A Cuba non ci sono omosessuali
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Il "socialismo" cubano davanti alla questione omosessuale.
L'ignobile Stato fascio-komunista e i suoi metodi "educativi". Certo anche nelle "nostre democrazie" le cose non vanno bene per i "diversi", ma è ora di dire basta all'ipocrisia di ritorno di chi sa e fa finta di non sapere cosa succede nel "paradiso" caraibico.
a cura di Marco Benanti
Da l'Unità di sabato 21 giugno: l'articolo ("Io, da gay non sto con voi") a firma di Sergio Lo Giudice, Franco Grillini, Aurelio Mancuso, Alberto Baliello, Michele Bellomo, Andrea Benedino, Giovanni Dall'Orto, Alessio De Giorgi, Edoardo Del Vecchio, Marcella Di Folco, Paolo Ferigo, Riccardo Gottardi, Cristina Gramolino, Mirella Izzo, Massimo Mazzotta, Fabio Omero, Vanni Piccolo, Luca Ruiu, Renato Sabbadini, Gianpaolo Silvestri, Delia Maccarello, Luigi Valeri, Gianni Vattimo, Alessandro Zan.
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"Il 28 giugno 1969, a New York, la comunità gay, lesbica e trans della città si ribellò alle violenze della polizia che aveva aggredito per l'ennesima volta gli avventori del bar Stonewall, dando vita alla prima manifestazione omosessuale contro l'intolleranza e la discriminazione sociale. Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo si celebra il Gay Pride, la giornata dell'orgoglio gay, lesbico e transgender, la fine dell'invisibilità e l'affermazione della propria identità in modo aperto.
Il prossimo 28 giugno a Roma avrà luogo un evento di segno molto diverso. Il comitato "Difendiamo Cuba" ha lanciato una manifestazione di solidarietà al governo di Fidel Castro a cui hanno aderito importanti forze della sinistra italiana, dal Pdci a Rifondazione, da "Socialismo 2000" ad alcuni parlamentari Verdi.
In questi giorni, Amnesty International continua a denunciare inascoltata sia la crescente violazione dei diritti umani a Cuba, sia le responsabilità dell'embargo commerciale che, strangolando l'economia cubana, viene utilizzato come giustificazione per la repressione dei diritti ed i cui effettivi negativi sulla nutrizione, la salute, l'educazione non agevolano un percorso di democratizzazione di Cuba.
Fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone omosessuali e transessuali, ancora prive della possibilità di camminare a testa alta in un ambiente sicuro, impedite nei loro diritti fondamentali e sottoposte al ricatto della legge.
E' per questo che non ci ha fatto per niente sapere che gran parte della sinistra italiana si ritroverà proprio in quella DATA a noi così cara a difendere le politiche di un potere che impedisce a gay, lesbiche e trans di essere se stessi alla luce del sole.
A Cuba l'incontro fra il tradizionale machismo culturale delle aree latine e la subordinazione ideologica dei diritti individuali a quelli sociali tipica dei paesi del socialismo reale ha prodotto una combinazione particolarmente esplosiva per i gay. Negli anni sessanta gli omosessuali venivano spediti ai lavori forzati. Nel 1971 il primo Congresso sull'educazione e la cultura sancì che "le manifestazioni di omosessualità non possono essere tollerate", con la conseguenza dell'espulsione da scuole e università di studenti e docenti gay.
Nel 1978 ai medici omosessuali venne impedito l'esercizio della professione e lo Statuto dei lavoratori stabilì il licenziamento dei lavoratori gay.
Nel 1980 il regime decise di allentare un po' la pressione offrendo alle persone omosessuali, come ad altri soggetti considerati antisociali, la possibilità di lasciare Cuba. L'atteggiamento del governo cubano oscillò per alcuni anni fra repressione normativa ed una certa tolleranza effettiva. Il codice penale del 30 aprile 1988 confermò che rendere pubblica la propria omosessualità, così come fare "avances amorose omosessuali", fosse punito da tre mesi ad un anno. Sfidando l'arresto, il 28 luglio 1994 un gruppo di gay e lesbiche, riuniti al Parco Almendares all'Avana, diede vita alla prima Associazione Cubana Gay e Lesbica. Nel settembre 1995, alla IV Conferenza delle Donne di Pechino, Cuba aderì alla proposta di inserire un riferimento all'orientamento sessuale nel documento programmatico, lasciando intravedere la possibilità di una nuova fase. Ma non durò a lungo.
Nel 1997 il governo mise in atto un giro di vite. L'Associazione formata nel 1994 fu sciolta e i suoi membri messi agli arresti domiciliari per qualche tempo. Da allora non è stato possibile realizzare l'obiettivo della costruzione di una socialità gay alla luce del sole. La repressione della polizia verso i luoghi d'incontro gay, informalmente sorti all'Avana, non si è allentata. L'accesso delle coppie dello stesso sesso ai locali pubblici è stato limitato dalla polizia. Le retate nei locali si sono intensificate: ne hanno fatte le spese anche il regista Pedro Almodovar e lo stilista francese Jean Paul Gaultier, arrestati nel settembre 1997 insieme a centinaia di altri clienti della più popolare discoteca frequentata da gay dell'Avana, El Periquiton, e rilasciati il giorno dopo dietro il pagamento di una multa.
Qualche settimana fa, un importante esponente dell'ambasciata cubana in Italia ha confermato pubblicamente, rivendicandone la giustezza, la norma per cui gli insegnanti gay sono espulsi dalle scuole cubane: un gay in cattedra determinerebbe l'orientamento sessuale dei bambini. Meglio il licenziamento, e per giusta causa.
L'idea che per difendere le conquiste sociali o l'indipendenza di Cuba di debbano negare diritti civili fondamentali non ci convince né piace. La libertà non è un mezzo, e la sua violazione non può essere giustificata chiamando in causa principi sovraordinati a cui sacrificare l'esistenza concreta di donne e uomini.
Né ci sembra accettabile l'idea che negare diritti a gay, lesbiche e trans sia necessario per tutelare valori più alti. Combattiamo tenacemente questa impostazione, si tratti dell'Iran di Khatami, dell'Italia di Woityla o della Cuba di Castro.
Per questo chiediamo che gli organizzatori della manifestazione in difesa di Cuba di accogliere questa nostra richiesta: spostare la DATA della manifestazione.
Liberate il 28 giugno da un sovrapposizione lacerante. Date al governo di Castro un segnale chiaro, che segni la distanza dell'opinione pubblica italiana, anche di quella più vicina a Cuba, da un'inutile e dolorosa repressione dell'identità di migliaia di donne e uomini che reclamano solo di essere liberamente se stessi".
http://www.erroneo.org/Articolo529.html


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