Il centro sociale Officina 99, occupato alla periferia di Napoli abusivamente dal 1991 dai cosiddetti No Global e dal movimento che si riconosce in quella che è definita la “sinistra antagonista”, è diventato nel tempo un’istituzione. O meglio, un’istituzione delle illegalità.
Si sa che Napoli non è una città che si segnala per la tutela dell’ordine pubblico e la salvaguardia dei diritti dei cittadini onesti e chi si rende protagonista di attività illecite e lesive della libertà e dei diritti altrui, trova addirittura, in numerosi casi, una difesa ed una tutela dagli organi amministrativi. Il caso di questo centro sociale rientra proprio in tale fattispecie, con la magistratura e le forze dell’ordine che in tutti questi anni non hanno ottemperato ai loro doveri di sgombero della struttura e l’amministrazione comunale che interviene oggi per proporre l’acquisto della struttura da “donare” ai suoi “valorosi” occupanti. Insomma, se a sinistra ci si richiama di continuo “alla legge è uguale per tutti” e si urla contro i condoni perché tutelerebbero i furbi, improvvisamente questo profondo e radicato senso civico e del diritto viene smarrito per difendere le azioni di prepotenti.
Anche se la storia di Officina 99 non si esaurisce solo nell’occupazione di una proprietà privata tollerata da magistrati e forze dell’ordine ed avallata da una parte del mondo politico, a scapito del legittimo proprietario che da tempo ha intrapreso un’azione per tornare ad acquisire la disponibilità dell’immobile. Officina 99 significa la sistematica violazione delle leggi dello Stato evidenziata da una inchiesta del quotidiano campano Il Roma alcuni mesi fa che ha dimostrato con prove documentali le illegalità che quotidianamente vengono commesse nello stabile occupato abusivamente. Inchiesta nata dall’ennesima denuncia presentata dal proprietario dello stabile alla procura di Napoli e dall’analisi di precedenti procedimenti penali che sono stati archiviati. In sostanza il principio che veniva seguito nelle richieste di archiviazione si basavano tutte sull’impossibilità di trovare un occupante fisso del centro sociale. Veniva quindi a mancare il soggetto al quale imputare penalmente i reati. Ma quel che non sono stati capaci di fare i magistrati della procura di Napoli, lo ha fatto Il Roma individuandone almeno due.
Nello stabile occupato, infatti, incredibile ma vero esiste una connessione telefonica ed un regolare contratto residenziale di telefonia fissa che, inevitabilmente, ha un intestatario. Che prima dell’avvio dell’inchiesta era imputabile ad una certa Claudia Innaro, che una volta indagata ha pensato bene di rescindere immediatamente il contratto. Ma contemporaneamente un altro attivista del centro attiva un nuovo contratto con la Telecom, presentando carte false.
Quindi gli estremi per non intervenire penalmente vengono a cadere, anche se gli abusi non si fermano certo all’occupazione. Si va dal furto aggravato e continuato di energia elettrica e di acqua potabile alla vendita senza autorizzazione di bibite, per non parlare dei concerti che si tengono all’interno senza rispettare criteri di sicurezza e pagare le tasse e della mega-antenna installata sul tetto per consentire le trasmissioni di una radio abusiva (Radio Lina) che incita anche all’uso degli stupefacenti e che in occasione delle feste provvede alla promozione ed alla distribuzione di un po’ di sana marijuana.
Ma se è vero che il compimento di queste violazioni troverebbero un’adeguata persecuzione dagli organi competenti per un qualsiasi normale cittadino, a Napoli puoi farla franca. Basta essere un malavitoso o più semplicemente un idealista occupante. E poi si finisce per essere malpensanti se ci si prova a dare qualche risposta nel vedere un nesso tra il lassismo della Procura, presso la quale il ministro Castelli ha disposto un’ispezione proprio per individuare le ragioni per le quali non si proceda allo sgombero, e la partecipazione di alcuni pm ai cortei dei No Global e dei centri sociali. Si ha la sensazione che il diritto sacrosanto di opinione e di partecipazione tenda ad offuscare i doveri ai quali dovrebbero essere sottoposti i custodi delle leggi e dei diritti.
Ma le connivenze non si fermano certo qui. Quelle con la politica sono ancora più inquietanti visto l’atteggiamento benevolo della Giunta e del consiglio comunale di Napoli, tanto che almeno due persone, che nella gestione di Officina 99 hanno un ruolo centrale (si tratta di quella Claudia Innaro, già intestataria del primo contratto telefonico con la Telecom, e del proprietario del sito ufficiale del centro sociale, www.officina99.org, oltre che attivista storico del movimento antiglobal), erano state assunte dal Comune nell’ambito del progetto “Agenda 21”, finanziato dagli assessorati alle Politiche sociali ed alle Politiche giovanili.
Ma il vero capolavoro lo sta portando avanti in queste settimane il Comune di Napoli che ha avviato un tavolo in Prefettura per discutere dell’acquisto da parte dell’amministrazione comunale dello stabile di via Granturco, alla presenza anche dei rappresentati del centro sociale. Questi ultimi, inizialmente, erano restii ad accettare una simile proposta, tanto da costringerli a scendere a patti con le istituzioni. Ma evidentemente hanno forse compreso che la rinuncia al loro status di combattenti e resistenti è un prezzo congruo che può essere pagato per la “legalizzazione dell’illegalità”.
Così gli assessori al Patrimonio, Ferdinando Balzamo, e alle Politiche Sociali, Raffaele Tecce, hanno proposto al proprietario l’acquisizione dell’immobile per trasformare “Officina 99” in un punto di aggregazione sociale con una forte funzione su un territorio di un quartiere periferico e particolarmente difficile e degradato di Napoli dove mancano luoghi e strutture per i giovani (e non solo per loro). E la volontà di affidare un simile luogo a mariuoli impuniti e cannaioli che non riconoscono la sovranità delle istituzioni e non rispettano con arroganza le leggi dello Stato, è solo un dettaglio che non tocca minimamente i rappresentanti della giunta comunale del capoluogo campano.
Paolo Carotenuto




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