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  1. #1
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    Predefinito Concentrazione, stress e cattivo umore.

    Fiducia nel futuro: prima la Cina, Italia ultima
    Il sondaggio al Forum di Davos: bene anche India e Gran Bretagna. I dilemmi del debito per Bush




    DA UNO DEI NOSTRI INVIATI DAVOS ( Svizzera) — Nessuno oggi rimanda più ottimismo dei cinesi. Per gli abitanti delle metropoli dell'Impero Celeste l'orizzonte del 2005 regala ancora forte crescita economica, aumenti del reddito e del tenore di vita. Al capo opposto, gli italiani sembrano naufragare nel pessimismo: sfiducia generalizzata, ristagno economico che limita i consumi, incertezza sui posti di lavoro.
    Chi vive nella penisola vede davanti a sé un quadro nero, più di quanto lo considerino gli abitanti di altri Paesi, anch'essi campioni di pessimismo, come Giappone, Sud Corea e Francia.
    Così racconta un sondaggio realizzato intervistando un campione della popolazione di 22 diverse nazioni e diffuso all'apertura del World Economic Forum di Davos, dove da ieri sono riuniti oltre duemila fra capi di Stato e ministri, leader dell'economia, della finanza, della cultura. Subito dopo la Cina, India e Gran Bretagna. Ma la stessa immagine, del resto, trova conferma nelle parole degli economisti che hanno aperto la giornata di lavori del Forum, tutti concordi nell'indicare per il 2005 un ulteriore spostamento del motore della crescita mondiale verso l'asse Usa- Asia, con Cina e India come grandi performer. Complessivamente — è opinione diffusa — l'economia planetaria è destinata quest'anno ad aumentare del 4%. Per l'America viene stimato un ritmo attorno al 3%, mentre Pechino correrà ancora a tassi del 9,5%, come nel 2004. Per l'Europa, poche illusioni: Laura Tyson, ex super- consigliere dell'amministrazione Clinton e ora rettore della London Business School, parla di rallentamento nel primo semestre, all' 1- 1,5%, con ripresa fra il 2 e il 2,5% nel secondo. E con prospettive di lungo termine fra il 2 e il 2,5%. Sempre che un nuovo rialzo dell'euro sul dollaro o un'ennesima impennata del petrolio non rovinino tutto. Unica concessione: Tyson vede finalmente « i primi segni di flessibilità » nel mercato del lavoro in Germania e, in misura minore, in Francia. Persino ovvia, dunque, la sollecitazione ai governi europei, Italia compresa: spingere sulle riforme per aumentare la produttività e stimolare i consumi.
    Ma sullo scenario mondiale del 2005 nessuno si nasconde che pesa una grande incognita: il doppio deficit americano, di bilancio ( il 3,5% del reddito nazionale) e nei conti con l'estero ( circa il 6%). Un macigno che rischia di precipitare, portando recessione negli Usa e in altri Paesi. « L'amministrazione Bush non ha fatto niente per affrontare il problema — sottolinea Jacob Frenkel, ex governatore della banca centrale israeliana e ora vicepresidente del gruppo assicurativo Aig — . Si è solo affidata al deprezzamento del dollaro » .
    « Ma per correggere gli squilibri, servirebbe un ribasso della moneta di entità inaccettabile » , gli fa eco Stephen Roach, capo economista di Morgan Stanley. Il problema è in buona parte nell'enorme propensione alla spesa dei consumatori Usa.
    Gli americani, insomma vivono facendo debiti finanziati da Cina e Giappone con l'acquisto di titoli del Tesoro Usa. Una spirale destinata a interrompersi. Cosa rischia di succedere, lo racconta Roach: « Gli americani hanno fatto debiti per acquistare casa e ora usano gli immobili come fossero un bancomat da cui prelevare dollari per acquistare dvd o macchine fotografiche prodotte in Cina. In cambio la Cina finanzia i consumi americani acquistando titoli Usa » . « Ma il gioco è destinato a finire presto — spiega — . La Fed sarà costretta a rialzare i tassi, con il risultato che i prezzi immobiliari crolleranno e i consumi si fermeranno » .

    Corriere della Sera - NAZIONALE
    sezione: Primo Piano data: 2005-01-27


    IL RESPONSABILE DELLA SFIGA HA UN NOME E UN COGNOME PRECISO

  2. #2
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  3. #3
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    Le persone faziose che millantano a scopo di propaganda la loro busta paga sui siti di Rrepubblica sono persone che leggono Repubblica, quindi non contano.

    Andate a chiedere ai redattori della Voce Repubblicana o dell'Opinione delle libertà di quanto è aumentato il loro stipendio, se volete sapere obiettivamente come stanno le cose.

    Ora ci attendiamo tutti per febbraio che il raddoppio delle buste baga favorisca un grosso incremento dei consumi, che faccia da volano alla nostra economia resa asfittica dai governi dell'Ulivo.

  4. #4
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    Corriere della Sera 28.1.05

    Ricerca compiuta in collaborazione con cinque università
    Eurispes: «Italia, Paese senza un progetto»
    Povere il 22% delle famiglie.

    Polemiche: Ugl, immagine impietosa ma nitida. Sacconi: dati strampalati e di parte


    ROMA - «La situazione del nostro Paese non è particolarmente rosea: l'economia è in affanno, l'industria in grande difficoltà, la perdita di competitività è sotto gli occhi di tutti, il calo della produzione generalizzato». È il risultato dell'indagine Eurispes illustrata dal presidente Gian Maria Fara, che ha sottolineato che la ricerca è stata compiuta in collaborazione con le università di Modena/Reggio Emilia, Roma Tre, Salerno, Napoli Due e Malta: «Una risposta indiretta a chi da alcuni anni, non gradendo il nostro lavoro, ci accusa di scarsa scientificità». Il 96,7% della popolazione ha percepito un aumento dei prezzi. «Stiamo vivendo una fase di "reflazione", caratterizzata da inflazione più recessione», spiega Fara che attacca l'Istat accusandola di produrre dati ottimistici. Il 54% degli italiani è pessimista, secondo anche una recente indagine internazionale, lo scorso anno erano il 48% e il 23% l'anno precedente. Ma non va tutto male, «c'è anche un Paese che funziona e che eccelle», ha dichiarato Fara.



    (foto Ansa)
    POVERI - Secondo l'Eurispes in Italia oltre 4 milioni 700 mila famiglie, il 22% del totale, e oltre 14 milioni di individui sono sicuramente poveri o quasi poveri e a rischio sono proprio i ceti medi. Il 32,1% dei nuclei famigliari ha un reddito inferiore a 17.500 euro, mentre il 29,9% ha un reddito superiore ai 35 mila euro. L'Italia è il Paese più anziano dell'Ue: il rapporto tra la popolazione di età superiore ai 65 anni e la popolazione di età compresa tra 0 e 14 anni, è passato dal 46,13% del 1971 al 133,8% del 2003.

    POLEMICHE - Il Rapporto Italia 2005 ha innescato subito polemiche.
    «È un'immagine impietosa, ma nitida che evidenzia il rischio di una esplosione delle disuguaglianze per gli squilibri sempre più forti nella redistribuzione del reddito», ha commentato Renata Polverini, vice segretario generale dell'Ugl. «L'Eurispes fotografa la realtà italiana in modo molto più convincente dell'Istat su molti aspetti della nostra economia e della nostra società».
    Non è d'accordo Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro e alle politiche social. «L'Eurispes ci regala ancora una volta dati strampalati in assoluta controtendenza rispetto a tutti i rapporti istituzionali», ha dichiarato. «È un esercizio inutilmente faticoso il confronto di merito con il rapporto Eurispes, la cui unica chiave di lettura è la sua pregiudiziale scelta di campo politico».
    28 gennaio 2005

  5. #5
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  6. #6
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    IL RACCONTO


    «Io e la mia famiglia, sfollati sulle brande dell’esercito»

    «Un’avventura incredibile. E solo perché aveva nevicato»



    DAL NOSTRO INVIATO
    LAGONEGRO (Potenza) - Alberto Farina ieri mattina si è svegliato alle sei. Racconta: «Ero stanchissimo, fossi tornato a casa mia avrei dormito per un giorno intero, ma qui continuo a sentirmi la tensione addosso, non so che cosa ci aspetta oggi».
    Alberto è uno dei tantissimi automobilisti bloccati sull’A3 nel tratto lucano tra Lauria e Lagonegro. Viene da Cosenza, e deve raggiungere Orvieto. Con lui viaggiano la moglie Caterina e la figlia Claudia, di dieci anni. La prima notte, quella di mercoledì, l’hanno passata in macchina «mangiando niente e bevendo la neve come tutti», racconta. Giovedì sera sono riusciti ad arrivare nel centro di accoglienza allestito a Lagonegro. Dice Alberto: «Saremo arrivati qui tra mezzanotte e l’una: eravamo distrutti, affamati, infreddoliti. Ma soprattutto avviliti. Trovarsi a vivere come sfollati solo perché ci si è messi in viaggio in un giorno in cui è nevicato è veramente una brutta esperienza. Però devo dire che qui al centro abbiamo trovato una accoglienza sincera, affettuosa. E’ incredibile come all’inefficienza delle strutture ufficiali possa fare da contraltare un senso di solidarietà così forte. Alcuni volontari si sono messi a giocare con mia figlia, l’hanno coccolata e fatta rilassare. Devo ringraziarli anche per questo».
    Alberto, Caterina e Claudia sono giunti a Lagonegro praticamente digiuni, «nello stomaco avevamo solo una cioccolata calda bevuta alle sette di sera, ed ero preoccupato soprattutto per Claudia, ovviamente non è abituata a stare tanto tempo senza nutrirsi», racconta Alberto. E poi: «Qui abbiamo bevuto il latte e mangiato qualcosa, poi ci hanno messo a disposizione le brande, credo che le abbia fatte arrivare l’esercito o la Protezione civile, non lo so. Mia figlia è crollata, in macchina aveva dormito, ma su un letto è un’altra cosa. E poi i bambini hanno una capacità di adattarsi diversa. Lei a un certo punto si è quasi divertita, ha detto a mia moglie che le dava l’idea di essere in vacanza, in una specie di campeggio».
    Lui, invece, non è riuscito a rilassarsi: «In situazioni come questa viene un senso di rabbia e impotenza difficile da descrivere. Non è il disagio in sé la cosa peggiore: quello che rode dentro è la certezza che tutto stia accadendo a causa dell’inefficienza di chi è pagato per prevenire i disagi altrui. Quello che è successo un mese fa, lo tsunami, ci ha ricordato che non esistono paradisi e che ovunque siamo tutti a rischio. Si tratta di avere fortuna o non averne. Ma una nevicata non è un maremoto, non si può finire in un centro d’accoglienza perché si sta viaggiando in gennaio. Possibile che nessuno, proprio nessuno, sia stato capace di prevenire quello che è successo? Io questo viaggio me lo ricorderò finché campo perché tutto quello che ci è capitato sull’autostrada è semplicemente assurdo. Indegno di un Paese moderno e con la migliore Protezione civile del mondo».
    Alle undici del mattino Alberto, Caterina e Claudia sono di nuovo nella loro Passat sulla Salerno-Reggio Calabria. Il traffico comincia a muoversi, gli spazzaneve e le gru hanno liberato la strada. «Orvieto è lontana e non sono nella forma migliore per guidare - dice Alberto al telefono -. Ma ci fossero anche mille chilometri, me li farei tutti di fila pur di andarmene da qui».



    FARO' DI QUA, FARO' DI LA'...

  7. #7
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 30 gennaio 2005

    A 10 ANNI DA FIUGGI / La terza carica dello Stato apre sul partito unico, critiche dalla base di Alleanza nazionale. Messaggio di Ciampi

    Anticomunismo, Casini frena e il premier rilancia

    Il presidente della Camera alla festa di An: basta con le ossessioni del passato. Ma Berlusconi: il pericolo c’è

    ROMA - L’hanno detto tante volte e lo ripetono ancora in questi due giorni di festa per i dieci anni del partito: il tempo degli esami è finito, Alleanza nazionale non ha più nulla da dimostrare. E allora quanta soddisfazione traspare sui volti dei dirigenti non più «colonnelli» quando le parole del Capo dello Stato si diffondono nell’aria. Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al partito un messaggio che è il regalo di compleanno più gradito: «An si inserisce di pieno diritto nella dialettica democratica, la sua nascita ha rappresentato un rafforzamento dell’unità repubblicana della nazione e un arricchimento culturale per il Paese». Poi ecco arrivare l’ospite d’onore, il presidente della Camera Casini che plaude alla «scelta coraggiosa» di Fiuggi e invita tutti a mettere da parte le «ossessioni», quella del comunismo come quella del berlusconismo. La platea applaude, approva parole che forse non arrivano fino a Milano, dove il presidente del Consiglio torna a scagliarsi contro «i comunisti che cambiano nome ma non metodo» e non perdono l’inclinazione «a stare dalla parte del tiranno e del violento contro la libertà e la democrazia». Ma Alleanza nazionale vuole guardare avanti, ai prossimi dieci anni. Casini chiede a tutta la coalizione di aprire una nuova fase politica, per «uscire dal guado e fare un salto di qualità, superando dissidi e frazionismi interni». Il presidente della Camera pensa al partito unico del centrodestra e sprona gli alleati ad avere «più coraggio», ma An frena: «C’è tempo per riflettere», dice Gianfranco Fini; «piuttosto realizziamo nella CdL organismi permanenti», propone Ignazio La Russa; «meglio costruire il partito degli italiani», rilancia Domenico Nania. In via della Scrofa si coltiva l’ambizione di guidare la coalizione, magari proprio da Palazzo Chigi: «Noi non vogliamo scalzare via nessuno, ma è giusto pensare ad un’alternanza della leadership», spiega Maurizio Gasparri mentre Italo Bocchino auspica la creazione di un grande partito nazional-conservatore a capo della coalizione. Ma è Francesco Storace a dirlo chiaro e tondo: «Vorrei che tra dieci anni ci fosse un’Italia con An a guidare finalmente il governo della nazione», e il Palazzo dei Congressi prima sonnacchioso viene giù dagli applausi.
    Intanto però c’è da pensare alle Regionali e poi alle Politiche. Il partito ha un problema di consenso, ammette Publio Fiori, causato dall’aver a volte smarrito la strada tracciata a Fiuggi. Per Domenico Fisichella invece è un problema di equilibri nella coalizione: «Avremmo dovuto fare di più per imporre le nostre posizioni». Come che sia, con Alessandra Mussolini che preme a destra, minacciando di portare via voti, Alleanza nazionale deve marcare la sua identità e i suoi valori. Valori come l’amor di patria, che ha ispirato lo slogan del decennale («eravamo in pochi a chiamare Patria l’Italia, ora siamo la maggioranza»), vestito di tricolore tutta la scenografia ed emozionato la platea quando sul palco sono saliti il fratello di Fabrizio Quattrocchi, l’ostaggio ucciso in Iraq, e la vedova di Giovanni Cavallaro, carabiniere caduto a Nassiriya. Applausi e standing ovation anche per Simone Cola, il militare ucciso in Iraq pochi giorni fa e ricordato da Storace nel suo discorso che apre ufficialmente la campagna elettorale. Il presidente del Lazio non ha affatto digerito il "corteggiamento" di Berlusconi nei confronti della Mussolini e lo dice senza peli sulla lingua: «Non perda altro tempo, piuttosto avrei preferito si dedicasse di più ai Radicali». Per rendere l’idea di quando intollerabile sia l’ipotesi di un accordo, fa un esempio: «Vorrei vedere cosa avrebbe detto il premier se gli avessi proposto di mettere come capolista Ilda Boccassini. Non si può passare sopra a tutto per l’ossessione della vittoria». Poi l’affondo finale: «Berlusconi è il nostro principale alleato, non il nostro principale».

    Livia Michilli
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/PIGLIATENAPASTIGLIA.mid[/mid]

  8. #8
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    Amici, soliti casini pollisti. Ma il pollista è un impiastro di natura oppure ha fatto un corso serale per incasinare i problemi senza risolverne mai nessuno?

    Aumentano i bolli un po' ora (quelli delle imrpese) un po' dopo le elezioni (quelle dei privati, astuto il Berlusca), ma non si sa di quanto e quali sono di preciso gli aumenti in vigore da oggi 1 febbraio.

    Amici, se vedete un pollista impiccatelo pure a testa in giù, tanto è un pollista e vi danno le attenuanti e voi ve la cavate di sicuro con la prescrizione della legge SalvaPreviti.


    il Sole 24 ore 01-02-2005
    LA STRETTA SUI BOLLI ∎ Fino a tarda sera nessuna certezza sulla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del provvedimento
    Registro e concessioni, rincari al buio
    Attesa per il testo definitivo del decreto legge e delle 20 pagine di tabelle con i nuovi valori
    Possibili disagi per uffici, professionisti e utenti


    ROMA ∎ La manovra sui bolli parte male. Fino alla tarda serata di ieri, infatti, non è stato possibile consultare la «Gazzetta Ufficiale» del 31 gennaio che dovrebbe contenere il decreto legge licenziato il 21 gennaio da Palazzo Chigi (e anticipato sul «Sole-24 Ore» del 29 gennaio). Con la conseguenza che oggi, che dovrebbe essere il giorno di entrata in vigore degli aumenti, non è di fatto disponibile un testo ufficiale della nuova norma. Con inevitabile disagio per uffici pubblici e contribuenti.
    Al di là dei ritardi di pubblicazione, in ogni caso, il Governo ha puntato (si veda «Il Sole-24 Ore» di sabato scorso) su un provvedimento di legge per varare l'aumento delle imposte indirette dovute in misura fissa, preannunciato dalla Finanziaria 2005. La scelta è stata, infatti, quella di adeguare gli importi ma non con un decreto direttoriale, come previsto espressamente dal comma 300 della Finanziaria. L'articolo 7 del DI e le sue oltre 20 pagine di allegato dovrebbero confermare anche che l'Esecutivo ha di fatto rinviato a metà anno gli aumenti di tutte le imposte pagate dai contribuenti con l'applicazione di marche: soprattutto note, fatture e ricevute. E questo per l'imposta di bollo così come per alcune concessioni governative.
    Per tutte le imposte fisse e gli importi fissi relativi alle imposte di bollo, di registro, ipotecarie, catastali, alle tasse ipotecarie e ai tributi speciali catastali, non aumentate espressamente con il provvedimento che dovrebbe entrare in vigore oggi, gli aumenti, ancora da decidere, scatteranno dal 1° giugno 2004. Indipendentemente dalla data di entrata in vigore del provvedimento (che dovrà essere, questa volta, un semplice decreto ministeriale non regolamentare) che li definirà. Pertanto, fino al nuovo decreto non regolamentare, per fare alcuni esempi, il passaporto costerà ancora 39 euro di concessione, mentre per gli atti di notorietà e le pubblicazioni di matrimonio saranno sufficienti ancora 11 euro per ogni foglio.
    Ma dal 1' giugno in poi tutti gli importi fissi dovrebbero scattare all'insù. Di quanto non si sa. Per ora abbiamo solo il dato medio dell'aumento che entra in vigore oggi: dal 29 al 31 per cento.
    La strada intrapresa della decretazione d'urgenza obbliga il Governo a "scortare" il viaggio in Parlamento del Dl. Ogni eventuale modifica che deputati e senatori vorranno apportare al provvedimento, infatti, rischierebbe di intaccare la "tabella dei rincari", creando due vie per gli aumenti: la prima in vigore dall'entrata in vigore del decreto legge e l'altra a partire dalla pubblicazione della legge di conversione. Il risvolto della medaglia sta nel fatto che con il ricorso al decreto legge si, possono evitare pericolosi contenziosi. La previsione della Finanziaria di utilizzare un decreto direttoriale sarebbe stata di dubbia correttezza costituzionale, in quanto il decreto direttoriale mal si sarebbe potuto conciliare con l'articolo 23 della Costituzione che pone la riserva di legge per ogni prestazione patrimoniale. In sostanza ogni aumento delle imposte fisse di registro, ipotecarie, catastali di bollo e concessioni governative avrebbe potuto generare centinaia di questioni di illegittimità costituzionale. Un problema che potrebbe porsi in modo del tutto analogo con il decreto ministeriale che dovrebbe disporre la seconda tranche di aumenti.
    Da oggi, comunque, per gli uffici pubblici è corsa all'adeguamento: di fatto nessuna comunicazione è arrivata agli uffici finanziari e alle Camere di commercio, che devono applicare i nuovi importi. I notai, prima del ritardo nella pubblicazione in «Gazzetta» avevano fatto sapere, come aveva dichiarato al «Sole-24 Ore» il presidente del Consiglio nazionale, Paolo Piccoli, di non avere particolari problemi.
    In ogni caso, nel disporre gli aumenti si è avuta l'accortezza di escludere le voci che prevedono l'assolvimento dell'imposta con marca o bollo a punzone (a secco, come nella carta da bollo). Quindi i numerosi professionisti che, come i medici, devono apporre la marca da bollo da 1,29 euro sulla parcella, possono stare tranquilli: per loro non cambia nulla fino al 31 maggio 2005.
    SAVERIO FOSSATI
    MARCO MOBILI

  9. #9
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    L'Eco di bergamo 1.2.05

    Treni nel caos, pendolari in rivolta
    Nuovo guasto: 200 passeggeri sui binari a Vignate, Milano-Venezia paralizzata A Treviglio restano appiedati in 2.000. Sciopero del biglietto, spaccatura a Bergamo


    Ormai la protesta ha una cadenza precisa, scoppia una volta alla settimana. È quella dei pendolari che, esasperati da guasti e ritardi, scendono dai treni e occupano i binari. Ieri mattina a Vignate nel Milanese l'ennesima dimostazione: guasto, ritardi, pazienza finita e linea Milano-Venezia bloccata per oltre quattro ore. Fra i pendolari, un coro: «Basta, non ne possiamo veramente più». Il blocco ha avuto conseguenze devastanti anche per Treviglio, dove oltre 2.000 pendolari attendevano inferociti qualche mezzo che li portasse a Milano, anche se molti si sono arresi e a fine mattinata sono tornati a Bergamo. Complessivamente hanno subìto ritardi una cinquantina di treni, mentre 11 sono stati soppressi. Il Comitato pendolari di Calolziocorte ha deciso di attuare lo «sciopero» del biglietto e dell'abbonamento, nel Comitato di Bergamo, contrario all'iniziativa, si registra una spaccatura.

  10. #10
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    Amici, purtroppo il 27 del mese è puntualmente arrivato e con esso la ennesima presa di coscienza di essere stati presi in giro un'altra volta dall'uomo sandwitch.

    L'incazzatura di noi italiani sale-sale-sale, amici pollisti. Ocio.


    SONDAGGIO IPSOS-APCOM: 53% DELUSI TAGLIO TASSE
    [02/02/2005 16.50] - Autore: Ipsos

    Bologna, 2 feb (Apcom) - Il taglio delle tasse voluto a fine 2004 dal presidente del Consiglio non sortisce ad oggi l`effetto sperato dalla maggioranza. Secondo il sondaggio condotto da Ipsos per Apcom su un campione di 2.005 persone, il 53 per cento degli intervistati, solo una parte dei quali lavoratori dipendenti, è rimasto deluso di fronte alla busta paga di gennaio. In particolare fra i lavoratori con oltre 46 anni, i laureati, i dipendenti pubblici, quanti risiedono nelle regioni del Sud e quanti votano centro sinistra la percentuale degli scontenti raggiunge punte vicine o superiori al 60 per cento.

    Il 33 per cento dei dipendenti intervistati, in particolare i più giovani, i diplomati, i dipendenti privati, i quadri e i dirigenti, i residenti nel Nord-ovest, specie nei comuni minori si dichiara soddisfatto degli effetti messi a segno dalla riduzione fiscale sulla propria busta paga. Il 14 per cento infine resta con un giudizio sospeso, né di soddisfazione, né di delusione, rimandando le proprie valutazioni ad un`analisi più approfondita.

    Procedendo di questo passo, il 44 per cento degli intervistati è convinto che il Governo non riuscirà a tener fede all`impegno sulla riforma fiscale promesso con il `Contratto con gli Italiani`, firmato da Berlusconi in campagna elettorale, mentre il 38 per cento ci crede ancora. La percentuale degli indecisi si attesta al 18 per cento. Il 41 per cento degli intervistati dichiara infine di aver trovato "leggermente più elevata la propria busta paga", mentre il 35 per cento l`ha trovata invariata. Al 13 per cento il dato su chi l`ha trovata più bassa, mentre non risponde l`11 per cento del campione.

    Per 44% impossibile rispettare Contratto con Italiani su fisco

    Bologna, 2 feb. (Apcom) - Insomma, ben venga un taglio delle tasse, ma gli italiani rimangono dubbiosi sulle possibilità che il premier mantenga le promesse elettorali in materia di riduzione fiscale, rispettando uno dei punti portanti del famoso `Contratto con gli italiani` sottoscritto in TV. Il 44% dei lavoratori intervistati, infatti, ritiene irraggiungibile questo obiettivo. Si tratta soprattutto di laureati, dirigenti e quadri, residenti nel centro nord, e di persone che si dichiarano elettori di centro-sinistra

    La percentuale degli ottimisti si ferma invece al 38%: a loro parere questo obiettivo è raggiungibile. Sono soprattutto persone comprese fra i 18 e i 30 anni, residenti nel Nord-ovest e votano centro destra. Anche in questo caso risulta rilevante (18%) la quota di intervistati che preferiscono non fare previsioni. Fra questi, in particolare, i dipendenti pubblici e i residenti nel Sud e nelle isole, specie nei comuni medio piccoli.

    Il 41% del campione ha infine dichiarato di aver ricevuto più soldi in busta paga, rispetto ai mesi precedenti, con punte del 46% nel settore pubblico, del 50% fra dirigenti e impiegati, del 52% fra i dipendenti del sud e delle isole, del 52% fra i dipendenti che votano centro destra.

    La percentuale scende invece al 34% fra quanti lavorano per aziende private, al 28% fra operai ed esecutivi, al 32% fra i dipendenti che risiedono nel nord-est.

    Di seguito la nota informativa sul sondaggio, in ottemperanza alla legge e il testo integrale delle domande. Il documento integrale riguardante il sondaggio è presente sul sito: www.agcom.it.

    Autore: Ipsos Public Affairs s.r.l. Committente e Acquirente: TM News S.p.A. - Apcom Tipo e metodo di rilevazione: sondaggio di opinione tramite interviste telefoniche (CATI) Universo di riferimento: popolazione italiana residente in età di voto (fonte: annuario ISTAT 2003) Tipo di campione: campione casuale rappresentativo dell`universo di riferimento; campionamento per quote di genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza Estensione territoriale: nazionale

    Numerosità campionaria: 2005 interviste Numero di contatti: - interviste complete: 2005 (24,5%) - rifiuti/sostituzioni: 6.178 (75,5%) - totale contatti effettuati: 8.183 (100,0%) Date di realizzazione sondaggio: 31 gennaio 2005

    Testo integrale delle domande rivolte agli intervistati:

    d1. Lei è un lavoratore dipendente? Se sì, ha già ricevuto la sua busta paga di gennaio? 1. è dipendente e ha già ricevuto la busta paga di gennaio 2. è dipendente, ma non ha ancora ricevuto la busta paga di gennaio à passare ai dati fissi 3. (non è un lavoratore dipendente) à passare ai dati fissi

    (se lavoratore dipendente e ha già ricevuto la busta paga di gennaio si prosegue con le domande successive)

    d2. Rispetto alla media dei mesi precedenti, la sua busta paga di gennaio le è sembrata... 1. leggermente più elevata 2. invariata 3. leggermente più bassa 4. (non sa, non indica)

    d3. Con la busta paga di gennaio scattano gli effetti della riduzione delle tasse voluta dal Governo. Rispetto alle attese o ai calcoli che aveva fatto in precedenza riguardo alla sua busta paga, lei si sente... 1. molto soddisfatto 2. abbastanza soddisfatto 3. piuttosto deluso 4. molto deluso 5. (non sa, non indica)

    d4. Con le riforme fiscali già fatte e quelle possibili entro il prossimo anno, secondo lei il Presidente Berlusconi manterrà l`impegno di riduzione delle tasse sottoscritto quattro anni fa nel Contratto con gli Italiani? 1. sì 2. no 3. (non sa, non indica).

    copyright @ 2005 APCOM

 

 
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