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Discussione: Regionali in Puglia

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    Predefinito Regionali in Puglia

    PUGLIA

    Da www.unita.it

    14.03.2005
    Niki Vendola: «La destra fa male al Sud, noi siamo la speranza»
    di Valentina Petrini

    È una delle sfide più “calde”, forse addirittura la sfida: quella tra Raffaele Fitto, promettente futuro alter ego di Silvio Berlusconi, e Niki Vendola, candidato di Rifondazione, scelto a sorpresa dalle primarie e non dai partiti per guidare la coalizione. Anche se i sondaggi in Puglia non sono fantastici per il centrosinistra, c’è la possibilità di una rimonta e addirittura di un soprasso. Secondo la destra Fitto avrebbe per il momento il 51% dei consensi rispetto a Vendola, al 44%; ma sabato l’istituto di ricerca Swg ha diffuso dati diversi che vedrebbero in testa, invece, il centrosinistra con 50,8% a 45%. Dunque sarà una lotta all’ultimo voto.

    A Taranto, Niki Vendola visita ai mercati, quello del quartiere Tamburi, ricordato per le polveri rosse altamente inquinanti emesse dal siderurgico Ilva, e quello di piazza Fadini, storico mercato della frutta e del pesce; poi all’ospedale a al porto. Campagna elettorale vecchio stampo, fatta porta a porta e non soprattutto con i potenti mezzi della tecnologia (internet e televisione). «Signor Vendola…ci aiuti questa non è vita. Siamo costretti a fare centinaia di chilometri per le cure di mia moglie…E’ malata di tumore». «Lo vede questo mercato…è casa nostra…questa città è casa nostra. Eppure i miei due figli maschi sono a Ravenna perché qui l’unico lavoro possibile è l’Ilva senza neanche prospettive certe per il futuro…ci aiuti». «Onorevole e questa università? Mia figlia quest’anno si diploma e vuole studiare. Il mio stipendio è di 1.274 euro al mese e siamo in cinque, mi dice come faccio a mantenerla»…La gente lo ferma, chiede la sua attenzione. Molte sono le domande che i pugliesi hanno da fargli. Qui le ideologie contano poco e la distinzione tra destra e sinistra non è politica, ma solo legata alle persone.

    Il carovita, i servizi che mancano, la disoccupazione, sono questi gli argomenti più sentiti in una regione, quella pugliese, con un tasso di disoccupazione medio che sfiora il 50%, che costringe i giovani e non solo i malati a "viaggi della speranza", speranza di cure mediche migliori o speranza di un'istruzione migliore, che dia sbocchi lavorativi. A Taranto, ma anche nei mercati di Bari, Brindisi, Lecce e Foggia, le persone hanno bisogno di non sentirsi abbandonate, vogliono dal candidato dell'Unione una speranza. La Puglia è ai primi posti per mortalità tumorali. Ma i malati sono costretti a fare molti chilometri per raggiungere San Giovanni Rotondo o il Policlinico di Bari, gli unici due centri in grado di eseguire chemioterapie e radioterapie. E qui pagare i ticket introdotti per molti medicinali della fascia A (quella protetta) è spesso molto complicato per tante famiglie.

    Molti occhi sono puntati sulla competizione elettorale pugliese. Vincere in Puglia per il centrosinistra potrebbe significare vincere anche a livello nazionale?

    «Se tutti gli occhi sono puntati su di noi ci sarà un motivo. Questa regione è sempre stata considerata una roccaforte della destra. Non si è mai avuto un presidente di regione di sinistra e per noi è già una vittoria essere riusciti a venir fuori con questa mole di consensi. La destra pensava sarebbe stata anche questa volta una passeggiata conquistare la poltrona e vincere e invece, si trovano a inseguirci affannosamente. Comunque vada le dimostrazioni di affetto e stima che ho raccolto e continuo a raccogliere girando, per me saranno la spinta per non mollare e andare avanti. Per continuare a lavorare e a battersi per la difesa dei diritti civili anche se dovesse andare male».

    La sanità è malata cronica in Puglia, più che altrove. Ma i fondi statali vengono tagliati. Come si può intervenire?

    «Rispondo in modo secco e conciso. Opererò ripristinando la media dei posti letto da lavoro cassati dal piano di riordino ospedaliero varato lo scorso anno dalla giunta Fitto. Penso che una regione come la Puglia che ospita il siderurgico Ilva a Taranto, il secondo per dimensioni in Italia, o ancora, il ciclo del Carbone a Brindisi e altre industrie altamente inquinanti, come quelle tessili nel barese, non possa non avere un’attenzione particolare per la sanità e per le malattie legate a rischi ambientali. La Puglia è segnata in tutta la sua geografia da situazioni altamente pericolose ed è nostro compito permettere ai cittadini di ricevere le cure di cui necessitano a casa loro, senza costringere migliaia di persone a viaggi della speranza che rendono ancora più doloroso il momento della malattia. Oggi la gente non ha fatto altro che chiedermi di risolvere questo problema, insieme a quello del lavoro, spina nel fianco della nostra regione. Non inseguiremo interessi privatisti, ma le singole regioni devono essere aiutate anche dal governo centrale altrimenti ogni sforzo sarà vano».

    La riforma Moratti ha messo in difficoltà molti atenei tagliando i fondi alla ricerca e al diritto allo studio. In Puglia tutto questo è aggravato dal fatto che la fuga dei cervelli per l’assenza di borse di studio sta spopolando le città. Cosa si può fare per incoraggiare i giovani a studiare e formarsi in Puglia anziché emigrare verso il centro e il nord Italia?

    «Io penso ci sia una crisi complessiva del sistema universitario. Oggi in Italia non si punta sulla ricerca, si precarizza la formazione e soprattutto non ci sono mezzi adeguati per sostenere e incoraggiare chi vuole studiare. In Puglia, tutto questo è ancora più accentuato. La cultura per le giunte che hanno guidato questa regione è diventata negli ultimi tempi solo promozione delle sagre della porchetta. Noi dobbiamo lavorare per favorire un collegamento efficace e diretto tra il territorio e le risorse che offre e la formazione universitaria e non. Così possiamo creare prospettive lavorative, rendendo la Puglia attraente e competitiva. E questi risultati si possono raccogliere solo investendo. Quando uno studente è costretto a trasferirsi in un’altra città per studiare, nella migliore delle ipotesi a Bari, va incontro a spese e a sacrifici pesanti che spesso possono indurre qualcuno, i meno abbienti, a rinunciare al loro sogno di formazione. Ogni volta che uno solo rinuncia è una risorsa persa. Bene noi dobbiamo arrestare questo processo. Dobbiamo incoraggiare anziché scoraggiare. Questo significa ancora una volta mettere al primo posto i diritti e quindi in termini pratici, lavorare per il funzionamento di mense, trasporti, borse di studio, tutte cose che la Puglia non ha pur avendo università valide e autorevoli in tutta Italia. La nostra idea è quella di lavorare per fornire un pacchetto di diritti attraverso magari una Credit Card a disposizione dello studente, ma anche e soprattutto delle famiglie che devono mantenere gli studi dei propri figli».

    La Puglia è la regione che insieme alla Sicilia ospita il maggior numero di Centri di Permanenza Temporanea per immigrati, i famigerati Cpt. A Bari presto sarà inaugurato il nuovo centro di Bari Palese. Le associazioni, in primis il Forum dei Diritti, hanno chiesto alle istituzioni locali di opporsi a questo tipo di politiche, proclamando la Puglia regione di accoglienza e non di detenzione. Che impegni ti assumi in questo senso?.

    «Nell’ambito delle nostre competenze lavoreremo per promuovere politiche di accoglienza. E’ un dato sconcertante che questa regione registri tra i più alti tassi di sbarchi, ma anche tra i più bassi indici di stabilizzazione di migranti. Gli stranieri che restano in Puglia finiscono per diventare invisibili, lavorando nelle campagne, sottopagati e spesso sfruttati. Noi dobbiamo lavorare perché gli stranieri abbiano il coraggio di venire allo scoperto. Dobbiamo aiutarli a difendere i loro diritti. Diciamo che io penso che tra pochi mesi molte delle leggi incostituzionali varate dal governo centrale e accettate da quello locale potranno essere cancellate e avere giustizia. Intanto io dico sin da ora che aprirò tavoli di confronto con le associazioni, perché solo collaborando possiamo favorire l’integrazione. Quello dei Cpt, per esempio, è un problema evidente, purtroppo l’apertura di queste strutture non dipende da Regioni e Comuni. È il ministero dell’Interno che decide e stipula le convenzioni con gli enti gestori. La giunta Emiliano di Bari, neo-eletta, ha già votato un ordine del giorno contro queste strutture ed è mia intenzione operare in questa direzione».

    E dell’arresto di Lodeserto, il direttore del Cpt Regina Pacis di Lecce, che ne pensi?

    «No comment, fino a quando le istituzioni competenti non avranno fatto il loro corso».

    [b]Negli ultimi tempi la mafia ha rialzato la testa, non solo a Napoli, anche in Puglia. D’Ambrosio, l’ex magistrato del pool di mani pulite, nel suo libro “La giustizia ingiusta” ha individuato nelle istituzioni il principale responsabile di quanto sta accadendo, per aver messo in secondo piano la lotta alla mafia, rispetto agli anni di Borsellino e Falcone.

    «In una regione dove il tasso di disoccupazione sfiora il 50% la criminalità organizzata ha larghe fasce da cui andare ad attingere nuovi adepti. Penso che la politica abbia dato troppo spazio fino ad oggi ad azioni propagandistiche e purtroppo la mafia non permette che si abbassi la guardia. Questo Falcone e Borsellino lo sapevano. È necessario tenere sempre alti i toni della lotta, altrimenti diritti e servizi ai cittadini diventano solo vane parole. Se si smette di parlare di lotta alla mafia, la mafia rischia di sentirsi più forte, libera di operare, padrona del territorio. Le istituzioni e i cittadini sono padroni del territorio. Se la mafia rialza la testa noi dobbiamo farle capire che anche le istituzioni lo fanno, dobbiamo ostacolarla, stare vicino al cittadino leso per proteggerlo e aiutarlo ad avere fiducia della legalità. Appoggiare la magistratura anche quando le sue scelte possono andare contro un pensiero personale. Perché la magistratura è una cosa pubblica e non insegue un interesse privato. In Puglia la criminalità si combatte cominciando a togliere i ragazzi dalle città vecchie. A Bari i dodicenni girano armati. Pensate che nel quartiere San Paolo la gente si interessi di politica? È la politica che deve interessarsi delle periferie e non il contrario».

  2. #2
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    Grande Nichi!!!!! Forza, sei la nostra speranza!!!!!

 

 

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