Ma non posso reprimere, non posso esprimere, la ripulsa - viscerale, se vuole, ma autentica, quasi fisica, oltre che morale - ispiratami dalla visione di un Bossi che domenica - mentre il Paese piange, mentre gli stadi si fermano nel segno di un lutto che ha condizionato (ed è tutto dire!) perfino il popolo festaiolo e canterino di Sanremo, mentre gli italiani si stringono commossi intorno alla vedova ed agli orfani - si affaccia da una finestra svizzera (svizzera, ripeto, e buon per lui), dove si è portato in gita qualche centinaio di «adepti», per concionare di nuovo contro l'unità d'Italia. Per promettere da quella Lugano - nota per la sua affascinante bellezza, ma anche per il sicuro rifugio che vi trovano capitali italiani... esentasse - per promettere dicevo, la fine dell'unità italiana, per inneggiare il federalismo-secessione che non è certo il federalismo di Cattaneo (da Bossi indegnamente invocato ed usato), concepito e nato in ben altra epoca, in ben altro contesto storico e politico, e con il fine di «unire» non di spaccare l'Italia dei martiri e degli eroi. Mi dica, direttore, può la maggioranza che ci governa consentirsi il lusso di «inglobare» un «sovversivo» di tal genere e poi pretendere di rappresentare l'Italia intera? È moralmente legittimo? Ed è giusto che la «grande stampa», il «grande» duopolio (duo, si fa per dire) televisivo abbia registrato l'esibizione elvetica delle «camicie verdi» (ricordano quelle dei seguaci di Antonescu, il conducator che resse la Romania ai tempi di Hitler) senza una parola di commento, senza un minimo di riserva? E non aggiungo le molte altre illazioni, ipotesi e deduzioni che sarebbe facile trarre. Mi perdoni il fastidio, ma credo che il merito storico e civile della sua direzione sarà in parte dovuto anche a questa rubrica ed al modo in cui la gestisce. Lettera firmata (Bari)