Dal n° 228 - Febbraio-Avanguardia
Quando la democrazia fa rima con tirannia.
Da sempre abbiamo ammirato la sobrietà, la spartanità e la severità, la ricchezza spirituale e l'ascetismo promanante - il risalto dell'etica e dell'inossidabile tenuta interiore di Francesco d'Assisi e di Bernardo di Chiaravalle, forse, in altre parole -, delle tante basiliche, delle tante cattedrali o semplici cappelle, di architettura
gotica sparse in tutt'Europa.
Pur non dichiarandoci cristiani nè cattolici.
Spesso abbiamo il modo di ammirare, contemplandone la bellezza e l'austerità in essa regnante, la basilica di San Domenico in Siena, ove viene venerata anche la Patrona
d'Italia Santa 'Caterina'.
Lì abbiamo avuto il modo di acquistare un libro sulla figura della Santa, che racchiude alcune Sue "Lettere", scritte tra il 1374 ed il 1378, nelle quali Caterina da Siena interveniva nella vita politica e sociale del suo tempo, esortando re e regine, principi e principesse, cavalieri ed uomini di religione, a vivere ed agire rettamente, prioritariamente sulla propria persona [così come è contemplato nella "grande lotta" degli islamici, quella contro le debolezze interiori] e poi nei "beni" e nelle "città prestate" dalla volontà da Dio.
II volumetto [11, infatti, reca il titolo de "la città prostata. Consigli ai politici".
Nella prefazione al libro, redatta dal filosofo e sociologo cattolico Gianfranco Morra, è riportato, tra le righe, in riferimento ai tempi in cui visse S. Caterina: « [...] È proprio dei grandi uomini di vivere con intensità il dramma del loro tempo e, insieme, di proporre delle soluzioni che lo trascendono, in quanto dotate di validità universale». Ne condividiamo integralmente il contenuto e, infatti, noi combattiamo risolutamente con la forza delle idee per conseguire il risultato di una società più equa, più giusta ed armoniosa, che aborrisca il potere dello spirito capitalistico e lo sfruttamento insensato d'ogni componente, animale e vegetale, che caratterizza la vita e l'equilibrio della terra.
Prosegue Morri: «L'Italia nostra, a cinquant'anni da
quella proclamazione, può vantarsi di avere un regime libero e democratico, di avere raggiunto pace, benessere e larga giustizia sociale. Eppure, per non poche altre ragioni, non può rallegrarsi. La morale sociale non è certo molto alta; pratiche contrarie alla dignità dell'uomo sono molto diffuse; la vita dal suo albeggiare sino al tramonto, non è sempre difesa; la solidarietà soffre di gravi cadute; la tossicodipendenza si diffonde ed il terrorismo non è ancora vinto; la delinquenza anche minorile, è in continuo aumento; edonismo e sfiducia sono assai diffusi e si traducono, sovente, in scarso impegno lavorativo e in disinteresse, quando non anche in disprezzo per la politica.
In questa radicale crisi dei valori, non è certo pensabile che delle semplici riforme di struttura possano consentire il recupero di una convivenza onesta e solidale. Ben vengano, queste riforme, che tanto tardano, ma esse non potranno migliorare di molto la situazione, anzi potrebbero anche peggiorarla, se non saranno accompagnate da un mutamento interiore, radicato nella intimità di ciascuno e capace di tradursi in opere di bene e di servizio per il prossimo«.
Delle due l'una.
Morra rileva il male della società italiana, individuandone perfettamente in buona parte le radici, ma sostanzialmente aderisce al male che ha generato tutte quelle storture e quelle neoplasie che caratterizzano e condizionano l'Italia dal dopoguerra a oggi. II regime democratico, meglio liberaldemocratico, fondato sulla malapianta della pratica democristiana e dell'antifascismo da cerimonia, è la causa d'una pace fittizia, poichè all'interno di tanti nuclei familiari la guerra per la sopravvivenza quotidiana è in pieno svolgimento, d'un benessere circuito a pochi ed a quanti intrallazzano col potere e ad esso sono acquiescenti e solidali, e d'una estesa Ingiustizia sociale, proprio perchè le pratiche della ristrutturazione liberista nel campo del lavoro, delle retribuizioni e della ridistribuzione dei beni agevolano chi possiede il capitale finanziario ed i suoi sostenitori ai danni del popolo. Coscientemente, sottolinea Morra, la costante pratica nell'invocare le "riforme" [il pretesto usato dai politicanti per stabilizzare lo status quo] non potrà mai risolvere e dare delle risposte adeguate, per il bene di tutti, alle tante lacune, alle tante ingiustizie e storture, alla costante pratica della violenza, che Invece caratterizzano la società italiana, nella quale la componente cattolica, numericamente maggioranza, ha delle colpe non trascurabili, nel momento in cui non è intervenuta con coraggio nel tentativo d'un autentico risanamento etico-morale. Ma tant'è: il capitalismo insito nelle coscienze dell'Occidente giudeoplutocratico, ove la chiesa cattolica (e non) ha un potere non trascurabile, ha plasmato e omogeneizzato ogni cosa, azzerando ogni principio che vuole l'Uomo imprescindibilmente legato alla Legge e all'Ordine del Cosmo.
Lontani dal voler praticare una critica personale verso il prof. Morra, del quale apprezziamo l'invocazione e la propensione verso un'etica solidaristica e di giustizia che dovrebbe risaltare gli uomini e la politica, è nostra intenzione ricalcare come la sedicente democrazia, il liberismo esasperato e la pratica dell'edonismo stiano divenendo sempre più pesantemente il vero e unico regime dittatoriale, il carcere delle coscienze e delle idee, che stritola la libertà e l'intelligenza dell'Uomo.
Con riverenza, togliendo il disturbo a Santa Caterina da Siena possiamo affermare che oggi l'uso della politica è un fine, non un mezzo, eguale alla pratica della rapina e del saccheggio, in senso lato, per gli utili delle bande oligarchiche e degli interessi sovranazionali e sovraistituzionali. Ad esempio, tale pratica di rapina la possiamo riscontrare sia dalla politica estera ed economica degli Stati Uniti, fino agli indirizzi politici dei vari governi italiani.
Sottintendendo, codesti regimi, gli indirizzi mercantilistici e plutocratici proprii della realtà
Occidentale, non praticano e non rispettano la giustizia e la libertà; tollerano più che sufficientemente qualsiasi illegalità negli usi quotidiani e nei traffici, qualsiasi sopraffazione, parecchie pratiche di violenza, ma sono lesti a reprimere ed a criminalizzare chiunque con le idee si oppone a questo dominio del pensiero unico. Che siano uomini, gruppi di uomini o Stati sovrani.
Oggi i parametri [residuali] di libertà di opinione,
di espressione e di pratica politica] esistenti in Italia sottendono proprio quelli stabiliti ed ordinati oltre oceano all'interno dalle rigide normative del neoliberismo e dagli indirizzi di politica estera che interessano gli obiettivi e le strategie dei neoconservatori statunitensi e dei loro interessi proiettati all'interno di industrie multinazionali. Si potrà esercitare e godere di una presunta libertà democratica solo se ti attieni alle regole indirizzate dal villaggio globale e utili alla proliferazione di questo.
Nella pratica, un regime liberale dovrebbe [dovrebbe...] accettare e tollerare la circolazione di idee, pur se contrapposte al suo pensiero, proprio perchè l'ideologia liberale prevede l'esercizio della contraddittorietà delle idee, per un [vago] principio di libertà.
Le istituzioni italiane sembrano ricalcare proprio questa ambiguità, intraprendendo un delirante tragitto che evidenzia come la libertà e la giustizia sociale, così come la pace sociale, non esistono affatto.
Come si fa a parlare di giustizia sociale, di regime libero e democratico, nel momento in cui in sessanta anni di storia repubblicana ed antifascista essi non sono mai riusciti a chiarire, ad individuare la verità e a dare giustizia, i perchè di tanti eventi criminosi e luttuosi, che si sono susseguiti nel territorio nazionale dalla strage di Portello della Ginestra fino a quella di Ustica? Perchè lo Stato italiano non è mai riuscito a sugellare e a custodire la legalità, le opportunità di lavoro e di libera convivenza a Napoli? Perchè questo regime democratico ed antifascista non è mai riuscito a venire a capo del male criminoso e delittuoso che imperversa in tutto il Meridione, che si chiami mafia, camorra o 'ndrangheta che sia? Perchè?
Compromessi, connivenze, interessi comuni, col palazzo e coi palazzi?
Dobbiamo ritenere di sì!
Questo stato che reprime e criminalizza ogni idea non conforme, che manganella e picchia senza remore ragazze e ragazzi che protestano nei confronti delle norme antisociali ed antipopolari proprie del neoliberismo, che trattiene per due ore in questura militanti politici solo per avere affisso degli adesivi [della Comunità Politica di Avanguardia...] in corso Unione Sovietica a Torino, è molto attento a vigilare e a colpire chiunque agisce in nome di idee contrarie all'economicismo, qualsiasi esse-siano, ma non riesce assolutamente a venire a capo del malaffare organizzato dalla criminalità. È stato molto attento negli anni del terrorismo, sconfiggendolo ed infiltrandolo, a dare ampie facoltà di manovra al generale Dalla Chiesa. Nella contrapposizione e nella lotta alla criminalità politico-mafiosa, Dalla Chiesa é stato in seguito a morte sicura nella Palermo dei misteri.
Così come è stato lasciato solo e condannato al sacrificio, in una realtà ove lo Stato è assente del tutto, se non per riscuotere balzelli vari, il giudice Livatino.
Le forze del disordine borghese non riescono a tutelare la pace e la sicurezza dei popolo, in mano a tanti prepotenti, a tanta illegalità, a tanta violenza, a tanta sopraffazione, ma sono attentissime a far piegare qualsiasi bandiera e qualsiasi striscione con una "croce celtica" spiegata in stadi o palazzetti; pronti a denunciarti sol perchè nel bavero della giacca porti una spilla con la tanto famigerata "croce celtica"; simbolo ad uso e consumo, per la verità, di tanti idioti e di tanti perfidi che non ne conoscono o ne profanano il Mito e la Sacralità.
Attraverso una sedicente idea di democrazia e di libertà, adesso, sono stati sventrati e violentati interi popoli; ciò a causa di Ipotetici pretesti e di montature giornalistico-mediatiche finemente preparate oggi finalmente del tutto smentiti come la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq.
Adesso anche la Casa Bianca ammette che in Iraq non c'erano armi proibite! A tale conclusione è arrivato il responsabile dell' Iraq Survey Group", "la task-force di milleduecento uomini [...] impegnati da due anni nella loro ricerca" [2] in questi giorni tornata negli USA. Mentre in Afghanistan, pur godendo dell'appoggio degli altri stati alleati, gli occidentali non riescono ancora ad avere ragione dell'enigma Bin Laden, il responsabile [il solo? il presunto?] degli eventi dell'11 settembre. II codazzo ipocrita e manicheo al seguito di Bush, Blair e Berlusconi ciancia di libertà e di diritti delle donne nella realtà islamica. Ma costoro non hanno mai mosso un appunto, in tal direzione, agli alleati sauditi, kuwaitiani, degli emirati arabi, del Qatar o dell'Oman,
perchè?
Adesso, in nome della democrazia e della libertà vincolate al neoliberismo ed allo sfruttamento del petrolio e delle risorse energetiche e degli interessi multimiliardari delle multinazionali della morte e dello sterminio, si tenta di muovere la guerra alla Repubblica Islamica dell'Iran.
In maniera provocatoria, gangeristica, autenticamente degna dei migliori brutti ceffi propri dei film western, gli Stati Uniti, spinti dall'impeto razzista e imperialista dei sionismo internazionale, tentano di innescare la miccia d'una tragedia mondiale per assicurare il Medio Oriente alla stabilità e al predominio di Israele e per il controllo del petrolio e delle sue rotte.
È la verità. È la certezza dell'esistenza d'un piano criminale che scatenerebbe altra morte e distruzione, tale da pregiudicare realmente la stabilità ambientale del pianeta.
Gli Stati Uniti non usano mezze misure, nè il dialogo o la diplomazia: solo l'arroganza paramafiosa. Usano da tempo gruppi terroristici per destabilizzare l'Iran. "L'MKO, Mujahedin-e Khalq Organition, l'Esercito di liberazione nazionale dell'Iran, è nella lista Usa delle formazioni del terrore, ma poi dà una mano in Iraq e due mani lungo i confini e nelle città iraniane. Allora si chiude un occhio. Negli Stati Uniti e in Europa. In Italia, per dire, l'MKO ha sedi regolari e militanti noti. A volte si possono chiudere anche due occhi. È il caso più recente. A quanto sostengono fonti informate, il governo Berlusconi si è impegnato con Washington a "prendere in carico", alla fine delle operazioni irachene, duemila uomini dell'MKO "esfiltrandoli" dal terreno, dove hanno combattuto con le forze della coalizione" [3]. In più, gli Usa partendo da basi nel Pakistan stanno già compiendo operazioni
segrete sul territorio dell'Iran [territorio del quale conservano brutti ricordi a suon di bastonate...] per scoprire, attaccare o distruggere, possibili impianti nucleari.
Come sopra scritto, le spinte da parte di Israele per colpire la Repubblica Islamica dell'Iran non sono poche. Tanto che il ministro israeliano Natan Sharansky sembra essere divenuto in tema di democrazia il consigliere di Bush. L'unilateralità di vedute dell'asse Gerusalemme-Washington,
indirizzata alla cancellazione della identità arabo-mussulmana e della Tradizione islamica dal Medio Oriente, radicata nella visione messianico-talmudica ed in quella della superiorità ebraica sui popoli del mondo, vedrebbe addirittura nel prossimo futuro lo scenario iracheno trasferito - questo il pensiero di Sharansky pronunciato nel suo libro "L'argomento a favore della democrazia", una sorta di nuova Bibbia per George W. Bush - non solo in Iran, ma anche in Siria, Arabia Saudita ed Egitto. [4]
Non volendo per nessun motivo compiere retorica, possiamo liberamente e con coscienza affermare che il diritto e la democrazia in regime liberalcapitalistico sono delle componenti utili e necessari unicamente ai centri di dominio e di potere economici e delle lobbies dell'istituzionalità occulta. E il dato emergente, ossia il potere politico totalmente asservito alla dinamiche finanziarie [i "politici camerieri dei
banchieri", come affermato dal prof. Giacinto Auriti] ne è un dato incontrovertibile.
Da adesso e per il futuro: quale libertà resterà per i popoli, quali libertà resteranno per le idee? Poche, se non niente. Probabilmente sarà utile creare, così come ha fatto il potere economico per esercitare senza imbarazzo i suoi intrallazzi criminali, delle isole "off-shore' ove praticare la libertà delle idee e della intelligenze .
di Leonardo Fonte




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