Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Cristeros e sei protagonista!
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    ...e alla fine i comunisti della rivoluzione messicana si allearono con gli americani per vincere i cristeros messicani...
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    Exclamation La siria rafforza la presenza militare in Libano.

    http://www.repubblica.it/2005/b/sezi...ria/siria.html

    A dispetto delle continue richieste dei libanesi, appoggiati anche da forze estere come quelle degli USA,
    di lasciare il territorio la siria rafforza la propria presenza militare in Libano col motivo, a loro dire, di assicurare la sicurezza nel proprio territorio.


  2. #2
    Neutrino NO-TUNNEL
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    gli americani riescono sempre a farsi rispettare
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  3. #3
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    In Origine Postato da thematrix
    gli americani riescono sempre a farsi rispettare
    Il leader di Damasco: «Dovrebbe avvenire in qualche mese» Assad annuncia il ritiro siriano dal Libano A Beirut l’opposizione chiede un governo di unità nazionale STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    DAL NOSTRO INVIATO
    GERUSALEMME - Le pressioni di Stati Uniti e Unione Europea, il capovolgimento avvenuto in Libano, il nuovo corso dei rapporti fra Israele e palestinesi. Tutto spingeva la Siria verso una decisione storica, il ritiro delle sue truppe dal Libano dopo 20 anni di occupazione. E Bashar al Assad sembra averlo capito. «Il ritiro potrebbe avvenire molto presto, forse nei prossimi mesi», ha dichiarato in un’intervista a Time il presidente siriano. «Comunque non più tardi. Non posso dire che potremmo farlo in due mesi, perché non ho ancora incontrato la gente dell’esercito. Loro magari possono dirmi che ci vogliono sei mesi. Il fatto è che devi prepararti quando riporti il tuo esercito in patria, devi pensare alla sicurezza».

    L'opposizion esulta in piazza a Beirut dopo le dimissini del governo (Afp)
    E’ un sì, dunque. Il primo che la Siria pronuncia. Assad da domani sarà in Arabia Saudita, dove parlerà naturalmente del ritiro, ma anche della nuova situazione in Libano. L’Arabia Saudita, il membro più potente della Lega Araba vedrebbe con favore un ritiro dei siriani dal Libano. Anzi, Arabia Saudita, Egitto e Algeria la scorsa settimana avevano annunciato di essere al lavoro per assicurare una «copertura araba» a un eventuale ritiro. E a Beirut, lì dove è cominciata a rotolare la valanga, Emile Lahoud, contestato presidente del Libano, ha iniziato le consultazioni per cercare un nuovo primo ministro, dopo le traumatiche dimissioni di Omar Karame, fattosi da parte sotto la pressione di una imprevista contestazione popolare.
    Ma gli uomini e le donne che per un giorno e una notte avevano occupato piazza dei Martiri hanno già pronto un candidato ideale. E il suo nome sta girando via sms per tutto il Paese: è quello di Bahia Hariri, sorella dell’ex premier Rafik, assassinato il 14 febbraio. Bahia è sempre rimasta in piazza con i manifestanti, li ha arringati, rincuorati, spronati. E adesso loro vogliono che diventi la prima donna capo di un governo in un Paese arabo. Probabilmente non accadrà, ma la «rivoluzione dei Cedri», come è stato ribattezzato il movimento nato dopo l’assassinio di Hariri, è anche questo.
    E da Londra il segretario di Stato Usa Condolezza Rice plaude a una piccola rivoluzione pacifica, evento così raro in quelle terre: «Gli eventi in Libano si muovono verso una direzione molto importante, il popolo libanese comincia a esprimere le sue aspirazioni per la democrazia. E’ qualcosa che noi appoggiamo molto». Gli eventi del Libano hanno avuto anche un effetto secondario importante: riavvicinare ulteriormente le posizioni di Stati Uniti e Francia. In piena sintonia con la Rice infatti, il ministro degli Esteri francese Michel Barnier esprime concetti identici a quelli della potente collega, compreso il pressante invito alla Siria a ritirarsi definitivamente dal Libano.
    Alla fine sarà comunque il presidente Lahoud (del quale la piazza aveva chiesto a gran voce le dimissioni) a decidere chi sarà il nuovo primo ministro. Per ora ci sono tre candidati, tutti e tre ex ministri del governo Karame, ma l’opposizione chiede invece un governo di unità nazionale che conduca il Paese senza strappi fino alle elezioni di maggio. Mentre Walid Jumblatt, leader dei drusi, chiede «un governo tecnico che non includa candidati alle elezioni», e l’ex premier Salim Hoss, un moderato filo-siriano, ha addirittura annunciato la nascita di una «terza forza», una coalizione politica capace di «colmare i fossati che hanno incrinato l’unità nazionale».
    Giuliano Gallo
    02 marzo 2005

    PIRLA

  4. #4
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    In Origine Postato da Luca_liberale
    Il leader di Damasco: «Dovrebbe avvenire in qualche mese» Assad annuncia il ritiro siriano dal Libano A Beirut l’opposizione chiede un governo di unità nazionale STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    DAL NOSTRO INVIATO
    GERUSALEMME - Le pressioni di Stati Uniti e Unione Europea, il capovolgimento avvenuto in Libano, il nuovo corso dei rapporti fra Israele e palestinesi.
    .................................................. .....................................
    Se la Siria si ritira per il Libano saranno cazzi,e' nelle mire della entità sionista,e non da poco...
    Finora la Siria ha impedito che l'entità sionista si allargasse a danno dei libanesi.

  5. #5
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    Kick Out!!!!!!!!!!!!!!!!

    Come dice il grande Abu Arz
    Not a single PALESTINIAN or SYRIAN shall remain on Lebanese soil

    dopo che Israele lo ha liberato dall'OLP, per il Libano arriverà anche la liberazione dal Baath, questa volta senza l'ausilio Sionista


    Assad annuncia il ritiro siriano dal Libano
    A Beirut l’opposizione chiede un governo di unità nazionale STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    DAL NOSTRO INVIATO
    GERUSALEMME - Le pressioni di Stati Uniti e Unione Europea, il capovolgimento avvenuto in Libano, il nuovo corso dei rapporti fra Israele e palestinesi. Tutto spingeva la Siria verso una decisione storica, il ritiro delle sue truppe dal Libano dopo 20 anni di occupazione. E Bashar al Assad sembra averlo capito. «Il ritiro potrebbe avvenire molto presto, forse nei prossimi mesi», ha dichiarato in un’intervista a Time il presidente siriano. «Comunque non più tardi. Non posso dire che potremmo farlo in due mesi, perché non ho ancora incontrato la gente dell’esercito. Loro magari possono dirmi che ci vogliono sei mesi. Il fatto è che devi prepararti quando riporti il tuo esercito in patria, devi pensare alla sicurezza».

    L'opposizion esulta in piazza a Beirut dopo le dimissini del governo (Afp)
    E’ un sì, dunque. Il primo che la Siria pronuncia. Assad da domani sarà in Arabia Saudita, dove parlerà naturalmente del ritiro, ma anche della nuova situazione in Libano. L’Arabia Saudita, il membro più potente della Lega Araba vedrebbe con favore un ritiro dei siriani dal Libano. Anzi, Arabia Saudita, Egitto e Algeria la scorsa settimana avevano annunciato di essere al lavoro per assicurare una «copertura araba» a un eventuale ritiro. E a Beirut, lì dove è cominciata a rotolare la valanga, Emile Lahoud, contestato presidente del Libano, ha iniziato le consultazioni per cercare un nuovo primo ministro, dopo le traumatiche dimissioni di Omar Karame, fattosi da parte sotto la pressione di una imprevista contestazione popolare.
    Ma gli uomini e le donne che per un giorno e una notte avevano occupato piazza dei Martiri hanno già pronto un candidato ideale. E il suo nome sta girando via sms per tutto il Paese: è quello di Bahia Hariri, sorella dell’ex premier Rafik, assassinato il 14 febbraio. Bahia è sempre rimasta in piazza con i manifestanti, li ha arringati, rincuorati, spronati. E adesso loro vogliono che diventi la prima donna capo di un governo in un Paese arabo. Probabilmente non accadrà, ma la «rivoluzione dei Cedri», come è stato ribattezzato il movimento nato dopo l’assassinio di Hariri, è anche questo.
    E da Londra il segretario di Stato Usa Condolezza Rice plaude a una piccola rivoluzione pacifica, evento così raro in quelle terre: «Gli eventi in Libano si muovono verso una direzione molto importante, il popolo libanese comincia a esprimere le sue aspirazioni per la democrazia. E’ qualcosa che noi appoggiamo molto». Gli eventi del Libano hanno avuto anche un effetto secondario importante: riavvicinare ulteriormente le posizioni di Stati Uniti e Francia. In piena sintonia con la Rice infatti, il ministro degli Esteri francese Michel Barnier esprime concetti identici a quelli della potente collega, compreso il pressante invito alla Siria a ritirarsi definitivamente dal Libano.
    Alla fine sarà comunque il presidente Lahoud (del quale la piazza aveva chiesto a gran voce le dimissioni) a decidere chi sarà il nuovo primo ministro. Per ora ci sono tre candidati, tutti e tre ex ministri del governo Karame, ma l’opposizione chiede invece un governo di unità nazionale che conduca il Paese senza strappi fino alle elezioni di maggio. Mentre Walid Jumblatt, leader dei drusi, chiede «un governo tecnico che non includa candidati alle elezioni», e l’ex premier Salim Hoss, un moderato filo-siriano, ha addirittura annunciato la nascita di una «terza forza», una coalizione politica capace di «colmare i fossati che hanno incrinato l’unità nazionale».
    Giuliano Gallo
    02 marzo 2005

    Agi Online
    http://www.agi.it

  6. #6
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    In Origine Postato da thematrix
    gli americani riescono sempre a farsi rispettare
    Come mai i sinistrati non scendono in piazza a manifestare contro l'invasore siriano?

    Pacifinti!!

  7. #7
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    In Origine Postato da I'm Hate
    Se la Siria si ritira per il Libano saranno cazzi,e' nelle mire della entità sionista,e non da poco...
    Finora la Siria ha impedito che l'entità sionista si allargasse a danno dei libanesi.
    Hai proprio ragione: infatti erano li e si sono ritirati da anni.
    I Siriani erano li e ci sono restati.
    I Siriani si che sono fratelli....arabi.
    Mah...

 

 

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