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    opo gli scontri con la Lega, il presidente Luigi Riello parla di «intolleranza nei confronti del libero esercizio della giurisdizione»
    Il Csm difende Papalia: gravi attacchi Iniziativa senza precedenti: la prima commissione riunita straordinariamente a Verona
    «Una presenza doverosa a seguito di episodi che ci hanno turbati come cittadini e magistrati»


    di Luigi Grimaldi



    Alle 11 di ieri le auto del presidente e dei consiglieri della prima commissione del Consiglio della magistratura sono entrate nel cortile del palazzo di giustizia. È la prima volta in Italia che questo organismo, solitamente impegnato per questioni paradisciplinari, arriva in un tribunale per tutelare la giurisdizione dagli attacchi ricevuti durante la manifestazione di un partito politico di maggioranza. È un’iniziativa che rappresenta una svolta, perché gli insulti al procuratore Guido Papalia e ai giudici espressi in piazza Bra il 13 febbraio scorso dai leghisti che protestavano contro alcune sentenze, secondo il Csm, hanno superato i confini del diritto alla critica.
    «La nostra presenza qui», ha detto il presidente della commissione Luigi Riello quando ha salutato i magistrati veronesi nell’aula Zanconati, «scaturisce dall’apertura della pratica a tutela dell’amministrazione della giustizia a Verona. Abbiamo deliberato di rappresentare alle massime autorità dello Stato la assoluta e indifferibile esigenza di garantire il rispetto dei valori e dei principi costituzionali posti a presidio dell’autonomo esercizio della giurisdizione».
    La missione, quindi, è servita per verificare sul campo qual è lo stato dell’amministrazione della giustizia. «È una presenza emblematica, significativa e doverosa», ha aggiunto Riello, «a seguito di alcuni episodi che ci hanno, come cittadini e magistrati, profondamente turbati». Riello ha parlato di fatti «di intolleranza nei confronti del libero esercizio della giurisdizione», accompagnati dall’«irrisione a singoli magistrati e l’espressione di alcuni concetti molto allarmanti, come le critiche ad alcune decisioni giudiziarie per il fatto di non essersi adeguate a un non meglio identificato sentire del popolo. Sappiamo, com’è scolpito nella Carta costituzionale, che la giustizia è amministrata nel nome del popolo, ma questo principio sacrosanto, caposaldo di uno Stato di diritto, vuol dire che è il popolo sovrano, attraverso le leggi a esprimersi e il giudice deve amministrare la giustizia solo in questo senso».
    Il presidente Riello ha detto che la missione a Verona non vuole alimentare la polemica, ma «il modo in cui certe manifestazioni si svolgono, anche alla presenza di esponenti di istituzioni importanti dello Stato, siamo ben aldilà delle legittime critiche. Se ci sforzassimo», ha concluso Riello, «a recuperare il senso dello Stato, sarebbe la democrazia nel suo complesso ad averne ragione».
    Oltre al presidente, la delegazione in missione a Verona era composta dal suo vice Giovanni Salvi, dai consiglieri Ernesto Aghina e Luigi Marini, e dal membro del Veneto del Csm Lanfranco Tenaglia.
    Dopo il saluto ai magistrati, la prima commissione ha iniziato le audizioni. Ennio Fortuna, procuratore generale di Venezia, è stato il primo a essere ascoltato. A lui è toccato il compito di ripercorrere gli eventi che hanno provocato gli attacchi della Lega Nord contro il procuratore Guido Papalia, da nove anni bersaglio sistematico delle esternazioni del Carroccio sulle questioni della giustizia a Verona. Quindi, ha raccontato la storia delle inchieste più delicate che il magistrato ha seguito, fino ad arrivare alla sentenza con la quale il tribunale ha condannato il consigliere regionale Flavio Tosi e altri cinque leghisti per istigazione all’odio e alla discriminazione razziale per la raccolta di firme contro i campi nomadi.
    Sono state poi ascoltate le valutazione del presidente della Corte d’appello Giovanni Massagli, del presidente del tribunale Francesco Abate, del presidente della sezione penale Mario Sannite, dei massimi esponenti degli Ordini degli avvocati di Verona e del Triveneto Aldo Bulgarelli e Mario Diego. La delegazione si è trattenuta a Verona fino al pomeriggio.
    «Siamo venuti a verificare», ha detto in una pausa dei lavori il presidente della commissione del Csm Luigi Riello, «anche a verificare se ci sono state ricadute sul funzionamento della giurisdizione e sulla serenità dei magistrati che operano qui. Già è stata votata al plenum una risoluzione, poi valuteremo le audizioni di oggi e decideremo se sarà il caso di procedere con nuovi atti».
    Il procuratore generale Ennio Fortuna ha poi confermato che l’inchiesta sulla lapide esposta durante la manifestazione leghista in piazza Bra con il nome del procuratore e la sua foto è stata trasferita a Trento. «Abbiamo ravvisato la minaccia a pubblico ufficiale», ha spiegato il magistrato, «e, di conseguenza, il procuratore Papalia è persona offesa. Pertanto l’indagine deve necessariamente essere condotta a Trento».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito Re: leghisti indagati per minaccia a pubblico ufficiale...

    Originally posted by Der Wehrwolf



    È la prima volta in Italia che questo organismo, solitamente impegnato per questioni paradisciplinari, arriva in un tribunale per tutelare
    caspita, per la prima volta hanno portato le loro sacre chiappe fuori dai palazzi romani ..

    e poi dicono che " la lega non esiste" ..

 

 

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