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  1. #1
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    Predefinito Eccolà qui lacompetitività...

    Il ministro delle Politiche agricole chiede aumenti maggiori
    di quelli proposti dal governo per "isolare i falchi del sindacato"
    Pubblico impiego, Alemanno
    "Più soldi per il contratto"

    Follini: "Bisogna chiudere la vertenza, gli statali sono una risorsa"


    ROMA - Alleanza Nazionale è "assolutamente a fianco del ministro Baccini per arrivare a una soluzione positiva della vertenza del pubblico impiego". Lo afferma il ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno alla vigilia del vertice di Palazzo Chigi. "Mi auguro che il vertice di domani - dice Alemanno in all'Ansa - individui le risorse per fare passi in avanti seri".

    Alla domanda se il governo potrà offrire aumenti superiori al 5,1% di cui si è parlato finora, il ministro ha risposto "secondo me sì". "Comprendo le preoccupazioni della Lega - aggiunge Alemanno - ma bisogna anche comprendere che il pubblico impiego è un fatto fondamentale per tenere la pace sociale nel Paese e per isolare i falchi che esistono nel mondo sindacale".

    Anche il vicepremier Marco Follini è intervenuto nella discussione aperta nella maggioranza. "Dobbiamo - ha detto Follini - cercare di chiudere positivamente la vertenza del pubblico impiego. Ritengo che sia giusto chiedere ai sindacati una moderazione della richiesta di aumento salariale".

    "Il governo - ha aggiunto Follini - deve mettere in questa vertenza il massimo della sua attenzione e disponibilità. I dipendenti pubblici non sono un freno allo sviluppo del Paese, al contrario possono essere una risorsa e dico questo anche rivolgendomi al ministro Maroni senza alcuna polemica".

    Alemanno, intanto, ha anche annunciato una nuova proposta per il recente decreto sulla competitività, che ha visto la spaccatura con la Lega. Alemanno ha anticipato che An conta di reperire altre risorse per il provvedimento sulla competitività attraverso la regolarizzazione dei contributi previdenziali. "Non parlerei di condono - precisa - perché si tratterebbe solo di una regolarizzazione, ovvero chiudere una fase di irregolarità rispetto a quelle che sono le multe e gli interessi".

    An aprirà su questo tema un confronto nella maggioranza. "Mi auguro che diventi un emendamento governativo", dice il ministro. La regolarizzazione punta a potenziare il provvedimento e a permettere di aprire alle richieste dei sindacati. "Ma è necessario il consenso delle parti sociali e che l'opposizione non demonizzi questo tipo di operazione".

    (13 marzo 2005)

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  2. #2
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    Questi sono gli alleati odierni della Lega.
    Chi era quello che attaccava manifesti con su scritto
    " Paga somaro lombardo " ?

  3. #3
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    Predefinito

    Bruxelles. L’Unione europea del terzo millennio è come l’America di
    fine anni Settanta. E’ questo il bilancio del rapporto pubblicato ieri
    da Eurochambres, associazione delle camere di commercio europee: il
    tasso di occupazione del vecchio continente oggi equivale a quello
    dell’America del 1978, per gli investimenti in ricerca e sviluppo siamo
    ventisei anni indietro, i 18.881 euro di reddito pro capite un
    americano li guadagnava nel 1985. L’Europa ha provato a sincronizzare
    il suo orologio economico su quello statunitense, quando cinque anni fa
    lanciò la strategia di Lisbona per diventare “l’economia più
    competitiva e dinamica al mondo entro il 2010”. A metà percorso il
    bilancio è tanto magro che il Consiglio europeo del 22 marzo dovrà
    ridimensionare, più che rilanciare, Lisbona, cancellando la data del
    sorpasso e riducendo al minimo i suoi obiettivi. E ritoccherà il Patto
    di stabilità e crescita per dare un po’ di margine agli stati senza
    toccare i deficit di Francia e Germania.
    Dopo quattro anni di stagnazione delle principali economie europee, a
    Bruxelles sono rimasti in pochi a difendere le ragioni del mercato. Per
    comprendere l’andazzo della Commissione Barroso, proclamatasi la più
    liberale della storia, basta guardare al destino riservato alla
    direttiva Bolkestein. I servizi rappresentano i due terzi dell’economia
    europea, la loro liberalizzazione consentirebbe una crescita di
    seicentomila occupati. L’esecutivo voleva “ridurre la burocrazia che
    soffoca la competitività” applicando il principio del paese d’origine:
    cioè i prestatori di servizi avrebbero potuto operare nell’Ue sulla
    base della loro legge nazionale. Ma accerchiato da imprese e sindacati
    timorosi di un’invasione di dentisti e imprese edili della Nuova
    Europa, il presidente José Manuel Barroso ha ordinato al commissario al
    Mercato interno di “rivedere” la direttiva servizi. A Charlie McCreevy,
    che doveva fare dell’Unione una grande Irlanda, non è rimasto che
    eseguire, accusando però il collega tedesco Gunter Verheugen di
    cambiare posizione “da un giorno all’altro” per difendere un modello
    economico molto germanico. Ma non bastano le garanzie promesse: Gerhard
    Schröder e Jacques Chirac accusano Bruxelles di imporre il dumping
    sociale e violare la sacralità dei servizi pubblici ed esigono di “fare
    tabula rasa e formulare un nuovo testo”. Così, la quarta libertà del
    Trattato di Roma (la libera circolazione dei servizi) dovrà attendere.

    La Kroes all’attacco
    Una analoga situazione esiste nell’energia e nei servizi finanziari. Il
    ritardo accumulato nel completamento del mercato interno ha permesso il
    consolidarsi di posizioni dominanti e cartelli. La commissaria
    all’antitrust, Neelie Kroes, vuole aprire entro giugno due indagini
    perché “la concorrenza non sta funzionando come dovrebbe”. Anche qui si
    parla d’interessi sensibili di Francia e Germania. Nell’energia,
    l’anomalia maggiore è costituita dalla francese Edf che agisce in uno
    dei paesi più protetti e si espande in mezza Europa grazie alle
    garanzie finanziarie del governo. Nel settore bancario, oltre al caso
    italiano, sono in ballo le residue garanzie pubbliche delle
    Landesbanken tedesche. Su queste partite Kroes dovrà confrontarsi con
    il direttore generale all’energia Francois Lamoureux (guarda caso
    francese) e con il potente Verheugen, favorevole alla creazione di
    campioni europei anche a danno della concorrenza.
    La pressione liberista oggi viene esercitata dai paesi della Nuova
    Europa. Sono loro i veri difensori del mercato perché, dopo il
    sovietismo, “sono affamati di successo”, spiega Jean Lemmierre,
    presidente della Bers, la banca europea degli investimenti. Si
    oppongono a un Patto più lassista e usano la flat tax (24 per cento in
    Estonia e Lituania, 19 in Slovacchia e presto 18 in Ungheria). Secondo
    la Camera di commercio americana, il 26 per cento delle imprese degli
    Stati Uniti vedono nell’Est europeo la miglior regione dove investire,
    mentre la Slovacchia è indicata dalla Banca mondiale come leader
    globale nelle riforme. Al Consiglio europeo, Francia e Germania non
    mancheranno di alzare la voce contro la direttiva Bolkestein e la flat
    tax, ma anche loro, discretamente, cominciano a muoversi. Il ministro
    francese degli affari sociali, Jean Louis Borloo, vuole riformare il
    mercato del lavoro nei servizi, prendendo ad esempio le riforme
    anglosassoni e nordeuropee. La prossima settimana, il cancelliere
    Schröder annuncerà un piano per rilanciare gli investimenti, abbassando
    le tasse per le imprese che reinvestono i profitti in Germania. Forse
    la rincorsa alla Nuova Europa è cominciata.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  4. #4
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    Io ci andrei cauto a parlare generalmente di Europa: i Paesi scandinavi sono messi molto bene sul fronte della ricerca e dell'innovazione.

 

 

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