Interessante l'articolo firmato da Renzo Foa sul quotidiano IL GIORNALE di oggi circa....taluni .....paragoni che vengono proposti in queste ore...

" il Giornale del 10/03/2005


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La verità rimossa

Renzo Foa
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Quando si sente dire e ripetere che davanti all'amministrazione Bush occorre «tener la schiena dritta», quando viene evocata « la notte di Sigonella», quando si ricorda la tragedia del Cermis, è difficile sfuggire ad una sensazione: che, accanto alla preoccupazione di accertare la verità sulle circostanze dell'uccisione di Nicola Calipari e del ferimento di Giuliana Sgrena, riemerga soprattutto l'idea che l'unico modo di affermare la sovranità e l'identità italiana sia costituito dalla contrapposizione; all'America, al suo governo e alla sua politica. Prescindendo da tutto. In questo atteggiamento - rivelatosi anche nei due dibattiti parlamentari - non c'è solo quel rigurgito di antiamericanismo che è sempre pronto a riemergere, c'è qualcosa di più. C'è una visione di neutralità e di neutralismo.
Di neutralità di fronte al conflitto in corso: è come se non esista l'offensiva militare e terroristica di un fondamentalismo che ogni giorno semina morte e distruzione, è come se la costruzione della democrazia nel mondo non sia un processo che, in molti Paesi, ha un alto prezzo, anche in vite umane, è come se il diritto e la libertà costituiscano una variabile secondaria, un optional. È ciò che si chiama relativismo culturale, grazie al quale tutto diventa indistinto, il kamikaze che si fa esplodere tra i civili è giustificato nel nome di una vecchia oppressione e il dittatore al potere è l'esito di un processo storico.
E, sul piano più strettamente politico cioè il piano delle scelte, è una visione di neutralismo fra la risposta all'offensiva del «nuovo nichilismo», per ripetere le parole di André Glucksmann, e la rete del terrore e dei regimi che la sostengono e proteggono. Per essere espliciti, il neutralismo di Iacques Chirac, il quale non a caso è diventato in questi anni, dall'inizio dell'intervento in Iraq, il punto di riferimento di un arcipelago che va dal pacifismo movimentista a partiti di sinistra. E il neutralismo che come presidente della Commissione di Bruxelles ha espresso Romano Prodi, con la conseguenza di aprire una profonda divisione in Europa.
Cosa c'entrano «la notte di Sigonella» e la tragedia del Cermmis con la drammatica vicenda di cui la commissione mista italo americana dovrà accertare la verità? Non c'entrano nulla, sono episodi molto diversi, non avvenuti nel contesto di un conflitto aperto. L'uno è stato l'epilogo del sequestro da parte di un commando palestinese - il cui ispiratore trovò poi asilo nella Bagdad di Saddam - di una nave da crociera, l'altro è stato un incidente che poteva essere evitato, ma un semplice incidente, analogo a quello di un velivolo militare italiano precipitato anni fa su una scuola. 0, meglio, c'entrano soltanto perché furono il momento di una vertenza fra l'Italia' e d'America, perché sono due passaggi in cui si è affermata l'idea che la consistenza della nostra sovranità si possa misurare solo nel rapporto con Washington. È un'idea piuttosto meschina, povera, indicatrice di un complesso di inferiorità e portatrice di una visione del ruolo nazionale al negativo. Che significa la convinzione di esistere solo quando siamo contro la super-potenza, quando contestiamo la presenza delle sue basi sul nostro territorio, quando pensiamo che la storia di un'alleanza sia stata costruita solo inginocchiandosi alla Casa Bianca.
Che percezione è questa dell'Italia e della scelta compiuta, dal 1.945 in poi, dalla maggioranza dei suoi elettori? È difficile da definire, perché nell'arco di sessant'anni, è stata determinata da fattori oggettivi, molle ideologiche e velleità molto diverse (oltre che dalla rimozione della verità che ci dice che il nostro Paese e l'Europa intera non sarebbero usciti dai totalitarismi del Novecento con le loro forze): Si può provare però a definirla, constatando intanto che accanto all’antiamericanismo - così ben descritto da Massimo Teodori - pesi quell'impalpabile nazionalismo europeo che non a caso è la bandiera degli eredi del gollismo (appunto Chirac). Ma pesa soprattutto la pericolosissima convinzione che non dobbiamo assumerci responsabilità globali, se non quando non esistono rischi (benché, come si è visto, anche i «volontari» e i giornalisti corrano rischi). Il che significa, in questo modo, non impegnarsi da nessuna parte, attuare il metodo un pò volgare del farsi solo gli affari propri. Mascherandosi, per di più, dietro formule vuote: come ad esempio la «priorità al dialogo» (anche con Bin Laden?), come l'Onu (che è fuggito dall' Iraq, dove pure era stato a suo agio negli anni, segnati dalla corruzione, del programma «petrolio in cambio di cibo»), come un'idea di pace che non tiene conto delle aggressioni che si compiono e del pericolo globale rappresentato dalle dittature.
A questo, alla fine, si ridurrebbe l'immagine della sovranità italiana: pensare che l'unica vertenza possibile sia con Bush e che il grande scontro aperto in questo mondo si risolva con i buoni sentimenti e non richieda invece una presenza e un impegno, dove c'è da sostenere processi di pace e di democratizzazione.
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Shalom