Sul prossimo numero di AREA:
Ma mi possono mettere al bando i simboli
della storia?
di Gianfranco de Turris
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Si registra in tutta l’Unione europea un preoccupante rigurgito nazifascista, e quindi bisogna correre urgentemente ai ripari. In Gran Bretagna il principino Harry partecipa ad una festa mascherata con una improbabile divisa "nazista" immortalata sulla prima pagina del domenicale e scandalistico Sun (giacca bianca e svastica alla rovescia, cosa che nessuno ha rilevato) che qualche babbeo incompetente ha definito dell’ Afrika Korps. In Italia, durante il derby del 6 gennaio il calciatore Paolo Di Canio saluta la curva nord a braccio teso.
Urgono provvedimenti drastici: in Italia se ne sta ancora occupando la Digos: la polizia politica deve decidere, visionando i filmati, se l’attaccante laziale può essere accusato di "apologia di fascismo" e quindi se lì, allo stadio Olimpico, non stesse per caso "ricostituendo il disciolto partito fascista" come recita la Legge Scelba di mezzo secolo fa (20 giugno 1952, n.645), avallato in questo dal parere ex cathedra di Princeton, del professor Maurizio Viroli (La Stampa, 11 gennaio) il quale, preoccupatiussimo del fatto che "l’antifascismo si è greavemente indebolito nella coscienza degli italiani" e che oggi, a quanto pare, ma non ce ne eravamo accorti, purtroppo "l’anticomunismo prevale sull’antifascismo", chiede che venga duramente represso il "saluto romano" perchè altrimenti "diventa lecita l’ideologia fascista (...) e si getta nel cestino la Costituzione e si distruggono i principi morali della nostra Repubblica". E tutto per colpa dell’attaccante laziale! Invece, in Gran Bretagna, l’erede al trono principe Carlo, distogliendo momentaneamente l’attenzione dalla sua Camilla con cui presto convolerà a giuste nozze, ha deciso di mandare il secondogenito a visitare Auschwitz non prima di essere andato a pulire i porcili reali (incautamente dimenticandosi che in tutte le favole i guardiani di porci divengono alla fine re...).
Di fronte a questi gravi episodi il commissario alla giustizia, libertà & sicurezza della Commissione Europea che fa? Il nostro ex ministro degli esteri Franco Frattini, non può che fare il primo della classe, il più realista del re, e alla vigilia della "giornata della memoria", come monito sempiterno, pensa di "vietare" nei paesi della UE "ogni simbolo che ricordi la dittatura nazista" come già avviene nella sola Germania. Ma poi la materia del contendere è sfuggita di mano all’ "apprendista stregone", come in genere accade: si è arrivati così a discutere seriamente di mettere al bando anche i "simboli delle altre dittature", quali quelli del fascismo e della Falange spagnola (che il regime autoritario franchista possa essere confuso con la Falange di José Antonio lo può però pensare soltanto chi non conosce la storia del Novecento), che sarebbero per certi acuti pensatori anch’essi "simboli razzisti".
Fin qui tutto bene, siamo nei limiti del "politicamente corretto" secondo la vulgata progressista e liberaldemocratica. Ma si sono fatti i conti senza l’oste, cioé senza quegli eurodeputati che hanno vissuto sulla loro pelle sino a soli quindici fa una dittatura che non era affatto "nazista". E così l’ex presidente lituano Landsbergis e l’ungherese Szajer hanno scritto a Frattini per chiedere la messa al bando anche di falce e martello. La questione ha così preso direzioni del tutto impreviste per gli imprevidenti. Dice Szajer: "Non siamo stati noi a prendere l’iniziativa di mettere al bando la svastica. E’ il vicepresidente Frattini che ha intenzione di proporlo al consiglio dei ministri. Ebbene noi diciamo questo: se, ripeto se, si decide di proibire i simboli del nazismo, allora bisogna fare la stessa cosa con i simboli del comunismo. Non ci possono essere due pesi e due misure. Non si può distinguere tra le vittime dell’uno o dell’altri regime" (Corriere della Sera, 8 febbraio). E i deputati del PPE di Polonia, Cekia, Slovacchia, Estonia, Lituania ed Ungheria stanno appoggiando l’equasione "nazismo uguale comunismo".
Si sono così aperte le cataratte di una polemica europea che certo non era stata immaginata: è ovvio, a parte ogni considerazione storico-politica falce & martello o la stella rossa fanno tuttora parte della simbologia di partiti, italiani e no, che partecipano regolarmente alle elezioni e sono rappresentati nei parlamenti, mentre non vi sono certo rappresentati partiti che inalberano svastica, fascio, giogo e frecce. Però, alla luce della logica che ha mosso l’incauto Frattini sarebbe da ritenersi ovvia una norma che si basi sulla par condicio: il comunismo non ha forse sulla coscienza cento milioni di morti, assai di più di quelli accreditati alle altre dittature? non ha forse compiuto genocidi "di classe"?
Ma il nostro commissario europeo per la giustizia ecc. ecc., colto alla sprovvista, non è stato all’altezza della situazione. Nella sua lettera di risposta ai due europarlamentari (resa nota sul Corriere dell’8 febbario) si è dilungato in una disamina storico-ideologica e quasi quasi giustificazionista sul comunismo per poi dire alla fine soltanto: "Penso ad un grande dibattito europeo, pubblico e trasparente" sulla questione dell’equivalenza dei simboli nazisti e comunisti. In una precedente generica intervista zeppa di luoghi comuni (La Repubblica, 25 gennaio) ha affermato invece che con la sua iniziativa "non si tratta di colpire le idee ma i fatti e le manifestazioni" e che quindi è necessario "individuare quali atti concreti e quali simboli punire".
Ma, santo cielo, per esprimere le "idee" non servono per caso "fatti e manifestazioni", "atti"? Vale a dire, ad esempio, scrivere articoli e libri, non solo sfilare per le strade. Giacché le manifestazioni violente o vandaliche, il teppismo in genere, sono già repressi e puniti anche con aggravanti da un numero infinito di leggi. Peraltro in Italia, oltre alla Legge Scelba, esiste da qualche anno una Legge Mancino che invece "colpisce le idee" (così come in Francia e in Germania ci sono leggi che proibiscono il pensiero storico "revisionista", e in Gran Bretagna lo storico David Irving è messo al bando per le sue teorie). Quindi, la Commissione Europea si sta orientando per punire, oltre a "fatti", "atti" e "manifestazioini" anche l’espressione del pensiero (per riprovevole che esso sia) proprio quando sta per concludere i lavori la Commissione per la riforma dei codici presieduta dal giudice Carlo Nordio che ha come linee direttive non solo quelle della depenalizzazione generica di certi reati, ma in particolare proprio quelli collegati alla espressione di una "idea", di un "pensiero" se esso si limita ad essere soltanto questo, non certo "atti" concreti rientranti sotto altre fattispecie. Certo, le proposte della Commissione Nordio saranno vagliate dal Parlamento che le accetterà, modificherà o respingerà, ma sta di fatto che le linee direttive sono proprio quelle di tipo "liberale", parola che tutti oggi fanno propria almeno in astratto.
Facciamo un esempio concreto: se passa una simile "legge europea" in Italia saremo obbligati dato che sono "fatti" concreti, che so, a distruggere completamente i mosaici del Foro Italico, abbattere (come scrisse un giornalista del Messaggero e incitarono i truculenti dei 99 Posse) la stele con su scritto "Mussolini Dux", demolire la stazioine di Firenze perché la sua pianta ha forma di fascio? Impedire il "restauro filologico" che stanno portando avanti molte amministrazioni anche di sinistra di statue, monumenti, edifici e dipinti del bieco Ventennio, capolavori ancora oggi maltenuti o nascosti? Il comune di Predappio (gestito dal centrosinistra) andrà fallito dato che offre largo spazio alla vendita di cimeli (fasulli) del fascismo? Si vorrebbe capire meglio, commissario Frattini.
Giustamente lo storico Franco Cardini (Il Tempo, 31 gennaio) ammonisce che senza simboli (positivi e negativi) non v’è la Storia e che "l’abuso del politically correct conduce regolarmente a risultati grotteschi": il "purismo liberaldemocratico" non può pretendere di cancellare il passato, quale esso sia, o con leggi apposite o con "ruspe, martelli pneumatici o biacca". Nessun simbolo dovrebbe essere cancellato in un tempo di normalità, coinclusisi i periodi "rivoluzionari". Per fortuna su questo stesso piano si sono posti anche intellettuali di altra sponda, come l’ex leader della contestazione francese Daniel Cohn-Bendit e il vecchio "nuovo filosofo" André Glucksmann, anche se con sottigliesse causidiche (Corriere, 10 febbraio). Ma Massiamo Cacciari e (ovviamente) Michail Gorbaciov Ccorriere, 14 febbraio) sono contro la cancellazione di falce e martello. Addirittura Barbara Spinelli (La Stampa, 13 febbario) afferma che sin dalle sue origini ancestrali la svastica ha un "vizio d’origine" giacché (perbaccolina!) il suo era un ideale "non umanistico" (!?). Non le consigliamo di andarlo a raccontare alle comunità indù in Europa: quella inglese, composta soprattutto da sikh, si è sollevata contro l’ipotesi di proibire questo simbolo per loro sacro. Che si fa allora, visto che la Legge Mancini indica come "razzista" la croce celtica, diciamo agli irlandesi, con una norma europea, di radere al suolo i loro cimiteri? Siamo nel grottesco più puro: sembra di assistere ad una farsa surreale di Ionesco.
Forse il risultato di tutto questa assurda kermesse potrebbe essere quello opposto: il gusto delle catacombe, del proibito e del perseguitato. Come per il fumo saranno effettuate "ronde" e "controlli a tappeto"? Non è già ridicolo vedere nelle scritte latine in bassorilievo a Piazza Augusto Imperatore a Roma malamente nascosto dalla calce il solo nome di Mussolini? Non è più evidenziato così? E non è riduttivo vedere nel fascio solo un simbolo di "razzismo" e "antisemitismo"? Nessuno storico serio lo sottoscriverebbe, forse solo Michele Sarfatti.
Ho il sospetto che queste, come altre purtroppo, siano cause e battaglie perse, anche se da combattere... Nonostante tutto ciò è assai probabile che le mosche cocchiere, magari anche quelle italiane, esponenti di un governo di centrodestra, così come sono riuscite a smontare la stele di Axum senza replicare alle obiezioni mosse, riusciranno a far passare questa legge, che sarà complicata con i suoi distinguo, e inapplicabile o applicabile ad libitum tra infinite polemiche, perché per conformismo e quieto vivere tutti diranno di sì altrimenti passerebbero per seguaci e nostalgici di defunte "dittature" come quelle naziste, fasciste e falangiste.
Ma ovviamente non quelle comuniste, dato che ci si opporrà con tutti i mezzi alla parificazione delle "dittature" (e già i sottili distinguo frattiniani ne sono una premessa). Non ha detto il presidente della Camera, Casini, alla manifestazione per il decennale di Alleanza Nazionale (29 gennaio), che il centrodestra deve affrancasri dall’ "ossessione del comunismo" e che il centrosinistra dall’ "ossessione di Berlusconi"? Non sarebbe stato più logico dire: "ossessione del fascismo"? Ovviamente no: il fascismo è un pericolo presente e imminente, il comunismo non è più un pericolo, forse perché è lontano o forse addirittura morto e sepolto, nonostante sia vivo e vegeto in Parlamento. Ma forse quelli sono soltanto zombi... Non ha deciso la Commissione Europea di levare l’emargo alla Cuba di Fidel Castro, dittatore comunista, suscitando gli amarissimi commenti dell’ex presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel (Corriere della Sera, 30 gennaio)? Vale sempre il vecchio detto: nessun nemico a Sinistra. O comunque i dittatori "di sinistra" sono meno dittatori di quelli "di destra". E quindi si può essere nei loro confronti tolleranti e pazienti in attesa della loro evoluzione democratica che alla fine, prima o poi, verrà, mentre si deve essere intransigenti, spietati, durissimi nei confronti dei loro dirimpettai destrorsi o presunti tali. Qui non vale la par condicio...
Un Paese come il nostro ed una Unione Europea che si professano liberaldemocratici dovrebbero difendere la libertà di pensiero e di espressione e non vietarla, quale essa sia, finché rimane pensiero. Quindi, al contrario di quel che vorrebbe fare, dovrebbe invece chiedere di eliminare le leggi contro di essa che esistono in molte nazioni, compresa la nostra.




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