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    SENATORE di POL
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    Predefinito Così l'Europa si è arresa all'ISLAM

    dal quotidiano LIBERO di oggi 11 marzo 2005

    " Così l'Europa si è arresa all'Islam
    di MARCELLO PERA

    Pubblichiamo ampi stralci della "lectio magistralis" tenuta ieri dal presidente della Camera [SIC!], Marcello Pera, al Centro Alti Studi Imt di Lucca .

    Così l'Europa si è arresa all'Islam


    Per molto tempo, in tema di rapporti fra religione e politica, il mondo è restato pressoché fermo alle decisioni prese nell'ottobre 1648 con la pace di Westfalia, allorché gli stati nazionali ebbero piena sovranità, le confessioni cristiane furono chiamate a convivere, mentre agli equilibri internazionali fu imposto il vincolo di prescindere dalle questioni religiose . Da quel momento, in Europa, i governanti rimasero il più possibile fedeli alla laicità,la religione cominciò a ritirarsi dalla sfera terrena, e le guerre,se pur non scomparvero,almeno non furono (o comunque non sembrava più che fossero) di religione. Era - o sembrava - finalmente la pace, dopo tanti anni di massacri. Un principio dualistico fra tipi di verità distinte e diverse si impose dappertutto: verità di fede e verità di scienza; verità di morale e verità di diritto; verità divine e verità di stato; verità private e verità pubbliche. E con il principio dualistico s'impose anche un principio di non interferenza (...) Diviso in così tante sfere separate, il mondo, finalmente, andava per il verso giusto. Purtroppo, come è noto, il mondo va come gli pare. E da qualche tempo gli pare di dover andare diversamente da come è andato per più di tre secoli. Proprio mentre gli intellettuali celebrano i fasti della post-modernità, gli uomini vivi mettono in questione i fondamenti della modernità. Non solo oggi l'Islam predica e pratica la sharia, il mondo intero è percorso da fremiti di religiosità e rivendicazioni di ruolo per la fede . Come spiegare questi fenomeni e come giudicarli e soprattutto come venirne a capo? La separazione come principio Cerchiamo intanto di guardare le cose più da vicino, nell'ambiente che ci è più familiare. In Occidente, mentre per gli Stati Uniti sembra ritornare calzante la vecchia definizione di G.K. Chesterton - «l'America è una nazione con l'anima di una chiesa» -, l'Europa sembra la meno sensibile al fenomeno della rinascita religiosa. E però anche qui si osservano fenomeni nuovi. Gruppi sempre più vasti di popolazione restano sempre più sconcertati di fronte a quei governanti che sembrano considerare questione a loro estranea che i nostri popoli vanno in chiesa, attendono alle funzioni, praticano culti e riti, cercano guide spirituali. Lo spettacolo del laicismo imposto con la legge - nessun simbolo religioso esposto nelle scuole e nei luoghi pubblici, quasi che fosse la sigaretta, la quale "nuoce gravemente alla salute" - è sempre meno accettato. Molti si chiedono se sia davvero tollerante difendere il diritto alla moschea per gli immigrati senza chiedere il rispetto del proprio luogo di culto cristiano. Se sia veramente liberale consegnare l'esposizione del crocifisso alla mercé di una decisione amministrativa. O perché sia apparentemente più facile partecipare ad un "gay pride" che a una processione . O più disdicevole offendere la religione degli altri che la propria. Forse la gente non pensa così. Forse ha altri sentimenti ed è sconcertata. Per evitare che lo sconcerto ci trovi impreparati, dobbiamo ripensare quelle categorie interpretative della cultura di Westfalia che abbiamo bevuto col latte materno e attrezzarci diversamente. Non credo che dovremmo mettere in discussione la separazione fra Stato e Chiesa, che è un moderno istituto occidentale prezioso e da proteggere scrupolosamente, perché gli Stati teocratici sono dispotici e illiberali. E neppure credo che dovremmo respingere la separazione fra politica e religione. E però, dopo tanta desuetudine e di fronte al fenomeno della rinascita religiosa, una domanda,in particolare,dobbiamo tornare a porci. Che cosa, propriamente, significa la separazione? (...) (...) Credo che il modo intellettualmente più appropriato e praticamente più utile sia di concepirla come un principio di convivenza, un imperativo di tolleranza. Questo principio o imperativo dice che c'è un limite oltre il quale la fede religiosa trasportata nell'àmbito politico produce intolleranza e diminuisce la libertà di tutti e ciascuno. Ma il principio o imperativo non fissa quel limite, non dice dove deve essere posto: esso è un confine che si sposta continuamente con il cambiare storico delle nostre coscienze, delle nostre sensibilità, delle nostre convenienze. È laico quello Stato che riconosce l'esistenza di quel limite, è fortunato quello Stato laico che,di volta in volta, lo fissa al confine giusto . Laicismo e concordati Lo stanno mettendo, questo limite, nel confine giusto gli stati occidentali? Hanno consapevolezza che la cultura separatista di Westfalia è in crisi e perciò devono dare spazio diverso ai sentimenti religiosi dei propri popoli? Per l'Europa, la risposta è assai incerta. Ancor oggi, posta di fronte alla impegnativa e coraggiosa domanda «Chi sei?», «Chi fur li maggior tua?», l'Unione europea,al momento di darsi una Costituzione, ha preferito tirarsi fuori d'impaccio e imboccare la vecchia strada dei concordati fra potere temporale e potere religioso (...). In altri termini ancora,significa che l'Europa del 2004 torna all'Europa del 1555: cuius regio, eius religio . Questa è la formula dei concordati. Che sia andata bene agli stati laicisti si comprende, che sia stata accettata dalle Chiese, anche dalla Chiesa cattolica, forse si comprende pure, data l'attrazione dei benefici temporali, ma che ciò basti a dare forma istituzionale, cittadinanza politica, accoglienza civile alla rinascita religiosa europea è fortemente da dubitare. Se Giovanni Paolo II ha ragione - «l'Europa si riconosca nelle sue radici cristiane!» - la Chiesa cattolica per prima dovrebbe avere maggiore coscienza e trarre da lui maggiore coraggio. Perché invece l'Europa non ha maggiore coraggio? Pesa su di essa la pigrizia intellettuale della sua cultura . Il relativismo e il nichilismo hanno prodotto l'indebolimento della nostra identità religiosa e, con essa, della nostra identità tout court. Contro questa malattia dell'Occidente, sopra ttutto europeo,mi sono già espresso altre volte e qui mi tocca solo ripetermi. Oggi l'uomo occidentale è un penitente che si batte in continuazione il petto. Se ci sono fondamentalisti e terroristi che gli hanno dichiarato la jihad, allora - dice il penitente - deve esserci una ragione. Se c'è una ragione,allora nasce da uno squilibrio sociale. Se c'è uno squilibrio sociale, allora qualcuno l'ha provocato deliberatamente. Se qualcuno l'ha provocato deliberatamente, allora l'Occidente nazionalista, imperialista, colonialista è colpevole. E se l'Occidente, alla fine, è colpevole di aver provocato la jihad,allora si merita la jihad . L'Occidente trova sempre un "ma" per bloccarsi. Alcuni gruppi islamici ricorrono al terrore? Brutta cosa, ma l'imperialismo americano è di per sé terroristico. Rapiscono e uccidono? Azione da condannare, ma si dimentica che sono resistenti che trattano bene gli uomini e le donne di pace. Ricorrono a kamikaze? Azione esecranda, ma lo fanno per disperazione. Ora che, anche in Europa,l a rinascita religiosa torna a riaffacciarsi nelle coscienze individuali e a voler reclamare i suoi diritti nella società civile e negli stati, si scopre che questa cultura della resa non rappresenta solo un freno alla nostra identità. Essa è anche un abbassamento delle nostre difese di fronte all'esplosione, talvolta violenta e intollerante, delle identità altrui. La crisi di identità Dobbiamo allora tornare a porci la domanda: chi siano "noi"? Risponderci che siamo europei serve solo a spostare la risposta più in là, perché, alla stessa domanda, l'Europa non sa oggi fornire risposte. Dirci che siamo occidentali confonde le acque, perché anche gli americani sono occidentali ma il loro "noi" è diverso dal nostro . Potremmo rispondere che noi siamo ciò che vogliamo essere,ma proprio ciòche vogliamo essere domani è ciò che è in dubbio oggi. Siamo, dunque, in crisi di identità. Questa crisi è salutare,ma è più difficile da risolvere di altre che abbiamo attraversato. [u] Perché mentre prima, ad esempio difronte al fascismo,al nazismo, al comunismo, ci si poteva contentare di definirci come "anti", in negativo, oggi ci tocca definirci in positivo. Il richiamo alla nostra storia può aiutarci. Ma con un'avvertenza: che, soprattutto per noi italiani e europei, richiamarsi alla nostra storia non significa tirare le somme del passato, bensì scegliere. Scegliere quali genealogie,quali sistemi di valori e princìpi, quali istituzioni, quali ideali si intendono accettare e perseguire . La discussione fra credenti e laici, soprattutto laici liberali, che da noi è cominciata in modo promettente circa la nostra identità prevalentemente cristiana dovrebbe aiutare questa scelta . Se non c'è astuzia, se non c'è pigrizia, produrrà i suoi frutti. Ma perché non ci siano né astuzia né pigrizia, occorre coraggio. Ce l'hanno, questo coraggio, i laici o si sentono ancora confortati dai recinti in cui la storia li ha rinchiusi? Ce l'hanno, lo stesso coraggio, i credenti o si sentono ancora insidiati dal rischio delle strumentalizzazioni della loro fede? Speriamo di sì, che ce l'abbiano gli uni e gli altri, perché è necessario che ce l'abbiano tutti.
    "


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  2. #2
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    ancora dal quotidiano LIBERO di oggi 11 marzo 2005...

    " Immigrato, o ti adegui o torni a casa

    di ANDREA COLOMBO


    MILANO - Multiculturalismo e immigrazione selvaggia sono i due punti su cui cadrà la sinistra europea. Se non si sveglia di fronte alla realtà e non abbandona le ideologie del passato verrà travolta. Lo sostiene Trevor Phillips , presidente della Commission for Racial Equality, organismo del governo britannico chiamato a monitorare e tutelare l'uguaglianza di trattamento tra i cittadini britannici delle varie etnie . Nel capoluogo lombardo per un incontro organizzato dal Centro culturale di Milano, Phillips non usa mezzi termini per spiegare che la sinistra europea [continentale, nota di pfb] è « ferma allo stalinismo, accecata dall'ideologia. Vuole insegnare alla " classe operaia ? cosa è bene fare. E la realtà complessa ( con i nuovi flussi immigratori, la sfida dell'Islam...) gli sfugge di mano, regalando elettori alle destre » . Recentemente Phillips ha scandalizzato i benpensanti " politically correct ? proponendo di istituire classi separate con programmi differenziati per i maschi neri nelle scuole britanniche. Una drastica misura, dice, per migliorare le scadenti performance degli studenti di colore all'esame di Stato. Phillips è un funzionario governativo di origine afro- caraibica , e ha l'atteggiamento compassato delgentl eman britannico. Tuttavia si scalda quando l'argomento cade sull'eurosinistra. Con un passato di militanza marxista alle spalle, oggi si definisce « un fan di Blair » ed è uno dei principali nemici del multiculturalismo . Quella visione, cioé, cara ai salotti radical chic, che vuole dividere le nostre città in tanti ghetti. Ognuno con le proprie regole. « Il multiculturalismo è figlio del collettivismo marxista » , spiega Phillips, « che non considera gli individui in quanto tali, ma solo in quanto parte di una comunità. Ciò porta alla marginalizzazione. È un sistema repressivo, dove i leader religiosi più retrogradi assumono la guida delle comunità. La conseguenza è che questi gruppi rimangono intrappolati nelle loro identità storiche » . Il multiculturalismo è quindi una forma di razzismo? « Certo, porta alla separazione. Noi invece, col governo Blair, puntiamo all'integrazione. Il che non vuol dire che un immigrato debba trasformarsi in una caricatura di un inglese » . Che tipo di integrazione avete in mente? « Le porte del nostro Paese rimangono aperte, ma gli immigrati devono condividere con noi alcuni valori essenziali: la democrazia, la libertà di parola, lo Stato di diritto. Per il resto, ogni comunità, ogni individuo può seguire la sua via. Nel quadro inglese » Un islamico in Inghilterra può avere 4 mogli, come prescrive il Corano? « Sì, ma non può pretendere che vengano riconosciute dallo Stato. Solo la prima moglie potrà essere riconosciuta dalla legge. Poi se, in futuro, i musulmani diventeranno la maggioranza nel Paese e, eleggendo i loro rappresentanti in Parlamento, riusciranno a far cambiare la legge introducendo la poligamia, allora non si discute. La democrazia è un valore assoluto in Gran Bretagna » Cosa pensa della retorica di certa sinistra europea che vorrebbe abbattere le frontiere e permettere un'immigrazione incontrollata? « Penso che sia pura fantasia. Anche la sinistra sa che è impraticabile. Così si regalano gli elettori alla destra. I controlli vanno introdotti proprio per garantire gli immigrati. Se non c'è controllo si dà il via libera a quelle gang di criminali ( albanesi, romeni...) che sfruttano gli immigrati, vendono i bambini... » . Qual è il metodo migliore per controllare i flussi? « Noi in Gran Bretagna abbiamo deciso che chi vuole stabilirsi deve raggiungere un certo punteggio. I punti sono stabiliti in base alla professionalità e l'educazione... Poi bisogna chiedersi: di quali tipologie professionali abbiamo bisogno? » State considerando di introdurre le quote, a seconda delle professionalità richieste? « Faremo entrare solo gli immigrati che potranno integrarsi, con un lavoro. . . » E come affronterete il pericolo islamico? Rinuncerete al vostro culto della libertà d'espressione per imporre più controlli sulle comunità musulmane? « La libertà d'espressione è fondamentale, ma non è illimitata. Fin che si dice che l'Islam è la migliore religione del mondo, nessun problema. Ma se poi, oltre a questo, si passa dalle parole a pratiche ricattatorie o violente, all'infibulazione, all'umiliazione delle donne ... allora bisogna dire no. Bisogna fermarli » . Cosa pensa della polemica, cavalcata da certa sinistra, sulla presenza del crocifisso nelle scuole, negli ospedali e negli uffici pubblici? « Penso sia sbagliatissima. Rappresenta la sinistra stalinista al suo peggio. Quella che vuole " insegnare ? alla classe operaia come superare il cattolicesimo. Ma questi simboli fanno parte della storia della nostra civiltà. Non si possono abolire per decreto. È pura follia » . Ma anche un'associazione islamica integralista ha protestato per la presenza del crocifisso in un'aula scolastica. « Gli islamici che non possono sopportare la vista di un crocifisso dovrebbero cambiare Paese. Non andare in Italia dove la cultura cristiana è ancora prevalente, nonostante la secolarizzazione » . Insomma, quella contro il crocifisso è un'altra battaglia persa in partenza? « La sinistra europea deve svegliarsi. Rendersi conto che viviamo in un mondo globalizzato, complesso. Il New Labour l'ha capito. Ha capito che l'essenza della sinistra è il cambiamento. Rimanere aggrappati ai vecchi dogmi ( terzomondisti, laicisti) è l'arroganza di una sinistra vecchia. Un'arroganza che pretende di dire al " lavoratore ? cosa pensare, cosa leggere. Un'arroganza autoritaria. La nuova sinistra invece deve porsi in ascolto ai bisogni reali della gente comune, oggi » . È quello che sta cercando di fare Blair? « Sì, e in gran parte ci è già riuscito. Abbiamo tirato fuori dalla povertà un milione di bambini, riqualificato molte zone urbane degradate, aumentato l'occupazione, speso più soldi su educazione e sanità. Fatti non p a ro l e » . E il vecchio sogno egualitario della sinistra che fine ha fatto? « Nessuna fine. È più vivo che mai. Solo che eguaglianza non significa che tutti debbano ap p i at t i r s i verso ilbasso , essere identici, unidimensionali. Eguaglianza è la liberazione, la realizzazione dell'individuo. Ognuno secondo la propria particolarità, a prescindere dalla classe di provenienza, dalla religione, dall'etnia di appartenenza. Sogno un mondo dove un giorni tutti possano sentirsi " manager ? della propria vita » .
    "

    Saluti liberali

  3. #3
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, 4 dicembre 2005..........

    "Islam, lo sapevate che... I venti privilegi strappati

    Pagina 15


    di ANGELO PEZZANA

    Le statistiche, da qualunque parte le si voglia rigirare, sono in fondo dei numeri freddi, non appassionano, men che mai quando sono rivolte al futuro. Che l'Europa non oltre il 2050 possa avere una maggioranza islamica è una previsione o poco più, non ci appassiona, non riusciamo ad immaginarcela, o più verosimilmente non vogliamo pensarci. L'Eurabia, come profeticamente l'ha chiamata Oriana Fallaci, non è il nostro prossimo futuro, preferiamo occuparci dell'isola dei famosi. Constatare che il nostro ministro dell'interno abbia chiamato i musulmani dell'Ucoii a far parte della consulta islamica ha sollevato solo la protesta di quelli, come Magdi Allam, che hanno profonda conoscenza della realtà del terrorismo fondamentalista nel nostro paese. Che l'Ucoii rappresenti i Fratelli Musulmani non desta timore, pur essendo quella setta egiziana una delle centrali più efficienti e ramificate del terrore. Si chiamano pure fratelli, e chessarà mai, ragiona il nostro pacifista sinistro- catto- noglobal. Invece c'è da preoccuparsi, eccome. Il 2050 è dietro l'angolo, e se l'Italia non è ancora nelle condizioni nelle quali si trovano altri paesi europei ( Francia, Olanda, Belgio ecc.), non tarderà ad arrivarci. Circola si internet un documento, che potremmo intitolare « Sapevate che in Francia... » , che vogliamo proporre ai nostri lettori. Forse non ci siamo ancora, certo ci siamo vicini. Sapevate che in Francia... . alcuni studenti musulmani prendendo come scusa la legge sulla laicità dello Stato reclamano e ottengono di togliere gli alberi di Natale in diverse scuole, comprese quelle materne? ( Le Parisien) . giovani musulmani esigono di essere esentati dai corsi di sport e biologia, e questo non influirà sulla loro valutazione? ( Nouvel Observateur) . delle musulmane esigono e ottengono orari che sono riservati solo a loro per frequentare piscine municipali? ( Revue politique) . studentesse musulmane esigono e ottengono di presentarsi agli esami con il marito e pretendono di essere esaminate da una donna? ( Nouvel Observateur) . un'associazione musulmana " Unir" all'università di Paris XIII, respinge il diritto di un professore di cultura occidentale di giudicare il lavoro di uno studente musulmano? ( L'Express) . i musulmani reclamano una revisione dei libri di testo per inserire la storia dei loro Paesi d'origine e della loro religione? venduto in Francia da dieci anni spiega come un buon musulmano può picchiare la moglie « con la mano, senza frusta, né pezzi di legno ed evitando di colpire il vi- ( Nouvel Observateur) . delle musulmane velate e studentesse in medicina esigono di curare solo donne? ( Le Monde, Le Figaro) . uno dei libri più antisemiti che ci siano, i " Protocolli dei Savi di Sion" ( Hitler se n'era servito per giustificare i suoi crimini), proibito in Francia, circola liberamente nei sobborghi e nelle librerie islamiche? . in diverse università francesi delle associazioni di estrema sinistra possono organizzare conferenze dove si paragona Israele a uno Stato nazista che pratica l'Apartheid? ( L'Express) . durante le manifestazioni contro la guerra in Iraq alcuni " pacifisti" musulmani esponevano ritratti di Bin Laden e di Saddam? ( Les 4 verités) . un certo Djamel, che aveva bruciato viva una ragazza, Sohana, è stato acclamato nella sua cittadina di Val della Marne, quando è avvenuta la ricostruzione dei fatti? ( JT France 3) . giovani, neri e musulmani, che hanno bruciato vivo un vigile bianco in un supermercato a Nantes ( nel 2002) non provano nessun rimorso, anzi ne sono fieri ? ( testimoniaza dell'avvocato) . un manuale di buona condotta " Il lecito e l'illecito nell'Islam", so » ? ( L'Express) . le milizie islamiche pattugliano le strade di Anversa e altrove per sorvegliare i " cattivi agenti bianchi razzisti" e applicare così la propria legge? ( Liberation) . le nuove leggi obbligheranno la polizia, l'esercito e l'amministrazione pubblica in generale ad assumere prima d'altri giovani immigrati, e che 35 imprese tra le quali France Television, Peugeot e i supermercati " Casino" hanno firmato un contratto dando la preferenza a stranieri per l'assunzione del personale? ( governo e sindacati) . nei licei delle musulmane indossano il cappotto in classe prima di dirigersi alla lavagna per non indurre in tentazione? ( Le Monde) . nelle scuole elementari dei padri musulmani rifiutano che le loro bambine siano lasciate in classe con un maestro che sostituisce temporaneamente la maestra? ( Le Monde) . una scuola ha dovuto organizzare una stanza senza finestra per riconoscere le madri coperte dalla testa ai piedi dal burqa per consegnare loro i figli? ( Le Monde) . in alcune scuole primarie, nelle toilettes c'è l'uso di rubinetti separati, uno per i " musulmani" e l'altri per i " francesi"? Un responsabile del culto musulmano ha chiesto di istituire spogliatoi separati, dato che secondo lui un circonciso non può spogliarsi vicino a uno impuro. ( Le Monde) . altre comunità religiose ( induiste, buddiste ecc.) non esigono rivendicazioni di questo genere ? Succede in Francia, qualcuno penserà, qui da noi è diverso. Invece la drammatica realtà è che la Francia è solo qualche anno avanti a noi, ma ci troveremo davanti agli stessi problemi se non verranno prese delle misure per impedire che la vecchia e decadente Europa si trasformi in una Eurabia nuova di zecca. Oriana Fallaci sostiene che il destino è segnato a meno di un miracolo. Che il multiculturalismo sia ampiamente fallito è sotto gli occhi di tutti, eppure per affrontare il problema il ministro Pisanu, contro le analisi di chi conosce il fondamentalismo dall'interno e ne ha quindi cognizioni di causa, imbarca l'Ucoii , come dire i Fratelli Musulmani, la fazione più estrema legata apertamente al terrorismo. E' facile immaginare quale consulta islamica ne verrà fuori. Oggi in Francia, domani in Italia. Non c'è da stare allegri. "


    Saluti liberali

  4. #4
    Giu' la maschera!
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    perke' non le posti sul principale..e' giusto ke la gente sappia...
    Mr. Hyde


  5. #5
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, 8 febbraio 2006


    " Oriana ha davvero ragione. E l'Occidente quando la ascolterà?

    Pagina 4

    di LUCA VOLONTÈ - La Fallaci aveva ragione? Non ci possono essere dubbi in proposito, bene hanno fatto Libero, Farina e Socci ha mettere in evidenza ed esprime un chiaro giudizio sulla situazione che stiamo vivendo. Mi chiedo cosa attenda il Presidente della Repubblica a nominarla " Senatore a Vita", per meriti e preveggenza. Gli scritti, sofferti e duri, dell'Oriana di questi anni hanno chiaramente anticipato ciò che sta accadendo, le violenze nei confronti dei cristiani, le titubanze europee, le pretese di introdurre la shaaria in Europa. Tra pochi giorni uscirà in Italia, per i tipi di Rubettino, il libro di Weigel sui limiti del laicismo europeo e sulle possibili conseguenze dell'invasione islamica, un testo breve e ficcante che testimonia quanta sia la preoccupazione che si respira negli Stati Uniti verso la deriva europea. Quindi la Fallaci non è un caso isolato, anzi è antesignana di analisti e politologi, al di là e al di qua dell'Oceano. Bisognerebbe sentire che ne pensa Gad Lerner, che dedicasse una puntata a lei e alle sue previsioni stimolanti e responsabilizzanti verso ognuno di noi, oltrechè soffermarsi sulle critiche esaltate dalla stampa sinistra e i pamphlet accusatori delle preoccupazioni amorose di Oriana. Ricordate? Addirittura Bruno Lauzi aveva minacciato di non ritirare l'Ambrogino proprio perché lo si voleva dare anche all'Oriana. Non sappiamo se poi vi rinunciò, sappiamo che fino a 60 giorni fa, era questo il clima che si respirava. La signora Afef ricorda i massacri nella ex- Jugoslavia e in Nigeria fatti dai cristiani, condisce io suo intervento di citazioni e ne trae una morale: « Se le religioni sembrano condannate a farsi la guerra , è perché, da una parte all'altra, ci sono politici che le piegano per fini tutt'altro che politici » . Chiunque frequenti la Stazione Centrale di Milano, avrà avuto modo di vedere quanto la pubblicità della Tv del marito, La 7, usi con cattivo gusto la religione cattolica: un Diavolo campeggia in una Basilica. Alla faccia del rispetto. Le sue tesi sono state anticipate da molti commentatori sinistrorsi, in Europa c'è la libertà di espressione e quindi possiamo ridicolizzare chiunque, qualunque Dio. Chiunque e qualunque ha il significato, quasi esclusivo, di offendere i cattolici, dalla Madonna fecondata eterologamente alle vignette di Vauro su Cristo. Quindi il rispetto invocato è solo per i musulmani e gli ebrei. Bella faccia tosta, bella libertà e bel rispetto. Non vigeva il principio laico della tolleranza e della uguaglianza? Ciò che sconforta però è la mancanza assoluta di Europa che sta emergendo sempre più, non vogliono nemmeno riunirsi per un Consiglio Europeo straordinario, in questo ha ragione Ciampi, sarebbe necessario, ma ognuno pensa agli affari suoi, come se lo scontro in atto sia tra un singolo paese e il mondo arabo. La prudenza è d'oro, ma ha fatto bene Libero, Socci e Farina, un conto è la prudenza, altro è la confusione e la mancanza di giudizio su cosa sta realmente accadendo qui e nei paesi islamici. Non è utile per nessuno confondere le acque su questi avvenimenti, sull'omicidio di don Andrea e di molti cattolici e cristiani che quotidianamente perdono la testa. Perché l'Europa oltre agli affari economici non si decide a farsi anche gli affari umani? "


    Shalom

  6. #6
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    Dal quotidiano torinese LA STAMPA di oggi, 09 febbraio 2006, a pagina 1
    è stato pubblicato un articolo firmato da Fiamma Nirenstein
    dal titolo:

    " «Se l'Europa si sveglia»



    Una lunga serie di eventi diversi, eppure legati da un filo rosso, punteggia la grande rivolta islamica contro le vignette che mettono alla berlina il Profeta Maometto. Il pur imperioso governo siriano non ha fermato tempestivamente le spaventose proteste nelle strade di Damasco; i palestinesi di Hebron hanno cacciato gli osservatori europei della forza di pace; Nasrallah, capo degli Hezbollah, in un Libano a sua volta infuocato, in coro con Khamenei ha proclamato che le vignette sono opera di una cospirazione ebraica; un giornale iraniano ha indetto una raccolta di vignette sulla Shoah per trascinare Israele nel conflitto con l’opinione pubblica europea; il boicottaggio dei prodotti danesi (la Danimarca è la patria della vignetta incriminata) si configura come un’azione antieuropea per eccellenza. Tutto parla di un grande cavallo imbizzarrito ormai tuttavia cavalcato con speroni e guanti di acciaio.
    Lo dicono sia la costruzione teorica che la escalation politica degli eventi. Come le masse progressiste a suo tempo erano perennemente mobilitate alla difesa dell’Urss, così oggi le masse militanti dell’Islam vengono chiamate a coorte su un’idea di vittoria intorno alla battaglia di punta dello Stato Guida, l’Iran, che non teme l’Occidente, anzi lo irride e lo minaccia.
    L’attuale galvanizzazione del mondo islamico militante ha i tratti di una svolta epocale. L’ideologia centrale è quella dello scontro aperto, con spirito di sfida, con l’Occidente. Si costruisce la strategia di una guerra di nazioni e continenti sul terreno arato da Bin Laden. La costruzione teorica per cui si chiede nelle piazze di tutto il mondo la testa di giornalisti, politici, diplomatici europei, è innovativa: non c’è giurista nella tradizione islamica che ritenga che i non musulmani debbano essere soggetti alla legge del Corano, se non su terre sotto la giurisdizione dell’Islam. La protesta suggerisce invece che terribili punizioni, fino alla morte, possono essere inflitte anche a non musulmani su terra non musulmana. Non c’è traccia, però, di questo in tutta la giurisprudenza né sciita né sunnita.
    Ma attenzione: i non musulmani che vivono assoggettati su terre islamiche, i dhimmi, secondo la tradizione sono soggetti, con regole che variano con la clemenza del giudice, alla giurisdizione della sharia, per cui chi offende il profeta deve essere punito. Tuttavia gli europei sono oggi assediati nelle loro sedi, minacciati di decapitazione. Sono i cristiani che hanno avuto la loro prima vittima, sono gli ebrei criminalizzati a essere minacciati, proprio come dhimmi. La sfida attuale è del tutto nuova dunque, e suggerisce l’idea che l’Europa sia zona assoggetta, popolata da dhimmi.
    Ma l’Europa, proprio ora, minaccia l’Iran di sanzioni di fronte alla costruzione della bomba atomica; minaccia Hamas di togliergli i fondi; tiene sotto osservazione gli Hezbollah e il governo libanese dopo l’assassinio di Rafik Hariri; intima alla Siria di sottostare all’inchiesta dell’Onu. Ha preso un po’ di coraggio. La catena dei poteri estremisti mediorientali è sotto schiaffo.
    L’Iran è pressato dalla disapprovazione internazionale, ma l’ahmadinejismo in ascesa certo adesso, con questa ondata di violenza islamista, spera che, intimidita, l’Europa si faccia timido e rispettoso spettatore del suo estremismo, si consideri assoggettata e smetta di ostacolarlo. Vedremo, adesso, se siamo dhimmi oppure no. L’Europa sa che anche la libertà di opinione che si esprime con le vignette non è la stessa cosa in Occidente e in Medio Oriente. E’ come la bomba atomica: la sua pericolosità dipende da chi ce l’ha. Noi le vignette, di cattivo o di buon gusto, le facciamo per ridere, non per denigrare o per criminalizzare. Dall’altra parte invece, incitano a uccidere.
    "


    Shalom

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Dal quotidiano IL FOGLIO del 12 febbraio 2006

    " «L'Europa ricala le braghe»


    Davanti alla bara di un sacerdote ammazzato al grido di “Allah grande” l’Europa cala le braghe e il gesto non è solo sconveniente o indecente, è soprattutto politicamente suicida. Quasi dimenticato l’assassinio da parte del lupo grigio-verde sulla stampa continentale. Messo in ferie obbligate direttore che pubblicò quelle brutte offensive vignette. Allo studio norme comunitarie per regolare il rapporto media e religioni (una specie di par condicio teologica?). Oscurato dal governo svedese un sito che le ripubblicava. Negata una seduta del Parlamento europeo per l’uccisione in Turchia don Andrea Santoro (e ovviamente la u n i o n e straordinaria fu negata anche per l’esecuzione Olanda del regista Theo van Gogh e per l’attacco a Londra). Quasi comunemente accettato che con Hamas intima all’Europa di arrendersi, per bocca del suo leader esule nella minacciosa Damasco, la cosa migliore sia appunto in qualche modo arrendersi – come ha fatto ieri la Francia – a dover trattare (e pagare, rifocillare, magari lusingare) un governo che indossa le cinture dei kamikaze stragisti di ebrei non solo. Si arriva fino al paradosso un’Europa che cerca modi sempre raffinati per scusarsi mentre miliziani palestinesi cercano modi sempre efficaci per sparare contro gli uffici di quell’Unione europea che è lì per distribuire soldi a palate a chi poi finanzia gli stessi miliziani. Perfetto.Cioè, vengono messi in fuga con gli spari gli osservatori europei, ma i soldi europei devono continuare ad arrivare anche se al governo c’è chi spara. Perfetto. E’ la reciprocità condita con i cavoletti di Bruxelles, è il libro nero del cretinismo multiculti. Proprio mentre una bella cena dei cretini europei viene preparata a Teheran, per festeggiare la Bomba che è lì lì per nascere gli ayatollah. Qui nel vecchio continente ci si balocca con i falsi miti per non vedere ferocia mitologica di un magma islamofascista che ha dichiarato guerra alla civiltà. “E’ un complotto di pochi”. “Ma c’entrano più che altro le bande della prostituzione”. “Ma questo laico, dunque non si allea con al Qaida”. “No, non ci credo, c’è qualcosa di troppo artefatto”. “E’ colpa di Bush e di Sharon”. “Non può essere”. “Le religioni amano per forza”. “Bisogna distinguere”. “E se fosse caso isolato?”. L’elenco dei casi isolati inizia l’11 settembre 2001, per la verità anche prima, ma per comodità diciamo l’11/9 New York, poi passa per Madrid, Londra, Casablanca, per la Turchia, il Pakistan, l’Indonesia, Gerusalemme (costantemente), l’Arabia Saudita, la Siria, Beslan, Amsterdam, Baghdad, Kabul, ancora e ancora stragi più o meno allo stesso grido. E più o meno sempre stesse sono le frasi con cui voltare sguardo di là, per non vedere la guerra in corso. "

    Shalom

  8. #8
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    dal quotidiano IL FOGLIO di oggi

    "
    Roma. Ci sono istituzioni che non s’addicono a un leader politico occidentale, il Majlis as Shura per esempio, il Consiglio della Corona dell’Arabia Saudita: i suoi 150 membri (tutti uomini) sono nominati dal re e non esercitano alcun tipo di potere. Da anni l’opposizione saudita definisce il Majlis la “foglia di fico” di una democratizzazione che né re Fahd né re Abdullah vogliono iniziare. Jacques Chirac – che di certo non sarebbe accolto con gli stessi onori al Congresso americano – ha scelto questo consesso per un discorso che segna il degrado terminale della sua “politique arabe”. Su Hamas, Chirac ha enunciato una posizione in conflitto con l’Unione europea: “So bene che c’è chi valuta l’applicazione di sanzioni all’Anp, nel caso Hamas non riconosca Israele e gli accordi di Oslo, ma io sono ostile alle sanzioni in generale e ancor più in questo caso”. L’opposto della linea del “quartetto” (Onu, Ue, Stati Uniti e Russia) e proprio nel momento in cui, alla prima sessione del Parlamento palestinese, i deputati di Fatah hanno abbandonato l’aula e quelli di Hamas hanno revocato le misure adottate nelle ultime settimane dal rais dell’Anp, Abu Mazen.
    Le ragioni dell’ennesima smarcatura della Francia da una linea di fermezza nei confronti di fondamentalisti arabi – la riproposizione dello “schema” già adottato nel 2003 a favore di Saddam Hussein, che ora fa intendere a Hamas di avere ampi margini per dividere il fronte occidentale – sono le solite: mania di “grandeur” neogollista e concreti contratti militari e petroliferi. Ancora una volta Chirac si smarca dagli Stati Uniti e dalla stessa Europa per firmare protocolli di vendita, che poi, come è successo anche in questa “tre giorni” saudita, non riesce nemmeno a siglare. Da anni Parigi tenta di vendere a Riad una flotta di aerei da combattimento Rafale, il sistema Miksa per la protezione delle frontiere dal valore di 7 miliardi di euro e una raffineria Total da 400 mila barili al giorno. Non stupisce che il ministro degli Esteri saudita, Saud al Feisal, che si appresta a ricevere Hamas a Riad, abbia dichiarato che “le posizioni di Chirac e re Abdullah sulla Palestina sono molto vicine, per non dire identiche”."


    Shalom

  9. #9
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    Quando il petrolio sarà a 100 $ al barile, il presidente iraniano, farà lo sconto agli amici dell'Iran, mentre gli amici d'Israele pagheranno il prezzo pieno. Allora si vedrà, chi saranno i veri amici d'Israele.

  10. #10
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