Bruxelles, 10 marzo 2005
LETTERA APERTA A MARCELLO VENEZIANI
Egregio Dottore,
sono rimasto profondamente perplesso dalla lettura del Vostro articolo – con impianto in prima pagina! – dal titolo Formidabili quegli anni nelle cantine della Fiamma, comparso sul quotidiano “Libero” del 9 marzo 2005.
Ho detto perplesso, per non dire schifato, di come Voi avete descritto la vita delle sezioni del MSI durante gli anni ’70. Eppure avevo in parte condiviso le Vostre opinioni sulla Mussolini apparse in un precedente articolo anche se, sentito da che pulpito venivano quelle critiche, ci sarebbe stato solo da ridere. Il tutto inoltre si prestava a fare il gioco di un certo Francesco, anche lui brillante free man della destra del futuro, in corsa per la poltrona di Presidente della Regione Lazio. E così l’articolo, in parte condivisibile, è scaduto in una mera manovra di basso politichese, quelle manovre, per intenderci, che fanno spesso i “portaborse” in quanto ritenute operazioni di bassa manovalanza.
Sicchè, leggendo “Libero” del 9 marzo scorso, ecco che scorgo a caratteri cubitali la scritta “Fiamma” – con la “F” maiuscola – che ha attirato la mia attenzione, forse per una certa passione che arde nel mio cuore a solo sentir parlare di “Fiamma”. Era un articolo che portava la Vostra firma e raccontava la Vostra brevissima militanza in una Sezione del MSI negli anni ’70.
Mi ha sorpreso la frase “anch’io in quel tempo sarei morto per la fiamma tricolore”, come mi ha sorpreso che siete stato attirato in quel covo di fascisti dal richiamo di quel simbolo “di oscenità politica”… Beh, certo, immaginavo. Si capisce.
E poi giù, con una grottesca quanto caricaturale illustrazione di quello che era la vita delle Sezioni del MSI: “foto del Duce con sotto di Lui fiori di plastica”, “il tavolo zoppo riequilibrato con un cartoncino”, il bagno che esalava fetori tipo porcilaia, “un bidello imbalsamato che puliva i tavoli con lo stesso straccio che aveva usato per pulire i pavimenti”, le “brigate rozze” per indicare i contadini iscritti alla locale Sezione e così via. Insomma, un accozzaglia di matti, mezzi analfabeti – degli “umanoidi che raccontavano episodi di guerra e gesta commoventi” – abbruttiti dalla ghettizzazione e dalla ignoranza: i “Logorroici”, i “Cadaveri in licenza premio”, i “Mitomani”, gli “Erotomani”, “un camerata in carrozzella”, i “picchiatori […] quasi tutti presunti o sedicenti”… Insomma, come i democristiani del tempo giudicavano noi missini… avevano allora ragione?
Beh, di “conversioni” ve ne sono state tante nella storia, da San Paolo a Giuda, da Ciano a Badoglio, da Democrazia Nazionale ad Alleanza Nazionale, e ce ne saranno sempre. Vero egregio Dottor Veneziani? Dopo tutto, sono “conversioni” a fin di bene…
Però, permettetemi, un articolo così, a pochi giorni dalle elezioni, con il caro Francesco in equilibro tra la porta della Regione Lazio e quella di casa sua… potrebbe prestarsi a delle considerazioni “politiche”… Non ci avete pensato forse?
Non so’ che senso abbia avuto fare un articolo del genere, sono i pregi del lavoro di un grande giornalista come Voi, che la mattina si alza e scrive quello che vuole, tanto gli pubblicano tutto… appunto.
Certo, qualcuno si sarà domandato come mai sia apparso questo articolo. E forse la chiave di volta sta nelle ultime nostalgiche e “commissionate” righe: “Non mancava la retorica, ma s’accompagnava alla poesia. Quel mondo è finito, andate in pace. Ite missina est”.
Ah! Ah! Egregio Dottore, e Voi vorreste liquidare la storia del Movimento Sociale Italiano con questa descrizione fumettistica? Manovra grossolana, non pensate?
Certo, le sedi dei moderni partiti che sembrano uffici notarili – dove si fanno del resto degli affari – le segretarie che sembrano uscite da un film a luci rosse – anche loro fanno certi “affari” – sono difficilmente paragonabili alle Sezioni del MSI degli anni ’70. Ma questo semplicemente perché sono un’altra cosa. Quelle Sezioni erano dei fortini, dove si difendeva un’idea. Non degli uffici di collocamento e gestioni appalti pubblici.
Certo, i gusti sono gusti, però non si cambiamo le carte in tavola a gioco iniziato, vuol dire barare. Perché vi è un abisso tra conversione e tradimento e nella storia, la nostra, i traditori vengono prima dei nemici.
In quelle Sezioni vivevano i Roberto Mieville, gli Adriano Romualdi, i Francesco Cecchin, i Paolo Di Nella, i Sergio Ramelli.
In quelle Sezioni viveva un’idea che oggi non è finita solo perché liquidata e tradita da chi ha avuto altri interessi politici. No, egregio Dottore, Voi vi sbagliate.
Quella storia non si cancella con uno straccio con cui prima si è pulito un pavimento, troppo comodo, troppo facile. Certo, detta da Voi la cosa non fa testo, si commenta da sola ed ha, dopo tutto, una rilevanza politica relativa, però permettetemi delle ultime considerazioni.
Quello spirito di militanza, quella poesia, noi non l’abbiamo perduta. In questo mondo di rovine, dove alcuni hanno gettato la spada per mischiarsi con i topi – tanto sono tanti e comandano loro – c’è ancora chi crede in quella fiamma tricolore stampata alla male e peggio su uno straccio nero.
Noi sentiamo ancora l’amore per un’idea, noi chiamiamo ancora i nostri amici: “camerati”. Termine arcano, che forse avevate pronunciato anche Voi in quel sanatorio malandato che era la Sezione del MSI dove militavate. Termine antiquato, secondo Voi, ma che noi preferiamo a quello di “mercante” e di “socio” che alcuni vecchi leoni rivoluzionari degli anni ’70 hanno adottato nella loro illuminante prassi politica.
Voi entrando in una Sezione del MSI avevate solo sbagliato posto, altri in quelle Sezioni sono cresciuti facendo crescere il loro portafoglio. Ci sono sbagli come il Vostro, ci sono “affari” come i loro.
Noi, entrando in una Sezione della Fiamma Tricolore non sentiamo quel fetore di porcilaia che sentivate Voi – ci siamo forse evoluti? – ma sentiamo ancora quelle note poetiche di militanza e Kultura politica d’un tempo. Sono le nostre radici e le radici profonde non gelano mai.
Uscendo da una Sezione dopo una riunione, salutando i nostri camerati dopo una manifestazione o una semplice affissione notturna – si ancora quelle! – siamo felici, siamo contenti.
Questo non solo perché ci sentiamo una cosa sola, un’unica idea vivente, ma siamo felici perché sentiamo di aver fatto il nostro dovere e quando torniamo a casa, stanchi e sporchi di colla, in silenzio perché i nostri genitori stanno dormendo, beh, siamo felici.
Noi non abbiamo tradito di questo ne siamo orgogliosi. Siamo sicuri che da lassù Di Nella, Bigonzetti, Ciavatta e tutti i camerati caduti nell’adempimento del loro dovere ci guardano e sono al nostro fianco nelle fatiche di tutti i giorni.
Siamo altrettanto sicuri che guardano anche Voi e tutti i Vostri amici alleanzini…
Dott. Pietro Cappellari
Segreteria Europea
Movimento Sociale – Fiamma Tricolore




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