...A firma di Giovanni Rebora, professore di storia economica presso l'Università degli Studi di Genova. Magari taluni pensano che Zena inventi delle favole per imbonire visitatori sulla bontà di quell'ambizioso progetto che vorrebbe una forte riattualizzazione della Repubblica di Genova. Invece non è così, perchè certi presupposti si insinunano ormai in un mondo accademico che ha smascherato la storiografia savoiarda. L'articolo non è disponibile su web, così sono costretto a riportare solo i passi più interessanti.
"Ma veniamo alla Liguria, dove esistono rancori verso la Dominante che furono ALIMENTATI DAI SAVOIA, ma che alcuni credono si tratti di cose vere, dimenticando che, al tempo della Repubblica, NESSUNO PRESTAVA SERVIZIO MILITARE OBBLIGATORIO, CHE NON C'ERANO, COSì, BRACCIA STRAPPATE ALL'AGRICOLTURA. Non sanno che le tasse le pagavano i ricchi, con aliquote ridicole rispetto a quelle che arrivarono dopo Napoleone, né sanno che le innumerevoli imposte di consumo gravavano si anche sui poveri, ma erano piuttosto statistiche che dinanziarie; il ricavato, tra l'altro, andava a pagare i pochi funzionari e migliorare le strutture. Basterebbe studiare l'approvvigionamento della carne e del vino per darsene conto".
"Quando si mise in opera, nel Cinquecento, l'espurgazione della darsena, la Repubblica si valse del diritto di leva per chiamare uomini da tutte le riviiere, essi avrebbero dovuto prestare una settimana o due di lavoro, lavoro pagato. I sanremaschi scrissero che essi dovevano accudire agli agrumeti e che potevano solo mandare alcune barche. La Repubblica capì e accetto. Non dico altro, a buon intenditor..."
"Sono contento di vivere tra questa gente piena di difetti che ha saputo essere repubblicana per mille anni quando l'idea di repubblica non piaceva a nessuno".
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Che dire? Viva la serenissima Repubblica di Genova (n.d.r.).




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