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    SatanFascista
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    Arrow La criminalità ebraica tocca il vergine Giappone

    Japan fears growing Israeli crime

    Israeli consul in Tokyo says 30 Israelis detained in Japan, promise of earning quick buck is bogus
    By Iris Jorlet

    TOKYO - Israeli involvement in criminal activity in East Asian countries is causing serious damage to the country’s image and could also threaten national security, Israeli consul in Tokyo Moshe Harel told Ynet.
    Some 30 Israelis are currently being held in Japanese prisons for various offenses, and a growing number of Israelis are involved in drug trafficking and selling forged passports in the country. Just two months ago two Iranians were caught with fake Israeli passports.
    According to Harel, this growing trend has increased Japanese authorities’ fear of Israeli-initiated crime in the country, which in turn is making it harder for Israelis to enter Japan.
    As a result, every Israeli who arrives in Japan is regarded as a suspect and goes through a detailed interrogation.
    The passport trade phenomenon is not new to the Far East. This is mainly connected to the fact that many Israelis who remain in the country after their tourist visa expires report that their passport has been lost, whereby they receive a temporary document which they use to obtain an extended tourist visa.
    Innocent Israelis get in trouble
    Eight Israelis are currently being held or awaiting trial for drug-trafficking offenses, while some 20 others are being detained for offenses related to the illegal selling of paintings, gifts, or clothes out of street-market stalls - offenses that could bring a prison sentence of up to 4 years.
    Harel said some stall owners also lure innocent Israelis to perform illicit errands for them.
    “Stall owners receive their goods by mail from Israel, Amsterdam , or India," he said. "Occasionally, those who pick up the packages
    are not aware of their content. Japanese customs personnel sometimes manage to detect packages containing illegal goods beforehand, and then arrest those who come to pick them up.”
    Harel said the profit margin for drug trafficking in Japan is considerable, as 1 kilogram (2.2 pounds) of Marijuana, which costs a few hundred shekels in Israel, can be sold for thousands of dollars in Tokyo.
    “Apart from issuing warnings, we at the embassy cannot do anything until an Israeli is arrested,” he said. “Then we try to assist, but in any case we cannot interfere in the legal process.”
    Harel said many young Israelis are tempted to travel to Japan by deceitful advertisements in Israeli newspapers that promise an opportunity to earn a quick buck.
    “In practice, these innocent people (who come to Japan) work 12 hours a day, 30 days a month, and earn only USD 1,000 monthly after deducting the high living expenses in Japan,” he said. “After they get in trouble, their families pay thousands of dollars to come to Japan and hire a local attorney.”





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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito Non solo in Giappone...

    Vladimir Gusinski, miliardario e “oligarca” russo, proprietario della banca Most e di una catena tv, gran mestatore della politica a Mosca, dovette cambiare aria in fretta anni fa, perseguito da mandati di cattura per corruzione e varie malversazioni finanziarie. Poiché il suo sangue era puro, lo Stato d’Israele fu pronto a concedergli la cittadinanza e l’impunità di cui aveva bisogno.
    Gusinski, dopo un breve soggiorno in Spagna (da allora lo ricerca anche la polizia iberica) ha preso la residenza a Gibilterra, asilo dell’amica Inghilterra; ma ha trasferito il grosso dei suoi affari nello Stato ebraico, in cui è diventato un fortunato editore: possiede la quota di controllo del quotidiano Maariv. Dal quale ogni tanto eleva alte proteste civili contro Putin che sta uccidendo la democrazia in Russia.

    Ora non più. Lo Stato d’Israele lo ricerca attivamente per un gigantesco riciclaggio di denaro sporco (1). Il centro dello scandalo è la filiale di Tel Aviv della banca Hapoalim, la maggiore delle banche israeliane. Qui, 200 clienti – per lo più miliardari “russi”, ossia mafiosi ebrei – hanno visto congelati i loro depositi, qualcosa come 180 milioni di dollari. Una dozzina di impiegati sono agli arresti.
    Risulta che Gusinski usava la banca per convogliarvi vasti fondi neri, accreditandoli su conti correnti di uomini della sua banda; i fondi poi venivano trasferiti ad altre banche in giro per il mondo, e tornavano a Gusinski puliti e candeggiati.
    La polizia vorrebbe ascoltare Gusinski per sapere qualche dettaglio in più; parimenti ricercato è il miliardario Arkadi Gaidamak, anche lui perseguito invano in Russia e in Francia per evasione fiscale. Ma tutti questi “perseguitati” si sono resi uccel di bosco.
    L’inchiesta ha raggiunto il punto decisivo quando l’ex presidente della banca Hapoalim, Eli Yones, ha deciso “spontaneamente” di confessare (2). Il guaio è che oggi Yones siede al vertice della potente banca Mizrahi, che è la punta di una piramide finanziaria immensa e multinazionale. Le attività del “perseguitato” Gusinski rischiano di trascinare nel discredito l’intero sistema creditizio israeliano, e lo Stato che gli ha dato l’asilo politico-affaristico.

    Un ingrato? Viene alla mente la storiella sulla “rana” che accettò di traghettare sull’altra riva del fiume lo “scorpione”, ma ad un patto: “promettimi che non mi pungerai mentre nuoto”. Lo scorpione si offese persino: “sarei un pazzo. Oltretutto, affogherei anch’io”. A metà del guado, sulle spalle della rana, lo scorpione la punse. La rana, affogando, protestò: “ma perché l’hai fatto? Avevi promesso…”. Lo scorpione: “non ho potuto farci niente. E’ la mia natura”. Storiella yiddish.



    di Maurizio Blondet



    Note

    1)“Russian-israeli press magnate implicated in money laundering scam”, Agence France Presse, 7 marzo 2005.
    2)Roni Singer, “Police have eye on second suspect bank”, Haaretz, 8 marzo 2005.

 

 

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