UNIONE SARDA
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Le donne dialogano con le americane
Sbarco della pace per parlare di tumori

C'è chi non può avere figli e chi ha problemi alla tiroide, ma pure chi un più ordinario tumore alla mammella. Anche le donne americane si ammalano, soldatesse o mogli di soldati poco cambia. E adesso chiedono aiuto o, almeno, la solidarietà delle donne sarde. Ieri, otto marzo, sono riuscite a incassarne un po'. Sì, perché alcune di loro hanno deciso di uscire allo scoperto, di confidare i loro sospetti e le loro paure. Hanno visto Bettina Pitzurra, militante Irs di Castiadas, in televisione. Sono rimaste sorprese e colpite da quella figura dolce, da quei riccioli che le coprivano mezzo viso mentre raccontava del dramma di Quirra, la frazione di Villaputzu che sta proprio in mezzo al Salto, e di quei 25 malati di tumore (su una popolazione che supera di poco il centinaio di abitanti). Lei, e le altre della "Tavola sarda della pace" (una galassia di movimenti e associazioni), hanno risposto. Banchina del porto di Palau, mezzogiorno. All'appuntamento arrivano tutte in ritardo. Giustificato. Le strade ghiacciate e un percorso abbastanza lungo, per qualcuna di oltre duecento chilometri, non hanno comunque impedito nulla. Doveva essere una giornata particolare per Bettina, Rita e Miriam, Marta, Antonella e Mavi e le loro compagne di viaggio. Soprattutto doveva esserlo per quelle poche, pochissime donne d'oltreoceano. Già, perché buona parte delle loro connazionali, incontrate casualmente nelle vie del centro di La Maddalena, non hanno mostrato altrettanta sensibilità. Bettina e le altre avevano preparato una sorta di volantino contenente una poesia in sardo con relativa traduzione in inglese e italiano. "Dear soldier", caro soldato, un'ode alla pace, tentativo minimo di approccio con i militari americani. Che non tutti hanno gradito. Una soldatessa americana bianca, oltre la soglia dell'obesità e con le guance che il vento gelido aveva trasformato in due costate di manzo, ha dapprima accettato con sufficienza il foglio ma, lette due righe, lo ha restituito sprezzante per allontanarsi in tutta fretta. Così due donne di colore, anch'esse abili e arruolate nell'Us Navy, che non hanno avuto nemmeno l'accortezza di restituirlo preferendo buttarlo. Non è clima da pacifisti. Se poi ci si mettono pure i maddalenini è finita. Nei negozi dell'isola, da qualche giorno, è stato affisso un volantino di un sedicente gruppo chiamato "Uniti per la verità". C'è scritto che è ora di finirla con il terrorismo sul possibile rischio radioattività nell'arcipelago, che i maddalenini sono stanchi di fandonie e di vedere deprezzato il valore di un territorio che vive e punta sul turismo. «Becero qualunquismo», è il commento di Pasqualino Serra, ex sindaco democristiano ma mai allineato sulle posizioni del suo partito né, tanto meno, sulla base appoggio per sommergibili a testata e propulsione nucleare. Eppure, alla fine, un po' di disponibilità Bettina e compagnia riescono a trovarla. «Le soldatesse sono le più diffidenti ? commenta al termine della giornata ? mentre le mogli dei militari e i figli sono sembrati più propensi ad ascoltarci e a leggere il nostro messaggio. Però mi sembra di aver respirato ostilità e indifferenza, e questo mi dispiace. Noi indipendentiste volevamo semplicemente rivolgerci ai soldati americani ma non solo a loro». "Dear soldier, non componiamo sconfitte, siamo una valanga d'amore in tempi di strategie miserabili". Vito Fiori

09/03/2005