La nipote del Duce al Corriere
Di ALAN PATARGA
Articolo pubblicato il: 2005-03-11
Alessandra Mussolini non ha un cognome come tutti gli altri. In quelle nove lettere c'è il peso della storia e di un'eredità politica difficile. Eppure questa biondissima e bella napoletana, quel cognome lo porta come se nulla fosse, anzi lo impone anche ai figli al posto di quello del marito, un ufficiale della Guardia di finanza.
«Ne sono orgogliosa - dice, lei che oltre ad essere la nipote del Duce ha anche una zia come Sofia Loren - ma non confondo la storia della mia famiglia con quella del mio Paese». Un'intervista con Alessandra Mussolini, dopo un mese a rincorrerla tra una conferenza stampa e una raccolta di firme, non può che partire da qui, dal suo cognome e dal suo rapporto con il fascismo. La domanda, come si usa dire, è d'obbligo.
Onorevole Mussolini, lei porta un cognome importante, difficile. E ha fondato da appena un anno una formazione politica di estrema destra, Alternativa Sociale, che raccoglie alcune sigle della "galassia nera" nata dopo la svolta di Fiuggi: Fiamma Tricolore, Fronte Nazionale, Forza Nuova. Che rapporto ha con il fascismo?
«Partiamo da una questione fondamentale: non confondiamo la storia, anche quella personale, con la politica. Io vivo nel 2005, il fascismo è finito per sempre nel 1945. Ci sono sessant'anni di mezzo, e io sono nata vent'anni dopo quella fine. Certo, alla guida del fascismo c'era mio nonno, e io porto un grande rispetto alla mia famiglia. Ma un conto sono gli affetti e un conto è la storia, quella lasciamola agli storici e ai libri, coi loro giudizi più o meno contrastanti. Quel che è certo è che non è giusto strumentalizzarla, quella storia, come fa da anni Fini: prima lodando il fascismo, quando si trattava di scalare l'Msi di Almirante, quindi di definirlo "male assoluto" quando era ora di farsi accettare nei salotti buoni della politica per andare al governo e magari poi diventare ministro degli Esteri».
Dopo oltre dieci anni di militanza, con alle spalle una candidatura a sindaco di Napoli e ben quattro legislature passate alla Camera, lei ha lasciato Alleanza nazionale proprio per quelle parole di Fini, "il fascismo fu un male assoluto", pronunciate a Gerusalemme. è questo che la divide da An?
«Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, ma le differenze più passavano gli anni, più si accentuavano. Fini e i suoi stavano perdendo l'anima, pur di andare al potere. Dal Movimento sociale ad An la svolta poteva anche essere necessaria, ma non a queste condizioni: adesso che mi trovo a guidare una piccola formazione, anzi un piccolo "polo" dei movimenti della destra sociale, posso dire di essere felice. Felice, innanzitutto, di fare una politica senza ipocrisie, come quella che An sta conducendo ormai da anni con le fughe in avanti del suo leader smanioso di acquisire consenso più fuori che dentro il partito. La sua base lo segue sempre meno, e sempre meno lo capisce. Alleanza nazionale dopo dieci anni non ha ormai più nulla della destra, si è talmente spinta verso il centro da essere diventata un partito di centro. Tutt'altra cosa da quello che avrebbe dovuto essere».
Ecco quindi che, in base a quello che dice, Alternativa Sociale ha un senso.
Se la destra non fa più la destra, c'è bisogno che qualcuno vada a occupare uno spazio rimasto sguarnito...
«è questo il punto. Dicono che sono la spina nel fianco di Storace, che se il centrodestra perde è colpa mia. Ma se loro non fanno più la destra, se hanno cambiato l'anima, anzi l'hanno venduta, cercando però di conservare la vecchia pelle per conservare i vecchi voti, io che devo fare stare zitta e guardare? No, io zitta non ci sto: non ci sono mai stata. Io parlo e dico: questa non è la destra, e chi la spaccia per tale dice una bugia. La mia è una posizione difficile: sono sola contro tutti, Cdl e sinistra, con l'accusa ripetuta fino allo sfinimento dai miei ex amici di partito di aiutare la sinistra perché sotraggo voti a loro».
Beh, questo è abbastanza vero. Certo lei non "ruba" consensi a Bertinotti...
«Forse no, però se c'è gente che vota per Alternativa Sociale, tanto da mandare un parlamentare a Strasburgo o da raccogliere belle percentuali in tante piazze d'Italia, vuol dire che non tutti si sentono rappresentati dai due poli, che c'è bisogno anche di altro. Io sono contraria, fermamente contraria a un bipolarismo spinto, che somiglia sempre più a un bipartitismo all'americana. L'Italia non è l'America, la nostra realtà è più complessa, più variegata. Le anime sono tante, e non è giusto sacrificarle sempre e solo sull'altare del potere. E poi, ci sarà un motivo per il quale il 70 per cento dei nostri elettori sono donne. La politica di oggi parla sempre meno al femminile. Meno ancora di una volta, nonostante le apparenze e tanti sermoni e ministeri sulle pari opportunità». Ma cosa cambia, in concreto, tra Alleanza nazionale e Alternativa Sociale? Tra il suo "polo nero" e la Casa delle Libertà?
«Cambia eccome, anche se non parlerei affatto di "polo nero". Noi non siamo necessariamente né a destra né a sinistra, semplicemente riprendiamo dei temi e dei problemi che per tanto tempo sono stati cari alla cosiddetta "destra sociale": abbiamo, appunto, una impostazione più spiccatamente sociale. Questo governo sta agendo secondo una politica troppo liberista, facendo il gioco delle banche, di chi cavalca il libero mercato per guadagnare sulla pelle dei disoccupati, dei cassintegrati delle fabbriche del Sud, su chi deve accettare un posto a tempo determinato perché uno fisso non glielo offriranno mai. è una menzogna che questi siano temi della sinistra. Sono stati, per anni, anche nostri. Ma questo governo sta facendo di tutto per ridare alla sinistra questa esclusiva».
A proposito di esclusive, un'altra domanda d'obbligo dal Corriere Canadese: gli italiani all'estero e, presto, il loro voto, sembrerebbero essere una privativa dell'area di destra. Pensa sia vero?
«Di sicuro nelle comunità italiane all'estero c'è un attaccamento alla patria spesso molto più forte che tra gli stessi italiani che continuano a vivere nel loro Paese, che spesso non apprezzano quello che hanno. E quello di patria, storicamente, è un concetto più "di destra" che non "di sinistra". Per il resto, è dei problemi delle loro comunità che bisognerebbe parlare. E ancora di più bisognerebbe offrire loro l'opportunità di una politica di onestà e di moralità che manca ormai da troppo tempo in Italia. Con che coraggio, sennò, andremo a chiedere voti a chi in Italia non vive più? Noi di Alternativa Sociale stiamo facendo una campagna elettorale povera e con pochi mezzi, al contrario di tanti altri. Direi che questo è il nostro miglior biglietto da visita».
![]()
![]()
![]()




Rispondi Citando
