altezza, con barba lunga ed impermeabile mentre velocemente attaccava alle pareti quadri fatti in proprio. Quando la notizia del multiplo blitz si è diffusa Bansky ha affidato la sua ricostruzione dei fatti ad un anonimo scambio di email con il New York Times nel quale ha tenuto a precisare di aver letto tre biografie di "Harry Houdini" per risucire ad apprendere i segreti della trasformazione e di essere riuscito in passato ad "esibire" i propri quadri in passato anche alla "Tate Gallery" di Londra ed al Louvre di Parigi, "anche se poi li hanno tirati giù". L'unico rammarico nell'abile burlone britannico è quello di non essere riuscito a farcela anche nel Guggenheim. Era riuscito a entrare anche lì, ma poi ha dovuto rinunciare perchè "non c'erano abbastanza dipinti sulle pareti, avrei dovuto apparire tra due Picasso e non sono abbastanza bravo per farcela". Ma qualè la ragione della burla compiuta in alcune delle stanze più protette degli Stati Uniti? <<Ho girato molte gallerie e musei e spesso mi sono detto "Questo avrei potuto farlo io" -spiega nelle email - e dunque mi è sembrato giusto farlo, tantopiù che questi musei non sono altro che armadi di trofei per un pugno di milionari, il pubblico non ha mai la possibilitità di dire cosa vuole vedere, penetrare questo sitema di selezione a volte è giusto perchè come diceva Roosvelt "consola il disturbato e disturba l'agiato">>. La scelta dei dipinti esposti da Bansky è stata mirata in contestazione con la politica guerrafondaia di questi ultimi anni promossa soprattutto dagli Stati Uniti.