http://www.stranieriinitalia.it/news/quote28feb2005.htm
http://www.ilpassaporto.kataweb.it/d...p?id=23835&s=0
ROMA - A tre settimane dall'inizio della corsa alle quote, quando l'istruttoria delle domande in molte Dpl non è nemmeno cominciata, si può già avere un'idea della sproporzione tra le esigenze del mercato del lavoro e la risposta del decreto flussi.
A Torino, si legge sul Sole 24 Ore di oggi, sono arrivate 10 domande per ogni posto disponibile, a Milano 12, a Padova di 4, a Verona e Genova 3 . Scendendo lungo lo stivale la situazione non migliora: a Firenze ci sarebbero già 4 domande per ogni posto in palio, ad Ancona 10, a Roma addirittura 16. A sud abbiamo il dato di Napoli con 15 domande per posto e di Palermo, caso d'eccellenza dove il rapporto è di 1 a 1. In media, secondo il Sole 24 Ore, nelle grandi città sono state già presentate dieci domande per ogni posto disponibile.
A quanto si legge sul maggiore quotidiano economico nazionale, basterebbero le domande spedite il 3 febbraio per esaurire tutti i posti disponibili.
Meno allarmante un'inchiesta pubblicata venerdì scorso sul Messaggero, secondo la quale nei primi quattro giorni del decreto flussi le Poste hanno lavorato 80 mila raccomandate. "Chi temeva che la quota complessiva di 179 mila unità, equamente divisa tra extracomunitari e neocomunitari, - scrive il quotidiano romano - potesse esaurirsi addirittura in poche ore deve dunque ricredersi".
È sempre il Messaggero però ad ammettere che "una stessa busta poteva contenere la richiesta di più lavoratori da assumere e che comunque il flusso non si è certo arrestato dopo, visto che anche adesso, e sino alla fine dell'anno, è possibile presentare le domande".
Se il dato del Sole 24 Ore verrà confermato anche nel resto della Penisola, quest'anno avremo più di un milione di domande respinte. Più che preoccupante. Buona parte di quelle richieste riguarda infatti lavoratori stranieri già irregolarmente in Italia: a due anni e mezzo dalla sanatoria si sarebbe quindi già ricreata una sacca di clandestinità enorme.
Bisognerà approfondire con un'indagine a tappeto che dia dati più precisi sulla corsa alle quote 2005. Stranieri in Italia ha già iniziato a contattare le Dpl di tutta Italia, presto pubblicheremo i risultati della nostra inchiesta.Decreto flussi, gli agricoltori: serve un'integrazione entro marzo di Chiara Righetti ROMA - "Che le quote non bastassero era scontato": a parlare è Romano Magrini, responsabile delle politiche del lavoro di Col diretti, all’indomani delle prime stime che parlano di un’enorme sproporzione fra le domande di assunzione presentate e i posti effettivamente disponibili.
"La notizia non ci coglie impreparati. Nel settore agricolo è un problema chi si ripropone ogni anno. Speriamo che ora, con il regolamento attuativo della Bossi Fini pubblicato in Gazzetta ufficiale e con la prossima pubblicazione del documento programmatico triennale, si arrivi al "vero" decreto flussi". Perché, spiega il responsabile di Coldiretti, le prime emergenze già si delineano: i lavoratori extracomunitari sicuramente non basteranno in Piemonte, Veneto, Trentino.
I tempi per autorizzare nuove quote sono stretti: se continua il freddo di questi giorni, spiega Magrini, sarà necessario avere qui il grosso dei lavoratori già dall’inizio di aprile. E se fa caldo anche prima. Occhi puntati dunque sulle direzioni provinciali del lavoro per arrivare entro le prossime due settimane a un conteggio preciso delle domande presentate, di quelle che possono o non possono essere accolte, e per sapere di quanto bisogna integrarle.
Ma il vero nodo critico – spiega il rappresentante degli agricoltori – è sui numeri dei lavoratori subordinati. Un problema sentito, anche in campo agricolo: tanti datori di lavoro che negli anni scorsi hanno chiamato qui dei lavoratori oggi avrebbero la possibilità di offrire loro un impiego più stabile, ma con questi numeri e sono costretti a rimandarli indietro.
La voce "lavoratori subordinati" è il piatto che piange perché da lì attingono tutti, i costruttori edili, ma anche tante famiglie che hanno un disperato bisogno di assistenza. E lì con più urgenza si evidenzia la necessità di un adeguamento immediato.
Infine una battuta sulla nuova procedura tramite gli uffici postali. Si risolverà in un boomerang che rallenterà ancora le assegnazioni? "Speriamo proprio di no" conclude Magrini. "Se l'idea di passare attraverso le Poste pareva buona, perché consentiva di spalmare la pressione di mezzo milione di domande su 14mila uffici postali in tutta Italia, è essenziale che ora non faccia da "imbuto" il passaggio obbligato alle direzioni provinciali del lavoro".




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