La Fiamma Tricolore si prepara alla battaglia del 20 marzo 2005, data nella quale sarà convocato il Comitato Centrale del partito. Il motivo scatenante di questa ennesima bagarre sarebbe stato determinato da una affermazione fatta dal segretario del partito, L'On. Luca Romagnoli, alle agenzie di stanpa: "Non parteciperò all'iniziativa di protesta di Alessandra Mussolini, perché non sono favorevole ad azioni para radicali. Attendo con tutto il partito l'esito della sentenza del Tar, ma la Mussolini dovrà anche spiegarmi perché ha rifiutato 400 firme raccolte da Fiamma a Roma Nord e giudicate un di più rispetto a quelle già raccolte dagli altri componenti del "listone nero". Pronta è stata la risposta della Federazione romana della Fiamma Tricolore, che ha occupato la sede della Federazione Nazionale romana. Gli occupanti hanno espresso un totale disaccordo per le parole di Romagnoli e in un comunicato, hanno chiesto "le dimissioni di Romagnoli e Bevilacqua (il vicesegretario nazionale), dimissioni da discutere domenica al C.C., dimissioni chiare e inequivocabili. Siamo stufi di questi doppiogiochisti e di questi voltagabbana. Ora la nostra lotta diventerà più radicale e non accetteremo più mediazioni con questa dirigenza corrotta ed in mala fede. Se Romagnoli pensava di usarci a suo piacimento ha capito male! E' vero lo abbiamo sostenuto, ma noi siamo innanzi tutto i sostenitori dell'Idea. E la nostra Idea è stata ancora una volta calpestata dai questi sporchi giochi di potere. Alleanze, tradimenti, corse alle poltrone... tutto questo non ci interessa, ve lo rimandiamo indietro" La situazione è però più ingarbugliata di quello che sembra. La Fiamma Tricolore di Milano, in rappresentanza di diverse Federazioni regionali, ha espresso la totale solidarietà al segretario del partito. Inoltre nei giorni scorsi era stata diffusa la notizia delle dimissioni di Romagnoli dalla carica di segretario del partito, notizia poi risultata dubbia: in sostanza Romagnoli, in un comunicato ha affermato che il suo mandato è "comunque a disposizione del partito". Il che non significa che si sia dimesso. Da una parte quindi, le federazioni di Roma e del Veneto, dall'altra il resto d'Italia. Quanto poi contino le due parti in termini di delegati e non di base militante, lo si vedrà al congresso di domenica. Voci riferiscono comunque che le due controparti si attesterebbero in sostanziale parità. Ma insomma, qual è stata la colpa di Romagnoli? A ben vedere, forse, le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal segretario della Fiamma sono state avventate, calcolando anche che si sta attendendo un delicato responso in sede giudiziaria sull'ammissibilità o meno delle firme. Il "problema firme" però resta. Chi ha gestito la macchina elettorale ha sbagliato. Il pressappochismo con il quale sono state raccolte le missive non ha giustificazioni. La prova di questo pressapochismo è data dalle innumerevoli agenzie, che si susseguono una dietro l'altra con un ritmo impressionante, sulle indagini aperte dalla magistratura praticamente in tutta Italia. A Milano, come anticipato ieri, la Digos sta vagliando tutte le firme presentate nel capoluogo Lombardo. Ci vorranno almeno tre o quattro giorni di lavoro, hanno riferito gli inquirenti. Il tempo necessario per vagliare la presenza di eventuali irregolarità di circa 2700 firme presentate da Alternativa Sociale, Lega Padana Lombarda, No Euro Banchieri e Nuovi Pensionati. E anche a Cremona si allarga l'inchiesta: gli abitanti di un intero condominio della città, risulterebbero infatti tra i firmatari della lista di Alternativa sociale senza che questi abbiamo mai dato il loro consenso. Anche in Abruzzo la magistratura sta facendo chiarezza su alcuni episodi sospetti. L'inchiesta, aperta dalla Procura della Repubblica dell'Aquila, riguarda sempre la lista di Alternativa Sociale, e quella denominata "Lega Sud Ausonia" che era già stata esclusa dalla competizione per presunte irregolarità nelle firme. E' chiaro che la Mussolini sta facendo da capro espiatorio per una situazione di malagestione della politica che imperversa da anni in Italia. Se è vero che Alleanza Nazionale aveva tutto l'interesse a far sì che questa questione venisse alla luce (la politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, capovolgendo il Clausewitz), i responsabili del cartello di Alternativa Sociale dovrebbero prima far luce all'interno dello schieramento per capire che cosa non ha funzionato. La Mussolini aveva tutte le possibilità per raccogliere in maniera pulita le firme. Ha una visibilità superiore a molti altri politici e bastava farsi qualche giro nei mercati per raggiungere il quorum di firme necessario. Il cartello ha avuto almeno sei mesi per prepararsi alle elezioni regionali. Perché tutto questo ritardo? Probabilmente ha giocato una superficialità di partenza in molte parti di Italia, dove si è pensato di affidare la gestione della complessa e delicata macchina elettorale in mano a dei pressappochisti. Il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, in un comunicato preferisce prendersela con i soliti "poteri occulti clientelari che si sono arroccati a difesa dei loro referenti politici storaciani e berlusconiani". L'evidente incapacità di una seria analisi politica traspare dalle sue parole. D'altronde è sempre meglio prendersela con i poteri occulti che con persone in carne ed ossa. Ieri la globalizzazione, oggi le firme false. Ora però il problema principale è capire dove andrà la Fiamma: nell'eventualità di una caduta di Romagnoli, chi potrà sostituirlo? La Fiamma Tricolore è, nel bene e nel male un partito, e come tale necessita di una classe dirigente politicamente e culturalmente preparata che possa rappresentare in pieno un movimento politico degno di tale nome. Ai delegati l'ardua sentenza.




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