Le armate americane invadono la Turchia; è l’inizio della guerra che si conclude con il bombardamento atomico di Washington. In breve, è questa la trama del libro più venduto in Turchia in questo momento. Intitolato “Tempesta di metallo”, ha venduto 70 mila copie in un paese dove una tiratura di 3 mila copie (come in Italia del resto) è già un successo. Molto discusso sui media locali, il libro – di due giovani autori specialisti di analisi internazionale, Orkun Ucar e Burak Turna – è letto col massimo interesse negli ambienti militari, di sicurezza e della potente polizia turca. L’ambasciata Usa ne è molto allarmata, visto che i sondaggi dicono che, dopo l’attacco all’Irak, i sentimenti antiamericani in Turchia sono condivisi dall’87% della popolazione.
Ma vediamo i particolari del racconto, che valgono più di un’analisi politica (1).
E’ il 23 maggio 2007: data dell’attacco americano alle truppe turche che sono penetrate nell’Irak del Nord (ed è vero: i turchi controllano una parte del Kurdistan iracheno). Si tratta di un attacco-lampo, senza previa dichiarazione, denominato dagli americani “Operation Metal Storm”, da cui il titolo del romanzo. Ovviamente, soldati britannici affiancano i Marines nell’operazione.
Il governo turco esita. Chi può fare guerra agli Usa? Manda una delegazione a Washington, capeggiata dal ministro degli esteri Abdullah Gul.
Ma là, la delegazione apprende i motivi dell’attacco.
-Gli Usa hanno valutato che nei prossimi dieci anni il petrolio perderà importanza come fonte di energia.
-La Turchia ha grandi riserve di Torio (un metallo fissile come l’Uranio, ma che deve essere prima “arricchito” in speciali reattori) e quasi l’80% delle riserve mondiali di Boro, elemento essenziale per la nuova generazione di motori alimentati ad idrogeno.
-Il governo turco sarà indotto dal proprio interesse ad aprire le sue riserve a tutti gli altri paesi. Ma ciò significa che agli Usa andrà solo una fettina della torta.
- L’America ha deciso di rubare la torta intera. E approfitta della “finestra di opportunità” aperta nel 2007: l’UE tiene a distanza la Turchia, e del resto sembra avviata alla disintegrazione per i suoi problemi interni; la Russia è sotto attacco da parte delle ex repubbliche dell’URSS. Il momento ideale per un blitzkrieg.
George Bush, che è il presidente in carica nel 2007, è stato spinto all’attacco da un miliardario di nome Adrian III Lynam. E’ il proprietario della Ornicon, una multinazionale energetica interessata alle riserve turche (ha già i contratti per lo sfruttamento, come la Halliburton in Irak). Inoltre, è il più generoso donatore alla chiesa evangelica cui Bush appartiene. Al presidente “cristiano rinato”, Lyman ha promesso che costruirà ad Istanbul conquistata “la più grande chiesa evangelica del mondo”. “Ma ricorda”, dice al presidente, “noi vogliamo il territorio, non la gente che ci vive”.
La delegazione turca a Washington viene immediatamente arrestata sotto l’accusa di “terrorismo”. La Casa Bianca proclama che non tratterà con “uno stato canaglia”.
La strategia americana consiste in bombardamenti a tappeto terroristici e nell’occupazione delle tre città principali, Ankara, Instanbul e Izmir (Smirne) sulla costa dell’Egeo. Una volta occupate le tre città, calcola il Pentagono, la Turchia si disintegrerà in un caos di movimenti separatisti appositamente creati (come si vede, la finzione è ricalcata sul programma israeliano per l’Irak. Sicché, pensano al Pentagono, non c’è bisogno di invadere la Turchia e affrontare l’alto costo umano di una vera guerra. “Ci accoglieranno a braccia aperte”.
La flotta americana dirige verso i Dardanelli: e questo fatto risveglia nei lettori un ricordo carico di emozione, perché anche nel 1915 (quando la Turchia era alleata della Germania) gli inglesi cercarono di forzare i Dardanelli, e ne furono impediti dall’eroica resistenza dell’armata ottomana.
Ma l’attesa rivolta separatista non si produce, e la guerra si prolunga. I bombardamenti Usa sono spietati e decimano la popolazione, ma risparmiano le centrali elettriche e le stazioni tv, in modo che i turchi continuino a guardare la tv e così ad esporsi alle “armi di illusione di massa”.
Un eroico agente segreto turco, frattanto, ha ottenuto da un agente tedesco (1) i documenti americani, segretissimi, che spiegano i veri motivi dell’invasione. Il governo turco manda quei documenti a tutti i Paesi del mondo, chiarendo che la conquista Usa della Turchia li taglierà fuori dalla nuova forma di energia. Intanto, l’eroico agente segreto penetra dal Messico in territorio americano. Ha con sé due bombe atomiche in miniatura. Si sacrificherà come un kamikaze facendole esplodere a Washington.
La cosa non impressiona Bush, che è salvo (era a Miami). Egli ordina di “stay the course”, andare avanti. Ma a quel punto, Putin ammassa truppe russe ai confini della Turchia invasa, pronto a scatenare l’intervento; Francia, Germania, Russia e Cina convocano d’urgenza (hanno letto i file segreti americani) il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’America è bollata come stato canaglia e riceve un ultimatum: o si ritira senza condizioni dallla Turchia, o sarà distrutta dalla coalizione mondiale che s’è formata.
Fin qui il romanzo. Ma l’idea che vi circola, come si vede, è la stessa che circola nell’editoriale di De Borchgrave sul Washington Times: sta nascendo nel mondo un interesse comune a combattere l’America di Bush. Il mondo sarà migliore senza Washington.
di Maurizio Blondet
Note
1)Altay Unaltay, “The Metal Storm”, sul sito di Israel Shamir, 3 marzo 2005.




Rispondi Citando
