ALI PIEGATE Battaglia per conquistare i diritti d’atterraggio della società: se i decolli non riprendono questo mese, gli slot di Linate andranno perduti
Cimoli e Toto sono in pista per Volare
Alitalia vuole l’unico asset che resta al gruppo. Anche Air One. E non si hanno notizie dei 25 milioni chiesti da Rinaldini alle banche
La battaglia sotterranea tra Alitalia e Air One per mettere le mani sull’eredità di Volare è già cominciata. Obiettivo comune sono i preziosi diritti d’atterraggio (slot) all’aeroporto milanese di Linate, l’unico asset che ormai resta al gruppo aereo in amministrazione straordinaria. Ufficialmente gli interessati smentiscono. Ma, secondo più fonti vicine al ministero delle Infrastrutture e a quello del Welfare, Alitalia starebbe operando un pressing deciso sul commissario Carlo Rinaldini: pur dovendo sottostare alle limitazioni imposte dalla Commissione europea per il piano di ristrutturazione in corso, che prevede il congelamento di ogni iniziativa fino al 30 ottobre. Da parte Carlo Toto, il boss di Air One che punta all’affitto del ramo d’azienda di Volare, starebbe studiando da vicino la situazione (preparandosi a denunciare alla Commissione europea eventuali collaborazioni fra Alitalia e Volare). Gli slot a Linate fanno gola a tutti, non soltanto ad Alitalia ed Air One, ma la concorrenza tra le due società sul mercato nazionale è ormai apertissima e, in questa prospettiva, mettere le mani su quegli slot è fondamentale: ad Air One servono per continuare a guadagnare quote di mercato, a Giancarlo Cimoli, amministratore delegato di Alitalia per invertire il trend.
A riportare il dossier all’attenzione dei vertici di Alitalia, all’indomani della chiusura della vertenza con il proprio personale di volo, è l’approssimarsi della scadenza entro cui Volare Airlines dovrà riprendere i voli di linea. I tempi sono strettissimi. L’Ente nazionale aviazione civile (Enac) ha dato tempo a Rinaldini fino al 24 maggio, ma se atterraggi e decolli da Linate non riprenderanno entro fine marzo gli slot andranno comunque perduti. Il termine è stato fissato dall’ente europeo Assoclearance e, secondo Enac, non sarebbe derogabile.
La partita, dunque, si giocherà nelle prossime tre settimane e mezza. A metà febbraio, quasi al limite del tempo massimo, Rinaldini si è procurato quella che sembra l’ultima possibilità di conservare quegli slot. Un passaggio indispensabile per conquistare una posizione negoziale con chiunque sia interessato ad accordi con Volare, perché ci sono pochi dubbi che, se anche riuscisse a far decollare di nuovo aerei con le proprie insegne, Volare avrà comunque bisogno di un partner più forte per continuare ad esistere. Quanto a Rinaldini, dopo tre mesi persi per cercare di capire il business - con l’unico risultato di aver fatto ripartire un unico aereo charter con le insegne Air Europe grazie a un contratto con un gruppo di tour operator tra cui Costa Crociere, Valtur ed Alpitour - due settimane fa il commissario ha finalmente chiamato alla cloche un tecnico del settore, assumendo il quarantacinquenne Giulio De Metrio.
Proveniente da Alitalia, De Metrio ha preso il posto dell’ex braccio destro di Rinaldini, Domenico Dal Bo. Il neo direttore generale ha un solo obiettivo: tornare a far decollare Volare. I problemi da risolvere però sono tanti e il tempo è poco. Lui ci sta provando: la scorsa settimana ha ricostituito la struttura manageriale dell’azienda, richiamando parte del personale in cassa integrazione, e ha messo mano a un piano industriale e di marketing. E ha iniziato ad affrontare l’ostacolo maggiore, quello su cui Rinaldini ha finora fallito: convincere le società di leasing internazionali, già scottate dall’insolvenza di Volare, a noleggiare gli aerei necessari per riprendere l’attività. Secondo fonti di Volare, De Metrio avrebbe ottenuto la disponibilità immediata di due Airbus A320 e questa settimana incontrerà le società di gestione aeroportuale per chiudere una triangolazione indispensabile per la ripresa operativa.
L’ipotesi di lavoro è partire con due aerei e una formula commerciale che non sarebbe più low cost. Mettere a posto il versante operativo però non basta: servono anche i soldi. E per il momento, nonostante alcune aperture da parte degli istituti di credito, non si hanno notizie dei 25 milioni di nuova finanza chiesti da Rinaldini alle banche sulla base di un piano industriale presentato a fine dicembre e che prevedeva la ripresa dei voli di linea per il 4 marzo. Per ripartire servirebbero subito una decina di milioni.
Se non fosse possibile chiudere il cerchio entro marzo, per non perdere gli slot Rinaldini potrebbe riprendere l’attività affittando due aerei da un’altra compagnia con la formula del wet lease , ovvero completi di equipaggio.
In alternativa ci sarebbe l’ipotesi Alitalia per gestire gli slot di Linate e collaborare con Volare nel medio e lungo raggio. Su quest’ultimo versante l’ipotesi sarebbe di affiancare un secondo Boeing 767 a quello che già oggi Volare usa attraverso Air Europe. In casa Volare c’è chi ricorda che nel 2002 proprio De Metrio, all’epoca capo divisione passeggeri di Alitalia, aveva messo a punto l’accordo, poi naufragato, tra la compagnia di bandiera e Volare.
Giovanni Paci
Corriere della Sera




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