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    Talking Fini+libertari+sindacati contro Bossi sui dazi

    Fini: 'Dazio strumento antistorico'
    'Ma problema e' reale, bisogna parlarne in sede europea'
    (ANSA) - ROMA, 9 MAR - Lo strumento del dazio e' 'antistorico e controproducente'. Lo ha detto il ministro degli esteri Gianfranco Fini. Il ministro, ospite questa sera di 'Porta a porta', ha sottolineato pero' che 'il problema del dumping e' reale' e deve essere affrontato in ambito europeo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    L'annuncio di Alemanno, ministro delle Politiche agricole
    Secondo il quale "la questione dazi va affrontata a parte"
    Competitività, domani il sì del Cdm
    "Lo voteremo anche senza la Lega"
    Follini: "I dazi sono una una cosa antidiluviana"
    Il segretario Ds Fassino: "Il governo naviga a vista"


    Gianni Alemanno
    ROMA - "Domani il Consiglio dei ministri approverà il decreto legge sulla competitività a prescindere dal voto della Lega: non sarebbe la prima volta che votano contro". Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno (An), con riferimento alla richiesta del Carroccio di inserire le misure con dazi antidumping nel dl. Parole che il ministro centrista, Marco Follini condivide: "Il problema c'è. E' un grande tema europeo e dobbiamo porlo insieme agli altri paesi europei. Non lo possiamo porre in una maniera che mi sembra un pò antidiluviana alzando barriere doganali".

    "La questione dei dazi - aggiunge Alemanno - va affrontata a parte, non si può materialmente inserire nel dl sulla competitività che ha già una sua struttura". E il governo - continua - "si impegnerà a convocare un Consiglio dei ministri straordinario sulla concorrenza internazionale e le importazioni di prodotti da paesi che fanno dumping sociale ambientale".

    Secco il giudizio di Piero Fassino sull'azione del goenro in materia. Per il leader della Quercia il provvedimento sulla competitività "arriva in ritardo" ed è comunque figlio di un governo che "naviga a vista" nella politica economica e nella politica industriale. E sulla questione dei dazi, il segretario Ds aggiunge che pur esistendo il problema della "concorrenza dei prodotti cinesi", la questione non si risolve con dazi che "appartengono ad un'altra storia e quindi sono improponibili", ma aiutando le aziende "ad essere più competitive e ad assumere misure in sede Ue con un accordo negoziale con la Cina"

    (10 marzo 2005)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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  4. #4
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    Ma lo sa che uno dei suoi amati Sassoni ama i dazi?



    Michael Spence, premio Nobel per l’Economia: sì ai dazi «Li hanno introdotti anche gli Usa»


    DAL NOSTRO INVIATO
    --------------------------------------------------------------------------------
    GIANCARLO MARIANI
    Scernòbi - La Lega ha indubbiamente il merito di aver portato sulla scena dell’economia mondiale la questione dei dazi e a Cernobbio, in occasione del Workshop Ambrosetti, anche Michael Spence, premio Nobel per l’Economia nel 2001 e professore alla Standford University, ha riconosciuto pubblicamente che i dazi sono una risposta politica comprensibile che si può rivelare particolarmente utile nel breve periodo.
    Spence ha solamente puntualizzato che la sua preoccupazione potrebbe sorgere qualora i dazi fossero applicati per un periodo lungo. Comunque, a suo avviso, quella dei dazi, per un periodo di transizione, è una risposta accettabile tanto è vero che è già avvenuto anche in passato. «Anche in Usa - ha spiegato - abbiamo avuto dei dazi nel settore informatico e nel terziario».
    Secondo Spence, che è un democratico e non concorda con la politica di Bush, bloccare la delocalizzazione è difficile perché mettere delle regole sui mercati mondiali per fermare i trasferimenti delle produzioni non è semplicissimo, però egli riconosce che nei confronti della manodopera minorile le preoccupazioni sono più che legittime. In definitiva quindi, a suo avviso, alcune regole per le economie mondiali potrebbero essere sì introdotte ma solo per alcuni aspetti, come per esempio la trasparenza finanziaria.
    Il premio Nobel per l’Economia quindi pensa che regolamentare i Paesi in via di sviluppo sia complesso e fa l’esempio di Taiwan, dove prima era conveniente produrre ma poi il Paese è cresciuto e quindi il costo del lavoro è aumentato.
    Tornando ai dazi, c’è invece da segnalare che «la Cina è pronta a delle ritorsioni qualora in Europa venissero applicati dei dazi sui prodotti cinesi»: lo ha detto a chiare lettere l’economista Fan Gang, consulente del governo cinese nella sua veste di direttore dell’Istituto nazionale di ricerca economica di Pechino. A suo avviso verrebbe subito tolto il dazio del 3% che la Cina ha messo sul tessile e che è stato introdotto a dicembre ed è in vigore per i prodotti cinesi che vengono esportati.
    Gang è del parere che quando il Paese asiatico è entrato nel Wto le prospettive erano di altro tenore ed ora ritrovarsi con dei dazi non è proprio interessante. A suo avviso, peraltro, la Cina è in una fase di sviluppo con un reddito medio di 1.000 dollari all’anno: pertanto la sicurezza sul lavoro e il rispetto dell’ambiente non se lo possono permettere perché ci sono 200-300 milioni di persone che vivono nelle campagne e sono senza lavoro.
    Insomma, il quadro tracciato dal direttore dell’Istituto di ricerca economica di Pechino, oltre che professore di economia nell’università della capitale cinese, è del tutto cupo e prefigura un Paese che a suo dire è ancora fermo al XVIII-XIX secolo: quindi, secondo lui, non si può pretendere troppo. Quello che sta facendo il governo è raffreddare la crescita, per cui quest’anno, ma soprattutto per i prossimi due anni il Paese asiatico crescerà dell’8-9%. E poi, soprattutto, secondo Fan Gang in Cina c’è disoccupaziome ma soprattutto c’e sottoccupazione e, nonostante tutto, quello che fa crescere il Paese è il mercato interno perché con l’Europa non c’è stato un grande squilibrio, solo 30 miliardi di dollari. Mentre il mercato interno cinese è cresciuto del 10%.
    A detta di Gang non sarebbe tanto importante una svalutazione della valuta cinese quanto uno sganciamento dal dollaro con l’introduzone di un sistema più flessibile nei cambi. Attualmente con i Paesi asiatici gli interscambi commerciali della Cina sono in dollari. Gang non è però in grado si spiegare la politica della Banca Centrale Cinese e quindi non sa dire se sta comprando euro. La tal cosa, com’è ovvio, ci potrebbe danneggiare perché questo contribuirebbe a una crescita del valore dell’euro. Comunque Gang riconosce che sta aumentando il numero di aziende cinesi che nell’interscambio con quelle europee usa la nostra valuta.
    Sempre secondo Gang, le imprese cinesi sono meno concorrenziali nei settori dell’high-tech, della moda e dei servizi finanziari. A suo avviso, più che venire a investire in Europa gli imprenditori del colosso asiatico cercano collegamenti nei settori del marketing e della ricerca. Abbiamo quindi la conferma che da noi vogliono le dritte per meglio competere, e magari batterci, sui mercati internazionali. Infine, per quanto riguarda i mercati finanziari cinesi, Gang sostiene che serve cautela prima di una liberalizzazione; in primo luogo è necessario pensare a sistemare quello cinese e poi si vedrà.


    [Data pubblicazione: 12/03/2005]

 

 

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