Scende in campo la suocera del Cavaliere La madre di Veronica Lario è intervenuta l'altra sera a Bologna per appoggiare il candidato forzista Carlo Monaco

MILANO - Benvenuta «arzdora» Flora! Decisa a dare un aiutino al genero Silvio, è scesa finalmente in campo Flora Bartolini, la madre di Miriam che lei in realtà chiama «Lella» ma gli italiani, scusate la giostra di nomi anagrafici, familiari e d’arte, conoscono come Veronica. Rimasta a lungo al riparo dai cronisti almeno quanto la figlia, la signora ha infatti scelto d’uscire allo scoperto. L'altra sera, a Bologna, è intervenuta per appoggiare il forzista Carlo Monaco nella conquista della regione Emilia Romagna. Un'impresa che, per via dei soliti comunisti, pare disperata come la battaglia dei crociati ai Corni di Hittin.
Diciamo la verità: era ora. Nei ritratti della real casa berlusconiana erano via via sfilati la mamma, il papà Luigi defunto ma immanente nel ricordo col mausoleo ad Arcore e un torneo di calcio a lui intitolato, il fratello, la sorella, le zie laiche, le zie suore, la prima moglie, la seconda, i figli di primo e di secondo letto e insomma tutti «meno un gatto», ricordò un giorno con amabile perfidia Cossiga. Errore: mancava pure la suocera. Un vuoto. Cosa sarebbe stato Renzo Tramaglino senza Agnese? Cosa avrebbe fatto Cristoforo Colombo senza le carte nautiche donategli dalla madre della moglie? Dietro ogni grande uomo, si dice, c'è una grande donna: ma la suocera? Sia chiaro: non è solo il Cavaliere, nella spettacolarizzazione della vita politica, a tirare in ballo i parenti. Negli Stati Uniti la gaffe di Teresa Kerry su Laura Bush (bollata come «una che non ha mai lavorato» con istantanea rivolta delle casalinghe) avrebbe pesato nella sconfitta del marito. Ma la famiglia ha sempre più peso anche da noi. Anche a sinistra. Si pensi a Prodi, che da capo del governo ci tiene a mostrare che va in vacanza con la moglie Flavia guidando da sé la macchina fino in Puglia. O a D'Alema, che confida: «Mia madre mi chiede d'essere ascoltata perché si ritiene una voce del popolo».
Perfino la moglie di Bertinotti, Lella, ha un ruolo in qualche modo «politico» un tempo impensabile. Ma nessuno ha investito sulla famiglia quanto Silvio Berlusconi. Colmato il vuoto con la suocera, la galleria è al completo. Su tutti c'è la mamma Rosella. Lei racconta della sera che il figlio decise di entrare in politica: «Mamma, lo devo fare! Non vedi come siamo combinati? Bisogna pure che qualcuno si faccia avanti. I comunisti sono rimasti gli stessi. Disferanno l'Italia!». Lei è indicata a modello alle «massaie improvvide» che fanno la spesa sventatamente: «Mia mamma, quando andavamo al mercato, percorreva tutto il lato destro delle bancarelle e poi tutto il lato sinistro informandosi sulle offerte che le apparivano migliori. Questo s'ha da fare». Lei rimprovera l'amato per quanto sgobba per l'Italia: «Mi dice " te lauret semper"» . Lei si scioglie d'amore anche quando il suo ragazzo la prende un po' in giro: «Decido sempre io anche se ascolto tanta gente. Chiedo addirittura dei pareri per fare il contrario. Ad esempio so che mia madre non ha il senso dell'orientamento. Spesso mi è capitato di chiederle: "Mamma dov'è il mare?". Lei mi diceva: "Di là". E io andavo dall'altra parte». E insomma è ormai una mamma così affettuosamente inchiodata al ruolo di mamma del Cavaliere che Paolo Berlusconi, il cadetto, raccontò a Indro Montanelli: «L'altro dì un usciere mi fa: "Buongiorno dottor Paolo, come sta la madre di suo fratello?"».
E così al nome di Silvio è indissolubilmente legata la sorella Maria Antonietta, che secondo l' Unità è la donatrice dei capelli usati per il trapianto sulla spaziosa fronte e riceve con Emilio Fede il premio Sciacca come «imprenditrice dai principi Cattolici» («C» maiuscola) ed ha a Milano una palestra per Vip il cui nome («Principessa dancing school») farebbe dire a Camilla Cederna: «Perfetta, per quelle che parlano in francese al coker». E poi c'è la prima moglie Carla che evapora (parole berlusconiane: «l'amore si trasforma in una sincera amicizia») per lasciar la scena a Veronica che però se ne sta alla larga da ogni riflettore rilucendo ancor più e poi la figlia Marina che i violinisti della cronaca descrivono a tinte pastello («Nel giardino l'aroma delle orchidee e dei gelsomini stordisce... Finalmente libera dai severi tailleur dentro cui si mortifica...») e Piersilvio e ancora tutti gli altri figli con in testa Barbara che lui vorrebbe tanto si buttasse «nell'avventura dei mille ragazzi mandati sul territorio a combattere la battaglia con la sinistra collegio per collegio». E le zie. Le laiche come Marina, che gli hanno insegnato, lifting o no, a tenersi su di spirito: «Faccio come lei che ha 80 anni e siccome nessuno le dice che è bella, un giorno si è messa davanti allo specchio con un vestito a fiori e si diceva:"Marina, cume te se bela"». E le suore, che collaborano con la mamma («L'altro giorno nella cappella di Arcore l'ho vista in colloquio diretto col mio angelo custode») nel filo diretto con l'aldilà: «Io sono in collegamento continuo con lassù, mi aiuta il circuito delle zie suore». Tanto ci crede che il giorno in cui gli Azzurri partirono per i Mondiali in Usa garantì:«Tranquilli: su di loro sposterò la batteria pregante composta delle mie zie suore...». Funzionò fino al rigore sbagliato in finale da Baggio. Anche le zie, talora, si distraggono.

Gian Antonio Stella
21 marzo 2005