Oggi nella Nuova Sardegna (interventi@lanuovasardegna.it)
CRESCITA CULTURALE E AUTONOMIA
L’ISTRUZIONE CAPILLARE ALLA BASE DELLA NOSTRA IDENTITà
Di Carlo Conchedda, Uds – Progetto nazionalitario sardo
Ogni qualvolta si è chiamati a parlare di identità e cultura della Sardegna si rischia di scivolare su un terreno che spesso è confuso, da molti, con aspetti indipendentisti, separatisti, che recano in se un forte connotato politico estremista che rispecchia un vecchio e poco condiviso concetto di " sardismo" ormai superato e rivendicato da chi in realtà non ha un vero interesse alla crescita e allo sviluppo della Sardegna che deve invece avvenire attraverso un moderno sentimento di identità, di nazionalità, di cultura, attraverso una moderna consapevolezza di minoranza che aspira all'Europa e all'europeismo. Il riconoscimento dei nostri diritti di minoranza etnica, linguistica, culturale, deve essere ottenuto, in senso moderno, attraverso un percorso politico e sociale che deve essere prima di tutto condiviso dalla società senza sfociare in estremismi che porterebbero solo ad un ulteriore isolamento. Vale a dire che il riconoscimento dei nostri diritti deve derivare non da superati e
sterili atteggiamenti di chiusura totale e acritica nei confronti di tutto ciò che è " continentale", in questo modo infatti perderemo anche tutto ciò che di positivo c'è o può scaturire da un paritario confronto e apertura verso le realtà italiane ed europee, ma deve derivare da una crescita di tutti i sardi dal punto di vista culturale, sociale, economico, ambientale, cioè in tutti quegli aspetti che ci integrano e allo stesso tempo ci distinguono dall'Italia e dall'Europa.
Questo percorso è certamente un percorso lungo, difficoltoso, pieno di trappole politiche, ma ormai abbiamo superato la prima fase di questo percorso, siamo al giro di boa. Ormai è diffusa, condivisa e radicata nélla maggior parte della società sarda, la consapevolezza della nostra identità, tutti noi siamo coinvolti in un processo culturale rivolto alla ricerca delle nostre radici, alla valorizzazione delle nostre tradizioni, della nostra lingua, non sappiamo ancora quale sarà la nostra vera lingua sarda (la standardizzazione si può dire sia appena all'inizio, e anch'essa necessita di anni e ancora lunghi dibattiti prima che si riesca ad attuarla), ma è pur vero ed importante che tutti noi siamo convinti che sia una lingua e che essa rivesta, nel nostro ambito, una grande importanza sociale poiché fa parte dei simboli e segni che noi sardi utilizziamo ancora per relazionarci.
Non dobbiamo pensare o credere che il sardo soppianti la lingua nazionale, che sicuramente nell'ecosistema linguistico ha il primato, ma in un moderno e condiviso concetto sociolinguistico, gli dobbiamo riconoscere il giusto valore di nicchia poiché fa parte del nostro, oserei dire, genetico corredo simbolico e segnico che ancora è presente e diffuso in tutti gli strati sociali e culturali della Sardegna. Questo percorso richiede dunque un grande equilibrio da parte di tutti noi, e una grande forza e coesione.
Sono tanti infatti, oltre quello culturale e prettamente identitario, i problemi e i diritti che noi tutti rivendichiamo, l'ambiente e il suo sfruttamento, l'energia, il turismo, l'economia, l'industrializza-
zione, la salute, la gestione delle servitù militari, lo sfruttamento delle risorse del territorio (vedi le sabbie silicee, il carbone, la forestazione, gli incendi), e tante altre cose. In questa sede mi preme sottolineare, con forza, un aspetto che, secondo il mio parere, riveste la maggiore importanza e che rappresenta, purtroppo, per il nostro paese una piaga: la scarsa propensione allo studio dei nostri giovani e il connesso problema della dispersione scolastica. Io sono convinto, e spero che su queste
argomentazioni cresca il consenso di tutti che solo attraverso una
crescita culturale, professionale, intellettuale, che si può attuare solo attraverso una scolarizzazione capillare, una formazione professionale adeguata, che non si fermi, ahimè, alla scuola dell’obbligo, ma che continui e cresca attraverso tutte le scuole secondarie (umanistiche, scientifiche, professionali, tecniche) e che vada oltre verso gli studi universitari, sia possibile creare i presupposti per il riconoscimenti di tutti i nostri diritti, attraverso cioè la formazione, non solo, di una classe dirigente capace di confrontarsi con l'Europa, ma anche di una preparata classe professionale capace di competere col sistema Italia e col sistema Europa che possa esprimere ad un alto livello la nostra identità.
La scarsa propensione allo studio e la dispersione scolastica sono a mio avviso il primo gradino di intervento, la vera chiave di volta per la soluzione dei nostri problemi, la prima tappa del nostro per-
corso verso l'Europa che deve essere attuato con una totale e condivisa concertazione tra istituzioni, industria, enti di sviluppo pubblici e privati, politica. E' necessario che tutti noi capiamo la necessità e l'urgenza di provvedimenti a favore dello studio e della formazione professionale, per poter recuperare nei confronti dell'Europa e per essere pronti alle prossime sfide che la globalizzazione ci impone attraverso il rapido cambiamento dei processi produttivi, del lavoro, delle scienze. Il progresso ci sta superando e se noi ci dovessimo radicalizzare su aspetti della nostra cultura, delle nostre tradizioni, del nostro lavoro, nostalgici, seppur presenti e vivi nella nostra vita, o estremistici, rischiamo di rimanere ancora per molto ai margini del progresso, ai confini dell'Europa, ricchi solo di assistenzialismo.
MI KI KUSTU EST PROPIU CONCHEDDA DE NOMENE E DE FATTU!!!
A meidade de sa littera narat a sa limba italiota “lingua nazionale”
Ma de cale natzione ses tando oh Conchedda???
Sa veridade est ki s’Uds est s’ Unione de sos saltimbancos, dae dresta a manca, dae manca a dresta!
Povera Sardigna, itte tristura de zente ki tenet!!
![]()
![]()
![]()
![]()




Rispondi Citando
