Cose che succedono anche in America
di Alberto Mingardi
Strizzata in comode semplificazioni giornalistiche, per noi europei l'America e' ora l'impero del male, ora la terra dei liberi. Purtroppo le cose sono piu' complicate, le sfumature di grigio s'infittiscono, e persino un Paese fondato sulla dichiarazione d'indipendenza, su un patto per la liberta', sul sistematico e fiero rigetto dell'abitudine europea per la gerarchia ed il potere puo' perdere il senso di se stesso.
Fra le molte notevoli esportazioni della terra di Thomas Jefferson, oggi ce n'e' una odiosa come poche: il politicamente corretto, ortodossia di velluto, spietata inquisizione per gli eretici.
Un episodio recente viene dal Nevada, stato che pure ancora conosce il profumo della frontiera, la liberta' tanto sfacciata da sconfinare nel kitsch delle luci di Las Vegas. All'universita' insegna un economista-filosofo di valore come Hans-Hermann Hoppe, formatosi prima alla scuola di Jurgen Habermas e poi cresciuto col grande libertario Murray Rothbard. In cattedra da diciott'anni, Hoppe e' incidentalmente un mio amico, sono stato alle sue lezioni, da un paio d' anni mi trascino con colpevole ritardo nella traduzione del suo “Democracy: the God that failed” per la Liberilibri di Aldo Canovari. Provocatore per vocazione, Hoppe ama usare esempi forti ed urticanti, si appunta sul petto la lista dei nemici come una medaglia, ne fa collezione.
In una lezione, Hans ha spiegato il tasso di preferenza temporale, l'equivalente economico del dilemma dell'uovo e della gallina, spolverando una teoria controversa. Al mondo ci sono persone che tendono a risparmiare e altre che tendono a spendere vorticosamente, gente che ha lo sguardo costantemente puntato sul futuro ed altra che pensa intensamente solo all'oggi. Fra i primi, dice il professor Hoppe ai suoi studenti, ci sono i padri di famiglia, naturalmente orientati a tenere a mente il futuro dei propri figli. Ma fra i secondi Hoppe fa detonare il caso degli omosessuali, assieme ai bambini (che difficilmente riescono a concepire un orizzonte temporale molto esteso) e ai molto anziani (la cui prospettiva di vita si restringe, assottigliando l'interesse a sperare e a risparmiare). I gay, non avendo la possibilita' di metter su famiglia, tendono ad essere piu' orientati al presente, cioe' a spendere anziche' risparmiare. Apriti cielo.
L'esempio colpisce negativamente un ragazzo, gay, che non si sente rappresentato. Anziche' alzare la mano e guardare negli occhi il suo insegnante, lo studente sporge un reclamo presso l'universita'. Hoppe ne viene a conoscenza, senza peraltro associare la lamentela ad una faccia, e in una lezione successiva precisa di non aver inteso porre uno stigma morale. La teoria economica non fa di per se' discriminazioni.
L'accusatore non e' soddisfatto e non ritira il reclamo - fino al punto che il vicepresidente dell'universita' arriva a pretendere da Hoppe la rinuncia al suo prossimo aumento di stipendio, intimandogli al contempo di darsi una regolata, soppesando con maggior cura le parole.
Il “caso Hoppe” negli Usa ha travolto con passione il mondo dei conservatori, pronti ad impugnare la penna in difesa di un collega che frequenta le stesse trincee. Ma anche l'American Civil Liberty Union, con solide radici a sinistra, si e' esposta a sua difesa. La liberta' accademica non si tocca, e nella torre d'avorio il diritto di parola e' sacro.
Quello che dici puo' farmi ribrezzo ma difendo la tua facolta' di dirlo: questa elementare lezione volterriana dovrebbe essere pietra angolare di ogni discussione. Hoppe puo' aver usato un'espressione infelice, e non c'e' nulla di cui essere orgogliosi nell'aver offeso, senza intenzione, la sensibilita' di un'altra persona.
Ma non si puo' mettere la museruola a un professore, per le ragioni che ben sappiamo, perche' le maglie strette della censura non conoscono la differenza fra verita' e bugie.
La storia di Hans Hoppe ricorda il romanzo di Philip Roth, “La macchia umana”. Che la nuova polizia del pensiero scenda in campo negli Stati Uniti d'America e' una pessima notizia, soprattutto tenendo presente che a nostra volta tendiamo sempre a copiarne il peggio senza assimilarne le virtu'. Che accada in un'universita', tempio della libera ricerca, e' un segnale ancora piu' inquietante.
L'email del Professor Hoppe e' hoppeh@nevada.edu . Se avete a cuore la liberta' di parola, scrivetegli una parola di conforto. Grazie.




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