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  1. #1
    suum cuique
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    Predefinito Rapporto Della Cia: Supremazia Globale Usa Potrebbe Finire In 15 Anni

    da http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/15.htm


    Fred Kaplan

    RAPPORTO DELLA CIA: SUPREMAZIA GLOBALE USA POTREBBE FINIRE IN 15 ANNI



    Chi sarà il primo politico abbastanza coraggioso da dichiarare pubblicamente che gli Usa sono un potere in declino e che i suoi leader devono urgentemente discutere cosa fare in proposito? Questa prognosi di declino viene non (o non solo) da studiosi di sinistra che tifano per il crollo dell'imperialismo, ma dal Consiglio per le Informazioni di interesse Nazionale (NIC) - il “centro per il pensiero strategico” all'interno della comunità Usa per l' acquisizione delle informazioni. Le conclusioni del NIC vengono presentate integralmente in un nuovo documento di 119 pagine, dal titolo “Disegnare la mappa del futuro globale: Rapporto del progetto 2020 del Consiglio per le Informazioni di interesse Nazionale”. Il documento non è classificato ed è disponibile sul sito Web della CIA. Il rapporto ha ricevuto modesta attenzione dalla stampa nelle ultime due settimane, principalmente a causa della sua previsione che nell'anno 2020 “l'Islam politico” sarà ancora “una forza potente”. Solo pochi articoli o colonne di giornale hanno preso nota della sua conclusione centrale: “Il probabile emergere della Cina e dell'India... nella veste di nuovi maggiori protagonisti globali - simile all'avvento della Germania unita nel 19° secolo e dei potenti Usa all'inizio del 20° secolo - trasformerà il panorama geopolitico con impatti potenzialmente altrettanto drammatici di quelli avvenuti nei due secoli precedenti”. In questo nuovo mondo, appena 15 anni avanti a noi, gli Usa rimarranno “un importante modellatore dell'ordine internazionale” - probabilmente la singola nazione più potente - ma la sua “posizione di potere relativo” sarà “erosa”. I nuovi “poteri arrivisti” - non solo la Cina e l'India, ma anche Brasile, Indonesia e forse altri - accelereranno questa erosione, perseguendo “strategie disegnate per escludere o isolare gli Usa”, allo scopo di “forzare o lusingare” noi ad agire secondo le loro regole. L'attuale politica estera Usa sta incoraggiando questa tendenza, ha concluso il NIC. “La preoccupazione Usa per la guerra al terrorismo è largamente irrilevante per la problematica relativa alla sicurezza della maggioranza degli Asiatici” - dichiara il rapporto. Gli autori non sminuiscono l'importanza della guerra al terrore - lontano da ciò. Ma essi scrivono che una “questione fondamentale” per il futuro del potere e dell'influenza Usa è se i politici Usa “possono offrire agli stati asiatici una visione attraente di sicurezza e di ordine regionali, capace di competere e magari superare quella offerta dalla Cina”. Se ciò non è, “il disimpegno Usa da quello che veramente interessa ai suoi alleati Asiatici aumenterebbe la probabilità che essi possano in futuro salire sul carro di Pechino e consentire alla Cina di creare il proprio sistema di sicurezza regionale, che escluda gli Usa”. Nella misura in cui questi nuovi poteri cercano altri da emulare, essi potrebbero guardare all'Unione Europea, non agli Usa, come “un modello di governo globale e regionale”. Questo cambiamento in un mondo multipolare “non sarà senza dolore” - prosegue il rapporto - “e colpirà in modo particolare le classi medie del mondo sviluppato”, con ulteriori dislocazioni all'estero di posti di lavoro e deflusso di capitale d'investimento. In breve, la previsione del NIC comporta non solo una ricalibrazione nella bilancia del potere mondiale, ma anche - mentre queste cose avvengono - una perdita di ricchezza, di reddito e di sicurezza, in tutti i significati della parola. La tendenze dovrebbero già apparire evidenti a chiunque legga un quotidiano. Non passa giorno senza un'altra storia di come stiamo ipotecando il nostro futuro presso le banche centrali di Cina e Giappone. Il deficit pubblico annuo Usa, che si avvicina ai 500 miliardi (mezzo trilione) di dollari, è finanziato dai loro acquisti di Titoli di Stato Usa. Il deficit commerciale Usa - la gran parte del quale realizzato a causa degli acquisti di beni fabbricati in Cina - ora supera i 3 trilioni (3mila miliardi) di dollari. Nel frattempo la Cina sta soppiantando gli Usa in tutta l'Asia - nel commercio, negli investimenti, nell'istruzione, nella cultura e nel turismo. Si sta anche appropriando di parte dei mercati dell'America Latina (la Cina è ora il mercato d'esportazione numero 1 del Cile ed il partner commerciale numero 2 del Brasile). Gli studenti di ingegneria asiatici, che una volta avrebbero potuto andare al MIT o all'Istituto Californiano di Tecnologia (Cal Tech), ora vanno alle Università di Pechino. Nel frattempo, mentre l'Unione Europea diventa un'entità coesa, il valore del dollaro contro l'euro è precipitato di un terzo negli ultimi 2 anni (un ottavo dal solo Settembre 2004). Mentre il tasso di rendimento del dollaro declina, gli investitori in valuta - compresi quelli che sinora hanno finanziato il nostro deficit - cominciano a diversificare i loro investimenti. In Cina, Giappone, Russia e nel Medio Oriente i banchieri centrali hanno scaricato i dollari a favore degli euro. Le politiche di Bush, che hanno approfondito il nostro debito, hanno altresì messo in pericolo la condizione del dollaro quale valuta mondiale di riserva. Cosa sta facendo il governo Bush per contrastare il declino o almeno attenuare il colpo? Difficile da dire. Durante l'audizione di conferma di Condoleezza Rice la settimana scorsa, il Senatore Paul Sarbanes, Democratico del Maryland, le ha posto alcune domande a proposito del nesso tra andamento dell'economia internazionale e potere politico (n.d.t.: se, cioè, non fossero le azioni di politica estera Usa a danneggiarne le relazioni economiche con il mondo). La Rice lo ha rimandato per informazioni al segretario del tesoro. Il NIC ha pubblicato il rapporto poche settimane prima del discorso inaugurale di Bush, ma esso serve a buttare ancora più acqua fredda sulla altezzosa fantasia che gli Usa stanno portando la libertà a popoli oppressi in quale che sia il posto. In Asia - riferisce il rapporto - “i leader presenti e futuri non prendono posizione sulla questione della democrazia e sono più interessati allo sviluppo di quello che essi possono percepire come il modello di governo più efficace”. Se il presidente realmente volesse diffondere libertà e democrazia per il pianeta, egli avrebbe bisogno (tra le altre cose) di presentare gli stessi Usa come quel “modello di governo”, per mostrare al mondo, secondo il suo esempio, che le libere democrazie hanno successo ed è conveniente emularle. Invece il rapporto NIC tratteggia un mondo in cui sempre meno persone guardano agli Usa come un modello di alcunchè. Non possiamo vendere la libertà, se non possiamo vendere noi stessi.

    29 Gennaio 2005
    fonte: http://francescocaselli.blogspot.com/

  2. #2
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    RIDICOLO!!!!!!!!!!!!!!!

    Ricordo di certi rapporti
    degli anni 70 che dipingevano
    la Russia come molto
    piu avanti dal punto
    di vista tecnologico
    ed economico!!!

    Abbiamo visto come
    è finita!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. #3
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    L'Unione Sovietica era finanziata dalle banche americane popò di idiota, è bastato tagliare i fondi.

  4. #4
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    L'Unione Sovietica era finanziata dalle banche americane popò di idiota, è bastato tagliare i fondi.
    Ma va!!!!!!!!!!!!!
    E la Cina e l'India
    da chi sono finanziati
    secondo te?!!

    Chi credi abbia fatto
    entrare questi paesi
    nel WTO?
    Chi credi che assorba centinaia
    di miliardi di dollari in merci
    prodotte in questi stati
    ogni anno?

    Chi credi investa miliardi
    di dollari in impianti,
    joint-venture, reti commerciali
    partnership, in questi paesi?

  5. #5
    suum cuique
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    Hai ragione capitano gli Stati Uniti sono la fine della storia, non crolleranno mai.

    Se fossi un pò più serio perlomeno avresti letto l' articolo e ti saresti reso conto che le informazioni provengono da un rapporto del "Consiglio per le Informazioni di interesse Nazionale".

  6. #6
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    In origine postato da Otto Rahn
    Hai ragione capitano gli Stati Uniti sono la fine della storia, non crolleranno mai.

    Se fossi un pò più serio perlomeno avresti letto l' articolo e ti saresti reso conto che le informazioni provengono da un rapporto del "Consiglio per le Informazioni di interesse Nazionale".
    basta rileggere un libro di Luttwack di qualche anno fa

  7. #7
    suum cuique
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    Comunque l' articolo impone qualche riflessione e questo è il motivo principale per cui l' ho riportato.

    Ora nell' ipotesi che queste previsioni che sempre più insistemente circolano sul prossimo futuro siano veritiere e che in effetti un domani non lontano gli Stati Uniti siano costretti a retrocedere dal loro ruolo egemone sulla scena mondiale come la mettiamo? O per meglio dire, tolti di mezzo loro, abbiamo forse raggiunto i nostri obiettivi in quanto fascisti, in quanto tradizionalisti, in quanto nemici del sistema globale?

    Come sempre accade è facile focalizzare su periodo brevi le attenzioni su un solo nemico, stigmatizzarlo giorno per giorno a causa della sua presenza ingombrante e riversare su di lui tutte le maledizioni e gli strali che si hanno a disposizione ma dopo?
    Una volta che il nemico è scomparso ma il male è rimasto?

    Perchè è proprio questo mi dico il problema fondamentale dei nostri tempi. Il fatto che gli Stati Uniti non solo il Male stesso ma solo uno dei suoi rappresentanti più recenti, forse più tenaci ma...dopotutto, passeggeri.

    In un mondo futuro in cui altre aree del mondo, l' Asia, il Sud America acquistino potere e importanza noi come Europa, ancor prima come Italia, come ci poniamo? Chi siamo? Cosa vogliamo?

    La Cina sia chiaro non è un' alternativa agli Stati Uniti, è solo il prossimo concorrente in questa gara a staffetta. Una gara che si è dimostrata nefasta per i destini dell' uomo e del pianeta.

    Altre riflessioni seguiranno...

  8. #8
    suum cuique
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    Se è vero che gli Stati Uniti stanno implodendo uno si chiede anche quali siano le cause di questa situazione e se le cause sono, come credo giustamente di individuare, il fatto che un sistema non si pùò reggere all' infinito sull' espoliazione sistematica delle risorse altrui e sull' usurocrazia allora questo vale anche per qualsiasi altro paese.

    Ora ritornando alla Cina, all' India e alle altre stelle emergenti in questo scorcio del nuovo millennio esse non stanno facendo altro che seguire, mutatis mutandis, quello che l' Europa prima e gli Stati Uniti poi hanno fatto, ossia imbracciare il produttivismo, il materialismo, l' industrialismo più sfrenato.
    Sono stato in India questa estate e qualche idea sui mutamenti della società in atto me la sono fatta.

    Noi siamo in declino, loro in ascesa stratosferica ma se seguono le orme dell' occidente è solo questione di inversione di ruoli ma prima o poi la traiettoria si paleserà identica.

    Ribadisco, noi abbiamo bisogno di un' alternativa. Di un reale cambiamento di paradigma economico, sociale, spirituale.
    Non abbiamo bisogno di cambiare padroni, prima a ovest, domani a est.

    Un vescovo in un negozio gestito da un mio amico si è lasciato sfuggire qualche illazione sul possibile nuovo papa all' indomani della morte o del ritiro di Woytyla. Beh non è così improbabile che sia un papa nero. E questo cosa significa?
    Significa, come ha detto lo stesso vescovo ad un mio amico, "la fine di un' era", l'era dei bianchi.

  9. #9
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    e che in effetti un domani non lontano gli Stati Uniti siano costretti a retrocedere dal loro ruolo egemone.....



    Vabbe è chiaro che tra 1 milione
    di anni torneranno i dinosauri!!!

    L'uomo è solo di passaggio!!!!

  10. #10
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    In origine postato da Otto Rahn
    Se è vero che gli Stati Uniti stanno implodendo uno si chiede anche quali siano le cause di questa situazione e se le cause sono, come credo giustamente di individuare, il fatto che un sistema non si pùò reggere all' infinito sull' espoliazione sistematica delle risorse altrui e sull' usurocrazia allora questo vale anche per qualsiasi altro paese.
    Al nocciolo della questione si deve andare oltre la mera statistica economica : stanno diventando un paese latino-americano , il loro capitale etnico formato da decine di milioni di europei , si assottiglia sempre di più per lasciare posto a meticci , arabi e africani , nessun paese può reggere quando i bianchi diventano minoranza , partiti dalla Svezia faranno la fine del Brasile.

    Noi siamo in declino, loro in ascesa stratosferica...
    Crescono cosi velocemente anche perchè sono partiti da quasi zero , un 10% annuo non può durare ancora per troppi anni.

    Ribadisco, noi abbiamo bisogno di un' alternativa. Di un reale cambiamento di paradigma economico, sociale, spirituale.
    Non abbiamo bisogno di cambiare padroni, prima a ovest, domani a est.
    Non vedo altre alternative che una grande guerra.

    Un vescovo in un negozio gestito da un mio amico si è lasciato sfuggire qualche illazione sul possibile nuovo papa all' indomani della morte o del ritiro di Woytyla. Beh non è così improbabile che sia un papa nero. E questo cosa significa?
    Significa, come ha detto lo stesso vescovo ad un mio amico, "la fine di un' era", l'era dei bianchi.
    Questo scenario era già stato prospettato da Robert Howard in L'ultimo uomo bianco e da Lothrop Stoddard in Rising tide of colors (la marea montante dei colori le razze non bianche...).

 

 
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