"Gli animali? Ma perché non pensiamo prima ai bambini?". In Italia (e solo in Italia, perché all'estero non c'è mai stata contrapposizione fra impegno umanista ed impegno animalista) c'è sempre un cretino di turno che appena sente parlare di animali (e solo quando sente parlare di animali) si ricorda dei bambini e si scioglie in lacrime.
Rispondere a questo cretino è tempo sprecato, ma se si volesse farlo bisognerebbe fargli notare quant'è ipocrita quel "prima" riservato ai bambini per lasciare intendere che "poi" si potrebbe anche pensare agli animali: un "poi" che in realtà non si avvererebbe mai perché, quand'anche si riuscisse nell'impossibile impresa di assicurare a tutti i bambini del mondo le migliori condizioni di vita (cominciando dai bambini italiani o da quelli del Kossovo? o da quelli Utu e Tutsi? con precedenza per i neonati o per quelli in età scolare?), nel frattempo sarebbero scomparsi dalla faccia della terra non solo gli animali ma anche tutte le altre categorie di emarginati destinati a cedere il passo ai bambini nella rivendicazione dei loro diritti.
In realtà nessuno deve cedere il passo a nessuno. Sofferenza e dolore non valgono di più o di meno a seconda di chi soffre, altrimenti bisognerebbe stilare una graduatoria in cui nessuno accetterebbe il posto assegnatogli e tutti quanti odierebbero coloro che fossero riusciti ad avere un posto più favorevole. Sofferenza e dolore sono uguali in tutti gli esseri senzienti sono uguali di fronte alla sofferenza e al dolore: il piccolo scimpanzé catturato mediante l'uccisione della madre come il bambino succube di un pedofilo, i cani seviziati in un asilo trasformato in camera di tortura come i malati di mente che si rotolano nei propri escrementi senza che nessuno si curi di loro.
Impegnarsi per gli animali uccisi per sport, torturati per diletto o rinchiusi in canili-lager che gridano vendetta di fronte a Dio e di fronte agli uomini, vale esattamente quanto l'impegno in favore degli anziani condannati alla solitudine (non è un caso che molti di loro trovino conforto proprio nella compagnia di un animale), o dei malati che non hanno chi li assista (non è un caso che per molte malattie il contatto con animali abbia effetti terapeutici), o dei bambini che crescono in ambienti degradati (e neppure è un caso che uno dei modi più efficaci per reintegrare questi bambini nella società si sia rivelato quello di accostarli a dei piccoli animali bisognosi di attenzioni e di affetto).
Non c'è da scegliere fra questo e quello, non c'è da discutere se prima o se dopo, c'è solo da agire, in direzione ed a beneficio di chi, solo la storia personale di ogni individuo ha titolo per stabilirlo. Non è immorale combattere una sofferenza anziché un'altra, è immorale non combatterne nessuna.




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