….dell’ipocrisia
La politica, come altre cose, non va messa in mano ai guaglioni dell’Unione.
Berlusconi ha detto chiaro come suo solito, dapprima in tv e poi nell’articolo del Foglio di oggi, che da settembre si comincerà a discutere il punto di vista italiano nella coalizione che si batte per pacificare e ricostruire l’Iraq, e che su questo terreno ha ottenuto, nonostante il boicottaggio delle opposizioni pacifiste, primi importanti risultati. Il punto di vista italiano è che a certe condizioni si può cominciare a pensare a un ritiro graduale e parziale di truppe dall’Iraq.
La condizione è il rafforzamento degli apparati di sicurezza iracheni, verificata e discussa passo per passo con la coalizione dei liberatori.
Trattasi, e dovrebbero segnarselo i cani da guardia dell’ipocrisia, quelli che fanno “bau bau” al Cavaliere sia quando sale a cavallo sia quando scende da cavallo, di un atto politico: leale verso gli alleati, autonomo in termini di politica nazionale.
Fin dal principio l’Italia sta nella coalizione con il suo profilo autonomo. Fu non belligerante, non partecipò al vertice di guerra delle Azzorre, ma aiutò anche in termini militari la coalizione, e a operazioni belliche terminate inviò un rilevante contingente militare per il peace enforcing, cioè per il governo di una provincia dell’Iraq meridionale.
Berlusconi, come possono vedere quelli che dicono “era ora”, non si è pentito, anzi rivendica con forza il fatto che quella battaglia per inoculare il virus della democrazia e della libertà in medio oriente continua, e si compiace semmai generosamente del fatto che i suoi oppositori si siano loro vistosamente convertiti, dopo le elezioni afghane e irachene, rinunciando in qualche caso alle stupidaggini genericamente antiamericane che hanno propalato fino ieri.
Il premier ha sostenuto e sostiene che la battaglia continua, e che l’intenzione o l’auspicio di favorire un graduale disimpegno militare italiano, a certe precise condizioni, è solo la naturale evoluzione di una politica ribadita come “fulcro” della reazione occidentale all’11 settembre. Quelli che hanno recalcitrato all’intelligenza delle cose quando era l’ora di mostrarsi maturi e seri ora si dimenano in un comico balletto propagandistico di cattiva stoffa elettorale.
Il presidente del Consiglio può tranquillamente andare per la sua strada, continuare a tendere la mano ai “pentiti” che hanno capito con uno storico ritardo il valore della guerra in Iraq e della solidarietà occidentale, e per le cose che contano ne parlerà con Bush e Blair.
Sono loro i suoi alleati, non Prodi e Pecoraro Scanio.
Ferrara su il Foglio del 17 marzo
saluti




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