AI LETTORI
Giuseppe Leoni
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Come promesso al primo giugno dell’anno scorso, passo la mano ad un nuovo direttore del nostro giornale, un giovane già esperto, scelto dal nostro Segretario, che può restituire una dimensione più specificatamente professionale all’organo del nostro movimento. Se ricordate, avevo dovuto assumere in prima persona la direzione del giornale in una situazione di emergenza, dopo una direzione del tutto discreta in termini di contenuti e di autorevolezza, che si era servita del nostro quotidiano per uso privato, compreso il trampolino di lancio per arrivare in Rai.
A dire il vero non era la prima volta, pur se in forma indiretta, che, come responsabile legale dell’Editoriale, ero dovuto intervenire: infatti nel 1999 mi ero imposto nella sterzata operata sul giornale (dove l’allora direttore Marchi aveva perduto i due terzi delle settantamila copie originarie) imbucatosi nella deriva radicale, che aveva regalato ben l’8,5 dei voti alla “Lista Bonino-Pannella”, voti inutilmente sottratti all’opera riformatrice della Lega.
Allora la ricostruzione fu ben più faticosa e difficile. E toccò alla professionalità solida e riservata di chi aveva accettato di lasciare per noi la sicurezza del “Corriere della Sera” lavorare in silenzio per ridisegnare la fisionomia della comunicazione politica, nella scelta (forse incompresa, ma certamente feconda) di una nuova riscoperta delle radici popolari e culturali di una grande idea di libertà. Nascono allora le pagine della cultura e l’apertura alle grandi questioni internazionali, che fecero de “La Padania” il quotidiano più letto nelle ambasciate e nei consolati dei più importanti paesi stranieri.
D’altronde quella cocciuta ricerca culturale pose le basi, i mattoni decisivi, di una linea politica che oggi (nella questione immigratoria ed islamica, nella tutela della famiglia naturale, nella critica fondata alle illiberali tendenze europee, compreso il caso Turchia, nella indispensabile riforma dello Stato in chiave autenticamente federalista) si dimostra più che mai viva e vitale. Oltretutto nella delicata tessitura della alleanza di governo, quando “La Padania” dimostrò senza ombra di dubbio, in un dialogo serrato e senza sconti con le altre forze politiche, che “l’asse del Nord”, gli autentici valori padani, costituivano il “valore aggiunto” decisivo e determinante non solo per la vittoria elettorale ma soprattutto per la faticosa esperienza di governo.
Riallacciarsi a quella strategia è stato per me naturale. È stato decisivo, nel corso del “male di stagione” del nostro Segretario, rincuorarsi allo “spirito di Pontida”, dove il secolare anelito di libertà dei nostri popoli ha caratteri così profondi e tali da alimentare tutt’ora una moderna azione politica. Ed è questo che disegna politicamente il ruolo principe del nostro giornale: quello cioè di un intelligente strumento di formazione politica e culturale per i quadri e i militanti e insieme uno sguardo acuto aperto sul mondo e sul tempo, per coglierne i segni e anticiparne gli sviluppi. D’altra parte un movimento come il nostro (a differenza dei grandi mastodonti della prima repubblica) non ha come loro “né le parrocchie né le Frattocchie” (la scuola quadri del vecchio Pci). E il nostro quotidiano è l’unico veicolo di discussione e di elaborazione culturale delle idee politiche.
Passando il testimone, oltre ai contenuti profondi di una reale comunicazione politica, ho un altro motivo di orgoglio: quello cioè di aver liberato “La Padania” di un presunto notabilato che intendeva “servirsi” per sé del giornale anziché servire il movimento. Avendo rinunciato fin dall’inizio ogni compenso per la mia direzione, affido il patrimonio di un risanamento (morale, oltre che economico) e una invidiabile libertà al giovane collega Gianluigi Paragone: che ne faccia, come ne sono certo, buon uso.
Semmai mi resta una punta di rimpianto: per la scoperta della ricchezza umana e culturale con la quale ho potuto venire a contatto e che un po’ mi mancherà. Quella dei giornalisti (non tutti), quella dei poligrafici e del personale dell’azienda. A tutti un abbraccio.
[Data pubblicazione: 27/02/2005]




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