Patto Regione-Comune sulla vendita della Sea
Il Pirellone pronto ad acquistare partecipazioni per 500 milioni di euro. Albertini: segno di lealtà. L’opposizione: solo campagna elettorale
Dal governatore al sindaco, un’«offerta per Milano. Il presidente Roberto Formigoni ha annunciato che la Regione è pronta ad acquistare da palazzo Marino una quota di Sea, la società degli aeroporti milanesi. Una quota che potrebbe arrivare al 30 per cento: in sostanza, l’intero pacchetto che il Comune intendeva cedere prima che il Consiglio di stato bloccasse l’iter della dismissione. Obiettivo dell’offerta, secondo il presidente lombardo, è «venire incontro, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, alle difficoltà del Comune nel vendere le azioni». E dunque, consentire a Milano di non rinunciare alle opere pubbliche programmate. La disponibilità è stata apprezzata da Gabriele Albertini («Un segno di grande lealtà»), molto meno dallo sfidante di Formigoni alle prossime regionali, Riccardo Sarfatti: «Un buon cuore che altro non è se non il desiderio di controllare un altro centro di potere». Resta il nodo del consiglio comunale: Albertini se vuole vendere a Formigoni, come a chiunque altro, dovrà sottoporre la delibera all’aula.
Il governatore ha precisato che «la Regione è decisamente contraria alla pubblicizzazione delle aziende. Ma è invece favorevole a un processo che mantenga in mano pubblica le infrastrutture essenziali come strade, aeroporti, energia con l’affidamento della gestione ai privati». Inoltre, l’offerta «è un contributo forte a una privatizzazione capace di evitare che un bene pubblico così importante sia venduto a condizioni non ottimali». Il governatore ha però chiarito che sarà l’amministrazione eletta i prossimi 3 e 4 aprile a compiere gli atti formali che si rendessero necessari.
Gabriele Albertini ringrazia: l’offerta è «segno di grande lealtà non solo nei confronti dell’amministrazione comunale ma anche e soprattutto dei cittadini, che rischiano di non vedere realizzate le infrastrutture di cui Milano ha bisogno». I ricorsi al Tar che hanno determinato lo stop alla cessione erano partiti dalle opposizioni. E così, il sindaco si rallegra del fatto che «per fortuna a Milano ci sono sensibilità diverse: da una parte c’è chi usa ogni mezzo per interdire, dall’altra chi si mette a disposizione per collaborare a realizzare». E conclude tirando la volata: «È giusto che i cittadini lo sappiano e ne traggano le proprie conclusioni».
In soldoni, il Pirellone metterebbe sul piatto circa mezzo miliardo di euro per il 30% del pacchetto azionario in mano al Comune (84,56%), anche se lo stesso Formigoni parla di «cifre grezze», da verificare una volta che l’operazione si definisse concretamente. In ogni caso, una bella somma. Ma l’assessore al Bilancio Romano Colozzi sventola il Sole 24ore di ieri con l’inchiesta titolata «Alla Lombardia il primato del rating» e spiega che «il bilancio è sano e forte: sia una nuova emissione di bond che un semplice prestito non rappresenterebbero il minimo problema». Aggiunge il vicesegretario della Regione Raffaele Cattaneo che «Sea è un’azienda sana che produce reddito, ricavi e sta crescendo». Resta, tra gli altri, il problema del no della giustizia amministrativa a una vendita decisa dalla sola giunta e non dal consiglio comunale. Secondo Colozzi, «il fatto che le azioni restino in mano pubblica dovrebbe essere una garanzia anche per chi, come la Lega, si era detto contrario alla cessione». Sintetizza il segretario azzurro Maurizio Bernardo: «Sea è un nostro patrimonio. Né la Regione né il Comune hanno alcuna intenzione di perderla».
La bocciatura secca arriva da Sarfatti. Si chiede, il candidato presidente, se «siamo alle partecipazioni regionali? Quanto all’aiuto al Comune, forse sarebbe stato sufficiente spiegare ad Albertini come si fanno le delibere e chiedere al governo Berlusconi di mantenere gli impegni promessi». E chiude: «È illusorio pensare che Albertini e Formigoni possano anche solo chiedere al loro capo, devono assecondarlo, sempre e comunque». Ironico anche il capogruppo della Quercia in Comune, Emanuele Fiano: «Vedo che la campagna elettorale è in grado di moltiplicare i pani e i pesci», mentre il socialista Elio Luraghi parla di «un’operazione tampone per togliere le castagne dal fuoco ad Albertini». Dalla Margherita Paolo Danuvola (Regione) e Andrea Fanzago (Comune) osservano che si «profila all’orizzonte una privatizzazione spregiudicata, nella quale un ente pubblico cede le sue quote a un altro ente pubblico. Formigoni ha dichiarato che la Regione si riserverebbe di "ricollocare sul mercato i valori acquisiti"».
Di diversa opinione alcuni sindacalisti. Se per il segretario della Uil milanese Roberto Monticelli «l’offerta va valutata positivamente, è un peccato che arrivi solo dopo il parere negativo del Consiglio di Stato», il segretario di Fit-Cisl Lombardia Dario Balotta parla di «una partita di giro delle poche risorse a disposizione della Regione. Che finanzierebbe indirettamente le metropolitane milanesi a discapito dei treni pendolari». La cessione, conclude Balotta, «ha un senso se passa dalla borsa e recupera risorse vere dal mercato finanziario».
Marco Cremonesi
Corriere della Sera




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