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    Predefinito L'agguato Usa agli italiani

    DALL'INTERVISTA DI GIULIANA SGRENA AL CORRIERE DELLA SERA DI OGGI: C’è chi la accusa già di essere antiamericana. «Non è un reato. Il dibattito su questi temi viene fatto da gente che a Bagdad non ha messo piede. Io sfido chiunque ad andare a vedere quel che succede in Iraq e a non essere poi antiamericano».


    Il racconto della giornalista rilasciata
    «I miei rapitori? Mai considerati nemici»
    Sgrena parla dal suo letto d'ospedale: «Dicevano di lottare per la liberazione irachena, non erano sgozzatori».

    L'arrivo di Sgrena a Ciampino (Ansa)
    ROMA - Mentre parla ha lo sguardo rivolto alla televisione, dove scorrono le immagini che rimarranno. Lei che al mattino scende malferma dalla scaletta dell’aereo, il presidente Ciampi che a notte fonda accarezza la bara di Nicola Calipari. Giuliana Sgrena non ha ancora capito. Non si è ancora resa conto che ogni sua parola, adesso, verrà messa sotto a un microscopio, analizzata, letta in ogni sua possibile sfumatura.

    A vederla sul suo letto d’ospedale, a sentire la velocità con la quale articola il suo ragionamento, ci si accorge che lei per prima ha bisogno di parlare. Per esorcizzare, per tentare un bilancio personale.

    Lei ha detto di essere stata trattata bene dai rapitori.
    «Confermo. Perché?»

    Nel suo primo video sembrava disperata.
    «Lo ero. Non ero ancora riuscita a versare una lacrima fino a quel momento, e io sono una che piange spesso. Quando ho parlato di Pier, mi sono messa a piangere».

    I rapitori cosa le avevano detto?
    «Mi avevano chiesto di drammatizzare. Era un momento difficile, perché ero in una fase di grande incavolatura. Ero rabbiosa, litigavo. Non capivo i loro motivi».

    Quali erano le sue sensazioni nei loro confronti?
    «Non mi sono mai sentita una loro nemica. Non era facile, la mia era una posizione di sottomissione. Ma ho cercato di capirli, attraverso le frasi che scambiavamo».

    E cosa ha capito?
    «Dicevano di lottare per la liberazione dell’Iraq, sostenevano di essere in guerra e quindi costretti a usare ogni mezzo. Si definivano resistenza irachena. Ma non sono sgozzatori come Al Zarkawi o quelli delle autobombe».

    Esiste questa differenza?
    «Certo. Mi facevano il segno del taglio alla gola e dicevano: "Noi non siamo quelli"».

    Non che il sequestro di persona sia un’attività encomiabile.
    «Io ho sempre appoggiato la resistenza civile irachena. Ma in guerra, posso capire che si arrivi a questi eccessi».

    Si riferisce ai sequestri?
    «Certo. Per chiarire: Al Zarkawi non è resistenza. E’ terrorismo. Le autobombe sono terrorismo. C’è una resistenza armata che usa metodi inaccettabili».

    Per lei in Iraq è in corso una guerra?
    «Sì. Lo pensano anche i miei sequestratori. "Non tornare mai più", mi dicevano. Perché in guerra non ci sono regole».

    Lei vive questo sequestro come una sua sconfitta.
    «Ho perso, ed è il motivo per cui non tornerò più in Iraq. Non ora, almeno. Io volevo raccontare gli effetti devastanti di questa occupazione. Ma per loro in questo momento non c’è distinzione tra militari o giornalisti, tra italiani o francesi».

    Secondo Pier, il suo compagno, lei aveva informazioni che avrebbero potuto dare fastidio agli americani.
    «Credo sia stato frainteso. Non ho nessuna informazione riservata, magari le avessi. Però mi imbestialisco se sento parlare di "tragico incidente"»

    Ha parlato di «pioggia di fuoco». Ma Calipari è stato ucciso da un solo colpo.
    «Io ricordo che sul sedile accanto a me c’era una montagna di proiettili. Non sono in grado di quantificarli. Ma posso dire che in un attimo tutti i vetri della macchina sono andati in frantumi».

    Qual è la sua opinione?
    «Non ho la verità in tasca. Penso, ma è solo una ipotesi, che l’esito felice della trattativa possa aver dato fastidio. Gli americani sono contro questo tipo di operazione. Per loro la guerra è guerra, la vita umana conta poco».

    C’è chi la accusa già di essere antiamericana.
    «Non è un reato. Il dibattito su questi temi viene fatto da gente che a Bagdad non ha messo piede. Io sfido chiunque ad andare a vedere quel che succede in Iraq e a non essere poi antiamericano».

    Questa vicenda l’ha cambiata?
    «Non ha cambiato le mie convinzioni personali sulla guerra e su quello che sta succedendo in Iraq».

    Non teme di passare per «ingrata», come accadde alle due Simone?
    «Mi ferirebbe, ma non escludo che possa accadere. Sarebbe un po’ ipocrita. Ho ringraziato di cuore chi dovevo ringraziare. Certo, ho le mie opinioni. Ma anche prima della mia liberazione si sapeva come la pensavo».
    Marco Imarisio
    07 marzo 2005

  2. #2
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    Tragico incidente del fuoco amico = purtroppo Calipari si è messo in mezzo al colpo del cecchino americano e l'indipendente giornalista scomoda



  3. #3
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    Predefinito

    No Lanfranco è stato un agguato premeditato per colpire i servizi italiani , in stile mafioso gli yanks hanno fatto capire agli "alleati" in realta' ascari che non devono permettersi iniziative di testa propria.

  4. #4
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    Predefinito a conferma:ora la colpa ricade su Calipari....

    Secondo i militari americani "il generale italiano incaricato
    dei collegamenti non ha offerto sufficienti informazioni"
    "Non ci hanno dato tutte le notizie
    anche l'ambasciata era all'oscuro"
    "Non abbiamo avuto particolari sul tipo di auto, percorso e passeggero"
    di CARLO BONINI


    Un check point americano nella notte irachena
    ROMA - Il passare dei giorni non modifica la sostanza della ricostruzione del Comando americano a Baghdad, se mai sollecita una qualche irritazione che ne rende più precisi i contorni. Fonti militari qualificate spiegano:"Gli italiani non ci avevano informato dell'operazione per la liberazione di Giuliana Sgrena, né ci avevano messo nelle condizioni di offrire adeguata copertura all'autovettura che, alle 20.55, è stata intercettata da una delle nostre pattuglie". E nel farlo, lasciano filtrare qualche nuovo dettaglio.

    L'ufficiale italiano che, nella giornata di venerdì, assiste Nicola Calipari e Andrea Carpani e che per loro conto fa da collegamento con il comando americano, non è un funzionario dell'intelligence, ma un generale delle nostre forze armate. "Il senior military rapresentative generale Maioli". È Maioli che accompagna i due funzionari del Sismi nel primo pomeriggio a ritirare i loro nulla-osta dall'ufficiale americano addetto, il capitano Green. È ancora Maioli - nella ricostruzione americana - che, a sera, attende il loro rientro in aeroporto, dove è già stato autorizzato il piano di volo di rientro dell'aereo che dovrà portare in Italia la Sgrena.

    Non è tutto. "L'ufficiale italiano - sostengono ancora le fonti militari americane - non fornisce alla nostra catena di comando alcuna indicazione né sul tipo di vettura su cui viaggiano i due funzionari dell'intelligence, né sull'identità del passeggero che viaggia con loro (la Sgrena, ndr)".

    Soprattutto, "la comunicazione che una macchina si sta dirigendo verso l'aeroporto arriva quando la vettura è già in movimento sull'autostrada. In quel momento, dunque, la macchina non ha ancora ottenuto una clearance preventiva che possa essere tempestivamente trasmessa alle pattuglie".

    Se gli americani non omettono dei passaggi nella loro ricostruzione, le condizioni di quel che accadrà alle 20.55 si creano dunque in questo "difetto di comunicazione", nella sua "scarsa tempestività e completezza".

    Né lo strappo che si crea tra il comando alleato e il nostro ufficiale di collegamento viene o può essere ricucito attraverso il canale diplomatico. È la seconda gamba su cui poggiano gli argomenti di Washington. Al contrario di quanto accaduto per la liberazione delle body guard (primo sequestro di italiani in Iraq, concluso con il via libera dato da Palazzo Chigi all'intervento delle forze americane), la nostra ambasciata a Baghdad, in questa circostanza, sarebbe rimasta all'oscuro dell'operazione-Sgrena fino a quando l'ostaggio non è ormai diretto verso l'aeroporto. Anche in questo caso troppo tardi per chiedere attraverso l'ufficiale di collegamento americano con il Comando della forza multinazionale un intervento di scorta o copertura. O, magari, un'evacuazione con elicotteri. Non è un dettaglio secondario. E, del resto, che l'occhio della diplomazia americana, la sera di venerdì, sia rimasto cieco lo dimostra la circostanza che al Dipartimento di Stato la notizia della liberazione della Sgrena è arrivata a conflitto a fuoco ormai consumato.


    (8 marzo 2005)

  5. #5
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    Predefinito

    L'omicidio di Nicola Calipari: La Cia all'aeroporto era stata informata I nostri servizi: segnalati tutti gli spostamenti. Si cerca il satellitare di Calipari, scomparso dopo la sparatoria

    CIA: 4 marzo 2005, ORDINE DI SERVIZIO: UCCIDETE CALIPARI!
    L'omicidio di Nicola Calipari: La Cia all'aeroporto era stata informata
    I nostri servizi: segnalati tutti gli spostamenti.
    Si cerca il satellitare di Calipari, scomparso dopo la sparatoria
    6 marzo 2005
    "Calipari e' stato colpito alla testa con un colpo d'arma da fuoco che poi e' uscito poco sopra l'orecchio sinistro Un colpo da destra a sinistra lievemente dall' alto in basso.".
    E' il risultato dell' autopsia, ha detto il dott. Giancarlo Umani Ronchi. ' Un colpo alla testa, che e' stato mortale - ha aggiunto il direttore dell' istituto, Paolo Arbarello - e' stata una morte istantanea, che per pochissimi centimetri poteva essere risparmiata. Calipari e' morto sul colpo'.
    Venerdì 4 marzo 2005 Irak sera,
    L'auto procede a velocità moderata verso l'aereoporto, ha già superato tre posti di controllo americani, gli americani sapevano della missione, avevano rilasciato il permesso dicircolazione a Callipari, conoscevano il mezzo, una vettura privata irakena, noleggiata sul posto, sapevano dell'aereo italiano che aspettava il ritorno dei nosstri agenti, per riportarli in Italia.
    Tre persone sicuramente sulla vettura, Giuliana, Sgrena, un agente italiano,e Nicola Calipari.
    Lui, Nicola è sicuramente l'artefice di tutta l'operazione della liberazione di Giuliana,
    lui ha trattato, lui ha pagato il riscatto, lui ha contatti giusti, le conoscenze.
    L'operazione è stata comunicata ai esrvizi, all'esercito americano, non nei dettagli, gli americani
    hanno una strategia diversa, sui rapimente: lasciare che gli ostaggi vengano uccisi, non trattare, la ragione della guerra è più importante delle vita umane.
    Improvvisamente, a settecento metri dall'aereoporto, una luce accecante illumina la vettura, ed immediatamente, dal buio, raffiche di proiettili si abbattono sugli italiani.
    L'autista viene ferito, Giuliana pure, ad una spalla, Nicola Calipari, ucciso, da un unico proiettile,
    sparato dall'alto derso il basso, da destra verso sinistra, a distanza ravvicinata, Calipari, uomo dei Servizi segreti italiani, l'uomo delle trattative, l'uomo della liberazione di Giuliana, l'uomo dai molti contatti con gli insorti e i resistenti iracheni , viene ucciso.
    Le sue agende, i sui appunti, i sui contatti, rimasti in memoria sul telefonino satellitare, vengonp sequestrati. dai militari americani, il problema è risolto, i contatti tagliati di netto, le informazioni rubate dalla CIA. l'Obbiettivo, Nicola Calipari annattuto, un solo colpo, preciso, e bastato.
    Poi arrivano le menzogne, americane, i silenzi complici, dei TG servili,le falze versioni che raccontano di "Morti nel conflitto a fuoco durante l'oerazione di recupero della sequestra"
    Ma la verità questa volta riesce ad uscire fuori, ed i magistrati a Roma aprono l'inchiesta:
    Capi di imputazione: omicidio volontario, ora si tratta di trovare gli assassini ed i mandanti. CALIPARI. DECAPITATA LA NOSTRA RETE DI INTELLIGENCE IN IRAQ / CORSERA .IT
    Renato Corsini.Lunedì, 07 marzo
    Questo è il risultato dell'agguato, dell'incidente, dell'errore, della fatalità, ognuno dica la sua nella vana ricerca di una verità oggettiva.La struttura Operazioni internazionali del Sismi dipendeva da Calipari e operava nel medio oriente la più complessa e difficile area di turbolenza politica e militare. In Iraq il nostro 007, senza licenza di uccidere a differenza dei suoi colleghi della Cia, agiva sfruttando le relazioni intessute durante il regime di Saddam dal Sismi in rotta di collisione con le strategie dell'amministrazione Bush e del servizio di intelligence improntata ad un netto rifiuto di trattare con la guerriglia per tentare la liberazione dei prigionieri.
    Pugno duro nei confronti della resistenza. Probabilmente l'intesa tra Cia e Sismi nel teatro operativo irakeno doveva rispettare la linea dura. Calipari è la variabile impazzita, per la Cia, l'uomo che preferendo trattare con la guerriglia aveva fatto saltare il patto tra gentiluomini. Troppo rumore in Italia durante e dopo la conclusione dei rapimenti contrassegnati da movimenti popolari ostili alla guerra voluta dagli USA imbarazzanti per il governo Berlusconi ritenuti eversivi per l'amministrazione Bush. La trattativa andata in porto per ottenere la consegna della giornalista, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell'indignazione degli americani, soprattutto quando quella " liberazione" seguiva di pochi giorni la clamorosa marcia dei 500 mila di Roma. Calipari sopravanzava per abilità pragmatica i suoi " colleghi" della Cia ma soprattutto il suo agire, muoversi, nel caos della guerra irakena suscitava preoccupazioni, perché misurava troppo la sua libertà d'azione sfuggendo al controllo delle forze militari di occupazione.Appare dunque verosimile la carta giocata dalla Cia di coglier al volo l'occasione per decapitare la nostra rete operativa ricorrendo allo stratagemma dell'errore, del caso normale in un paese in guerra, come si è permesso di affermare un miserabile personaggio americano di nome Edward Luttwac. Un caso anormale e non normale per disfarsi dei nostri 007 e in particolare del capo del settore. L'obiettivo è stato raggiunto. Non solo è stato eliminato Calipari, ma è stata messa fuori gioco l'intera nostra rete operativa in Iraq. Non è pensabile una ricucitura di rapporti con la Cia dopo quanto è accaduto, perché il velo di diffidenza tra i due servizi c'è e non è rimuovibile sic et simliciter.Da notare la fretta con cui il nostro esimio ministro degli esteri si è affrettato ad invitare i cittadini italiani di evitare l'Iraq, come a dire non c'è più Calipari che può salvarvi in caso di rapimento, sempre che si riesca ad evitare il fuoco "amico".

    CALIPARI. LO SCHIAFFO DI BUSH A BERLUSCONI / CORSERA .IT
    Lunedì, 07 marzo
    Bello e sonoro, un classico ceffone, che Berlusconi si è meritato per la sua goffaggine in politica estera improntata su una amicizia personale presunta con Bush. Questo è un altro dei risultati visibili che emergono dalla morte di Calipari o se volte del suo assassinio.L'Italia di Berlusconi conta quanto un piffero in un'orchestra di soli ottoni.L'appiattimento sugli USA non avuto che un unico effetto tagliare fuori l'Italia dai paesi che contano nel contesto europeo. Uno degli ultimi episodi che dimostrano il ruolo dimesso dell'Itali nella UE è il vertice convocato da Chirac per il18 marzo tra Francia, Germania, Spagna Russia.
    L'Italia non è stata invitata almeno per il momento. Paghiamo la nostra disdicevole alleanza con l'amministrazione Bush per avere accettato di appoggiare la guerra preventiva inviando un contingente militare in Iraq. Le pacche sulle spalle, gli abbracci, i sorrisi in pubblico con Bush, di questo si accontenta Berlusconi millantando un'amicizia che non c'è. Lo schiaffo del caso Sgrena è la dimostrazione del pragmatismo senza scrupoli dell'ex ubriacone approdato alla Casa bianca per la insipienza di una parte del popolo americano. Rimanere in Iraq lo era ed è un non senso politico posto che gli italiani non sono ben accetti dalla resistenza e non siamo nemmeno ben voluto dai vertici militari americani per il semplice motivo che non spariamo sui civili ad ogni vibrar di fronda. Al contrario dei soldati, gli eroici marines.Trincerarsi come cercano di fare gli americani dietro l'usbergo del nervosismo, della giovane età, dell'inesperienza, dell'impreparazione, della paura, dell'essere nel mirino quotidiano della guerriglia è risibile. L'ordine è di sparare a vista, senza preavviso, perché si è in un teatro di gurra. Questa è la verità, una verità amara per chi ancora in Italia si ostina a gabellare per pacifica la nostra missione. Siamo alleati per colpa del governo Berlusconi di una esercito che ha invaso l'Iraq senza ragionevoli motivi, sulla menzogna, e lo occupa con la violenza.
    I nostri servizi: segnalati tutti gli spostamenti.
    Si cerca il satellitare di Calipari, scomparso dopo la sparatoria.

    http://www.uonna.it/calipari-cia-inf...postamenti.htm

  6. #6
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    In origine postato da pietro
    No Lanfranco è stato un agguato premeditato per colpire i servizi italiani , in stile mafioso gli yanks hanno fatto capire agli "alleati" in realta' ascari che non devono permettersi iniziative di testa propria.
    Riflettendo maggiormente, si può capire che, così facendo, sono riusciti a far capire al branco chi comanda veramente, senza però influenzare troppo negativamente l'opinione popolare.

    Comunque sia gli yankees hanno giocato anche con la vita della Sgrena....

 

 

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