Mentre le importazioni cinesi in Italia crescono del 500% in due mesi e dimezzano i loro prezzi
Cota: «Segnale positivo dall’Ue, ma la partita è ancora tutta da giocare»
Mentre il ministero del Commercio estero rivela che nei primi due mesi dell’anno le importazioni di prodotti cinesi sono cresciute del 500%, fino a toccare punte del 1.300%, rispetto allo stesso periodo del 2004, il governo passa al contrattacco sui tavoli europei.
Ieri il ministro delle Attività produttive, accompagnato dal sottosegretario Roberto Cota, era a Bruxelles per il Consiglio di competitività, dove ha chiesto e ottenuto l’intervento dell’Unione europea per arginare l’invasione delle merci cinesi sul mercato del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature. Le contromisure avanzate dal ministro italiano rivelano la lunga opera di convincimento esercitata dagli esponenti leghisti in ambito governativo: dazi (antidumpig per usare una terminologia necessaria a chi teme di passare da protezionista) e sostegno all’industria in difficoltà.
Per il sottosegretario Cota, il recepimento in sede europea di una istanza che la Lega Nord giudica decisiva rappresenta una svolta importante.
«È un segnale positivo da parte dell’esecutivo, anche se la partita si dovrà giocare a livello di capi di governo e di Commissione, ma era indispensabile dire una parola chiara a Bruxelles. Non c'è rilancio senza difesa», sottolinea il segretario alle Attività produttive. «L'Unione Europea - prosegue l’esponente leghista - è sinora stata completamente insensibile di fronte ai problemi delle industrie che oggi subiscono la concorrenza sleale della Cina. Per quanto riguarda tale paese, ad esempio, l’Ue avrebbe dovuto emanare linee guida necessarie per poi fare scattare clausole di salvaguardia speciale per il comparto tessile. Sino ad ora non lo ha fatto».
Ritardi, anzi omissioni, che per Cota sono riconducibili alla gestione allegra dell’ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi. «Oltre ai dazi anti dumping - spiega il sottosegretario - possiamo giocare una seconda carta, appunto la possibilità di far scattare una clausola di salvaguardia speciale nei confronti della Cina in conseguenza del suo ingresso nel Two e della scadenza dell’accordo multifibre. Ma questo non è possibile senza le linee guida che avrebbero dovuto essere adottate entro la fine del 2004, col gennaio 2005 infatti si aprivano le maglie dell’accordo multifibre. Ma c’è un ritardo della Ue: lo abbiamo ribadito con forza, è colpa di Prodi che era presidente Ue. Il “grande economista” non ha fatto niente per elaborare le linee guida e presentarle in tempo utile».
Intanto, finalmente, si imbocca la strada dei dazi, per quanto antidumping. Marzano ha indicato che la richiesta italiana ha incassato il sostegno di Spagna, Grecia, Repubblica Ceca, Francia e Portogallo, mentre si sono mostrati «decisamente contrari» Svezia, Danimarca e Germania che però, secondo il ministro, «stanno equivocando il tipo di misure chieste dall’Italia». Parallelamente all’invito agli Stati membri, il ministro ha inviato una lettera al commissario Ue al Commercio, Peter Mandelson, chiedendo “la piena e puntuale applicazione di quelle misure di salvaguardia che i meccanismi comunitari contemplano a fronte di chiare violazioni di principi di fair competition da parte dei Paesi terzi”. La lettera sottolinea che la concorrenza che i produttori Ue affrontano si basa “non già su livelli qualitativi superiori, bensì su prezzi di vendita artificiosamente bassi, resi possibili dall’assenza in tali Paesi degli standard di tutela sociale e ambientale che rappresentano giustamente un motivo di orgoglio per l’industria Ue e, nella fattispecie, italiana”.
Il preoccupante fenomeno dell’invasione di merce a prezzi stracciati è stato documentato ieri dal viceministro al Commercio estero che ha illustrato i drammatici dati ricavati dal sistema di monitoraggio proposto dall’Italia alla Commissione europea ed entrato in vigore da gennaio per il tessile e da febbraio per la calzature. Uno screening che fotografa l’attacco mortale portato contro la nostra economia: l’aumento del 500% dell’import dalla Cina è stato accompagnato infatti da un abbattimento dei prezzi dei prodotti cinesi pari al 50% rispetto allo scorso anno.
E, per far comprendere in cosa consista la battaglia delle nostre aziende contro la concorrenza cinese, il vice ministro ha portato quale esempio la richiesta di un grossista cinese di poter importare in Italia 36 milioni di pezzi di biancheria al prezzo di mezzo dollaro la dozzina.
[Data pubblicazione: 08/03/2005]




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