VENETO
Da www.unita.it
14.03.2005
Sondaggi e soprese. Nel Veneto Galan traballa
di Michele Sartori
“Attenzione, velivolo non identificato in volo nello spazio aereo proibito...”. Radar impazziti, sicurezze allertate, squadre dell’antiterrorismo a precipizio attorno all’aereoporto di Treviso. Sai mai che un kamikaze stesse preparando chissà che. Era una mongolfiera sbandata. Ne pendeva l’inquietante proclama: “Vota Pasqualetto”, Pasqualetto Lucio, consigliere ricandidato di Forza Italia. L’hanno tirata giù: è la prima volta che una campagna elettorale decolla atterrando.
Il Veneto è pieno di contraddizioni. Un’altra, son questi di Alternativa Sociale, tutti legge e ordine, beccati, prima che nel resto d’Italia, con un bel pacchetto di firme false. Un’altra ancora, l’outsider Giorgio Panto, esuberante industriale-candidato col pallino della sicurezza: un suo cane da guardia l’ha azzannato “là”, diciamo alla coscia, venti punti di sutura e campagna sospesa per un po’. Vatti a fidare del poliziotto a quattro zampe.
Quattro sono i candidati-presidente. Uno è destinato a non far testo: Roberto Bussinello, sosia del duce, avvocato forzanovista difensore di Priebke. Un altro – Panto, appunto – fa comodo (al centrosinistra) soprattutto per la manciata di voti che eroderà (al centrodestra). Il terzo è l’eterno presidente azzurro uscente-rientrante, Gianfranco Galan, governatore dal 1995: i perfidi giornalisti regionali gli hanno regalato un “caregon” d’argento per l’attaccamento alla poltroncina, gli amici di Verona lo hanno consolato fondando il “Club dei Galan-tuomini”. E il quarto è l’imprevisto: Massimo Carraro, industriale indipendente di forte fede ulivista. Imprevisto non per la candidatura, s’intende, ma per la formidabile rimonta che sta compiendo: partito con un handicap di quindici punti, l’ultimo dei suoi periodici sondaggi Swg lo dà col fiato sul collo di Galan, 39 a 42. Che vinca non è detto, però è già una sorpresa così… Sbuffa, Carraro, sventolando i suoi dati: “Sai chi è il peggior nemico?”. Chi? “Le segreterie dei partiti di centrosinistra. Burocrati che hanno dato la partita per persa in partenza, badando solo a conservare il conservabile”. Ah. “E sai quanto mi hanno dato finora i partiti per la campagna elettorale?”. Quanto? “Quarantamila euro”. Mentre ne hai già spesi… “Ottocentomila”. Bell’investimento: si capisce che lui fa sul serio. E, fortunatamente, che qualche risparmio ce l’aveva.
Anche Carraro – col senno di poi – ha commesso un errore: è nato comunista. Da ragazzino era iscritto alla Fgci padovana. Poi ha fatto il docente di diritto. Dopo, ha preso in mano il laboratorio di famiglia, diventando il re internazionale dei cinturini d’orologio, marchio Morellato. E’ leader anche nella confezione di astucci per gioielli. E siccome una cosa tira l’altra, gli astucci ha cominciato a riempirli con una sua linea di gioiellini d’argento. E’ arrivato ad avere fabbriche in mezzo mondo, l’ultimo fatturato è di 80 milioni di euro, l’occupazione cresce, all’estero e in Italia: “Internazionalizzo, non delocalizzo”. In mezzo, ha presieduto i giovani industriali, l’Interporto, la finanziaria regionale, è diventato eurodeputato. Tessere di partito non ne ha più prese. E’ uomo d’”area”, anche un po’ di più: “Se ho un modello, è Riccardo Illy”. Per queste elezioni è partito dalla Fed, si è allargato all’Unione, ha tracimato sulla “società civile”: lo sostengono pensionati, consumatori, la “lista delle liste”, somma delle civiche del Veneto. In Italia, Carraro è stato il primo, o secondo a pari merito, dei candidati del centrosinistra. E’ partito cinque mesi fa, tutti d’accordo, non un briciolo di polemica – anche per questo non ha fatto notizia, all’epoca.
Come mai questa unità assoluta e precoce? “Secondo una interpretazione benevola, per la mia figura: imprenditore, esterno ai partiti, ma molto unitario…”. E l’interpretazione malevola? “Le segreterie dei partiti davano per scontata la sconfitta…”. Ci risiamo. Ma quanto ritieni attendibile, il sondaggio? “Ha una sua logica. Il clima nazionale mi è favorevole: Berlusconi, aziendalmente parlando, era un prodotto scadente, ora è un prodotto scaduto. La terza ricandidatura di Galan è contraria a ogni principio di decenza. Il consenso delle liste civiche, che è un’area di rinnovamento esterna ai partiti particolarmente forte nelle province dove il centrosinistra è debole, mi aiuta a colmare la forbice: sono date sul 5%. Un altro 5% dovrebbe prenderlo Panto, a spese del centrodestra. I conti tornano. Se poi diventano anche voti, non lo so”.
Giorgio Panto è l’altro industriale in corsa. E’ un ruvido, massiccio sessantatreenne, fama di latin lover, proprietario di quattro tv regionali e dell’omonima azienda di infissi e finestre. Lo ricordate, vent’anni fa? Divenne famoso sponsorizzando “Colpo grosso”, la trasmissione tv a base di spogliarelli. Poi si buttò in politica, una politica sui generis, inondando i giornali di paginoni a pagamento contro tasse, burocrazia e dintorni, mollando Confindustria, facendosi espellere dall’Api. A seguire: un breve impegno in Forza Italia. Il movimento in proprio “Progetto Azzurro”. La lista “Nuova Italia” alle regionali di dieci anni fa: flop memorabile. Un passaggio dentro e fuori la Lega. Un incidente col suo aereo: precipitato dentro un pagliaio a Trebaseleghe. Un turbolento divorzio.
E oggi, la lista “Progetto Nordest”. Il Panto-governatore appare continuamente sui suoi schermi, agitando pugni minacciosi: “Trasformeremo la Regione in un nido di vespe dentro lo stomaco di questo stato!”. Si è alleato con una fetta di venetisti della Liga Fronte Veneto, guidati da Etore Bejato – sarebbe Ettore Beggiato, ma lui si firma così: uno che segue un suo personale calendario, oggi per esempio è il 14.1.2005, perché l’”anno veneto” inizia il primo marzo. Il resto della Liga è confluito, simbolo e Leòn al seguito, a sostegno di Carraro. Rimescolamenti, di qua e di là, mai nella Casa delle libertà: perché, da soli, i venetisti non pigliano, ma stare in coalizione assieme ai “padani” è una bestemmia.
Tutto bene, tutto incredibilmente liscio per il centrosinistra, che già si è lasciato dietro una scia di vittorie che lasciano il segno. Verona conquistata grazie a Michela Sironi, il sindaco azzurro scaricato da quei suicidi di Forza Italia, e al nuovo sindaco Paolo Zanotto sostenuto dalle civiche: ed ora Sironi è nel listino di Carraro, la civica di Zanotto lo sostiene. Padova ripresa più di recente. Un collegio senatoriale, a Rovigo, strappato di fresco a Forza Italia. Tutto liscio, non fosse divampato il caso-Venezia: dove, al contrario della Regione, il centrosinistra era convinto in partenza della vittoria, e anche per questo si è lacerato. “Incredibile, eh? Riusciamo a mettere insieme, nello stesso momento, con gli stessi protagonisti, l’esperienza più conflittuale e quella più unitaria”, ghigna Carraro. Altra benzina sul fuocherello della sua polemica coi partiti.
Pensi che ti nuocerà? “Forse sì, forse no. Magari Casson e Cacciari, due schieramenti separati, si daranno più da fare, porteranno globalmente più voti”.




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