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Discussione: Usa e Europa

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    Predefinito Usa e Europa

    L’America vuole davvero un’Europa forte?”. Nella settimana immediatamente precedente al tour europeo del presidente Bush, questa domanda è stata posta continuamente dai giornalisti e dai diplomatici europei, e gli americani hanno sempre risposto: “Sì, sì, certo che la vogliamo”.
    Ma una delle lezioni imparate dalla crisi scoppiata nell’alleanza transatlantica dopo l’11/9 è che, mentre europei e americani possono essere tranquillamente d’accordo sul fatto che l’Europa debba essere forte, non lo sono altrettanto sul significato che danno alla parola “Europa” e al concetto di “forza”.
    Per gli europei, “rafforzare l’Europa” significa di solito affidare più potere alla burocrazia di Bruxelles.
    Per gli americani, “rafforzare l’Europa” significa aumentare la ricchezza e la sicurezza dei vari paesi che si trovano sul continente europeo.
    Gli euroentusiasti possono anche illudersi che queste due definizioni siano in grado di coesistere. Ma un numero sempre maggiore di prove dimostra che non è così.
    Nello stesso momento in cui l’“Europa” (nel senso dell’Ue) si rafforza, l’“Europa” (nel senso delle nazioni europee) s’indebolisce.
    Tra il 1970 e il ’90, la produttività europea è cresciuta più rapidamente di quella americana. All’inizio degli anni 90, era grosso modo uguale a quella americana. Nel ’92 i governi europei hanno firmato il Trattato di Maastricht, cha ha creato un unico mercato europeo.
    Nello stesso tempo, hanno adottato una nuova moneta unica, l’euro, e si sono impegnati a favore del libero movimento dei lavoratori da un paese all’altro.
    In teoria, dopo il ’92 la crescita della produttività europea avrebbe dovuto diventare più rapida. Invece è rallentata, mentre quella americana prendeva velocità. Perché? La risposta è ancora discussa, ma sembra che i vantaggi del mercato unico siano stati completamente neutralizzati dal peso di pesanti regolamentazioni.
    Fin dal ’92 i governi europei hanno cercato di organizzare una difesa e una politica estera comune, in modo da rendere meno rilevanti i rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e i singoli paesi europei.
    Il Trattato di Nizza, firmato nel 2001, prescriveva agli Stati membri di subordinare la propria politica estera a quella dell’Unione europea; anche la Costituzione europea firmata nel 2004 fa la stessa cosa. Ma il tentativo di guidare la politica estera da Bruxelles è riuscito soltanto a creare furiose polemiche interne.
    Nella guerra civile jugoslava degli anni 90, la Francia aveva appoggiato la Serbia, mentre la Germania aveva sostenuto la Croazia.
    In Iraq, la Francia, la Germaina, il Belgio e la burocrazia dell’Ue si sono ferocemente opposti agli Stati Uniti, mentre quasi tutti gli altri Stati membri li hanno appoggiati.
    Ora la Francia e la Germania stanno alimentando un, se possibile, ancora più grave dissenso interno sulla Cina. Quasi tutte le sanzioni a questo paese sono state tolte da tempo, ma ne rimane ancora una: la proibizione di venderle armi. Questo divieto resta perché la Cina è ancora un regime aggressivo e potenzialmente pericoloso. La Cina ha sovvenzionato e appoggiato le ambizioni nucleari della Corea del Nord. Ha ripetutamente minacciato di usare la forza contro Taiwan. Nel ’96 ha addirittura lanciato dei missili sulle vie di navigazione taiwanesi. La Cina è una potenza emergente, e tutti ci auguriamo che si avvii in una direzione democratica. Ma non sappiamo se lo farà, e finché non lo sapremo con certezza non venderle armi è una semplice questione di prudenza. Ma, sfortunatamente, è proprio quanto Francia e Germania hanno ora intenzione di fare.
    L’industria delle armi francese e tedesca negli ultimi tempi ha navigato in cattive acque.
    Negli anni 90 la Francia vendeva armi per circa 5 miliardi l’anno. Nel 2002 la cifra era scesa a 4,4 miliardi e nel 2003 a 4,3. La Francia ha perso larghe fette del mercato sia tra le democrazie ricche (che si sono rivolte alle più avanzate armi americane e inglesi) sia tra i paesi del Terzo mondo (che acquistano le più economiche armi russe).
    I politici francesi considerano la Cina come la salvezza per la loro industria delle armi.
    Ma se gli Stati Uniti mantengono le loro sanzioni sulla Cina (e lo faranno senz’altro), i paesi europei che vendono armi alla Cina rischiano di essere esclusi dall’enorme mercato americano.
    Gli Stati Uniti spendono per la difesa il doppio di quanto spendono tutti i paesi dell’Ue messi assieme. Per questa ragione, il più grande appaltatore militare europeo, la BAE (l’ex British Aerospace), ha già annunciato l’intenzione di rispettare le sanzioni americane indipendemente dalla decisione che prenderà l’Ue.
    Fin dal ’99, il Pentagono ha trattato con la BAE come se fosse una corporation americana. Oggi la BAE vende più prodotti al dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che al ministero della Difesa inglese. Non è certo disposta a rinunciarvi in cambio di una fetta di quanto la Cina possa offrire.
    La compagnia italiana Finmeccanica, che ha vinto l’appalto per costruire la prossima generazione di elicotteri presidenziali americani, potrebbe pensarla nello stesso modo, così come molte altre compagnie europee.
    La volontà francese di imporre le proprie politiche commerciali a tutta l’Europa non farà altro che dividere l’Europa stessa.

    Il caso della Turchia
    La Turchia ha chiesto di entrare nell’Ue. E’ un membro della Nato e una delle più importanti nazioni musulmane con un orientamento filoeuropeo. Tuttavia molti europei sobbalzano al solo pensiero di un ingresso della Turchia.
    Se ammessa, la popolazione musulmana all’interno dell’Ue passerà nel giro di una notte da meno del 5 per cento del totale a quasi il 20. E naturalmente questi nuovi membri turchi avranno il diritto di spostarsi dove vogliono all’interno dell’Ue, una prospettiva che terrorizza molti paesi.
    Più l’Europa s’integra, più i suoi Stati membri appaiono preoccupati da nuovi membri percepiti come diversi, come la Turchia musulmana oggi o la povera Ucraina domani.
    Negli ultimi anni l’Europa ha subito il richiamo dei partiti di estrema destra – in particolare il Fronte nationale francese, giunto secondo alle ultime presidienziali (sebbene con meno del 20 per cento del voto sia al primo sia al secondo).
    Perché i partiti neofascisti hanno successo? In larga misura perché i partiti esistenti, bloccati dalle regole del gioco politico europeo, non sono in grado di dare una risposta alle preoccupazioni degli elettori su questioni come l’immigrazione, la criminalità e altri temi di carattere populista.
    E come affrontano i governi europei l’avanzata dei partiti neofascisti? Quasi sempre rendendo le loro politiche ancora meno responsabili e democratiche.
    Nel 2000, la Danimarca è stato il primo paese a votare per l’adozione dell’euro. I danesi hanno rifiutato la nuova moneta.
    Non era affatto una vittoria del centrodestra. Al contrario, il campo del “no” ha considerato l’euro come una minaccia per i servizi sociali del paese.
    Le élite dell’euro hanno considerato il voto come un avvertimento – il loro progetto di moneta unica era alquanto impopolare – e hanno fatto in modo che nessun altro paese europeo organizzasse un referendum sull’euro. Ma è proprio questa impressione che le più importanti decisioni siano prese da poteri invisibili e non responsabili ad alimentare la sfiducia degli elettori nella politica e a creare opportunità per partiti neofascisti.
    Il tasso di natalità europeo è precipitato vertiginosamente. In Spagna e Italia è molto al di sotto del livello necessario per mantenere stabile la densità della popolazione.
    Gli esperti di demografia non sono d’accordo sulle ragioni di questo declino. Fattori culturali, come il crollo della fede religiosa o l’indebolimento dei vincoli matrimoniali, hanno senza dubbio un ruolo importante. Ma buona parte della colpa va attribuita alle elevate tasse necessarie per sostenere il Welfare State europeo.
    Ciononostante, i paesi con tasse elevate all’interno dell’Ue, come la Germania, continuano a fare pressioni affinché i paesi con tasse più basse, come l’Inghilterra, si “armonizzino” agli altri. Quest’armonizzazione, nel breve periodo, isolerebbe l’industria tedesca. Ma sul lungo periodo minaccia di condannare l’intero continente a un disastro demografico.
    Gli Stati Uniti e l’Europa (e anche il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda) hanno una civiltà comune e anche una lunga lista di comuni nemici.
    La sempre maggiore spaccatura tra Stati Uniti ed Europa è un disastro della civiltà, e il tentativo di trasformare l’Europa in un unico Stato è la causa principale di questo disastro. I politici europei che cercano di creare una nuova identità europea per sostituire le vecchie fedeltà nazionali possono riuscire nel loro intento soltanto creando un nuovo “altro” transatlantico – un nuovo rivale e antagonista americano – che dia consistenza emotiva al loro altrimenti vuoto progetto burocratico. Questi politici si sono impegnati a fondo per due decenni e hanno ottenuto alcuni spaventosi e costosissimi successi.
    Gli americani, finalmente, si stanno accorgendo della minaccia. Sapranno accorgersene anche gli europei?
    E prima che sia troppo tardi?

    David Frum
    Con questo articolo David Frum, analista neoconservatore, editorialista di National Review e National Post ed ex speechwriter del presidente George W. Bush, inizia la collaborazione con il Foglio.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Usa e Europa

    In origine postato da mustang


    ... omissis ...

    Gli americani, finalmente, si stanno accorgendo della minaccia. Sapranno accorgersene anche gli europei?
    E prima che sia troppo tardi?
    Finalmente

    A me e' chiarissimo da tempo che l'America e' sotto il tiro incrociato di tre grandi nemici:
    - gli islamici attaccano sul fronte militare;
    - i cinesi sul fronte economico;
    - gli europei sul fronte morale (buonismo, ecc, ecc).

    E la vedevo in grosse difficolta', soprattutto perche' non si rendevano del pericolo europeo, secondo me il piu' grave dei tre.

    Speriamo che ora la musica cambi...

 

 

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