Per il saluto fascista di Di Canio multato di 10 mila euro
Il sedicente "comunista" Sandro Curzi, invece, lo difese a spada tratta, sia a caldo che nei giorni successivi, arrivando persino a negare che si trattasse di un gesto politico! E addirittura per il manifesto dell'8 gennaio in "quello che ha fatto Di Canio non c'è nulla di stupefacente".
Curzi, "il manifesto" e il saluto fascista di Di Canio
di Nadia - Rufina (Firenze)
Che il mondo del calcio si sia ormai ridotto ad uno "spettacolo" spesso volgare e barbaro in cui più che il pallone sono palate di milioni di euro a spadroneggiare tra i vari addetti ai "lavori", è ormai un fatto assodato sul quale non ci piove. Così come è noto che su questo sport, capace di scatenare grandi passioni, spesso si scaricano in maniera violenta frustrazioni che meglio sarebbe si incanalassero in ben altre direzioni. E' risaputo altresì che ci sono tifoserie che si distinguono per la loro connotazione politica: per esempio, la tifoseria laziale è in buona parte egemonizzata dall'estrema destra. Non è certo una novità che anche in passato si siano verificati casi di inni al duce, saluti fascisti e quant'altro faccia parte del truculento armamentario degli adoratori del vecchio regime, gesti e comportamenti che, tra l'altro, dovrebbero essere sanzionati per legge in quanto l'apologia del fascismo è un reato.
è proprio in occasione del recente derby Roma-Lazio che si è verificato l'episodio del calciatore Paolo Di Canio, che al termine della partita ha sollevato il braccio destro nel saluto fascista davanti alla curva laziale, accompagnando e sottolineando il gesto con un maschio ghigno nazistoide. Questo episodio, naturalmente, ha sollevato polemiche e scatenato il dibattito politico. Mentre a destra si registra la comprensibile e commossa reazione della Mussolini, profondamente "toccata" dal gesto del calciatore, che ha così platealmente dimostrato tanto affetto per suo nonno e il cui "titolo" di Dux egli porta tatuato su un braccio, a "sinistra" non si può fare a meno di inorridire della posizione assunta dall'ex direttore del tg3 e di Liberazione, nonché alto dirigente del PRC e accanito tifoso laziale, il sedicente "comunista" Sandro Curzi, che lo ha difeso a spada tratta, sia a caldo che nei giorni successivi, arrivando a negare che si trattasse di un gesto politico.
E cos'altro poteva essere? Eppure Curzi nega l'evidenza sostenendo che gli sembrava che il calciatore avesse "alzato entrambe le braccia", mentre tutt'Italia, me compresa, ha visto chiaramente in televisione che saluto fascista era e senza equivoci. Curzi lo ha difeso in modo talmente appassionato da arrivare a dichiarare: "Tra me e lui le idee politiche sono decisamente opposte, ma non vorrei che questo episodio servisse da pretesto per discriminarlo. In tv ho visto processi sommari su di lui, non vorrei che si fosse aperto un gioco antipatico e sbagliato nei suoi confronti".
Che questa non sia una posizione isolata tra i falsi comunisti lo testimonia un articolo comparso su il manifesto dell'8 gennaio, in cui si sostiene che "Di Canio non resta indifferente, fa discutere, si nota: è già qualcosa, nel mare morto e sporco del calcio italiano. Ha sempre detto quello che pensa, e in quello che ha fatto e detto giovedì sera non c'è nulla di stupefacente". Sì, forse è stupefacente che quest'analisi venga proposta da un giornale che si definisce "comunista" e che, in perfetta sintonia con Curzi, così conclude l'articolo: "Il calciatore Di Canio è spesso divertente, l'uomo Di Canio è quasi mai condivisibile (da queste parti almeno). Le crociate moraliste, però, lasciamole a cose più serie". Dello stessissimo avviso è Armando Cossutta che invoca pretescamente di tenere la politica fuori dal calcio e nega ogni contrapposizione tra fascisti e comunisti su questa vicenda.
Che l'Italia, purtroppo, abbia problemi molto, molto seri causati dal governo del neoduce Berlusconi è verissimo, ma è ben vero, d'altra parte, che si è arrivati a questo punto grazie anche alla tiepidissima "opposizione" di regime che è stata connivente e acquiescente nei confronti del cavaliere nero e del suo governo.
Che sia stato Berlusconi a "sdoganare" i nipotini di Mussolini, non stupisce, anzi, ma che un "comunista" di vecchio corso, così ama definirsi Curzi, difenda a spada tratta un fascista dichiarato come Di Canio, semplicemente perché accomunati dalla stessa bandiera calcistica, mi sembra veramente un fatto molto grave, tale che anche esso dovrebbe contribuire ad aprire gli occhi a coloro che ancora hanno fiducia in questi falsi comunisti e trotzkisti. Tanto più che Curzi non si è affatto pentito della sua uscita, ma se ne vanta, tanto da affermare, nella risposta ad un lettore su Liberazione del 14 gennaio, di sperare di essere riuscito ad infilare "nel teatrino mediatico" su Di Canio "almeno qualche battuta utile e stimolante".
Se la stimolazione è volta a far piazza pulita di ogni residua opposizione al fascismo, grazie tante, spero che ogni vero comunista, compresi gli sportivi, la rispediscano al mittente, perché di questo passo, sdogana oggi, sdogana domani, sia da destra che da "sinistra" siamo arrivati all'Italia di oggi, purtroppo, il cui orrendo futuro scenario potrebbe essere Berlusconi presidente della Repubblica e Fini capo del governo.
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