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Discussione: Autobiografia di Covre

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    Ecogiustiziere Insubre
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    Thumbs up Autobiografia di Covre

    Le radici contadine di un leghista “eretico”
    Nell’autobiografia di Giuseppe Covre, l’impegno politico nel “suo” Veneto

    PIER LUIGI PELLEGRIN
    --------------------------------------------------------------------------------
    Nelle librerie del Nordest è recentemente uscita un’opera che, per qualità narrativa e per valore di testimonianza “storica”, si può tranquillamente indicare come “indispensabile” per tutti i leghisti e per tutti i veneti. Il libro si intitola “Sono un veneto” – Autobiografia di un leghista “eretico”, autore Giuseppe Covre, ex sindaco di Oderzo, editrice Santi Quaranta.
    L’opera si divide in tre parti. Nella prima Covre rievoca il proprio passato contadino e lo fa con uno stile dalla freschezza sorprendente, evocativo, capace di evitare quei toni di autocompiacimento nei quali non di rado incappano le autobiografie.
    Ma, soprattutto, in quelle cinquanta pagine intitolate “Il ragazzo dei Palù”, Covre canta il Veneto, l’essere veneto e le radici profonde di tutti i veneti (almeno di tutti gli over 40). L’autore sceglie quindi di partire dalla propria infanzia contadina, seppellita in un passato tanto arcaico da apparire fiabesco, ma siamo nei reali anni Cinquanta, per raccontare la spiritualità terragna ma soffusa, il perpetrarsi della tradizioni, i piccoli grandi cambiamenti dell’epoca (l’elettricità, la radio), la cucina sana e dai sapori forti e soprattutto il lavoro, tanto lavoro. Non è iperbolico, pertanto, sostenere che per capire chi sono e da dove vengono i veneti contemporanei questo libro sia una tappa obbligata. Come lo è per i veneti stessi, per conoscersi e capirsi più di quanto non sia stato finora. Altrimenti non si capisce perché un grande giornalista come Giorgio Lago abbia affettuosamente “tampinato” Covre per anni, affinché scrivesse questa autobiografia.
    Da buon ex grande direttore de il Gazzettino, insomma, Lago ha mostrato un gran fiuto anche per scovare talenti in luoghi insospettati come quelli della politica. E che “Sono un veneto” sia l’opera di un talento non lo testimonia solamente l’ottimo andamento di vendita (è già giunto alla seconda edizione nel giro di un mese), ma anche il fatto che, secondo fonti vicine a Santi Quaranta, l’editore stia insistendo per mettere Covre di nuovo davanti alla macchina da scrivere. Interpellato sull’argomento, lui glissa, perché si capisce che Covre “ex” lo è come sindaco di Oderzo, non certo come politico. Tuttavia è indubbio che scrivere, ma soprattutto fare il “contastorie”, come afferma alla fine della sua opera, lo intrighi parecchio. Non resta che attendere.
    Proseguendo, invece, con la lettura del libro e passando alla seconda parte, si ritrova un Covre che narra il proprio passaggio nell’età adulta, dapprima con le difficoltà economiche per andare a scuola, per poi passare alle due tappe fondamentali per diventare “omeni”: la naja e la scuola. In questa parte centrale del libro Covre inizia a contestualizzare la propria storia nella cronaca del Veneto di quegli anni, i contatti con le Acli (chissà se è per questo che, come racconta divertito lo stesso Covre, Umberto Bossi lo aveva soprannominato il “democristianone”), il diploma di ragioneria a Conegliano, la propria passione (inconsueta per un veneto) per il Corriere della Sera (e per Indro Montanelli), l’università (poi abbandonata per avviare la propria carriera di imprenditore), l’impossibilità per un veneto di essere comunista (ma anche fascista).
    La terza parte è praticamente la storia del Covre politico, dei primi passi nella Liga Veneta, del suo essere leghista “eretico” per aver fondato il Movimento dei Sindaci e per aver rifiutato la Secessione, ma soprattutto “eretico” per aver voluto sempre essere leghista a modo suo, capace di pensare con la propria testa senza ricorrere agli slogan, alle frasi fatte e alle facili genuflessioni.
    «Comunque – è lo stesso Covre a specificarlo – sempre eretico tollerato: nessuno mi ha mai cacciato, né io ho mai pensato di lasciare la Lega, continuo anzi a considerarla l’unica proposta che a me ha permesso di amministrare “alla veneta” la città di Oderzo e ad altri potrebbe permettere, se lo volessero davvero, di governare “alla veneta”, quindi in modo efficiente, concreto, rispettoso delle autonomie, l’intero Veneto e regolare finalmente i rapporti con il governo nazionale e con le altre realtà regionali del Paese». L’esperienza di borgomastro (ma c’è da scommetterci che a lui questa parola non piaccia granché) a Oderzo si rivela fondamentale per Covre, che sulla scorta degli insegnamenti opitergini matura la decisione di fondare il Movimento dei Sindaci, che dopo l’iniziale grande seguito sarà affossato definitivamente dai partiti. Una scelta che gli ha procurato grattacapi pure in Lega, ma che a distanza di dieci anni non gli riesce proprio di rinnegare, soprattutto intuendo la passione con la quale Covre ha scritto le pagine che riguardano questa fase politica sua e della Lega. Molto più sbrigativa, invece, la rievocazione della sua esperienza parlamentare (un “votificio”), così deludente dall’indurlo (fatto del tutto inconsulto tra i politici) e rinunciare alla seconda candidatura nel 2001. Oggi Covre guarda ancora con molta passione non solo al “suo” Veneto, ma anche alla politica, a quella politica che dovrebbe contribuire a migliorare la società e cercare di risolverne i problemi.
    Per questo motivo l’autore sceglie di lanciare anche una “proposta”, otto punti per affrontare i problemi che assillano il Veneto odierno: l’assenza di programmazione, l’ambiente devastato dal cemento e dai capannoni, la necessità di combinare il benessere materiale con quello interiore, culturale, umano. Il libro è dedicato proprio ha chi ne ha fortemente voluto la genesi, ovvero a Giorgio Lago, grande giornalista e probabilmente anche unico intellettuale autenticamente “veneto” del dopoguerra (gli altri talenti se li sono tutti pappati, omologandoli e snaturandone le radici, le grandi case editrici italiane).
    I diritti d’autore derivanti dai proventi delle vendite - il libro costa 10 euro - saranno devoluti agli Alpini di Oderzo, ai quali Covre indirizza la propria “enorme gratitudine”.
    Per ulteriori informazioni: Editrice Santi Quaranta via Muggia 7 – 31100 Treviso - tel/fax: 0422.433194; sito internet: www.santiquaranta.com e-mail: [email protected]
    Il rapporto (movimentato) con Bossi, che lo chiamava affettuosamente “democristianone”


    [Data pubblicazione: 04/03/2005]

    Iunthanaka
    Conte della Martesana

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  2. #2
    Veneta sempre itagliana mai
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    l'ho seguito la scorsa settimana in una trasmissione politica, è sempre un piacere ascoltarlo se lo seguiamo con gli occhi del comune cittadino, se poi lo vogliamo come difensore e portatore degli ideali Padani...beh....tra lui e gentilini non so chi si salva....

  3. #3
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    Covre è un uomo serio e pragmatico; più che alle etichette guarda alla sostanza.
    Come amministratore ha fatto un ottimo lavoro a Oderzo.
    Da almeno 10 anni continua a dire cose "sgradevoli" sul Veneto e sui ritmi di distruzione della natura collegati ad uno sviluppo caotico e senza più alcun senso, in presenza della piena occupazione.
    Egli è molto preoccupato sulla presenza degli stranieri nella regione; cosa che invece a Panto & C. non interessano minimamente.
    Il libro è da leggere e rileggere.

  4. #4
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    Il sottoscritto vorrebbe vedere Covre Presidente della
    Liga Veneta.
    E' ora di finirla con le imposizioni di Via Bellerio!
    A mio avviso tutti quelli implicati nelle vicende
    croate oppure in quelle di una certa banca
    dovrebbero essere allontanati dal movimento,
    si tratti pure del capo!

 

 

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