Vogliamo verità e giustizia da Berlusconi e Bush
Le circostanze dell'attacco dei marines Usa sono ancora da chiarire, certo è che la versione del "tragico incidente" accreditata dal comando americano e fatta propria dal governo Berlusconi non è sufficiente né tantomeno convincente.
La giornalista ha raccontato che i rapitori nel momento in cui le comunicavano l'imminente rilascio le hanno anche detto "devi stere attenta, gli americani non vogliono che tu torni". Parole che le sono tornate in mente quando si è ritrovata ferita, con manciate di proiettili sul sedile e sopra il cadavere di Calipari, che le si era buttato addosso per proteggerla, in una zona vicina all'aeroporto supercontrollato dagli americani.
Erano in collegamento con Palazzo Chigi quando l'auto, che viaggiava a bassa velocità e rallentava in prossimità di una curva, veniva investita dal "fuoco amico" dei marines, i soldati americani si avvicinavano all'auto e imponevano all'agente ferito di interrompere la comunicazione.
La versione Usa è che i marines avrebbero acceso il faro del blindato e intimato l'alt alla vettura che viaggiava a forte velocità e solo dopo avrebbero sparato alcuni colpi. Non a caso Bush nella prima telefonata a Berlusconi esprimeva solidarietà ma non si scusava. Eppure gli Usa sapevano che i due agenti del Sismi erano a Baghdad, avevano dato loro i permessi per girare armati, conoscevano il loro ruolo nelle trattative con i sequestratori e si aspettavano che avrebbero preso in consegna la giornalista da riportare in Italia con il volo dall'aeroporto della capitale già autorizzato dai comandi degli occupanti. E almeno mezz'ora prima dell'attacco all'auto la notizia della liberazione della Sgrena era divenuta pubblica con le notizie delle agenzie.
Una situazione analoga si era verificata in occasione della liberazione di Simona Torretta e Simona Pari con le due ragazze, anch'esse liberate da Nicola Calipari, condotte segretamente in auto dai servizi all'aeroporto e velocemente partite per l'Italia per evitare di essere bloccate dai soldati americani e col timore di essere colpite ai posti di blocco dove gli "incidenti" sono tutt'altro che rari.
è evidente che la versione dei militari americani di Baghdad sull'agguato non sta in piedi. La tesi del "tragico incidente" frutto di coincidenze e casualità, ripetuta dal ministro degli Esteri Fini alla Camera, non convince. Il Pentagono ha annunciato l'8 Marzo la formazione di una commissione di inchiesta supplementare americana che lavorerà a "stretto contatto" con militari italiani e che dovrebbe concludere l'indagine entro 3 o 4 settimane. Vogliamo verità e giustizia da Berlusconi e Bush. La vicenda delle pene lievissime inflitte ai piloti americani responsabili della strage della funivia del Cermis come dell'annunciata assoluzione del soldato che aveva ucciso un iracheno ferito nella moschea di Falluja sono due significativi precedenti.
Respingendo l'ipotesi di un agguato, il portavoce della Casa Bianca Scott McClellan ha affermato il 7 marzo che "è assurdo pensare che i nostri soldati abbiano deliberatamente colpito dei civili innocenti". Non è assurdo, è la realtà di quanto avviene nell'Iraq occupato dalle forze imperialiste. Era accaduto il 18 settembre del 2003 quando un soldato americano aveva sparato contro l'auto del diplomatico italiano Pietro Cordone, membro dell'allora governo provvisorio del proconsole Usa Paul Bremer, e ucciso il suo autista iracheno per essersi avvicinati a un convoglio di truppe. Migliaia sono i casi di civili iracheni uccisi ai posti di blocco o durante i rastrellamenti "per errore" tanto che all'ufficio per le compensazioni del governo provvisorio a Baghdad sono già state presentate oltre 5 mila domande di risarcimenti. Una realtà occultata che solo dopo l'attacco all'auto di Giuliana Sgrena trova lo spazio nelle cronache dall'Iraq occupato. Per non parlare dei civili uccisi dalle truppe imperialiste durante le offensive contro le basi della resistenza in tutto i paese, e come è stato di recente a Falluja e ora a Ramadi.
Assieme alla nomina della commissione di inchiesta supplementare il Pentagono ha annunciato anche la revisione delle cosiddette "regole di ingaggio", quelle che consentono ai soldati americani di sparare non appena avvertono un pericolo. Una misura adottata per ridurre le perdite nella guerra di occupazione; sono già oltre i 1.500 i soldati americani morti in Iraq. Una media di 2 morti al giorno oltre a 15 feriti. Piuttosto che rivedere le regole dell'occupazione dell'Iraq i soldati imperialisti, a cominciare da quelli italiani, dovrebbero andarsene dal paese. L'episodio dell'attacco all'auto della giornalista e l'uccisione dell'agente che l'aveva liberata sono una delle conseguenze dell'occupazione dell'Iraq di cui Bush e Berlusconi hanno la responsabilità.
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