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Discussione: Fuoco Amico

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Fuoco Amico

    La liberazione della giornalista comunista del quotidiano IL MANIFESTO, ieri in Iraq, è stata macchiata da una grave tragedia: la morte del responsabile italiano dei servizi segreti italiani in loco Nicola Calipari, l'artefice del successo di questa e altre operazioni di salvataggio degli ostaggi italiani. Nicola Calipari è stato colpito dal fuoco dei soldati americani, alleati strategici del nostro Paese da decenni e alleati anche nell'attuale missione in Iraq, come in altre situazioni di lotta al terrorismo internazionale. Berlusconi ha convocato con urgenza, ieri sera, l'ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Italia e ha chiesto spiegazioni ed assunzione chiara di responsabilità. Le versioni degli americani e dei due militi dei servizi di sicurezza sopravvissuti al tragico incidente, non paiono coincidere in molti punti. Il terrorismo islamista e l'antiamericanismo delle opposte estreme nostrane non hanno mancato di farsi già sentire, tuttavia dal governo americano ci si aspetta, anche da parte del governo italiano, un chiarimento convincente e la ricerca di eventuali responsabilità con l'adozione delle misure del caso. A ogni modo pare che tra l'azione dei nostri servizi e le autorità americane in Iraq non ci sia stata quella collaborazione, quel flusso reciproco di informazioni, che forse sarebbe stato lecito attendersi....


    da www.avvenire.it

    " ERRORE FATALE

    Sparatoria al check-point contro l’auto che correva all’aeroporto. Lo 007 ha protetto con il suo corpo la reporter colpita da una scheggia e poi operata Feriti altri due carabinieri, uno è gravissimo Il Pentagono conferma: «È stato un incidente»

    Sgrena libera, poi tragedia del fuoco amico

    Ucciso a un posto di blocco Usa il funzionario del Sismi. Telefonata «in diretta»: ci sparano

    I rapitori erano ex uomini del rais. Mostrato un filmato in cui l’inviata del «manifesto» ringrazia i miliziani perché «mi hanno trattato bene». Al-Qaeda esulta: «Per noi è un successo»

    Di Luca Geronico

    Il primo annuncio su al-Jazeera: «Libera Giuliana Sgrena». Lo dicono «fonti non identificate». Pochi minuti dopo la conferma rimbalza dalla redazione del manifesto ai palazzi della politica. A un mese esatto dal rapimento la giornalista è sulla via di casa. Si scatenano le comprensibili reazioni di gioia che arrivano prima ancora del nuovo video sempre in onda su al-Jazeera. È molto diverso nei toni dal primo, agghiacciante: la donna vestita di nero, ben pettinata, ringrazia i sequestratoti per averla «trattata molto bene». È ripresa con davanti un tavolino con un piatto di frutta e una copia del Corano. I rapitori, afferma, sono «molto decisi perché intendono liberare la loro terra dall'occupazione straniera». Probabilmente il prezzo, nella guerra mediatica, concordato in questo mese di estenuante trattative. Un successo dei servizi segreti che sono riusciti a raggiungere il nascondiglio segreto: probabilmente un miracolo delle trattative segrete. Comunque sia andata, Giuliana riesce a salire sull'auto dei funzionari dei Sismi. Uno di questi è Nicola Calipari, protagonista anche in precedenti trattative, come quella per la liberazione delle due Simona. La giornalista parla al telefono con il sottosegretario Gianni Letta: «Vittoria, vittoria, grazie!», le prime parole urlate. Calipari chiama il direttore del Sismi, il generale Niccolò Pollari per avvisarlo del successo dell'operazione. Quindici minuti dopo, come un colpo di frusta, nello studio di Letta arriva un'altra telefonata: uno degli agenti urla: «Ci stanno sparando». Una sventagliata di colpi contro l'auto che stava portando Giuliana Sgrena a Camp Victory, la base americana nei pressi dell'aeroporto. Colpi partiti da un check-point americano mentre era già notte fonda e c'era un temporale su una delle strade più esposte ai continui agguati dei terroristi. Un errore di comunicazione, come sostiene il Pentagono, o un gesto di nervosismo contro un'auto non identificata che avanzava a tutta velocità. Un attimo fatale che è costato la vita a Nicola Calipari. Sarebbe morto facendo scudo con il suo corpo per salvare, per la seconda volta in poche ore, la connazionale. Un altro uomo dei servizi segreti rimane ferito gravemente: una pallottola, secondo una prima ricostruzione, gli perfora un polmone. Lievi ferite per un terzo militare italiano, un ufficiale dei carabinieri medicato all'ambasciata italiana e per l'autista iracheno. Anche la giornalista viene colpita da una scheggia alla spalla, o al polmone. È stata operata e le sue condizioni non desterebbero
    particolari preoccupazioni. Il Pentagono, dopo un paio ore di imbarazzo conferma l'errore: «Un incidente con sparatoria» riferisce il portavoce Bryan Whitman. Il comando centrale americano preannuncia l'apertura di un'inchiesta. Una tragedia che strozza ogni esultanza, tranne quella lugubre di al-Qaeda: «Il fatto che ci sia stata questa sparatoria contro la Sgrena è per noi una vittoria mediatica importante», si legge sul forum islamico Ekhlaas, che da tempo pubblica i comunicati dei gruppi collegati ad Abu Mussab al-Zarqawi. «Si tratta di una vittoria importante. Speriamo che la giornalista italiana muoia». Invece Giuliana Sgrena viene subito operata all'ospedale di Baghdad: «Sono piena di fili e tubi, ma sto bene», fa sapere. L'arrivo in Italia è previsto per oggi. Ma ieri sera era difficile pensare alla festa di accoglienza.
    "

    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Dal sito del LOS ANGELES TIME....un articolo che riporta in appendice un elenco di tragedie....simili.....

    " U.S. Fires on Freed Hostage
    An Italian agent is slain in Baghdad as he escorts the released reporter, who is wounded. The military says the car failed to heed warnings.



    BAGHDAD — U.S. troops opened fire Friday evening on a car rushing a freed Italian hostage to the Baghdad airport, wounding her and killing an Italian security agent who had helped negotiate her release, officials said.

    Giuliana Sgrena, a journalist who had been held captive for a month, underwent surgery in a nearby American military hospital to remove shrapnel from her shoulder and was expected to survive, Italian Prime Minister Silvio Berlusconi said in Rome. Reports indicated that one or two other intelligence agents with Sgrena were also wounded.



    Berlusconi, one of Washington's most loyal allies in the war in Iraq, said he had summoned U.S. Ambassador to Italy Mel Sembler for an explanation after hearing the news, which he said had turned him "to stone."

    "The behavior of the American soldiers, in such a serious incident, must be explained," Berlusconi said on national TV, as Italians who had begun to celebrate Sgrena's release were stunned at the turn of events. "Someone must take responsibility."

    Berlusconi said the dead secret service agent, Nicola Calipari, 50, perished as he shielded Sgrena with his body.

    "There's not much to say: She was almost killed by the Americans," said Sgrena's companion, Pier Scolari, who had gone to Baghdad to help retrieve her.

    In the United States, President Bush called Berlusconi from Air Force One "to express his regret about the incident," White House Press Secretary Scott McClellan said Friday. "The president assured Prime Minister Berlusconi that the incident will be fully investigated."

    The State Department released a statement saying, "We express our deep condolences for this tragic event. We have offered the government of Italy any assistance that we may provide to assist its citizens involved in this event."

    Assistant Secretary of State William J. Burns telephoned Italian Ambassador Sergio Vento to offer condolences.

    In the Iraqi capital, the U.S. military also promised an investigation of the incident, which took place in darkness just before 9 p.m.

    Sgrena's car was traveling at high speed toward a checkpoint, the military said in a statement, and troops repeatedly "tried to warn the driver" to slow down before opening fire. The statement said soldiers shot into the engine block only after trying to warn the driver to stop by "hand and arm signals, flashing white lights and firing warning shots."

    The road leading to Baghdad's airport is notoriously unsafe. Roadside bombs frequently detonate under U.S. convoys, and a checkpoint outside the airport was attacked by a car bomber several months ago.

    The Italian agents from the state intelligence service apparently were dispatched to pick up Sgrena, 56, and had been involved in negotiations with her kidnappers, Italian officials said. It was not immediately revealed whether a ransom had been paid to secure her release, as was thought to have been the case for at least some Italians taken hostage in Iraq.

    Calipari, the slain agent, had been involved in the negotiations.

    "Nicola Calipari is the person we should thank for the freedom of Giuliana," Gabriele Polo, the editor of Sgrena's left-wing newspaper, Il Manifesto, said in Rome. "Unfortunately, he was killed by an American patrol."

    Sgrena was shown in a videotape before her release, dressed in black and standing behind a table of fruit, apparently thanking her captors for letting her go. It was in marked contrast to a video released last month that showed her begging for her life in a crouched position, clasping her hands.

    For Italians, Friday was a roller-coaster of emotions — beginning with celebrations at the news of her release.

    "This is the happiest day of my life," Sgrena's brother Ivan told journalists outside his house in northern Italy.

    "She's free! She's free," Sgrena's father, Franco, shouted after receiving the news by telephone from a senior Italian official, Ivan said.

    At the Rome offices of Il Manifesto, staffers embraced, danced and popped the corks on bottles of white wine. Italian leaders and the ailing Pope John Paul II expressed what Foreign Minister Gianfranco Fini called "a great joy" upon learning of Sgrena's release.

    After the shooting and Calipari's death, the mood turned more somber.

    "This news, which should have been a moment of celebration, has been ruined by this firefight," said Polo, the editor.

    "Immense pain accompanies the joy and relief at the liberation of Giuliana Sgrena," said Rome Mayor Walter Veltroni.

    Before the shooting, Berlusconi had sent an airplane to retrieve Sgrena from Baghdad, and she had been expected to arrive in Italy later today.

    Much of Italy had mobilized to demand Sgrena's freedom and was horrified by last month's videotape in which the veteran correspondent pleaded for her life. Tens of thousands of people marched through the streets of Rome on Feb. 19 to express solidarity with the abducted journalist and urge an end to Italian involvement in Iraq.

    Her newspaper made a point of reprinting her articles, which were sympathetic to the plight of Iraqi civilians and other downtrodden people.

    Sgrena, seized Feb. 4 after interviewing refugees from the Iraqi city of Fallouja, is one of nearly a dozen Italians who have been kidnapped in Iraq. At least two — a security guard and a journalist — were killed, but others were released. Among those freed were two female aid workers seized from their offices in Baghdad.

    *

    Tragic errors

    Some deadly mistaken shootings in Iraq:

    March 4, 2005: American forces fire on a car carrying a freed Italian hostage as it approaches a checkpoint in Baghdad, killing an Italian intelligence officer and wounding three others, including the just-released journalist.

    April 19, 2004: A correspondent and driver for the U.S.-funded television station Al Iraqiya are shot and killed by U.S. troops.

    Sept. 12, 2003: U.S. forces kill eight Iraqi police and a Jordanian security guard in Fallouja. Nine are wounded.

    Aug. 17, 2003: A Reuters cameraman is shot and killed while working near U.S.-run Abu Ghraib prison on the outskirts of Baghdad.

    April 8, 2003: A cameraman for the Spanish television network Telecinco and a Ukrainian TV cameraman for Reuters are killed when a U.S. tank fires at the Palestine Hotel in Baghdad.

    April 6, 2003: A Kurdish translator for the BBC and 17 allied Kurdish fighters are killed in the U.S. bombing of a joint convoy of Kurds and U.S. Special Forces in northern Iraq.

    March 31, 2003: American troops kill seven Iraqi women and children and wound two at a checkpoint near Najaf, in south-central Iraq, when their van carrying 13 people fails to stop as ordered.

    Source: Associated Press
    "


    Shalom

  3. #3
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    Purtroppo in situazioni difficili come quelle in Iraq , tragici incidenti del genere possono , anche se non dovrebbero , accadere.
    Mi auguro che i responsabili siano perseguiti come da regolamento.
    Vergognose e oscene , come sempre , le dietrologie dei seguaci nostrani di Al-Zarkawi .

  4. #4
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    da www.lastampa.it

    " AL CORRIERE DELLA SERA
    Cossiga: in guerra
    è secondario
    liberare gli ostaggi

    «Se per catturare i capi delle Brigate rosse io avessi dovuto sacrificare la vita di Aldo Moro, avrei pianto, mi sarei strappato
    i capelli ma non avrei esitato un istante»

    6 marzo 2005

    ROMA. «Quanto successo non è colpa dei servizi, è la conseguenza della solita sciocchezza secondo cui
    si può fare la guerra e si può non fare la guerra. Si vuole
    essere pacifisti e non essere pacifisti. Insomma non si può
    essere soldati e militari per la pace». È il primo passaggio
    di un'intervista al Corriere della Sera di Francesco Cossiga
    sulla vicenda della liberazione di Giuliana Sgrena e la morte di Nicola Calipari.

    «L'errore - continua l'ex presidente della Repubblica - è di chi continua a dire, dal Capo dello Stato in giù, che la nostra missione in Iraq è una missione di pace. Quando si inviano carri armati, intelligence, reparti speciali, elicotteri Apache, si fa una missione di guerra per la pace. Non è una missione di pace. Si va a sparare e a uccidere l'avversario. E l'avversario è il terrorista. Non si può, come ho sentito dire in giro, attribuire ai servizi di informazione che sono tra l'altro una branca non militare, una posizione equivoca in quel Paese. Finchè non si chiarisce quale strategia adottare, c'è il rischio che permanga un equivoco che io ho denunciato da molto tempo. Non si comprende, insomma, se noi facciamo o non facciamo parte della coalizione, se siamo nella catena di comando prevista dall'ultima risoluzione 1546 delle Nazioni Unite con il comando unificato o facciamo per conto nostro».

    «Quanto accaduto a Baghdad - continua più avanti Cossiga - mi fa pensare che in una zona di guerra l'intelligence non può che subdordinare gli obiettivi a quelli dell'operazione militare in corso. Deve scegliere una strategia antiterroristica . Gli americani e gli inglesi hanno scelto da tempo come combattere i terroristi: annientarli o catturarli e non di liberare gli ostaggi. (...) Temo che i giovani americani che hanno premuto il grilletto non fossero solo scioccati. Temo che abbiano creduto che nella macchina, oltre all'ostaggio liberato, ci fossero i terroristi e che per questo abbiano sparato. Ripeto, occorre decidere: se si va in guerra si vuole fare la guerra, altrimenti si sta casa o si fa ritorno a casa. E tutto questo lo dice uno che non è pacifista. Per essere chiari, se per catturare i capi delle Brigate rosse io avessi dovuto sacrificare la vita di Aldo Moro, avrei pianto, mi sarei strappato i capelli ma non avrei esitato un istante».
    "


    Caro presidente,
    gli americani e gli inglesi non hanno un'Opposizione illiberale, antinazionale, pregiudizialmente antioccidentale. Per il resto...ha ragione lei.


    Saluti liberali

  5. #5
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    WASHINGTON - Il presidente George W. Bush ''vuole un completo rapporto su quanto e' accaduto'' venerdi' sull'autostrada per l'aeroporto internazionale di Banghdad ed e' pronto, ''ovviamente'', a ''condividerlo'' con il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi.

    La Casa Bianca non lesina l'attenzione sulla tragica morte di un funzionario dei servizi di sicurezza italiani, Nicola Calipari, poco dopo la liberazione di Giuliana Sgrena; e non misura gli sforzi per evitare un peggioramento dei rapporti con l'Italia, uno degli alleati piu' coinvolti in Iraq.

    Dan Bartlett, consigliere della Casa Bianca, uno dei pochi confermati e promossi al momento del passaggio dalla prima alla seconda Amministrazione Bush, ricorda, rispondendo a domande sulla Cnn, che il presidente ha tenuto a esprimere ''le sue condoglianze, a nome del popolo americano, e ha personalmente chiamato Berlusconi, per rassicurarlo che c'e' una piena indagine, cosi' che possiamo capire i fatti di cui parliamo''.
    "
    www.ansa.it

    Shalom

 

 

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