Prima di lasciare l’ufficio di primo ministro, Josè Maria Aznar ha fatto cancellare dal computer ministeriale tutti i file, appunti e relazioni riguardo all’attentato “islamico” alla metropolitana di Madrid dell’11 marzo 2004.
Non resta nulla di nulla. L’unica traccia è una fattura di 12 mila euro pagati da Aznar alla ditta di computer incaricata della “ripulitura”, che è stata accuratissima. E’ stato cancellato non solo l’hard disk, ma qualunque traccia di copie di back-up.
L’ha dichiarato il suo successore, il socialista Zapatero. “Di tutto quel che è accaduto, rapporti ricevuti, annotazioni di incontri o di decisioni prese fra l’11 e il 14 marzo non è rimasto nulla nell’ufficio” (1).
Come si ricorderà, Aznar disse immediatamente dopo l’11 marzo che dell’attentato terroristico era responsabile l’Eta, o al più l’Eta con gli “islamici”. Il 14 marzo, nelle elezioni generali, il popolo spagnolo votò contro Aznar e lo cacciò.
L’attentato aveva operato nel modo contrario a quello dell’11 settembre a New York: quello americano unì la gente attorno al suo mediocre Bush, quello madrileno liquidò Aznar che era il favorito qualche giorno prima. Qualcosa non ha funzionato. Forse un errore di valutazione psicologica. Non a caso dopo la sconfitta di Aznar, il viceministro Wolfowitz, schiumando, chiamò gli spagnoli “dei codardi”.
di Maurizio Blondet
Note
1)Elisabeth Nash, “Aznar purged all records in Madrid bombing cover-up”, Independent, 14 dicembre 2004.




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