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    Predefinito Cina, Lega vuole via clausola di salvaguardia

    Il ministro delle Riforme: «In alternativa dazi temporanei» Cina, Lega vuole via clausola di salvaguardia Calderoli incontra Berlusconi per impegnare l'Italia ad attivare le norme europee contro la concorrenza sleale da parte di Pechino
    ROMA - Una proposta che medii tra i dazi contro le merci cinesi (misura proibita dall'Unione europea) e il semplice lasciare tutto com'è. E'questo l'intento della Lega, che per bocca del ministro delle Riforme Roberto Calderoli ha presentato al presidente del Consiglilo Silvio Berlusconi.
    CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA - Calderoli ha proposto a Berlusconi di impegnare l'Italia nella richiesta all'Ue di attivazione della clausola di salvaguardia che è prevista dal trattato commerciale dall'Organizzazione mondiale del Commercio con la Cina nel 2001 e recepito dall'Unione Europea.
    Per rendere il processo di globalizzazione dell’economia graduale e meno traumatico, il protocollo di accesso all’Organizzazione mondiale del commercio ratificato dalla Cina prevede un periodo di 12 anni durante il quale i Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio possono, nel corso del processo di liberalizzazione verso i prodotti cinesi, adottare misure di salvaguardia transitorie per difendere specifici settori dell’economia che possano entrare in grave crisi a seguito dell’improvvisa apertura alla concorrenza cinese. Il Consiglio dell’UE ha così approvato il 28 gennaio 2003 lo strumento1 di salvaguardia verso la Cina, il cosiddetto TPSSM (Transitional Product-Specific Safeguard Mechanism). Tale strumento consente di difendere le imprese comunitarie attraverso l’introduzione di dazi di salvaguardia e quote ovvero attraverso altri tipi di soluzioni negoziate con la Cina, quali per esempio restrizioni volontarie alle esportazioni.
    PROPOSTA - La proposta di Calderoli fa riferimento alla clausola di salvaguardia sottoscritta dall'Ue con la Cina nel 2001«, ha precisato Cè, secondo il quale «le misure anti-dumping sono importanti contro la vendita sottocosto, ma qui il problema è più ampio: in Italia arrivano merci vendute ad un decimo». Anche il ministro delle Riforme ha fatto espresso riferimento alla clausola di cui vorrebbe l'attivazione da parte dell'Unione europea in quanto «non si possono abbattere le quote dal 1 gennaio senza prevedere misure di salvaguardia per l'industria europea». Calderoli sostiene però che al momento l'Ue non si sia ancora attivata per stendere le linee guida per l'attivazione della clausola di salvaguardia e che quindi i tempi per far entrare in moto meccanismi di difesa per l'industria europea «sono vicini all'eternità». Calderoli ha quindi precisato che le proposte della lega sui dazi «sono state poco capite: qualcuno le ha additate come anti-storiche: quello che non funziona, però, è l'Europa». In alternativa alla clausola di salvaguardia per Calderoli si potrebbe pensare anche a dei dazi di durata temporanea ad esempio di 6 mesi.

    L'abolizione delle quote avvenuta dal primo gennaio 2005 è però accompagnata non solo dalla clausola di salvaguardia ma anche da regolamenti per specifici settori come quello tessile atti a frenare la concorrenza sleale da parte di Paesi extracomunitari come la Cina.
    11 marzo 2005
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    Sui dazi la Lega vuole tenere il punto
    «O si inserisce la difesa del made in Italy nel provvedimento o niente voto favorevole»

    IGOR IEZZI
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    Roma - La Lega, nonostante le critiche che le sono piovute addosso da chi conosce poco la realtà imprenditoriale, continua a ribadire l’intenzione di difendere l’economia del Paese. Alla vigilia della presentazione del pacchetto competitività, all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi, la maggioranza si presenta incerta sul nodo dazi, rilanciato dalla Lega come misura per salvaguardare la produzione padana e, quindi, italiana.
    Il partito di Bossi, nei giorni scorsi, ha minacciato di non votare quello che Silvio Berlusconi ha battezzato “piano di azione per lo sviluppo” se non vi sarà inserito un emendamento al primo articolo che consenta la clausola di salvaguardia per le importazioni, cioè i dazi. An tenta, invece, di rinviare la questione, proponendo di dare subito il via libera al testo sulla competitività e, in un secondo momento, convocare un Consiglio dei ministri straordinario per parlare solo di dazi.
    Pur di ottenere qualcosa che rappresenti una boccata d’ossigeno per le imprese, il ministro delle Riforme Roberto Calderoli ha portato a termine, nel pomeriggio di ieri, «l’estremo tentativo per far sì che la Lega si astenga» e non voti negativamente. Calderoli ha infatti incontrato prima il premier Silvio Berlusconi, poi il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, con il quale «ha elaborato una proposta compatibile con l’Europa» che però «non soddisfa appieno la Lega».
    «Tuttavia - ha avvisato Calderoli - potrebbe perlomeno consentire un nostro voto d’astensione, dato che manifesta la buona volontà di dare una risposta alle aziende che rischiano la crisi». Da Berlusconi e Siniscalco, il ministro delle Riforme s’è presentato «con una proposta ritenuta accoglibile se c’è buona volontà di rispondere» ai problemi derivanti dall’invasione cinese e non solo. Calderoli, respingendo le critiche che sono piovute sulla Lega per aver proposto di dazi, si è detto convinto che «le proposte avanzate dalla Lega siano state poco comprese nel momento in cui qualcuno le ha additate come norme antistoriche».
    D’altro canto le critiche in questi giorni sono fioccate: «Chi chiede più dazi dice una sciocchezza», afferma il ministro delegato al Commercio Estero Adolfo Urso (An); «attenzione a non inventarci nulla che rischi di danneggiare operazioni già in atto», sottolinea il vice presidente di Confindustria Andrea Pininfarina; «la politica concorrenziale la fa l’Unione Europea», ricorda il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani; «una furbata elettorale», li definisce l’opposizione. Tante critiche ma tutte contraddistinte dalla stessa caratteristica: non avere proposte per fermare la concorrenza sleale cinese
    Il problema, invece, secondo Calderoli, non è la Lega ma «l’Europa che non funziona, che non rispetta i tempi entro cui dare quelle risposte che avrebbero difeso le nostre aziende: non si possono far cadere le quote il primo gennaio 2005 senza aver messo a punto delle misure di salvaguardie, le cui linee guida dovevano essere fissate proprio entro il primo gennaio», e di cui invece ora non ce n’è traccia: scriverle adesso richiederebbe «tempi vicini all’eternità». E, «se è evidente» che il tema dazi va «discusso a livello europeo», è altresì evidente, secondo Calderoli, che il Carroccio voglia «mettere dei paletti all’Europa proprio perchè questo argomento venga affrontato e finalmente deliberato». E l’occasione per fissare questi paletti è proprio il decreto competitività, che altrimenti sarebbe solo un palliativo.
    Nonostante l’aut aut all’approvazione del decreto, confermato nuovamente dal ministro del Welfare, Roberto Maroni («Abbiamo dato un testo articolato: se la risposta sarà no, noi non voteremo il provvedimento», ha detto da Londra), la Lega è apparsa fiduciosa fin dal pomeriggio sulla soluzione della disputa: «Vedo una via d’uscita», ha detto Calderoli. Ancor più sicuro è apparso il capogruppo a Montecitorio, Alessandro Cè, convinto che la Lega «la spunterà: Berlusconi si impegnerà magari con qualche ritocco al decreto competitività, che qualcosa di buono ce l’ha, ma nel complesso è la ripetizione degli stessi interventi di sempre».
    Per la Lega Nord - spiega da Cè - la misura che va «introdotta fa ferimento alla clausola di salvaguardia, sottoscritta dall’Unione europea nel 2001 con la Cina e che prevede che qualora l’importazione massiccia di merci dalla Cina in Europa avesse messo in ginocchio le aziende europee, le piccole e medie imprese e l’occupazione, l’Ue avrebbe potuto introdurre misure tipo dazio o tipo contingentamento delle merci». Si può pensare - aggiunge Calderoli - anche a dazi temporanei, una misura che finora non e’ mai stata usata.
    Una strada per uscire dall’impasse l’ha suggerita anche il ministro delle Politiche Agricole, Giovanni Alemanno che, pur criticando l’introduzione dei dazi, ha ammesso i problemi dell’industria e avanzato l’ipotesi di dare il via libera al decreto competitività e poi convocare un Cdm solo per parlare di dazi. Ma non si comprendono i motivi del rinvio per quella che sembra a tutti un’emergenza.


    [Data pubblicazione: 11/03/2005]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Carroccio e imprenditori uniti nella lotta alla Cina


    La Lega con la sua proposta sui dazi è antistorica, isolata, tribale? A vedere il convegno organizzato ieri a Roma dal gruppo della Lega Nord alla Camera e dal nostro giornale sembrerebbe il contrario.
    Giornalisti, economisti, imprenditori, rappresentanti di categorie concordano con la proposta del Carroccio: per salvare la nostra economia, le sue imprese e, di conseguenza i lavoratori, occorrono serie misure contro la concorrenza sleale dei paesi asiatici, in particolar modo è necessario proteggere il tessuto industriale dal dumping cinese. E la strada da percorrere non può che passare dai dazi e dal provvedimento sulla competitività.
    «Il dazio è una necessità quando si è nel far west» ha chiarito Luciano Barbera, imprenditore del settore tessile e relatore al convegno sul tema “Dazi per l’economia in crisi. Eresia o opportunità?”. Una domanda che ieri, nella Sala del Refettorio di Palazzo del Seminario sembrava essere formulata nella forma sbagliata. Altro che eresia, secondo i convegnisti la domanda più appropriata era “opportunità o diritto-dovere?”. La certezza è che se si dovesse continuare a tenere la guardia bassa, la capacità produttiva del Paese subirebbe un grave ko dal quale sarebbe poi impossibile rialzarsi. «Condivido fortemente questa proposta» ha chiarito Alberto Brocca, direttore dell’Unione industriali di Biella, riferendosi alla proposta lanciata dalla Lega Nord. «Io dico sì alla competizione globale, ma chiedo che venga fermata la competizione sleale». La preoccupazione riguarda non solo le imprese, ma soprattutto i lavoratori. Sono otto milioni gli addetti nel settore tessile, uno dei più colpiti dalla crisi. Quindi, comprese le famiglie, sono circa 16 milioni i cittadini che corrono il rischio di trovarsi, da un giorno all’altro in mezzo alla strada. «Dal 2003 combattiamo questa legittima battaglia» ha aggiunto Rossano Soldini, presidente dell’Anci, l’associazione nazionale dei calzaturieri. Secondo Soldini «i dazi non sono un’opportunità ma un diritto» che, però, l’Europa non sembra voler tutelare. Come ha spiegato Roberto Cota, sottosegretario “ai dazi”, la commissione europea doveva varare entro al fine del 2004 le linee guida necessarie per attivare lo strumento previsto dalla normativa comunitaria, le cosiddette clausole di speciale salvaguardia per la Cina. Invece, complice anche la presidenza di Romano Prodi, non ha fatto nulla. «Se continuerà a non accadere niente - ha ribadito Soldini - dobbiamo pensare seriamente di manifestare a Bruxelles». L’Europa è stata al centro di molti interventi, sia per chiedere misure a sostegno della produttività (come la “centrale europea anticontraffazione” proposta da Gabriele Lazzarini, dirigente dell’area internazionalizzazione della Confapi) sia per sollecitare un maggiore “interventismo”. «Il danno maggiore che abbiamo ricevuto - è l’amara constatazione del responsabile della Casa dell’Imprenditore, Flavio Chiereghin - è l’ingresso della Cina nel Wto». Gli Usa e gli stati europei devono rispettare severe regole, a difesa dei lavoratori e dell’ambiente, mentre in Cina sembra che si possa fare tutto. Così si spiegano i prezzi stracciati con cui vengono venduti i prodotti cinesi sul nostro mercato. Anche se, come ha rilevato l’economista Canio Trione, da parte cinese c’è una vera e propria strategia di dumping, cioè il tentativo di «vendere a prezzi più bassi dei concorrenti le proprie merci per poi agire sul mercato in regime di monopolio». Certo, il mercato cinese potrà, forse in futuro, essere un’opportunità, ma per quella data occorre, secondo Nicola Colicchi, presidente della Compagnia delle opere di Roma e del Lazio, «riuscire a fare sopravvivere le nostre imprese». «Noi abbiamo il sacrosanto dovere - ha chiarito Edoardo Panizza, presidente del Laboratorio Europa - di difendere le nostre famiglie e i nostri lavoratori». A sollecitare i relatori del convegno (moderato dal direttore de “la Padania”, Gianluigi Paragone, dal giornalista de “Il Sole 24 Ore”, Augusto Grandi, e aperto da Massimo Polledri, capogruppo della Lega nella commissione Attività Produttive di Montecitorio) erano presenti Giancarlo Giorgetti, responsabile economico della Lega Nord, il ministro Roberto Calderoli e Alessandro Cè, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che hanno ribadito la necessità di integrare il provvedimento sulla competitività con una norma sui dazi. Secondo Calderoli, che dopo il convegno ha incontrato il Premier, i dazi «sono una misura utile per impedire che il malato si trasformi in un morto». Sicuramente se il mondo politico avesse dato retta alla Lega, oggi l’economia non sarebbe in una situazione tragica. «Tre anni fa Umberto Bossi ha rotto il tabù - ha rivelato Giorgetti - in un economia globale i dazi non sono solo un fatto economico, ma sociale». Il responsabile economico del Carroccio ha sottolineato come attraverso certe misure di salvaguardia si possa tutelare veramente il libero mercato, la concorrenza e, nello stesso tempo, consentire la crescita dei diritti umani in Paesi come la Cina. «Il liberismo economico non si coniuga con la democrazia se favorisce mercati senza regole». Tocca a Cè tirare le conclusioni e rispondere alle richieste di chi, come Barbera, chiede alla Lega un aiuto. «La spunteremo - ha detto - le aziende del nostro Paese hanno bisogno di ossigeno. I dazi possono darglielo. E ora che anche l’Europa faccia qualcosa, invece di porre solo vincoli alle nostre imprese per poi aprire i mercati alla concorrenza sleale».
    Ig. Ie.
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    [Data pubblicazione: 11/03/2005]
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