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Discussione: Bollettino RAIDO n.37

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    Predefinito Bollettino RAIDO n.37







    RAIDO - Contributi per il Fronte della Tradizione N.37

    Anno XIII n. 37 - Equinozio d'Autunno 2009

    Sommario:
    Editoriale: La vita ordinaria. Cosa ci distingue dall'uomo qualunque
    Milizia: Lo stile legionario. Semplicita', coraggio, armonia, di Ernest Bernea
    Interviste: La spranga sui denti. Intervista a M.M. Merlino, tra i protagonisti di Valle Giulia '68
    Economia: La morte del mondo globale. Il crollo del gigante dai piedi d'argilla
    Storie di uomini: Ungern Khan. La straordinaria vita del "Dio della guerra", tra ascesi e guerra, di Gian Franco d'Onofrio
    Testimoni: Quando il mito s'incarna nella lotta. L'esempio di un soldato della SS Leibstandarte
    Analisi: Metafisica della favola "l'avaro e il giocatore". Il simbolismo di due tipologie umane, di Gino Ferretti
    Dottrina: Sulla "Milizia" quale visione del mondo, di Julius Evola
    Risguardi: Il nostro credo, di Fernando Mezzasoma
    Risguardi: Aver coraggio, di Niccolo' Giani
    Milizia: Noi giovani abbiamo una missione. Perche' collaboriamo con i combattenti dell'Istituto Storico della R.S.I.
    Storie di uomini: Hanno ammazzato il poeta. Robert Brasillach, nel centenario della nascita
    Artifex: Percorsi al femminile. Resoconto del ciclo di conferenze organizzato da Artifex
    Recensioni: Leggi Guarda Ascolta
    Novità: Heliodromos

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    Raido - "Raido" n° 37

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    Markandedeya-Purana, XLII, 7

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    Predefinito Rif: Bollettino RAIDO n.37

    EDITORIALE

    Cosa ci distingue dall'uomo qualunque.

    Quali sono i principi che dirigono le nostre azioni dalle più piccole ed apparentemente banali alle più grandi ed importanti? Con che approccio affrontiamo la nostra esistenza? Che posto riveste il Sacro nella nostra vita?

    La vita ordinaria di oggi

    Molte volte, soffermandosi a guardare questo mondo, si può avere l’impressione di sentirsi come dei sognatori, degli idealisti: inguaribilmente fuori dagli schemi d’una vita, cosiddetta, “ordinaria”. E molte volte, come tali, capita di essere marchiati, dal momento che il mondo ha da tempo dimenticato quale profonda differenza vi sia tra il concetto che si ha oggi dell’espressione “vita ordinaria” ed il significato che questa aveva in una civiltà normale.

    Oggi cosa si intende per “vita ordinaria”? Si intende generalmente una vita normale, condotta lavorando, occupandosi della famiglia, dei propri desideri extra-lavorativi, degli hobbies e delle proprie passioni in generale. Una vita borghese, appunto. Un tempo, però, come il Guénon ben sottolinea in una sua opera [1], le cose non stavano in questo modo: oggi, infatti, si è capovolto il concetto stesso della vita in quanto tale. Essa, un tempo, era cadenzata da ritmi e da scadenze sacre, poichè diretta verso l’alto, tesa al miglioramento personale e della propria comunità; oggi, invece, solo in rari casi ci si preoccupa dell’elemento sacro, per dare un senso ai nostri giorni e una drittura al nostro essere. Il capovolgimento è stato totale: se prima la vita era sacra in ogni suo momento, ora è profana e vana. Basta guardarsi intorno: tutto è interesse, tutto è profitto, tutto è individualismo. Per la stragrande maggioranza degli uomini moderni, ormai intrisi dalla mentalità materialista, la realtà è soltanto ciò che si può ricondurre all’ordine dei sensi, escludendo quindi tutto ciò che riveste un carattere spirituale, rituale o simbolico, arrivando così alla certezza che nulla che non sia puramente umano, materiale e sensibile abbia la possibilità di intervenire nella nostra vita.

    Ma come si è potuti arrivare a questo punto? Il processo di deviazione della mentalità prodotta dalla filosofia moderna - razionalismo, positivismo, materialismo, pragmatismo, relativismo, utilitarismo - e trasferita negli altri campi del sapere (la stessa scienza, nel mondo moderno riveste un importanza in quanto produttrice di risultati materiali, a tal proposito la si potrebbe chiamare più correttamente tecnica), ha impedito ai più di concepire veramente il sovra-sensibile, creando una sorta di impermeabilità alle forze dall’alto, come un vero e proprio “guscio”, che impedisce al divino di comunicare e intervenire.

    Il materialismo imperante di cui parliamo, non è soltanto quello filosofico, bensì una vera e propria attitudine, una mentalità, che informa la persona e ne caratterizza l’esistenza. Rappresenta, infatti, uno stato d’animo tipico di chi, più o meno coscientemente, dà assoluta preminenza a ciò che rientra nella visione materiale ed alle preoccupazioni che da essa derivano, e non si preoccupa di tutto ciò che non abbia un interesse pratico ed immediato. Un interesse che è puramente personale e diretto alla soddisfazione del proprio ego, normale conseguenza che deriva da un’altra manifestazione della visione antitradizionale: l’individualismo. Questo è un altro dei cancri tipici del mondo moderno, che impedisce all’uomo di percepire ogni principio superiore. Il “guscio” creato da questa forma mentale moderna gli ha fatto perdere la volontà, se non la possibilità, di ristabilire il contatto col divino.

    Dobbiamo sottolineare che l’uomo comune è preda e vittima della situazione presente e non ha la benché minima idea di quanto questo guscio sia spesso; quanto la sua condizione sia di passività lo si può notare nelle varie forme di insoddisfazione per la vita che vive, dalle mode giovanili all’utilizzo sempre più massiccio di tranquillanti, fino alla fuga in mondi virtuali come second life. Tutte questi aspetti, sono i chiari sintomi di una profonda, persistente insofferenza e insicurezza.

    Come abbiamo accennato, le cose stavano diversamente un tempo. E bisogna precisare che l’aspetto sacrale della vita a cui ci riferiamo, ha poco a che spartire con abbandoni a sentimentalismi devozionali o, cosa ben peggiore, pericolose esperienze estatiche o presunte pratiche magiche.

    Abbiamo prima visto brevemente come l’uomo moderno sia arrivato allo stato attuale, attraverso filosofie e convinzioni che l’hanno portato ad allontanarsi sempre di più dall’elemento divino. Oggi, in questa condizione spirituale che l’uomo si è creato, l’esigenza del Sacro e di andare oltre la semplice vita ordinaria e materialista, è ben evidente in moltissime persone. Spesso, però, chi decide di intraprendere una vita spirituale e “religiosa”, rischia di imbattersi ingenuamente (perché mal guidato o poco “istruito”) in correnti neospiritualiste del tutto fuorvianti ed illegittime. Autori come Guénon o Evola nelle loro opere hanno analizzato a fondo il fenomeno del neospiritualismo e delle varie correnti che da esso scaturiscono. Nonostante le illusioni dei seguaci di queste correnti, ad essi risulta preclusa qualsiasi possibilità di agire veramente sullo spirituale, perché si muovono sul pericoloso terreno dello psichico[2], finendo col trascinare l’anima verso i bassifondi dell’essere, verso l’infra-umano e non verso il sovra-umano.[3]

    Il Sacrum facere, la vita secondo il sacro

    Nelle civiltà tradizionali ogni azione della vita del singolo o della comunità aveva un proprio elemento rituale. La pietas romana è un esempio di virtù e di atteggiamento che designava il rapporto che l’uomo stabiliva con le divinità, era il riconoscimento ed il rispetto del sacro che si esplicava nel compimento dei doveri verso la famiglia, lo Stato e gli Dei. Tutto questo era perfettamente normale, “ordinario”, e per quanto possa sembrare strano agli occhi di un nostro contemporaneo, in ciò non c’era niente di eccezionale o fuori dal comune. Questa era la vita ordinaria per l’uomo romano, il quale dava un senso preciso alle cose che faceva, dava ad esse una direzione ed era spinto da una visione del mondo ben precisa. Più importante di cosa si faceva, era il come si facevano le cose. Nella vita di oggi, questo monito vale ancor di più, vivendo in un contesto del tutto estraneo a certi valori. Chi, come noi, infatti, conduce una vita in apparenza “normale” ma tende a superare questa normalità, dovrebbe cercare di orientare il proprio agire verso l’alto, cioè nel tentativo di rettificare il proprio essere: nel lavoro, nello studio, in famiglia, nel rapporto con gli altri e nella militanza. Vogliamo e dobbiamo distinguerci agendo secondo virtù, seguendo i principi di Ordine, Giustizia, Verità. Questo è per noi vivere in “modo ordinario”, cioè ordinato: avere una visione della vita spirituale significa concretizzare il sacro nelle azioni quotidiane, cioè vivere rettamente, cioè conformante alla virtù.

    Chi abbia intenzione di impegnarsi in un cammino diretto al vero rinnovamento interiore dovrà dunque conformare la propria esistenza ai valori che da sempre hanno contraddistinto l’Uomo della Tradizione. Il sacrum facere è proprio l’agire coerentemente a tali valori, rettificando l’azione ed il pensiero, facendo predominare la parte luminosa che abbiamo dentro su quella di natura inferiore, saper agire impersonalmente, senza guardare ai frutti, svincolati da ogni logica utilitarista ma offrire liberamente noi stessi, cogliendo l’essenza del donarsi e, per rifarci al Capitano Corneliu Codreanu, essere strumenti di quella forza che è invincibile per l’eternità.
    ---------------------------------------------------------------------------------------------------

    [1] Cfr. R. Guénon, "Il regno della quantità e segno dei tempi", cap. 15 “L’illusione della vita ordinaria”, ed. Adelphi.

    [2] Cfr. R. Guénon, "Il regno della quantità e segno dei tempi", cap. 35 “La confusione tra psichico e spirituale”, ed. Adelphi.

    [3] Sull’argomento, di difficile trattazione e che non può essere esaurito in questo breve articolo, per avere una più chiara e approfondita analisi rimandiamo all’opera di Evola “Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo”, ed. Mediterranee.
    "La vita come un arco, l'anima come una freccia, lo Spirito Assoluto come bersaglio da trapassare. Unirsi con questo Spirito come una freccia scoccacata si conficca nel suo bersaglio"

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