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Discussione: Ildegarda di Bingen

  1. #1
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    Predefinito Ildegarda di Bingen

    Monaca benedettina, la mistica tedesca Ildegarda di Bingen ci ha lasciato importanti opere che toccano tematiche teologiche, filosofiche e naturalistiche, ma il suo temperamento igneo ed eclettico ha avuto occasione di straripare ben oltre il recinto della scrittura teologale: era infatti anche profetessa, predicatrice, musicista, poetessa, pittrice e guaritrice. Conosceva perfettamente le virtù del mentastro e della polmonaria, del sangue di talpa essiccato e del cuore di pavone cotto in acqua e issopo, e sapeva come applicarle, perché lo studio dei fenomeni che governano il corpo umano l’avevano resa custode di sapienti pratiche erboristiche e mediche. E aveva ricevuto un'investitura ben superiore a quella delle classi consacrate dal potere temporale e spirituale perché, attraverso il più straordinario dei doni profetici, aveva ricevuto la sapienza divina. Ildegarda aveva la capacità di vedere con gli occhi dell'anima, di trapassare la realtà visibile, di radiografare gli organi dei corpi e i pensieri nascosti. E, così come a cinque anni si era entusiasmata per il bel vitellino maculato che vedeva nel ventre della mucca, per tutta la vita rimase innamorata delle meraviglie che il ventre dell'universo nasconde, ora nella sua forma d'uovo (Liber Scivias), ora "dentro la ruota dello Spirito infuocato, che si irradia dal firmamento alla terra fino al suo centro, nell'ultima opera: l'uomo" (Liber Divinorum Operum).

    Reclusa fin da bambina in un monastero benedettino della regione del Reno, temprata dalle durezze dell’isolamento, avvezza a rigorose pratiche spirituali, diventò badessa all’età di trentotto anni e riuscì a ribaltare il concetto monastico che fino ad allora sembrava inamovibile, preferendo una vita di predicazione a quella più tradizionalmente claustrale.

    E in risposta a chi le rimproverava l’eccessivo sfarzo nell’abbigliamento delle consorelle durante le cerimonie, l’indomita badessa dal nome di valchiria invocava la bellezza e la grazia come strumenti di adorazione divina.


    Liber Scivias, Protestificatio: Il fuoco dell'ispirazione divina

    "Apertosi il cielo, un fuoco luminoso ne uscì lampeggiando
    e penetrò tutto il mio cervello, il mio cuore e le mie viscere,
    infiammandomi come una fiamma che riscalda e non brucia"


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  2. #2
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    LE VISIONI DI ILDEGARDA: E L’UOMO SI FA DIO

    di Giorgio Montefoschi

    Chi era Ildegarda di Bingen? Chi era la donna che nel 1169 aveva settantatré anni, scriveva ai papi e a Federico Barbarossa, era in contatto con Bernardo di Chiaravalle, aveva predicato - fatto assai insolito per quei tempi - nelle cattedrali di Colonia e di Treviri, di Liegi e di Magonza? La monaca aristocratica che paragonava se stessa a una poverella, a una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio, possedeva uno sguardo che andava ben oltre i confini della vita monastica; una cultura che certamente non si limitava alle Sacre Scritture; e, a dispetto delle malattie che la tormentarono tutta la vita, una tempra d'acciaio. L'amore per il sapere fortificava la sua fede nelle fonti dell'enciclopedismo medievale, nei testi di Dionigi Areopagita e Agostino: e di molti altri, forse letti in segreto, come Seneca con ogni probabilità. Il carattere forte la sorreggeva nella volontà, impedendole di cedere alle debolezze del corpo, nonostante le emicranie fortissime, gli squassanti dolori alle ossa: infatti, viaggiava; predicava; interpellava abati e principi; curava i malati; come le streghe della tradizione contadina, faceva magie con le erbe; coltivava la musica e il canto.
    Ebbe visioni fin dall'infanzia, tuttavia, per lunghi anni, le tenne segrete. Solo nel 1136, quando aveva quarant'anni, una voce misteriosa le impose di mettere per iscritto quello che vedeva nel silenzio della mente. Nacquero, in tal modo, i suoi libri profetici: il Liber Scivias, il Liber vitae meritorum e il Liber Divinorum Operum, la sua opera più importante.

    Com'erano le visioni di Ildegarda, queste visioni tenute nascoste perché, come tutte le cose eccezionali, si temeva fossero ispirate dal demonio? Lo spiega lei stessa. «Queste cose - scrisse – non le ascolto con le orecchie del corpo e neppure nei pensieri del mio cuore... ma unicamente all'interno della mia anima, con gli occhi aperti, per cui nelle visioni non subisco il venir meno dell'estasi: le vedo in stato di veglia, di giorno e di notte». C'è una voce misterica così terrena, infatti così superbamente carnale, una seduzione «stregonesca» così profonda in questo libro visionario ma «vigile», scritto «a occhi aperti» che lascia il lettore moderno sbalordito. Perché, se è vero, come diceva Bernardo di Chiaravalle, che nelle visioni divine le immagini sopraggiungono non solo per attenuare lo «splendore insopportabile» della luce divina, ma anche per «rendere possibile la comunicazione agli altri uomini», è altrettanto vero che la quantità di carne e sangue, di scienza e pensiero, di natura e di mondo che queste immagini riflettono, non ha confini.
    Del resto, non potrebbe essere altrimenti, quando al centro di tutto stanno la creazione e l'uomo. Il disegno è complesso e semplice. Dio aveva creato gli angeli; ma uno di loro, il più bello, Lucifero, s'inorgoglì e pensò stoltamente di potersi equiparare a Lui. Dio, allora, lo cacciò negli abissi eterni e, per riparare a questa offesa della creazione, fece l'uomo. Lo fece a sua immagine e somiglianza, nella ragione e nella carne, perché il Figlio avrebbe dovuto rivestirsi con veste di carne, per la redenzione dell'uomo.

    L'oggetto della contemplazione di Ildegarda, dunque, non è l'astratto generarsi del Verbo nell'intelletto, bensì, come scrive Marta Cristiani nella sua introduzione: «La concretezza del farsi carne del Verbo nella natura dell'uomo-microcosmo, sintesi di tutta la natura creata». Nella forma dell'uomo, Dio raffigura tutte le sue opere, infatti: l'universo e le sue energie, la terra e i pianeti, il caldo e il freddo, l'umido e il secco, il sole e la luna, l'acqua e il fuoco. Tutto è a servizio dell'uomo. E l'uomo non potrebbe vivere senza la creazione. Così come Dio non potrebbe vivere senza l'uomo.
    Perché questa è la verità sconvolgente, colma di conforto, che ci propone Ildegarda: quanto, fino a che punto Dio ama l'uomo.

    Fonte: Corriere della Sera del 27.12.03


    Liber Divinorum Operum, Prologo

    "Ed io povera creatura dall’aspetto di donna, alla presenza
    di quell’uomo che segretamente avevo cercato e trovato,
    alla fine tutta tremante misi mano a scrivere.


  3. #3
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    Il simbolismo dei colori che caratterizza le immagini delle visioni di Ildegarda, e che risalta nella vivezza delle miniature che le illustrano, non è esclusivamente una ripetizione dei motivi simbolici della tradizione. Ad ognuno dei colori utilizzati (bianco, nero, giallo, grigio, azzurro, rosso, oro e colori metallici, verde) Ildegarda attribuisce una molteplicità di significati, in parte tradizionali, in parte originali del suo sistema. Il verde, come il rosso con cui sta in relazione, ha una rilevanza straordinaria, ed il termine viriditas è utilizzato da Ildegarda ad indicare una molteplicità di realtà connotate, più che dal colore vero e proprio, dalla caratteristica che questo colore indica: la forza vitale, che si esprime nella maniera più esplicita ed immediatamente percepibile nella vegetazione, ma che è riconoscibile in tutti i livelli, fisici e spirituali, del creato, comunque si manifesti sensibilmente. Viriditas dunque si manifesta non solo nell'ambito vegetale, ma anche in quello cosmologico e antropologico: l'anima è la viriditas dell'uomo, poiché è il principio della vita e del movimento, ma anche le pietre hanno una loro viriditas che è virtus, cioè principio della loro attività salutare nei confronti del corpo umano.

    Michela Pereira - dal sito http://islab.dico.unimi.it (http://islab.dico.unimi.it/phmae/ild...3/pereira3.htm)


    Gli spiriti celesti



    Il cosmo in forma d'uovo



    Corrispondenze cosmiche



    La Trinità



    I sei giorni della Creazione

  4. #4
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    Molto affascinante. Di questa donna avevo sentito parlare solo marginalmente, non mi aspettavo una figura di tale interesse.

  5. #5
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    Il compimento dell'opera della creazione è per la badessa di Bingen l'essere umano, che non solo compendia il mondo nella sua forma corporea (il tema del microcosmo), ma porta avanti al suo massimo livello la creazione attraverso la riproduzione della vita nell'amore. Può sembrare strano che una monaca benedettina del XII secolo attribuisse una così decisa centralità al corpo umano: strumento della continuità della vita nella sua forma più perfetta, modello e compendio del cosmo. Ildegarda, che pure si riconosceva nel dualismo della tradizione platonica e altomedievale fra l'anima e il corpo, non lo leggeva però come una contrapposizione assoluta e originaria. Indubbiamente essa riconosce la manchevolezza che deriva dalla duplicità della costituzione umana quando afferma, riflettendo sulla propria esperienza, che “in questa composizione duplice risiede l'imperfezione della creatura umana”. Ma tale manchevolezza è ricondotta alla caduta provocata dal peccato originale, che aveva sbalzato gli esseri umani dalla condizione di perfetta integrità nella quale erano stati creati.

    Nella creazione, l'uomo e la donna sono stati entrambi dotati di corpo: ciò significa che Dio, al vertice della sua opera, ha posto una duplicità duplice (l'uomo e la donna, entrambi composti di anima e di corpo) ed ha immesso nel piacere sessuale (dove permane anche dopo la caduta, seppure accompagnata da turbamenti) la propria forza creatrice, che si rende visibile nell'evento della maternità. Così, se anche Ildegarda mostra di condividere la concezione tradizionale della debolezza della donna, non fa di essa una copia imperfetta dell'uomo, e sottolineando l'originarietà della loro differenza riconosce ad entrambi di essere i continuatori dell'opera divina. Infatti entrambi manifestano, nel loro corpo, la presenza della forza vitale che Ildegarda esprime attraverso un termine quasi intraducibile, viriditas.

    "Quando nel maschio si fa sentire l'impulso sessuale (libido), qualcosa comincia come a turbinare dentro di lui come un mulino, poiché i suoi fianchi sono come la fucina in cui il midollo invia il fuoco affinché venga trasmesso ai genitali del maschio facendolo bruciare ... Ma nella donna il piacere (delectatio) è paragonabile al sole, che con dolcezza, lievemente e con continuità imbeve la terra del suo calore, affinché produca i frutti, perché se la bruciasse in continuazione nuocerebbe ai frutti più che favorirne la nascita. Così nella donna il piacere con dolcezza, lievemente ma con continuità produce calore, affinché essa possa concepire e partorire, perché se bruciasse sempre per il piacere non sarebbe adatta a concepire e generare. Perciò, quando il piacere si manifesta nella donna, è più sottile che nell'uomo, perché il suo fuoco non arde in essa con la stessa forza che nell'uomo." (Dal Liber causae et curae, pp. 69-70, 76)



    Liber Scivias, I vis. 4: La vicenda umana

    "Uomini e donne hanno nei loro corpi, come se fossero vasi, il seme umano. Il bambino nell'utero materno riceve lo spirito al tempo stabilito da Dio. Nel tabernacolo del corpo l'essere umano affronta i pericoli dell'inganno diabolico e combatte aspre battaglie."

  6. #6
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    Predefinito Re: Ildegarda di Bingen

    In Origine Postato da Silvia


    E in risposta a chi le rimproverava l’eccessivo sfarzo nell’abbigliamento delle consorelle durante le cerimonie, l’indomita badessa dal nome di valchiria invocava la bellezza e la grazia come strumenti di adorazione divina.

    Notevole, veramente notevole. Magari ai giorni nostri si ragionasse così. Ma la rivoluzione francese ha decretato: grigiore e piattezza per tutti.

  7. #7
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    Lei era una donna straordinaria. E probabilmente non era il Medioevo l'"epoca dei secoli bui"...

  8. #8
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    Ildegarda, che trovava sempre modo di aver ragione, riuscì a predire il giorno della propria morte: il 17 settembre 1179. Ed è questa la data in cui viene festeggiata come santa in tutto il mondo. Ma c'è un mistero che riguarda questa santità, perché, in effetti, non è mai stata riconosciuta ufficialmente. Il suo processo di canonizzazione, iniziato da Gregorio IX nel 1227, venne interrotto e mai più ripreso: si parla di documenti smarriti, ostacoli, impedimenti.

    A tutt'oggi, la Chiesa sembra essersi dimenticata di canonizzarla. Il calendario ufficiale riporta un'altra Ildegarda, seconda moglie di Carlo Magno, ma si parla tranquillamente di una santa Hildegard von Bingen, nominata nel martirologio romano di Baronio e nel calendario ecclesiastico. Nel suo saggio-biografia (romanzata) Ildegarda badessa, visionaria, esorcista (Mondadori), Claudia Salvatori fa dire ad Ildegarda, rivolta a Guibert de Gembloux (il suo ultimo segretario che aveva provato a proclamarla santa scrivendo una Vita sanctae Hildegardis, incompleta): «Non avere troppa fretta, il tuo potrebbe rivelarsi un lavoro privo di fondamento». Hildegard ha profetizzato la crisi spirituale dei tempi a venire, la fine del Sacro Romano Impero, l'avvento dell'Anticristo con parole che fanno rabbrividire per la loro attinenza ai tempi moderni: «Farà volare gli esseri umani, strapperà tutto il verde dalle foreste e la sua medicina sembrerà in grado di guarire ogni male».

    Non è impossibile che sapesse che non avrebbe mai avuto il suo rito di canonizzazione.


  9. #9
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    MACROCOSMO E MICROCOSMO

    Mentre nel Liber Scivias la sfera del mondo viene rappresentata a forma d'uovo, che con la sua struttura multistrato è simile all’universo con i suoi diversi elementi, nel Liber divinorum operum viene raffigurata come una ruota, per mostrarne la circolarità e la giusta collocazione degli elementi.



    Liber divinorum operum, I vis. 2 - Il mondo retto dallo Spirito
    (Biblioteca di Lucca - ms 1942, fol. 9 r )

    "Poi nel petto dell'immagine di cui ho già detto apparve la mirabile figura di una ruota"

    La dilatazione di una parte dell’immagine dello Spirito del mondo raffigura il cosmo. L’uomo si trova al centro della ruota: su di lui convergono i raggi cosmici, da cui si propaga l’energia di Dio. Ai lati, quattro teste di animali (leopardo, lupo, leone e orso) raffigurano l’azione dei venti e sottolineano la dipendenza di tutte le creature dallo Spirito e la corrispondenza invisibile tra macrocosmo e microcosmo. Ma Ildegarda va oltre e individua il dato oggettivo che giustifica la stretta relazione fra universo e uomo: "Con le braccia e le mani tese ai lati del torace, l'altezza della figura umana coincide con la sua larghezza, proprio come l'altezza del firmamento è uguale alla sua larghezza".





    Liber divinorum operum (PL vol. CXCVII, coll. 739-1038), "Visio secunda primae partis"
    "Descrizione della sfera del mondo, coi circoli e i pianeti e i suoi venti, che apparve in forma di una ruota nel petto della prima visione. Poi nel petto dell' immagine descritta, che avevo visto nel mezzo dell' aria verso meridione, apparve una ruota dall' aspetto mirabile, con i suoi segni a somiglianza di quella immagine in forma di uovo, che avevo visto e di cui avevo svelato il significato ventotto anni fa, come si vede nella terza visione dello Scivias: sicché nella parte in alto per tutta la sua criconferenza c' era un cerchio a somiglianza di un fuoco luminoso; e sotto quella sfera se ne vedeva un altro di fuoco nero; e la sfera di fuoco luminoso era spessa il doppio di quella di fuoco nero. Ed entrambe erano unite, quasi come se fossero una sola. Sotto quella sfera di fuoco nero ve ne era un' altra a somiglianza di puro etere, ed era spessa dappertutto quanto le altre due insieme. Poi, sotto quella sfera di puro etere, un' altra sfera di aria acquosa, così spessa per tutta la sua circonferenza, quando quella di fuoco luminoso. E sotto quella sfera di aria acquosa, un' altra sfera di aria forte, bianca, luminosa, rigida come i nervi del corpo umano, e spessa in ogni parte della sua circonferenza quanto la sfera di fuoco nero. Anche queste ultime due sfere si abbracciavano, quasi come se fossero una sola. Sotto questa sfera di aria forte, bianca e luminosa, era indicata una certa aria leggera, che sembrava sorreggere come delle nubi, talvolta alte e luminose, talvolta oblique e ombrose, e si diffondeva per tutta la ruota. Tutte queste sei sfere erano vicendevolmente unite, senza spazi vuoti. La sfera più alta inondava tutte le altre col suo fuoco; quella acquosa le irrigava con la sua umidità. All' inizio della parte orientale della ruota e quasi fino alla fine della parte occidentale si stendeva una linea verso la parte settentrionale, come per distinguere la regione settentrionale da tutte le altre. Inoltre in mezzo all' aria leggera era indicato un globo, da ogni parte ugualmente distante da quello dell' aria bianca e luminosa, e tanto ampio lateralmente, quanta è la distanza fra la sfera più alta e l' estremità delle nubi, o fra l' estremità delle nubi e quello stesso globo. Nel mezzo di questa ruota appariva l' immagine di una creatura umana, la cui testa e i cui piedi in alto e in basso toccavano la sfera di aria forte, bianca e luminosa. A destra e a sinistra la punta delle dita della sua mano destra e della sinistra raggiungevano lo stesso circolo, poiché l' immagine umana aveva le braccia allargate. Dagli stessi lati si vedevano quattro teste, di leopardo, lupo, orso e leone. Al di sopra della testa dell' immagine umana, nella sfera del puro etere, vedevo la testa di un leopardo, che mandava dalla sua bocca un vento, che si incurvava un po' verso la destra, inclinandosi con due pinze, come con due piedi, verso la testa di un granchio; e, vorticando un po' anche verso la sinistra, terminava verso la testa di un cervo. Dalla testa di questo granchio un altro vento usciva fino nel punto intermedio fra la testa del leopardo e del leone; e dalla testa del cervo un altro vento, che arrivava fino al punto intermedio fra la testa del leopardo e quella dell' orso. E tutti questi venti (quello che andava dalla destra della testa del leopardo fino alla testa del granchio; quello che andava dalla sua sinistra fino alla testa del cervo; quello che andava dalla testa del cervo fino al punto intermedio fra la testa del leone e quella del leopardo; e quello che dalla testa del cervo andava fino al punto intermediome fra quella del leopardo e dell' orso) erano di uguale lunghezza. Tutte queste teste soffiavano all' interno della ruota e verso l' immagine umane. ... Al di sopra della testa di questa immagine erano raffigurati sette pianeti, tre nella sfera di fuoco luminoso, uno nella sfera sottostante di fuoco nero, e tre nella sfera ancora sottostante di puro etere, così come nel lato verso meridione, e sotto i piedi della stessa immagine, il sole appare raffigurato separatamente, ma sempre nella sua orbita. E dalla metà del primo e più alto pianeta, che era indicato al di sopra del capo della stessa immagine, uscivano come dei raggi ... All' interno della sfera, in cui si vedeva l' immagine del fuoco luminoso, apparivano sedici stelle principali ... E anche la sfera del puro etere e quello dell' aria forte, bianca e luminosa erano pieni di stelle, che mandavano i loro bagliori alle nubi di fronte ad esse. Ed esse estendendosi alla destra dell' immagine umana come due lingue separate, come ruscelli si dirigevano vero l' immagine, all' interno della ruota. In questo modo l' immagine umana era intrecciata e circondata da queste figure. Vidi anche che dalla bocca dell' immagine, nel cui petto appariva la ruota, usciva una luce più chiara della luce del giorno, come dei filamenti, che misuravano con misura esatta e distinta le sfere, le figure che erano nella ruota, e le singole membra dell' immagine umana, quella cioè, che appariva all' interno della ruota. Come per la visione precedente, si manifestò con le sue parole."

  10. #10
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    Non è esatto che S. Ildegarda non è contemplata dal Martirologio ufficiale e, quindi, dal calendario.
    Infatti, il Martirologio tradizionale (quello cioè in uso sino alla riforma liturgica), contemplava al 17 settembre: Presso Bingen, nella diocesi di Magonza, santa Ildegarda Vergine. Così anche quello promulgato da Giovanni Paolo II (alla stessa data): Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia, in Germania, santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza.
    Quanto alla canonizzazione, è vero che non è stata formalmente canonizzata, tuttavia si ritiene che il suo culto ab immemorabili e l'inclusione nel Martirologio romano siano tali da essere "equivalente" ad una vera e propria canonizzazione. Del resto ci sono molti esempi di santi non canonizzati, di cui il culto è consolidato ed antico nel tempo e che sono inclusi nel Martirologio: basti pensare ai primi martiri della Chiesa ed agli stessi apostoli, mai formalmente "canonizzati". Ed ancora, basti pensare anche lo stesso S. Benedetto da Norcia - al cui ordine apparteneva questa Santa - non fu mai formalmente canonizzato, sebbene la sua vita, ricca di miracoli, fosse stata narrata da S. Gregorio Magno. O si pensi alla celebre patrona del capoluogo siculo, S. Rosalia di Palermo (praticamente coeva a S. Ildegarda), mai canonizzata, ma inclusa da Urbano VIII nel Martirologio romano. O ancora una stessa sorte capitò a S. Rosa da Viterbo (di epoca di poco successiva a quella di S. Ildegarda), i cui processi di canonizzazione furono iniziati, ma interrotti. Epperò, anche il nome di quest'ultima fu incluso nel Martirologio romano nel 1583.
    Quindi, riguardo a S. Ildegarda, non si tratta di un caso isolato o straordinario. Ma piuttosto comune o, comunque, non inusuale.

 

 
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