Tutti gli uomini della vecchia e nuova nomenklatura da Abramovic a Putin
Carlo Benedetti, Datanews, 2004 Roma
L’albero genealogico della nomenklatura russa ha radici che risalgono all’apparato burocratico dell’assolutismo zarista, quando prevalevano situazioni di censo, di famiglia e di appartenenza nobiliare. L’ingresso nella nomenklatura, nel periodo sovietico, sebbene non sia mai stato fissato in maniera formale, avveniva tramite una serie di prove sui generis a vario livello e in varie sedi. Diventavano così elementi validi l’iscrizione al Partito, il benestare degli onnipresenti servizi segreti, le presentazioni fatte da personaggi influenti, il conseguimento di diplomi in determinati istituti o scuole, i meriti ottenuti sul campo.
Per Putin, con una carriera del tutto lineare all’interno di accademie dell’intelligence, la conquista del vertice ha segnato il passaggio da una nomenklatura sovietica ad una carriera lampo in un’era di completa transizione, ancora non facilmente definibile. La scala promozionale sembra aver retto al crollo dell’Unione Sovietica, rimanendo perciò inalterato il sistema di formazione e scelta dei quadri dirigenti. Il cambiamento epocale è, piuttosto, la prepotente entrata in scena di nuovi bacini dai quali emergono oggi i nuovi quadri della Russia del capitalismo selvaggio, provenienti dalle fila della massoneria, delle congregazioni parareligiose, delle associazioni di interesse, delle mafie (in particolare quella ebraica).
Il ruolo della nomenklatura si è rivelato in maniera clamorosa nel momento del crollo dell’Urss. Attraverso quella che appare ai più essere stata una gigantesca operazione di cosmesi politica, la parte più malleabile della classe dirigente si è trasformata in un qualcosa a metà strada tra il partito democratico americano e la socialdemocrazia tedesca.
Composta da un numero ristrettissimo di persone, secondo l’autore del libro essa ha compreso in anticipo l’imminenza della catastrofe ed ha preso le misure del caso: la creazione della banca Menatep ad opera dei dirigenti della Komsomol, organizzazione della gioventù comunista, potrebbe essere interpretata perciò come la prima mossa della nomenklatura in vista di un futuro che appariva incerto e difficile, ma al tempo stesso ricco di opportunità di affermazione sociale ed economica.
Carlo Benedetti, esperto della politica e della società russe, per molti anni vissuto a Mosca come corrispondente prima de “L’Unita” e poi di “Liberazione”, ha raccolto in questo testo oltre cento brevi biografie dei nuovi potenti della Russia, i loro legami con la classe politica dell’era sovietica, la loro formazione, i ruoli svolti nell’apparato dello Stato sovietico e nel Partito comunista. Dai rappresentati più conosciuti della politica russa degli ultimi vent’anni (Gorbaciov, Eltsin, Putin, Primakov, Cernomyrdin) ai loro oppositori nei vari versanti, comunista (Zjuganov, Anpilov) o galassia nazionalista (Zhirinovskij, Baburin, Safarevic), dagli oligarchi, in disgrazia (Berezovskij, Chodorkovskij, Gusinski) o sulla cresta dell’onda (Abramovic, Kukes), agli esponenti del pensiero neo-eurasista (Dughin, Bedjurov, Krasnov), Benedetti traccia un quadro esauriente, vero e proprio prontuario utile a tutti coloro i quali vogliano conoscere le future linee di sviluppo del continente Russia.




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