Oggi e domani a Montefortino (An) manifestazione contro la conversione a bacino estrattivo della necropoli
PAOLA CEREDA
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Finalmente ci siamo. Ricordate l’appello lanciato dal “Comitato di Difesa di Monte Sant'Angelo” per salvare la Necropoli celtica di Montefortino, ad Arcevia in provincia di Ancona, dal diventare - complice la Provincia e l’amministrazione locale, guidate entrambe da una coalizione di centro-sinistra - un bacino estrattivo? “La Padania” ne aveva parlato il 14 gennaio scorso, e in redazione erano arrivate numerose lettere di solidarietà per chi si batte per la difesa delle nostre radici. Ora però, fa presente il Comitato, è giunto il momento di far sentire la propria voce.
Oggi e domani è stata infatti organizzata una grande manifestazione per sensibilizzare i cittadini locali e contestare le scelte degli amministratori. Il programma prevede per oggi alle 14 il ritrovo al piccolo anfiteatro della frazione Montefortino di Arcevia (An); si potrà poi partecipare alla visita alla Fonte Sacra Gallica, a una fiaccolata e ad una cena con piatto tradizionali marchigiani.
Domani il clou della manifestazione: si parte alle 11 con la visita al museo archeologico di Arcevia (dove è possibile visionare gran parte dei reperti rinvenuti nella necropoli di Montefortino) seguita da un’escursione al Monte SantAngelo. Alle 17 è previsto infine il corteo con cornamuse, tamburi, stendardi, striscioni e abiti celtici per sensibilizzare i cittadini e opporsi alle scelte degli amministratori.
MONTEFORTINO NELLA STORIA
Il borgo di Montefortino sorge sulle pendici del Monte Sant’Angelo in uno dei luoghi più suggestivi e incontaminati delle Marche, nel pieno dello spirito celtico. Ma in tempi recenti la Provincia di Ancona ha approvato un piano di sfruttamento intensivo e il territorio del Monte Sant’Angelo è stato dichiarato bacino estrattivo. Il che significa che c’è il rischio che la memoria storica celtica di questo territorio rischia di scomparire per sempre sotto i colpi del “progresso”.
Che fare, dunque? Da tempo si è costituito in loco un “Comitato di Difesa di Monte Sant'Angelo”, che sta cercando di salvare la Necropoli di Montefortino dallo «scempio». Ad esso si sono affiancate via via varie associazioni, tra cui la ferrarese “Trigallia”, dal suo sito (www.trigallia.com) ha lanciato un appello: «Presto questo magnifico territorio diventerà una cava all’aperto. Queste terre con una forte presenza archeologica hanno ricchezze storiche e archeologiche ancora inesplorate e questo patrimonio è testimonianza degli uomini antichi che qui abitavano, quindi è patrimonio universale. Ecco perché abbiamo organizzato una petizione on-line e due giornate di manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione sull'amministrazione». Che, per inciso, è guidata sia a livello locale che provinciale da una coalizione di centro-sinistra.
I CELTI DELLE MARCHE
Il paese di Montefortino sorge sulla dorsale di un colle a circa 700 metri s.l.m., abbarbicato sulle pendici del Monte Sant’Angelo. La sua storia è molto antica e risale al tempo dei Galli Senoni, che si erano stabiliti fra questi colli dell’Appennino Marchigiano e dei quali è stata trovata una necropoli e una fonte sacra, che la gente del paese chiama ancora oggi Fonte del Sasso. Dell’intero territorio gallico Montefortino era probabilmente il baluardo celtico più meridionale, al confine con gli Etruschi e i Piceni. Oggi Montefortino è uno dei luoghi più suggestivi e accoglienti delle Marche, apprezzato centro turistico perché ancora incontaminato, situato sulle rive di un piccolo torrente di acqua cristallina fra grandi querce.
L’intervento umano è sempre stato rispettoso dell’ambiente ma in tempi recenti la Provincia di Ancona ha approvato un piano di sfruttamento intensivo di una risorsa locale: la pietra delle montagne circostanti, una particolare pietra chiamata “scaglia bianca e rossa”.
«Secondo questo piano di sfruttamento - denunciano il Comitato e “Trigallia” - , il territorio del Monte Sant’Angelo è stato dichiarato bacino estrattivo e se non si farà qualcosa per impedirne lo scempio, in breve tempo questo magnifico territorio diventerà una cava all’aperto, l’ambiente naturale verrà distrutto e con esso verranno distrutte la tranquillità dei suoi abitanti e una memoria storica che ancora attende di essere conosciuta e riconosciuta».
Il sepolcreto gallico di Montefortino di Arcevia, scavato tra il 1894 e il 1899, ha restituito una cinquantina di tombe a inumazione, spesso con ricchissime associazioni funerarie, di cui oltre la metà si riferiscono a guerrieri. Alcune sepolture si rinvennero prive di corredo, in quanto completamente depredate in precedenza, mentre di altre, ugualmente manomesse, fu possibile recuperare parte dell'associazione funeraria. Il sepolcreto è stato usato per un arco di tempo che dalla metà circa del 1V sec. a.C. arriva sino agli inizi del II sec. a.C. e non è stato escluso che alcune deposizioni appartengano a individui italici presenti all'interno della comunità senonica, che è contraddistinta dall'assimilazione di numerosi elementi culturali propri dell'ambiente etrusco-italico.
La necropoli di Montefortino costituisce a tutt’oggi il più cospicuo complesso rappresentativo della presenza celtica nelle Marche, uno dei maggiori dell’Italia centro-settentrionale. Uno degli elementi di maggior prestigio nelle tombe maschili della necropoli di Montefortino di Arcevia è costituito dagli elmi, in bronzo o in ferro, di un particolare tipo che ha preso appunto il nome da questa località.
LA PETIZIONE CONTRO LO “SCEMPIO”
Montefortino è dunque una ricchezza straordinaria per la nostra storia. Ma ora tutto questo, secondo il “Comitato di Difesa di Monte Sant'Angelo”, rischia di scomparire per sempre. Spiegano gli associati di “Trigallia”: «L’ingegnere Gianfranco Marcellini, presidente del Comitato, ci ha contattato per metterci al corrente di una vicenda che se andasse a buon fine - per così dire... - sconvolgerebbe l’impatto ambientale di tutta la zona. Oggi la necropoli, per quanto sconosciuta dai più (compresi gran parte degli stessi abitanti), è inserita nella giusta cornice naturalistica e paesaggistica nel pieno dello spirito celtico. Noi stessi abbiamo potuto rendercene conto andando a visitare quei meravigliosi luoghi, accompagnati dal Comitato». Che ne sarà quando centinaia di camion percorreranno le stradine di Montefortino, quando scavatori e ruspe bucheranno a destra e manca, in un'area così poco esplorata archeologicamente? «Cerchiamo - lanciano l’appello - qualche amico disposto a combattere questa piccola grande battaglia». Finora in molti hanno aderito alla battaglia. Tra questi, alcuni membri di associazioni e partiti che da sempre hanno a cuore la difesa della nostra storia e delle nostre radici: “Terra Insubre”, “Celtica”, “Cattolici Padani”, “Confraternita del Leone di Brescia”, “Gruppo archeologico milanese!”, “Nòstèr Mond”, “FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano”, “Associazione Culturale Internet Padano”, “Movimento Giovani Padani - Martesana”, “Orsetti Padani”, “Lega Nord Padania - Sezione di Busto Garolfo”, “Gruppo Celtegh Medhelan”, ... Chi vuole dare il proprio sostegno all’iniziativa può firmare on line sul sito www.trigallia.com la petizione di sensibilizzazione che sarà mandata al Sindaco di Arcevia, al Presidente della Provincia di Ancona, e in copia al Comitato per la Difesa di Montefortino e Monte Sant'Angelo e a Trigallia Associazione Culturale Celtica.
Per tutte le informazioni logistiche, contattare l’associazione “Trigallia” allo 0532 852.085 o il Comitato, fax 178-221.36.80.
[Data pubblicazione: 19/03/2005]




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