"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
Per il ventennale della caduta del Muro di Berlino
Palestina, 2009
Da Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Carocci, Roma 2008
Cap. VIII, § 7. La storia universale come «grottesca vicenda di mostri» e come «teratologia»?
Condannato alla damnatio memoriae è il movimento storico che più radicalmente di ogni altro ha messo in discussione l’arroganza della «razza dei signori», la quale ha infuriato per secoli, dalla tradizione coloniale classica sino al tentativo del Terzo Reich di radicalizzarla e di farla valere nel seno stesso dell’Europa.
Sennonché, non c’è movimento storico che non possa essere sottoposto ad analoga criminalizzazione. Si prenda il liberalismo. Se si ignorano le pagine alte da esso scritte (l’affermazione della necessità della limitazione del potere e del governo della legge, ovvero la comprensione del potente stimolo che allo sviluppo delle forze produttive e della ricchezza sociale può derivare dal mercato, dalla concorrenza e dall’emulazione individuale), e ci si concentra esclusivamente sulla sorte inflitta ai popoli coloniali o di origine coloniale (per secoli sottoposti a schiavizzazione, a forme più o meno brutali di lavoro coatto e a pratiche genocide o addirittura a «olocausti», secondo l’espressione più volte utilizzata dagli storici), anche il liberalismo può essere letto in chiave più o meno criminale.
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