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LE CRISI IN MEDIORIENTE
Rivelazioni sul rapporto Onu che chiama in causa i servizi libanesi e siriani per l’insabbiamento ad alto livello. La sorella del politico ucciso: «Ti promettiamo che difenderemo il Paese»
Libano, oltre un milione di no alla Siria
A Beirut il raduno senza precedenti dell’opposizione a un mese dall’omicidio di Hariri
Da Beirut Francesca Fraccaroli
Più di un milione di persone, colorate del bianco e del rosso della bandiera libanese, ieri hanno pacificamente invaso Piazza dei Martiri, a due passi dalla tomba dell'ex premier Rafiq Hariri, morto un mese fa in un terribile attentato sul lungomare di Beirut. Uomini e donne giunti da ogni parte del Paese - in autobus, mezzi privati e persino con un traghetto - hanno chiesto nei loro slogan la «haqiqa», la «verità», su di un omicidio che ha gettato il Libano in una crisi profonda, ma che ha anche imposto alla Siria di ritirare le sue truppe di occupazione. Per le forze politiche che compongono lo schieramento dell'opposizione, è stato un successo di eccezionale importanza. Hanno dimostrato di non aver perso, dopo quattro settimane di manifestazioni, la spinta propulsiva e di poter ancora fare la voce grossa con il presidente filo-siriano Emile Lahud e il premier Omar Karame. «Surya barra, Beirut horra» (in arabo, «Fuori la Siria, Beirut libera»), hanno scandito migliaia di manifestanti in un tripudio di bandiere e striscioni. Alcuni giovani si sono arrampicati sul braccio di una gru edile per issarvi il vessillo nazionale. «Siamo venute qui con i nostri studenti per partecipare ad un momento importante per la storia del Paese», hanno detto Majdoline Fares e Cristina Salameh, due suore di un villaggio a nord di Beirut. Presenti anche i musulmani, soprattutto sunniti, che hanno voluto onorare Hariri, il politico che aveva ricostruito il Libano e favorito la riconciliazione nazionale. I rappresentanti dell'opposizione, forti dell'imponente partecipazione popolare, non hanno risparmiato accuse alle autorità libanesi e siriane. «La verità sull'omicidio di Hariri si nasconde nelle stanze dei servizi segreti che ci governano e che voi state per spazzare via», ha affermato il deputato Marwan Hamade, scampato lo scorso ottobre ad un attentato. Proprio ieri il quotidiano britannico The Independent, ha rivelato che il rapporto sull'attentato degli inquirenti delle Nazioni Uni te, afferma che i servizi segreti di Beirut e di Damasco sono responsabili di un insabbiamento di prove al più alto livello. Più pacato, ma di grande impatto emotivo, è stato il discorso di Bahia Hariri, la sorella dell'ex premier. «Ti promettiamo di difendere il Libano e di mantenere Beirut la capitale della libertà», ha proclamato, con lo sguardo rivolto alla tomba del fratello, a fianco della Grande moschea, e con il pugno destro levato, mentre la folla esplodeva in un boato. Il forte significato avuto dalla manifestazione sta anche nella composizione dei partecipanti. Accanto ai giovani della borghesia maronita vestiti all'ultima moda, con capi costosi, sfilavano i cristiani più semplici, delle zone rurali giunti assieme ai loro concittadini musulmani. Donne velate si tenevano per mano con ragazze con il crocifisso al collo. Un'unità nazionale che si è costruita intorno al mito di Hariri, la cui immagine appariva sui poster affissi ovunque, sui muri e le vetrine dei negozi, così come sulle spillette di colore azzurro portate sul bavero dai dimostranti. Di fronte a tanta partecipazione, l'opposizione libanese avrà il compito di parlare ad una sola voce, mettendo da parte i personalismi e trovando un leader di prestigio in grado di bilanciare il carisma del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Sta emergendo la personalità del patriarca maronita Nasrallah Sfeir che nell'ultimo anno ha rappresentato una sorta di punto di riferimento spirituale per lo schieramento che si oppone all'occupazione. Lo stesso patriarca Sfeir che tra due giorni incontrerà il presidente americano George W. Bush.
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