Piú di 190 stranieri sono stati rapiti in Iraq nell'ultimo anno. Almeno 13 rimangono ancora nelle mani dei loro rapitori. Una trentina sono stati uccisi. II resto é stato liberato, la maggior parte dietro pagamento di un riscatto. Con il linguaggio secco da bollettino di guerra, Todd Pittman dell'Associated Press, uno dei giornalisti che lavora a Baghdad per offrire l'informazione piú onesta possibile su quel che sta accadendo, ci informa che é nata e si é sviluppata fiorente un'industria dei sequestri la quale ha un suo fatturato, con costi e benefici e distribuisce i suoi profitti.
Al suo bilancio ha contributo anche l'Italia, precisamente il governo italiano (e in ultima istanza il contribuente) per una somma non indifferente. Se sono stati pagati circa 6 milioni di dollari per liberare Giuliana Sgrena, sommandoli a quel che é stato sborsato per le due Simone e le quattro body guards si arriva tranquillamente a una dozzina di milioni di dolla-ri. II che ci rende il piú generoso contribuente alla guerriglia baathista. Sono stime del tut to improvvisate, basate sul sentito dire, sia chiaro, perché informazioni ufficiali non ve ne sono. Ammettiamo anche che il valore marginale di altri stranieri rapiti fosse inferiore (come l'uomo d'affari giordano per il quale sono stati chiesti appena 250 mila dollari) l’industria dei sequestri ha incassato non meno di cento milioni di dollari. A chi sono andati e per fare che cosa?
Per rispondere bisognerebbe sapere esattamente chi sono i rapitori. E non é affatto semplice. Si nascondono dietro una cortina di sigle diverse, nessuna delle quali per la veritá rispondono ai nomi ufficiali dei gruppi che for-mano la guerriglia. Gli americani distinguono guerriglieri e terroristi veri e pro-pri: questi ultimi coincidono con i gruppi della galassia al Qaeda. I loro rapimenti in genere finiscono nel sangue.
I primi, anche se usano mezzi terroristici, sono riconducibili alle milizie baathiste. Secondo una ricostruzione che viene dalla loro stessa fonte, Saddam Hussein nel 1998, subito dopo i missili lanciatigli dall'amministrazione Clinton, sentendosi per la prima volta seriamente minacciato, creó un esercito parallelo di 15 mila uomini, addestrati alla guerriglia e pronti a scomparire tra le dune del deserto per riapparire solo in caso di necessitá (cioé di una invasione americana). Ne fanno parte componenti della Guardia repubblicana, di Fedayin di Saddam, ufficiali dell'esercito e dei servizi segreti. Non si sa se obbediscano a un comando unificato anche se un generale che si fa chiamare Abu Mutasim, in un'intervista ad al Majd, periodico basato in Giordania e simpatizzante per la guerriglia, sostiene che questo comando esiste e coordina la resistenza. Opera principalmente nel triangolo sannita, ma non solo. Anche nel sud, anche nella zona di Nassiriyah controllata dagli italiani e dalle milizie di Moqtada al Sadr, considerato non un traditore, ma un «idiota» che si illude di poter trattare con il governo provvisorio.
Il vuoto politico che si é creato dopo le elezioni, ha accelerato le operazioni guerrigliere,dice il generale. L'assemblea nazionale eletta si riunirá solo la prossima settimana, probabilmente il 16, e i partiti non sono riusciti ancora a trovare un accordo su chi sará il primo ministro. Ma Abu hlutasim giura che anche dopo la formazione del governo gli attacchi della guerriglia continueranno. Ne sono convinti anche gli americani i quali insistono perché si stringano i tempi e si com-piano sforzi maggiori nell'addestramento delle forze di sicurezza irachene. Le incertezze politiche, ci informa l'Ap, stanno complicando la situazione. Nessuno vuol prendere decisioni per paura di essere sconfessato dal nuovo governo. In questa situazione, l'industria dei sequestri serve sia per tenere accesi i riflettori sia per alimentare le finanze che rischiano di essiccarsi a mano a mano che anche la Siria di Bashar al Assad (uno dei principali sostenitori dei baathisti) è sempre più in difficoltà. I guerriglieri sunniti non possono contare sull'Iran e sempre meno anche sull'Arabia saudita, dove le maghe verso le componenti radicali e wahabite, si stanno stringendo. Naturalmente, una forte componente di criminalità comune si fa spacciare per guerriglia e partecipa a questo mercato degli occidentali. Rendendo ancor piú esplosiva la miscela. L'unico modo per neutralizzarla é non pagare. Facile a dirsi, piú difficile per dei govemi che hanno il dovere di difendere i propri connazionali all'estero.
L'Italia ha sempre seguito una linea diversa. Fa parte del suo tradizionale modus operandi soprattutto in Medio oriente. C'é una tradizione ormai collaudata almeno da vent'anni (cioé dalla nostra presenza in Libano). Non si tratta solo di opportunismo, ma di flessibilitá dovuta a una conoscenza del territorio migliore rispetto a quella degli americani. Ieri ai solenni funerali di Nicola Calipari hanno parlato Letta e Pollari, gli uomini che hanno gestito con sagacia e intelligenza non solo il sequestro di Giuliana Sgrena, ma anche gli altri. E di fronte a centomila persone che hanno reso omaggio commosse a un «eroe nazionale», é davvero difficile mettere da parte la commozione e ricorrere alla fredda ragione. Ma c’è altro modo per spezzare questo orrendo circolo vizioso ?
TgCom




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