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  1. #1
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    Question Legionari romani(e Celti) nel celeste impero?Ma fateci il piacere.

    di Maurizio Pasquero

    Da "Terra Insubre"

    Lughnasa 2004
    Ottobre 2004

    Ricorrentemente i media parlano di soldati romani in Cina, ipotetici antenati degli abitanti biondi, dagli occhi azzurri, del Gansu odierno. Solo leggende?

    EBBENE SI

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  2. #2
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    Nel gennaio del 1990 la Beijiing rewiew1, rassegna go¬vernativa di informazioni sulla Repubblica popolare cinese
    comunicò la scoperta, in un remoto ango¬lo del nord est del Paese, di possibili discendenti di legionari romani. La notizia, ripresa anche dalla nostra stampa,suscitò qualche interesse presso il pubblico ma lasciò scettico o indifferente il mondo accademico. La cosa fu presto dimenticata_ ma di nuovo, alla fine del 1998, la stessa rivista-seguita a breve da Luyou,un magazine che si occupa di turismo -ripropose e il caso.2 Amplificata da internet,essa fece rapidamente il giro del globo e rimbalzò,sull'altra sponda del Pacifico sulla scrivania di un solerte redattore del Los angeles time che provvide a spedire sul posto un proprio inviato. Questi produsse, nell'estate del 2000, un lungo reportage3 i cui contenuti vennero riepilogati e riaggiornati,infine,dal settimanale francese L’express nel gennaio del 2003.(4)

  3. #3
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    Voglia di scoop. Gli articoli della stampa cinese prendono le mosse da una vecchia ipotesi del sinolo¬go americana Homer H.Dubs che già nel 1941 aveva parlato di prigionieri romani,sapravvirruti alla da¬des Crassiana di Carre,sfuggiti ai parti e catturati in seguito da truppe imperiali cinesi 5 e tra¬sferiti in una località del Gansu denominata Lijian (ma anche Li(lian a Lixuan), presso i Monti Oilian, alle porte del deserto del Gobi.6 Seconda una statica locale, quella misterio¬sa città avrebbe oggi un nume e dalle precise coordinate gcografi¬clu-ilvillaggiadi7bclaizlrai,neldistr.ttudiYangchang-can degli abitanti malta particolari, dai tratti somatici cauca¬soidi, prossimi al tipo razziale nordico: naso a dorso alto, occhi non infrequentcmeute grigi o azzurri affondati sotto arcate sapraccigliari marcate capelli ondulati o ricci,biandaocastani o ricci,pelle chiara,statura elevata.Questo,già nel 1993, aveva indotto studiosi dell'Università di Lanzhou,capoluogodel Gansu, a intraprendere ricerche etnografiche sul campo ed eseguire saggi di scavo tra quelle che i locali, (da sempre,considerano le rovine di un'antica città, delle mura di cin¬ta in argilla cruda compressa. II nome Lijian - che si incontra per la prima volta, nella storiografia cinese, nel 125 a.C., nei rendi¬conti delle esplorazioni del funzionario imperiale Zhang Qiau - viene interpretato dalla maggior parte degli specialisti come la trascrizione fonetica corrotta del toponimo ALEXANDREIA più volte ricorrente,dall'Egitto alla valle dei¬l'Indo, nell'Oriente ellenistico.7 Per i Cinesi, quella città-tipo diventò il nome simbolo di un'intera nazione, una potenza straniera di cui era ben nota l'esistenza al di là degli estremi confini sud-occidentali: l'impero macedone prima,quello romano poi.
    Gli scavi dei primi anni Novanta portarono alla luce oggetti di produ¬zione locale riferibili al periodo della dinastia degli Han orientali (25a.C-220 d.C. ) ma non documentarono tracce straniere. In un secon¬do tempo pare siano emerse delle ceramiche non autoctone e la ca¬lotta di un elmo recante l'iscrizione :Zhao an,traducibile con [appairtenuto a] uno di quelli che si arresero8 . Tali notizie. tuttavia finora non sono state oggetto dl alcuna comunicazione scientifica.
    Neppure il rinvenimento di un grosso tronco interrato a sezione circolare. alto tre metri e provvisto di aste laterali, può avvalorare l'ipotesi di presenze allogene. ancorché il manufatto sia da taluni interpretato come parte di una macchina da guerra romana o elemento di un vallum(9). Anche su di esso
    per quanto se ne sa, non sono state effettuate indagini dendrocronologiche o datazioni al radiocarbonio. Test gene¬tici su un campione di 200 abitanti del villaggio intrapresi da ricercato¬ri
    -
    dell'Accademia delle scienze di Pechino. avrebbero invece wafer- che buona parte di essi (il 46%) rivela affinità nel proprio DNA, con la razza bianca europea. ciò insieme al dato della diffusa presenza, nella regione, di arcaici riti di fertilità legati a culti taurini e di pratiche di tauromachia
    riconducibili - per i Cinesi - al mondo mediterraneo .hanno convinto le autorità locali ad avvalorare entusiasticamente la tesi della piena corrispondenza tra Lijian e Zhelaizhai e ad erigervi fin dal 1994, con chiari intenti di promozione turistica_ un monumento raffigu¬rante un legionario e una donna a fianco di un funzionario di epoca Han con tanto di targa comme¬morativa della perduta città °romana".Oggi, per i visitatori del Gansu.è una meta raccomandata.

  4. #4
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    I le;ionari di Crasso. Sembra convinzione radicata, presso Cinesi e altri popoli dell'Estremo Oriente,
    che i Romani antichi presentassero un aspetto fisico simile a quello che noi siamo soliti attribuire ai
    popoli germanici e scandinavi. Ma qual era veramente il loro apparire'? In genere, l'immagine preva¬lente
    trasmessa dall'iconografia e dalle fonti letterarie è quella di un tipo umano di piccola statura pelle
    olivastra, occhi e chioma scuri.'11Non sono tuttavia infrequenti descrizioni di fenotipi più decisamente
    nordici, di legionari dalle teste bionde e di flavae puellae. Catone il Censore era di pelo fulvo e occhi
    azzurri. Così pure Silla. Cesare, ancora, mostrava un incarnato chiaro e un'alta statura. Similmente Augusto,biondo e dagli occhi cerulei. Aspetti fisici rispecchiati talvolta anche nell'onomastica: i cogno¬
    mina Enobarbo e Rufo ad esempio. di antica ascendenza. signi¬
    ficano "dalla barba color rame" e "dai capelli rossi—... Tali caratteri
    nordici, tuttavia. con l'immissione nella società romana di milioni di
    schiavi e liberti di origini asiatiche e africane subirono una forte ibri¬
    dazione.Non cessarono di manifestarsi, ma il tipo razziale dominan¬te, nei Romani della tarda repubblica e dell'impero. fu senz'altro
    quello mediterraneo.ln età claudia,sappiamo la statura media del le¬gionario italico arrivava a malapena a 1 metro e 60: Nerone dovette faticare non poco, nel 67 d.C., per mettere insieme i seimila 'giganti - alti 6 pedes (1 metro e 77) necessari a costituire la nuova legio Italica, reclutata nelle aree centro-meridionali della Penisola12 - L'archetipo del romano biondo."hollywoodiano", proprio dell'imma¬ginario collettivo cinese. rimanda perciò a caratteri antroposcopici presenti anche nei Romani antichi, ma non collima con la realtà estre¬mamente eterogenea degli eserciti post-mariani(dopo il condottiero Mario). Proprio in relazione all'estrazione etnica delle legioni di Crasso. peraltro. abbiamo le preziose testimonianze del poeta Orazio e di Plinio il Vecchio: se il primo caratterizza il soldato che combatté a Carre come un Marso o un Apulo (di ascen¬denze indoeuropee). il secondo sottolinea che un fortissimo contingente di Lucani (autoctoni) servì sotto il triumviro in Mesopotamia13, dando una decisa connotazione °mediterranea all’armata. Con le parole dello stori¬co britannico Guv E. EChilver ricordiamo. del resto. che ancora in quegli
    anni "il servizio nelle, legioni di Siria. Giudea ed Egitto era piani amwnte, seri
    nusciutu agli abitanti della Gal/ia Cisalpina . ' i cui nativi -Liguri. Celti e Veneti
    - principiavano solo allora a esser ammessi freschi beneficiari del diritto latino
    nell'esercito regolare e non più tra gli ausiliari barbarici.
    Riferirsi ai legionari di Crasso per spiegare gli inconsueti caratteri nordici dei Cinesi di Zhelaizhai, -
    come fanno i paladini della sua-romanità .è dunque fuorviante .0ccorre volgere altrove lo sguardo e ricordare innanzitutto. che il Gansu fu attraversato sin da tempi lontani dalla leggendaria Via della Seta, l’antica rotta carovaniera lungo la quale le merci venivano trasportate dentro e fuori la Cina.Viaggia¬tori e predoni di ogni razza entravano nei domini dell'Impero di Mezzo attraverso le sue piste facendo tappa nelle varie città oasi come Lijian che ne costellavano l'arido paesaggio. Millenni di contatti tra etnie molto diverse hanno prodotto rimescolamenti considerevoli nel patrimonio umano della regione. 15 Non è un caso, inoltre. che in una zona relativamente vicina. lo Xinjiang nord-orientale (altrimenti noto come Turkestan cinese), siano state scoperte nel desolato deserto del Taklimakan numerose sepolture di un'antica popolazione - i TOKAROI; dei Greci, gli Yueh-zii dei Cinesi - che hanno restituito mummie straordinariamente ben preservate di individui di razza bianca con capigliature fulve, occhi azzurri. stature considerevoli – databili, le più antiche. addirittura al secondo millennio a.C.Analisi sul loro DNA mitocondriale ne hanno confermato l’ appartenenza alla famiglia dei popoli europei, proba¬bilmente al ramo iranico. Essi vivevano in case circolari con tetti di canne intrecciate, vestivano abiti dai colori sgargianti con pattern complessi. praticamente dei tartan , praticavano culti solari avevano il toro come animale totemico e parlavano un idioma che rivela significative parentele con le lingue celtiche e germaniche .`
    Non sembra necessario. dunque. riandare per migliaia di chilometri a occidente per aver ragione dei geni e dei costumi degli abitanti di Zhelaizhai.Tuttavia, dietro quelle che appaiono solo leggende su legioni perdute tra le sabbie dei deserti. il prof. Dubs ritenne di intravedere delle tracce storiche percorribili. Fonti cinesi dei primissimi anni del I secolo d.C. offrono infatti argomenti per ipotizzare la presenza di milizie romane in Asia centrale. inquadrabili in una serie di azioni con una propria coerente logica temporale. Per ricostruirne il quadro, occorre analizzare in dettaglio antefatti e dinamiche dell’evento che nel 53 a.C. le armate dell’ urbe pesantemente soccombere, al di là dell’ Eufrate agli eserciti dei Parti.Tale accadimento, già ricordato. fu la battaglia di Carre. combattuta nel giugno di quell’anno tra gli invasori romani, guidati da Marco Licinio Crasso. e le schiere di Orode II.agli ordini di Eran Spahbodh Rustaham Suren-Pahlav, suo visir, più brevemente ricordato nei classici come Surena.

  5. #5
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    Il fiore della Gallia.
    I fatti che portarono l’ uomo più ricco di Roma a sfida¬re l'impero partico sono ben noti.A noi. qui. interessa indagare se la risapu¬ta presenza di milizie extra-italiche nelle sue legioni - in particolare quelle di etnia celtica - possa riverborarsi sulla storia dei “Cinesi bion¬di di Lijian”. Quando nell 56 aC.. in seguito agli accordi di Lucca. Cras¬so ottenne il proconsolato della Siria fu chiaro a tutti che egli avrebbe
    quanto prima cercato di porre nelle sue mani l’intera regione, forse con
    la segreta mira di controllarvi il commercio della seta. Il conflitto che ne
    seguì, combattuto in due distinte campagne nella primavera estate del 54 edel 53 aC., venne condotto con una forza complessiva di sette legioni17 - al¬cune rilevate dal precedente governatore Aulo Gabinio, già nell'area dal 57 a.c.altre arruolate alla cieca e composte in gran parte da gente scartata durante le levee italiche di Pompeo e Cesare". Truppe queste, poco o niente addestrate, attirate dal miraggio di facili bottini nell'opulento Oriente. Nell'insieme, una forza tra i 40-42000 combattenti. inclusi 4.000 mercenari di fanteria leggera (frombolieri balearici e arcieri cretesi) e 4000 ausiliari a cava11o. Tra questi, in prevalenza arabi e siro-mesopotamici, anche un migliaio di cavalleggeri celti personalmente inviati da Cesare, il fiore dell'aristocrazia transalpina filoromana al comando di Publio Licinio figlio minore di Crasso. Questi, già prefectus equitum (capo della cavalleria ausiliaria) e legatus (comandante di legioni) nella fase iniziale della guerra gallica (58-56 a.C. ). aveva dato ottima prova di sé sul campo. Decisivo il suo apporto nella campagna contro Ariovisto, nella sottomis¬e dei Celti atlantici e, infine.. nella conquista dell'Aquitania. intrapresa con una forza iniziale di 12 coorti. Grazie all'aiuto di Santoni, Pittoni. Niziobrogi e di altre tribù della Gallia sud-occidenta¬della Narbonense, egli riuscì a sconfiggere un esercito nemico di ben 50.000 uomini. Era, evident¬emente, un abile comandante che aveva con i suoi auxilia come sembra di poter leggere tra le righe III libro del De bello Gallico, un rapporto forte e carismatico. Anche per questo, probabilmente. Cesare pensò a lui quale guida ideale per il corpo di cavalleria celtica da inviare in Partia.. Publio Licinio giunse col suo contingente ad Antiochia. via mare, nell'inverno del 54-53 a.C.Era stato rimandato in patria da Cesare sul finire del 56 a.C. per sostenere. manu militari se necessario. l'elezione al consolato di Pompeo e di suo padre, ma è improbabile che egli avesse con sé, già allora. gli ausiliari gallici. I soldati che l'avevano seguito dai quartieri invernali della Cisalpina erano legioni ita¬che, come scrive Carcopino, "il proconsole delle Gallie aveva provvisoriamente e di proposito resti¬tuitole loro prerogative di cittadini" per pesare, anche elettoralmente, sullo svolgimento dei comizi. E’ possibile stabilire a quali tribù celtiche appartenessero i cavalieri di Publio Licinio? Le fonti.sostanzialmente Plutarco e Cassia Dione.non vi accennano minimamente.ln generale è però ben noto che. ai lontani Remi della Champagne.. furono gli Edui i più forti alleati dei Romani in Transalpina. Mutamente "proclamati fratelli e consanguinei dal Senato-.- Stanziati. storicamente, nell'area cen¬trorientale del Paese, le loro forze vennero a lungo impiegate da Cesare sia come ausiliari di fan¬teria
    che, soprattutto.. di cavalleria. Loro clienti e alleati, a sud. erano i Segusiavi del medio corso del Rodano e, a nord, i Mandubi, il cui centro più importante fu la roccaforte di Alesia. Da questi popoli(e più segnatamente dagli Edui) è assai probabile siano stati tratti i cavalieri inviati in Siria. Se poi voglia¬mo ipotizzare che Publio, memore dei loro valore nel bellum Aquitanum. abbia anche soluto ri¬correre ai veterani di quella campagna. allora nel novero delle sue truppe dovremmo includere i Volci Tettosagi della Narbonense, i viri fortes - come scrive Cesare - fatti venire da Tolosa Carcaso l’ Codierna Carcassonne) e Narbo Martius (Narbonne).- discendenti di quei Gesati che avevano a lungo combattu¬to insieme a Insubri e Boi. nel corso del IIIsecolo aC'..le lesioni di Roma nella penisola italica.
    :Gli ausiliari celtii furono gli unici, nella mattanza di Carro a ingaggiare direttamente le forze parti¬che.Indimenticabile nel partecipato racconto di Plutarco. il ricordo della loro virtù guerriera:Ora egli stesso [Publio Licinio Crasso] mosse i suoi cavalieri rigorosamente all’ attacco e caricò i Parti. Ma era in svantaggio nell'offesa e nella difesa, poiché colpita con le sue lance piccole e deboli delle corazze di pelle non conciata e di ferro [i catafratti. la cavalleria pesante partica] e riceveva colpi di picche sui colpi coperti da un’ armatura leggera o seminudi dei Galli: su di loro Publio con¬tava maggiormente e in effetti con essi fece prodigi di valore.Afferravano le lance dei Partii, si avvinghiavano ai nemici e li tiravano giù da cavalloe seh¬bene questi fossero difficili da smuovere a causa della pesante armatura: molti. ahbandonuti i loro cavalli e strisciando sotto quelli dei Parti. li colpivano alventre: le bestie si impennavano allora Per il dolore e morivano travolgendo insieme padroni e nemici,ma soprattutto il caldo e la sete -
    a entrambi non erano abituati - torturavano i Galli che inoltre. in maggior parte avevano perduto le cavalcature lanciandosi contro le aste Pariiche. -'
    La scena. nella dinamica della battaglia. descrive un'azione di contrattacco tesa a impedire l'accerchiamento dei Romani. In essa furono coinvolti le alae di Publio. altri 300 cavalieri indigeni. 500 arcieri cretesi e 8 coorti di fanti legionari: in totale poco meno di 6.000 soldati che, inseguen¬do i Patti apparentemente in fuga. si spinsero in profondità nel terri¬torio nemico. Circondati. si trincerarono su un'altura e, bersagliati dai dardi nemici e travolti dalle cariche dei catafratti, finirono per soccombere. Plutarco riporta che il figlio di Crasso si fece uccidere dal proprio attendente e che. di tutti quegli uomini. -non più di cinquecento ne furono presi vivi". Il tragico computo dello scontro (e della campagna.
    mai abortita) fu il seguente: 20.000 caduti. 10.000 prigionieri (inclusi gli
    8.000 effettivi lasciati nelle guarnigioni mesopotamichei• tra i 10.000 e i 12.000 superstiti, riparati in Siria. Quanti. tra le forze di Licinio risparmiate, fossero i Galli. questo non potremo mai saperlo. Essi costituirono comunque. nella massa dei soldati catturati. una goccia d'acqua nel mare.

  6. #6
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    Guardie di frontiera. I vincitori, secondo il loro costume. trasferirono i prigionieri alle estreme pro¬
    paggini del regno, in í11ar'tana. in qualità di schiavi-combattenti. sorta di "legione straniera" a presidio
    dei confini nord-orientali. La Margiana, l 'odierna Tifarti: nel sud-est del Turkmenistan, è una vasta oasi
    nel deserto del Kara Kum irrigata dal fiume Murghab (il) dei Greci). Una città-stato fondata da
    Alessandro il Grande. importante centro carovaniero noto anche come Merv che, come scrive Strabo¬
    ne. il son tana ellenistico Antioco I Soter - il trionfatore dei Galati -
    ricostruì col nome di Antiochia Margiana e "circondò con una mura¬
    glia del perimetroo di 1. 500 stadi".-' Laggiù, conferma Plinio; "Orode
    condusse i Romani catturati in seguito allo sconfitta di Crasso":`` In
    quest 'inaspettato paradiso` - i prigionieri trovarono asilo. C'è da credere che. dopo l'inferno di Carre, la maggior parte di essi-nono,stante la schiavitù e gli oneri del servizio -si disponesse a trascorrervi con la pacata rassegnazione. come immagina Orazio, - il resto dei propri giorni
    ~,
    . considerando l’ impossibilità di un ritorno
    A questo punto . nelle fonti.la memoria di quei legionari appare sempre più labile e i Galli di Publio Licinio scompaiono del tutta Quando. nel 20 a.C.. Kuma siglò col re partico Fraate IV un effimero trattato di pace e riebbe le aquile prese a Crasso_di quei 10.000 uomini non se ne trovò che un ‘infinitesima parte.Dove erano spariti gli altri?
    Certamente i Parti non fecero alcunché per farli ricomparire : resti¬tuirono solo i prigionieri della campagna di Marco Antonio del 36 a C.e qualche incanutito veterano a portata di mano. Del resto, a tren¬tatré anni da Carro, molti di essi, considerando le basse aspettative di vita dell'epoca e l'età d'arruolamento (tra i 17 e i 35 anni), erano ormai morti. Altri, con mogli e figli indigeni, così a lungo dimenti¬cati dalla madrepatria, probabilmente non si consideravano nem¬meno più romani. Alcuni, infine, i più giovani, pare disertassero per offrirsi come mercenari agli eserciti dei regni vicini. A quel tempo, nella contigua Sogdiana (attuale Uzbekistan) si era installato,in fuga dai Cinesi e dai suoi. il—signore della guerra"unno
    Jzh-jzh, uno dei pretendenti al titolo di shan-yu (Figlio del Cielo, il poetico nome dato dai predoni delle steppe al proprio sovrano). Qui egli aveva edificato sul fiu¬me Talas, presso l'odierna Tashkent, il sito fortificato di Zhizhi,da cui controllava la regione. Gli Unni, gli Xiung-nu dei Cinesi, costituivano per questi ultimi, da tempo, una fastidiosa spina nel fianco. La più recente politica degli Han occidentali aveva
    cercaato, con qualche successo, di farne dei vassalli. Ma l'irrequieto Jzh-jzh con le sue mire sull'Asia centrale¬,sfuggiva a ogni controllo. Il fatto, poi, che si fosse installato nell'area del Talas, da cui passava la Via della Seta, aveva molto allarmato il governo imperiale. Nell'autunno del 36 a.C.,con un'armata di 40.000 uomini i comandanti cinesi GanYanshou e Chen Tang si mossero dai loro quartieri nello Xinjiang (letteral¬mente,"nuova frontiera") alla volta della Sogdiana per regolare i conti. una volta per sempre, col ribelle.
    Unni e Cinesi. Le loro truppe, munite di quelle micidiali balestre che a lungo costituirono l'arma vincente,gelosamente custodita, degli eserciti dell'Impero di Mezzo, giunsero all'inizio del 35 a.C.in vista dellacittadella di Jzh-jzh. Un preciso resoconto dello scontro che seguì, in cui gli Unni vennero annien¬tati e il loro capo preso e decapitato, è in un testo cinese del I secolo della nostra èra, la biografia di Chen Tang contenuta nella Storia della dinastia Han occidentale dello scrittore di corte Ban Gu, am¬piamente citata dal prof. Duba" Nel primo degli otto "quadri" '- che descrivono l'evento si legge che nell'accampamento unno, prima della battaglia, si poterono osservare 'più di un centinaio di fanti (..), in formazione a scaglie di pesce, intenti a compiere manovre". L'espressione "a scaglie di pesce" è particolarmente significativa: per lo storico americano si tratta di una descrizione naive della te¬studo romana, assetto da combattimento formato dagli scudi te¬nuti dai legionari sopra le teste e ai lati più esterni sovrapposti co¬me le placche del piastrone delle testuggini. L’insieme,da lontano, poteva effettivamente ricordare le squame dei pesci. Manovre di
    questo tipo, eseguibili solo da truppe ben addestrate. erano ignote agli eserciti asia¬tici, men che meno alle orde unne.Tutto ciò insieme alla menzione,sem¬pre a opera di Ban Gu di una doppia palizzata esterna, peculiare degli ac¬campamenti romani - per Dubs è la riprova della presenza di ex-legio¬nari tra gli Unni non solo come combattenti ma anche come"genieri". Il racconto continua sottolineando che la centuria sopra ricordata, temendo la for¬za devastante dei dardi cinesi, si ritirò all'interno del fortino assediato. Qui, alla noti¬zia della morte dei capo unno essa cessò di combattere. Nel loro rapporto all'imperatore. GanYenshou e Chen Tang affermarono di aver catturato un primo gruppo di 145 uomini e di averne succes¬sivamente accettata la resa di un altro migliaio. questi ultimi furono ceduti, come schiavi, agli alleati as¬sociati alla spedizione. ma gli altri - con ogni probabilità i tanti "in formazione a scaglie diPesce " citati vennero trasferiti nello Xinjiang e in seguito rischierati nel Gansu. in un luogo cui fu dato il nome, se¬condo la prassi. dei loro Paese di provenienza:Lijian appunto, il toponimo che,come sappiamo,presso i Cinesi connotava il mondo romano e del quale si trova esplicita menzione in un registro catastale del 5 d.C. riportato nella Storia di Ban Gu. - Tra i 1587 siti elencati, relativi alla pressoché totalità dei domini imperiali, si hanno solo altri due casi di città con nomi stranieri. entrambe abitate da Turcomanni. Un dato così preciso e infrequente deporrebbe a favore di un prevalente popolamento allogeno di Lijian, per la quale --città— di poche centinaia di anime -più che di centro urbano si dovrebbe parlare di villaggio. Questo visse sotto amministrazione speciale per quasi cinque secoli, sino al 592. allorché venne inglo¬bato nella contea di Pan-ho. Quando. nel 746. il Gansu fu invaso dai Tibetani,Lijian fu abbandonata.
    Conclusioni. Il nostro viaggio termina qui. Per migliaia di chilometri abbiamo seguito il peregrinare dei prigionieri di Carre.maturando infine il convincimento che. di quei 10.000, quasi nessuno riuscì a sfuggire al proprio destino di schiavitù ed esilio. determinato. in quella torrida estate del 53 a.C., dal¬l’avventatezza di un vecchio plutocrate improvvisatosi stratega. ' Alcuni di essi (l’1%!) potrebbero for¬se esser giunti ai confini del mondo. tredici secoli prima di Marco Polo. Ma quei pochi appaiono, alla luce dei dati odierni. non molto di più che un pugno di ombre perse tra le nebbie del tempo, anche perché. per concludere con le parole del loro -scopritore-, appare evidente che 'poche centinaia di Romani non poterono lasciare che labili tracce in uri Paese così vasto ". Né tantomeno condizionare coi propri caratteri fisici (non pertinenti. peraltro, data l'assoluta predominanza di "mediterranei" tra i soldati di Crasso) una realtà così grande e complessa con buona pace di quanti. nel Gansu, oggi si ri¬tengono discendenti dei legionari dell'urbe solo per il fatto di ritrovarsi con un naso "romano" e me¬glio farebbero, invece, ad andare a ricercare le proprie radici presso gli antichi Tocari dello Xinjiang.

  7. #7
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    L'(im) probabile percorso dei legionari di Crasso




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