Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Marcello Pera su Europa, Islam, Laicità, Radici Religiose, Storia.

    dal quotidiano LIBERO di oggi 11 marzo 2005

    " Così l'Europa si è arresa all'Islam
    di MARCELLO PERA

    Pubblichiamo ampi stralci della "lectio magistralis" tenuta ieri dal presidente della Camera [SIC!], Marcello Pera, al Centro Alti Studi Imt di Lucca .

    Così l'Europa si è arresa all'Islam


    Per molto tempo, in tema di rapporti fra religione e politica, il mondo è restato pressoché fermo alle decisioni prese nell'ottobre 1648 con la pace di Westfalia, allorché gli stati nazionali ebbero piena sovranità, le confessioni cristiane furono chiamate a convivere, mentre agli equilibri internazionali fu imposto il vincolo di prescindere dalle questioni religiose . Da quel momento, in Europa, i governanti rimasero il più possibile fedeli alla laicità,la religione cominciò a ritirarsi dalla sfera terrena, e le guerre,se pur non scomparvero,almeno non furono (o comunque non sembrava più che fossero) di religione. Era - o sembrava - finalmente la pace, dopo tanti anni di massacri. Un principio dualistico fra tipi di verità distinte e diverse si impose dappertutto: verità di fede e verità di scienza; verità di morale e verità di diritto; verità divine e verità di stato; verità private e verità pubbliche. E con il principio dualistico s'impose anche un principio di non interferenza (...) Diviso in così tante sfere separate, il mondo, finalmente, andava per il verso giusto. Purtroppo, come è noto, il mondo va come gli pare. E da qualche tempo gli pare di dover andare diversamente da come è andato per più di tre secoli. Proprio mentre gli intellettuali celebrano i fasti della post-modernità, gli uomini vivi mettono in questione i fondamenti della modernità. Non solo oggi l'Islam predica e pratica la sharia, il mondo intero è percorso da fremiti di religiosità e rivendicazioni di ruolo per la fede . Come spiegare questi fenomeni e come giudicarli e soprattutto come venirne a capo? La separazione come principio Cerchiamo intanto di guardare le cose più da vicino, nell'ambiente che ci è più familiare. In Occidente, mentre per gli Stati Uniti sembra ritornare calzante la vecchia definizione di G.K. Chesterton - «l'America è una nazione con l'anima di una chiesa» -, l'Europa sembra la meno sensibile al fenomeno della rinascita religiosa. E però anche qui si osservano fenomeni nuovi. Gruppi sempre più vasti di popolazione restano sempre più sconcertati di fronte a quei governanti che sembrano considerare questione a loro estranea che i nostri popoli vanno in chiesa, attendono alle funzioni, praticano culti e riti, cercano guide spirituali. Lo spettacolo del laicismo imposto con la legge - nessun simbolo religioso esposto nelle scuole e nei luoghi pubblici, quasi che fosse la sigaretta, la quale "nuoce gravemente alla salute" - è sempre meno accettato. Molti si chiedono se sia davvero tollerante difendere il diritto alla moschea per gli immigrati senza chiedere il rispetto del proprio luogo di culto cristiano. Se sia veramente liberale consegnare l'esposizione del crocifisso alla mercé di una decisione amministrativa. O perché sia apparentemente più facile partecipare ad un "gay pride" che a una processione . O più disdicevole offendere la religione degli altri che la propria. Forse la gente non pensa così. Forse ha altri sentimenti ed è sconcertata. Per evitare che lo sconcerto ci trovi impreparati, dobbiamo ripensare quelle categorie interpretative della cultura di Westfalia che abbiamo bevuto col latte materno e attrezzarci diversamente. Non credo che dovremmo mettere in discussione la separazione fra Stato e Chiesa, che è un moderno istituto occidentale prezioso e da proteggere scrupolosamente, perché gli Stati teocratici sono dispotici e illiberali. E neppure credo che dovremmo respingere la separazione fra politica e religione. E però, dopo tanta desuetudine e di fronte al fenomeno della rinascita religiosa, una domanda,in particolare,dobbiamo tornare a porci. Che cosa, propriamente, significa la separazione? (...) (...) Credo che il modo intellettualmente più appropriato e praticamente più utile sia di concepirla come un principio di convivenza, un imperativo di tolleranza. Questo principio o imperativo dice che c'è un limite oltre il quale la fede religiosa trasportata nell'àmbito politico produce intolleranza e diminuisce la libertà di tutti e ciascuno. Ma il principio o imperativo non fissa quel limite, non dice dove deve essere posto: esso è un confine che si sposta continuamente con il cambiare storico delle nostre coscienze, delle nostre sensibilità, delle nostre convenienze. È laico quello Stato che riconosce l'esistenza di quel limite, è fortunato quello Stato laico che,di volta in volta, lo fissa al confine giusto . Laicismo e concordati Lo stanno mettendo, questo limite, nel confine giusto gli stati occidentali? Hanno consapevolezza che la cultura separatista di Westfalia è in crisi e perciò devono dare spazio diverso ai sentimenti religiosi dei propri popoli? Per l'Europa, la risposta è assai incerta. Ancor oggi, posta di fronte alla impegnativa e coraggiosa domanda «Chi sei?», «Chi fur li maggior tua?», l'Unione europea,al momento di darsi una Costituzione, ha preferito tirarsi fuori d'impaccio e imboccare la vecchia strada dei concordati fra potere temporale e potere religioso (...). In altri termini ancora,significa che l'Europa del 2004 torna all'Europa del 1555: cuius regio, eius religio . Questa è la formula dei concordati. Che sia andata bene agli stati laicisti si comprende, che sia stata accettata dalle Chiese, anche dalla Chiesa cattolica, forse si comprende pure, data l'attrazione dei benefici temporali, ma che ciò basti a dare forma istituzionale, cittadinanza politica, accoglienza civile alla rinascita religiosa europea è fortemente da dubitare. Se Giovanni Paolo II ha ragione - «l'Europa si riconosca nelle sue radici cristiane!» - la Chiesa cattolica per prima dovrebbe avere maggiore coscienza e trarre da lui maggiore coraggio. Perché invece l'Europa non ha maggiore coraggio? Pesa su di essa la pigrizia intellettuale della sua cultura . Il relativismo e il nichilismo hanno prodotto l'indebolimento della nostra identità religiosa e, con essa, della nostra identità tout court. Contro questa malattia dell'Occidente, sopra ttutto europeo,mi sono già espresso altre volte e qui mi tocca solo ripetermi. Oggi l'uomo occidentale è un penitente che si batte in continuazione il petto. Se ci sono fondamentalisti e terroristi che gli hanno dichiarato la jihad, allora - dice il penitente - deve esserci una ragione. Se c'è una ragione,allora nasce da uno squilibrio sociale. Se c'è uno squilibrio sociale, allora qualcuno l'ha provocato deliberatamente. Se qualcuno l'ha provocato deliberatamente, allora l'Occidente nazionalista, imperialista, colonialista è colpevole. E se l'Occidente, alla fine, è colpevole di aver provocato la jihad,allora si merita la jihad . L'Occidente trova sempre un "ma" per bloccarsi. Alcuni gruppi islamici ricorrono al terrore? Brutta cosa, ma l'imperialismo americano è di per sé terroristico. Rapiscono e uccidono? Azione da condannare, ma si dimentica che sono resistenti che trattano bene gli uomini e le donne di pace. Ricorrono a kamikaze? Azione esecranda, ma lo fanno per disperazione. Ora che, anche in Europa,l a rinascita religiosa torna a riaffacciarsi nelle coscienze individuali e a voler reclamare i suoi diritti nella società civile e negli stati, si scopre che questa cultura della resa non rappresenta solo un freno alla nostra identità. Essa è anche un abbassamento delle nostre difese di fronte all'esplosione, talvolta violenta e intollerante, delle identità altrui. La crisi di identità Dobbiamo allora tornare a porci la domanda: chi siano "noi"? Risponderci che siamo europei serve solo a spostare la risposta più in là, perché, alla stessa domanda, l'Europa non sa oggi fornire risposte. Dirci che siamo occidentali confonde le acque, perché anche gli americani sono occidentali ma il loro "noi" è diverso dal nostro . Potremmo rispondere che noi siamo ciò che vogliamo essere,ma proprio ciòche vogliamo essere domani è ciò che è in dubbio oggi. Siamo, dunque, in crisi di identità. Questa crisi è salutare,ma è più difficile da risolvere di altre che abbiamo attraversato. [u] Perché mentre prima, ad esempio difronte al fascismo,al nazismo, al comunismo, ci si poteva contentare di definirci come "anti", in negativo, oggi ci tocca definirci in positivo. Il richiamo alla nostra storia può aiutarci. Ma con un'avvertenza: che, soprattutto per noi italiani e europei, richiamarsi alla nostra storia non significa tirare le somme del passato, bensì scegliere. Scegliere quali genealogie,quali sistemi di valori e princìpi, quali istituzioni, quali ideali si intendono accettare e perseguire . La discussione fra credenti e laici, soprattutto laici liberali, che da noi è cominciata in modo promettente circa la nostra identità prevalentemente cristiana dovrebbe aiutare questa scelta . Se non c'è astuzia, se non c'è pigrizia, produrrà i suoi frutti. Ma perché non ci siano né astuzia né pigrizia, occorre coraggio. Ce l'hanno, questo coraggio, i laici o si sentono ancora confortati dai recinti in cui la storia li ha rinchiusi? Ce l'hanno, lo stesso coraggio, i credenti o si sentono ancora insidiati dal rischio delle strumentalizzazioni della loro fede? Speriamo di sì, che ce l'abbiano gli uni e gli altri, perché è necessario che ce l'abbiano tutti.
    "


    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito LE SINISTRE - L'IMMIGRAZIONE - L'EUROPA

    ancora dal quotidiano LIBERO di oggi 11 marzo 2005...

    " Immigrato, o ti adegui o torni a casa

    di ANDREA COLOMBO


    MILANO - Multiculturalismo e immigrazione selvaggia sono i due punti su cui cadrà la sinistra europea. Se non si sveglia di fronte alla realtà e non abbandona le ideologie del passato verrà travolta. Lo sostiene Trevor Phillips , presidente della Commission for Racial Equality, organismo del governo britannico chiamato a monitorare e tutelare l'uguaglianza di trattamento tra i cittadini britannici delle varie etnie . Nel capoluogo lombardo per un incontro organizzato dal Centro culturale di Milano, Phillips non usa mezzi termini per spiegare che la sinistra europea [continentale, nota di pfb] è « ferma allo stalinismo, accecata dall'ideologia. Vuole insegnare alla " classe operaia ? cosa è bene fare. E la realtà complessa ( con i nuovi flussi immigratori, la sfida dell'Islam...) gli sfugge di mano, regalando elettori alle destre » . Recentemente Phillips ha scandalizzato i benpensanti " politically correct ? proponendo di istituire classi separate con programmi differenziati per i maschi neri nelle scuole britanniche. Una drastica misura, dice, per migliorare le scadenti performance degli studenti di colore all'esame di Stato. Phillips è un funzionario governativo di origine afro- caraibica , e ha l'atteggiamento compassato delgentl eman britannico. Tuttavia si scalda quando l'argomento cade sull'eurosinistra. Con un passato di militanza marxista alle spalle, oggi si definisce « un fan di Blair » ed è uno dei principali nemici del multiculturalismo . Quella visione, cioé, cara ai salotti radical chic, che vuole dividere le nostre città in tanti ghetti. Ognuno con le proprie regole. « Il multiculturalismo è figlio del collettivismo marxista » , spiega Phillips, « che non considera gli individui in quanto tali, ma solo in quanto parte di una comunità. Ciò porta alla marginalizzazione. È un sistema repressivo, dove i leader religiosi più retrogradi assumono la guida delle comunità. La conseguenza è che questi gruppi rimangono intrappolati nelle loro identità storiche » . Il multiculturalismo è quindi una forma di razzismo? « Certo, porta alla separazione. Noi invece, col governo Blair, puntiamo all'integrazione. Il che non vuol dire che un immigrato debba trasformarsi in una caricatura di un inglese » . Che tipo di integrazione avete in mente? « Le porte del nostro Paese rimangono aperte, ma gli immigrati devono condividere con noi alcuni valori essenziali: la democrazia, la libertà di parola, lo Stato di diritto. Per il resto, ogni comunità, ogni individuo può seguire la sua via. Nel quadro inglese » Un islamico in Inghilterra può avere 4 mogli, come prescrive il Corano? « Sì, ma non può pretendere che vengano riconosciute dallo Stato. Solo la prima moglie potrà essere riconosciuta dalla legge. Poi se, in futuro, i musulmani diventeranno la maggioranza nel Paese e, eleggendo i loro rappresentanti in Parlamento, riusciranno a far cambiare la legge introducendo la poligamia, allora non si discute. La democrazia è un valore assoluto in Gran Bretagna » Cosa pensa della retorica di certa sinistra europea che vorrebbe abbattere le frontiere e permettere un'immigrazione incontrollata? « Penso che sia pura fantasia. Anche la sinistra sa che è impraticabile. Così si regalano gli elettori alla destra. I controlli vanno introdotti proprio per garantire gli immigrati. Se non c'è controllo si dà il via libera a quelle gang di criminali ( albanesi, romeni...) che sfruttano gli immigrati, vendono i bambini... » . Qual è il metodo migliore per controllare i flussi? « Noi in Gran Bretagna abbiamo deciso che chi vuole stabilirsi deve raggiungere un certo punteggio. I punti sono stabiliti in base alla professionalità e l'educazione... Poi bisogna chiedersi: di quali tipologie professionali abbiamo bisogno? » State considerando di introdurre le quote, a seconda delle professionalità richieste? « Faremo entrare solo gli immigrati che potranno integrarsi, con un lavoro. . . » E come affronterete il pericolo islamico? Rinuncerete al vostro culto della libertà d'espressione per imporre più controlli sulle comunità musulmane? « La libertà d'espressione è fondamentale, ma non è illimitata. Fin che si dice che l'Islam è la migliore religione del mondo, nessun problema. Ma se poi, oltre a questo, si passa dalle parole a pratiche ricattatorie o violente, all'infibulazione, all'umiliazione delle donne ... allora bisogna dire no. Bisogna fermarli » . Cosa pensa della polemica, cavalcata da certa sinistra, sulla presenza del crocifisso nelle scuole, negli ospedali e negli uffici pubblici? « Penso sia sbagliatissima. Rappresenta la sinistra stalinista al suo peggio. Quella che vuole " insegnare ? alla classe operaia come superare il cattolicesimo. Ma questi simboli fanno parte della storia della nostra civiltà. Non si possono abolire per decreto. È pura follia » . Ma anche un'associazione islamica integralista ha protestato per la presenza del crocifisso in un'aula scolastica. « Gli islamici che non possono sopportare la vista di un crocifisso dovrebbero cambiare Paese. Non andare in Italia dove la cultura cristiana è ancora prevalente, nonostante la secolarizzazione » . Insomma, quella contro il crocifisso è un'altra battaglia persa in partenza? « La sinistra europea deve svegliarsi. Rendersi conto che viviamo in un mondo globalizzato, complesso. Il New Labour l'ha capito. Ha capito che l'essenza della sinistra è il cambiamento. Rimanere aggrappati ai vecchi dogmi ( terzomondisti, laicisti) è l'arroganza di una sinistra vecchia. Un'arroganza che pretende di dire al " lavoratore ? cosa pensare, cosa leggere. Un'arroganza autoritaria. La nuova sinistra invece deve porsi in ascolto ai bisogni reali della gente comune, oggi » . È quello che sta cercando di fare Blair? « Sì, e in gran parte ci è già riuscito. Abbiamo tirato fuori dalla povertà un milione di bambini, riqualificato molte zone urbane degradate, aumentato l'occupazione, speso più soldi su educazione e sanità. Fatti non p a ro l e » . E il vecchio sogno egualitario della sinistra che fine ha fatto? « Nessuna fine. È più vivo che mai. Solo che eguaglianza non significa che tutti debbano ap p i at t i r s i verso ilbasso , essere identici, unidimensionali. Eguaglianza è la liberazione, la realizzazione dell'individuo. Ognuno secondo la propria particolarità, a prescindere dalla classe di provenienza, dalla religione, dall'etnia di appartenenza. Sogno un mondo dove un giorni tutti possano sentirsi " manager ? della propria vita » .
    "

    Saluti liberali

  3. #3
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    sempre sul tema del neo-laburista britannico.....del multiculturalismo e annessi e connessi.....:

    http://www.halloitalia.it/britannicita.asp



    Saluti liberali

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 23-01-11, 12:53
  2. Laicità e festività religiose (ma non solo)
    Di Midìl nel forum Fondoscala
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 06-04-10, 08:01
  3. Dichiarazione di Pera: Le radici dell'Europa sono meticcie...
    Di fabiosko (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 11-09-05, 13:47
  4. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 29-10-03, 23:11
  5. Libertà religiose, Bricolo: accordo giacobino Pera e sinistra
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-02-03, 16:29

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito